Profumo di donna, profumo di colomba

Profumo di donna, profumo di colomba

ANTOLOGIA VOL. 73

Iannozzi Giuseppe

The Dove Fanciers - Elizabeth Jane Gardner

The Dove Fanciers – Elizabeth Jane Gardner

I.

“Chi sa dire
che cosa è
l’amore,
chi conosce
questa verità
parli adesso
o mai più!”,
ordinò il Re
ai poeti presso
la sua corte raccolti,
armati di lingue
e di penne di pavone.

Non uno
ebbe il coraggio
di tentar l’azzardo
con una parola
o un fiato,
e tutti,
proprio tutti,
il capo chinarono,
ammettendo
– non poco
a malincuore –
d’essere ignoranti
nel profondo,
di non sapere dire
dell’amore
con una parola
o con un mare
di figure retoriche.

II.

Con la Primavera
sei tornata
e non sei cambiata,
non sei cambiata
d’una virgola;
ancor gli occhi
li anneghi
dentro al cielo
per rubare
delle stelle
lo splendore

III.

Di più bello
del sole,
d’una donna
che ama solo te,
che cosa c’è?

Di più bello
della luna,
d’un uomo
che l’amor lo fa
a te e con te,
che cosa c’è?

Semplicità,
pulita e divina,
dai più
dimenticata,
e mortificata:
soffocata.

Mai in pace,
mai riposa
dell’amore
il cadavere,
sol questo
forse si sa.

IV.

Quanta, quanta vita andata
Un bambino ieri, un sognatore oggi
Ma sempre al di sotto d’un poeta,
d’un santo
e di chissà quale altro personaggio

Niente, niente è cambiato veramente,
soltanto l’argento sulle tempie
il quasi nudo mio capo ha incoronato

V.

Quest’asinello,
stanco più di me,
sulle spalle lo porto
io che son soldato
il passo affondando
nel folto dell’erba,
delle campagne brulle
fin sulla collina calva
dove forte batte il sole,
dove i proiettili
fan fatica ad arrivare.

VI.

Tutti sono sordi, muti e ciechi. E per strano e assurdo che possa sembrare, tutti son però ben capaci di urlare come degli ossessi. Rimpiango i bei vecchi tempi quando erano le campane di bronzo delle chiese a rompere i coglioni ai cristiani.

ESSERE IN SETTE VITE

Gli occhi del gatto sono spiriti di ieri
Ti osservano dall’inferno del suo essere
in sette vite e in nessuna in particolare
Ti osservano
Altro non possono
Vengono da lontano, da oltre il Nilo
E l’uomo che t’ama
è appena andato via per le sigarette
In fondo lo sai che presto tornerà,
come sempre, stanco d’aver perso
un’altra volta la sua scommessa
Ti racconterà di come ha provato a bere
da uno specchio d’acqua in un deserto
E allora sarà in tuo possesso per sempre

DI TUTTE LE MIE BELLE ARMI

Di tutte le belle armi
non una rimane
a me in mano:
vuoti i palmi
rivolti al cielo,
al comando
né al potere anelano

So solo che:
inesorabile il tempo,
imparziale giudice
ha già spazzato via
tanti
e tanti millantati capolavori
ai quattro angoli della bussola
e nulla memoria ne è rimasta

L’uomo
che per la vita intera
sull’immortalità s’arrovella
presto muore dimenticato,
senza neanche
la consolazione d’un epitaffio

… non penso:
meglio non essere da subito,
meglio vivere di quello che dì
dopo dì sulla stadera c’è
senza la necessità
di guardare la strada fatta,
perché rughe di rimpianto,
lo so, non m’adombrano il volto

ALL’OBLIO DESTINATI

destinati ad amare
per due graffi di solitudine sulla schiena
destinati a fare i buffoni
per un sorriso di piorrea e una dentiera
destinati a cauterizzare l’occhio
per non vedere chi vicino a noi muore

destinati ad essere eterni stupidi stupiti,
pallottole lanciate nello spazio
per incontrare della carne la fragilità

…lecchiamoci le ferite
o cominciamo a cadere
come foglie al vento
nella tomba dell’oblio

COL VENTO VAI VIA TU
(1ma versione)

Tu te ne vai
col vento
Ti porti in altro dove
dove non posso io
raggiungerti
e né in ginocchio
chiederti di nettarmi
dal solo occhio buono
che m’è rimasto
quella lacrima
che tu sì tanto ami
vedere scivolar
giù sul mio mento

E’ quasi il giorno
che ci ha visti
l’uno accanto all’altra,
e deciso hai
che è arrivata l’ora
di dimenticare
il buono e il cattivo
allo stesso modo
Ti fai lontana,
lontana come foglia
che il vento la suona
per farne sua armonica
di libertà
se non proprio di verità

LA TUA VELA

Ti devo far vivere la poesia
perché l’amore sia
più d’una frase da antologia

Così depongo la penna
ben dentro al calamaio;
gli occhi sul vergine foglio
puntati
a navigare fra il bianco
cercando un appiglio,
una parola
che in un sospiro
ancora non nato
possa eternarsi
in un che di vero

Dolente la fronte
pel troppo ponzare,
ecco che il sole declina
e malvagie ombre getta
sul bianco
che par preso
da dantesca maledizione:
più la vista
non mi porta aita
e la mano sempre ferma
ora trema
di paura, con ebrietà
uguale a quella
che i marinai provano
quando la bonaccia li minaccia
e all’orizzonte non il segno
d’una terra
o d’un’altra sventura
di remi, di uomini per mare

E notte è venuta
Rimango però
con la testa vuota
di silenzio piena
pronto ad affrontare
il destino
che nel buio s’annida

SE TI ACCAREZZO, SE TI DO UN BACIO

Se con mano leggera ti accarezzo
e sulle labbra d’oro dipinte ti do un bacio
prima che il vento abbia il tempo
di sospirar e dal tuo petto portarmi via,
non è che prenderai poi la mia foto
per darla alle fiamme limpide
d’un fuoco primaverile
in piena campagna acceso?

L’erba alta ci nasconderà finché tu lo vorrai
e petalo dopo petalo l’amor sol gli occhi miei
lo vedranno e altri mai, mai e poi mai altri

CANDIDA COLOMBA

Il candore
d’una colomba
ferita
Il tuo volto
sul mio
stranito
pallido
Un bacio solamente
che però
brano a brano
l’anima
dal petto
m’ha scavato

CREPUSCOLO

troppo a lungo ci siamo riposati
su questo sottile rosso crepuscolo
senza mai la luna o il sole

spettri, e mai un silenzio diverso
da quello delle nostre voci;
è dunque vero che siamo morti!

BIONDE RISATE IN RIVA AL FIUME

Era tutto così bello
Il sole che picchiava forte
e l’erba alta verde e soffice
Fiori dappertutto,
nell’aria profumo di fragilità

Così coccolato,
fra le dita una ciocca bionda raccolsi
e scoppiasti tu subito a ridere
insieme al piccolo fiume
da noi così poco distante

Era d’oro quella ciocca
E il tuo volto felice
era estasi in un bianco sorriso;
fui così tentato,
così tentato di credere al divino

Arrossendo lievemente,
ti alzasti nascondendo le gambe
sotto la piccola gonna
Fra le scomposte chiome degli alberi
prendesti a correre,
come braccata da una feroce felicità
Fino alla riva del fiumiciattolo ti portasti
In esso i nudi piedi calasti,
rabbrividendo un poco appena

Ti ero dietro
Affannato, ammirai te
muover sicura i passi
Ridevi alzando spruzzi al cielo,
un calcio e poi un altro
– una bambina che vuol giocare

Rimasi così per l’Eternità,
con quella immagine di te
nel cuore piantata
Poi anch’io fui costretto
a esalare l’ultimo respiro

LA PIÙ BELLA E DESIDERATA

Tu, la più bella e desiderata
Da quel tragico paradiso
d’una felicità sempre uguale
ti ho strappata stuprandoti
Sul mio petto ti ho portata,
come rosa appena dischiusa
timida
ma feroce di spine sullo stelo

Per bere una goccia di sangue
un dì di primavera mi hai graffiato
Così tanto mi son commosso
che di dirtelo non ho osato
Ti ho però baciata,
più a lungo del solito
E hai tu capito, e ti sei presto alzata
e nuda ti sei specchiata facendoti triste

Addormentati e feriti
Il mattino ha poi fatto capolino
attraverso le commessure delle persiane giù
e i nostri occhi di pianto rappreso ha stuprato

Ma t’amo ancora, ancora t’amo, mia Fragilità

AL MATTINO LA FINE

Con la notte il mio e il tuo respiro
Ti raccontai piano di quel tale che faceva jazz
Entrambi non riuscivamo a dormire
Brividi ora caldi ora freddi
lungo le schiene poggiate su lenzuola scomposte;
e noi occhi negli occhi a guardarci al buio,
tentando di pizzicare dolorosi baci sulle labbra

Desti fuoco alla punta d’una sigaretta passandomela
Mi lasciasti a fumare; non capii mai il perché
Ti voltasti e non più una parola fino al mattino
Svegliandomi ti trovai ancora addormentata
Sembravi felice immersa in quel tuo sonno profondo
Così felice! Non immaginavo ch’eri già più di là…

[ senza titolo 2 ]

Se potesse la morte scegliere
un corpo da portare
prenderebbe il tuo così com’è,
sporco puzzolente e malandato
perché di meglio davvero non c’è
in questo cimitero
di protesi, di silicone,
di frocetti patinati

[ senza titolo 3 ]

Meglio una puttana oggi
che una vergine domani
Ha buchi la castità
anche per parlare e cagare,
non rabbuiarti dunque
se il male minore consiglio

TI ODIO IO

Io, ti odio io
Non lo voglio un bacio,
non lo voglio uno e via

Io, ho imparato io
quanto si può
per amor soffrire

Un bambino
in tuo potere io,
poesia strappata
alle pagine bianche
d’una vita inutile

Io, ti odio io
L’orgasmo delle tue risate
fino all’orecchio mio sale
e s’appannano gli occhi
d’immane tristezza

Perché sei donna ti odio io
Perché si può far
di tutto a meno,
della vita anche,
ma non d’un tormento
d’amore per dar senso
a un’esistenza intera

PARFUM DE FEMME
(PROFUMO DI DONNA)

(1ma versione)

Nell’eterno buio
non ti vedo io
Cieco m’ha fatto venire dio
E più cieco m’hai fatto tu
accendendomi la passione,
cercandomi nella patta
dei pantaloni l’accendino

Che fai?
Troppo giovane, troppo davvero
per consumarti con un vecchio
Che vai cercando,
che vai insinuando?
Non t’amo, lo ruggisco
che non t’amo né mai sarà

Non ti vedo mai,
ti sento cercare sempre
ora questo ora quello
Provochi le fantasie d’un vecchio,
che ha in spregio quel dio
che gli ha messo coraggio
nel budello per poi togliergli
la vista illudendosi
di togliergli tutto, la vita intera

Ma io lo sento
lo stesso il tuo profumo
Profumo di femmina
Giovane donna,
odori tu di sesso

In silenzio
resisti al mio fianco
Ti credi forse
di farmi dispetto,
di lasciarmi a consumare
E c’hai ragione!
Lo sento però
che sei donna oramai,
più non sei la bambina
che tenevo sulle ginocchia
Mai più quella creatura
che spaventata da un niente
piangeva per nascondersi
poi fra le mie gambe

Che vai insinuando
restando al mio fianco?
Non t’amo, lo ruggisco
che non t’amo né mai sarà
Non hai forse visto
che vado a puttane?
Le riconosco dai piedi,
dal profumo che emanano
Non sbaglio, per dio!

Profumi di donna
No, aspetta: di femmina
No, di innocenza, ecco:
sì, profumi di verginità
Mi vuoi far fesso?
Sono vecchio, mica coglione
Lo sento quel che sei, dio cane!

Mai più la bambina
che accarezzavo:
con te tornavo innocente, lo sai
Bastava che ti guardassi
negli occhi per credere
che il domani sarebbe stato
se non migliore non peggiore
Mi bastava guardarti piangere
e poi sorridere, quasi quieta
e odorosa di languide lacrime

Non t’amo, lo ruggisco
che non t’amo né mai sarà

Levati dal mio fianco!
No, no che non piango
Non dirlo, non avvicinarti
Non un altro passo
Lontana, stammi lontana

…non baciare così un vecchio
Non ridarmi, non ridarmi tutto
quel che credevo
per sempre perso, per Dio!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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6 risposte a Profumo di donna, profumo di colomba

  1. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Una delle più tristi. 😉

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Stati d’animo non felici.

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Capisco e non scherzo.

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