E poi più niente, nemmeno la saliva in bocca

E poi più niente, nemmeno la saliva in bocca

ANTOLOGIA VOL. 66

Iannozzi Giuseppe

Lisa-Marie

FUTURISMO

Saluto veloce,
veloce veloce
con la mano

La sera alla sera
E no, lei non c’è
come la vorresti te
E non è che
si possa far da soli
Spiccioli
in tasca non ho
D’accordo,
sì va per andare
D’accordo,
tentiamo l’accordo
con un goccio,
con uno solo di vino

Poi d’improvviso
la finestra si snuda
E la spada rinfoderata
dentro,
sempre più dentro
al pigiama sonnambulo
Poi come sempre
la donna è vestita vestita
persa persa in sé,
sempre più dentro
a uno spavento
preso per i capelli

E vuoi che sia
diversamente
la mente che annega
E invece sol è un
“Che vuoi che sia!”

SENSO

Non ha la vita senso
senza una donna

Non ha l’amore senso
senza labbra da baciare
senza occhi da incontrare
senza chiome da carezzare

Non ha senso vivere senza
senza una donna
che al mattino incontra
il tuo sguardo spento
per ridargli luce col suo
Non ha senso rider da soli
allo specchio in un manifesto
cercando nella pubblicità
un segno d’umanità

Senso non ha
Persino Dio
non ha avuto anima
di lasciarsi da solo
senza una donna

Non ha la vita senso
una vita così senza la vita
Senza la gioia di baciare
la dolce metà

FIORI PER CHARLES

Oh Charles,
perché versi lacrime e implori
quella Musa che tossisce,
che dentro alle tue vene
piano piano appassisce
come fiore
troppo presto colto,
troppo tardi all’acqua dato…?

L’anima è poi sol triste pensiero
che malato viene al malato
in guisa di vizio, pensiero maligno
più d’una superstizione
di bocca in bocca
per giungere alfine a quel dio
che tutto mette a tacere
la negra falce della morte dispensando
a ogni creatura del Creato
sia essa dall’uomo detta buona o cattiva

Oh Charles,
com’è facile impallidire,
cercare un vanto che dalla gola tolga
l’ombra stringente del cappio
della religione,
di quell’idea malsana che la vita è
– vita fragile, velenosa
più d’un capello strappato
dal capo di quel Lucifero
sì tanto vero ma mai disposto
a mostrarsi per quel che è,
per intero!

A CUORE LA PRIMAVERA

La tua boccuccia a cuore non la dar via così presto
al primo ramo fiorito che mette la primavera
Ora dalla fontana limpida l’acqua rinfresca nudità,
naiadi al bagno a giocar di spruzzi, a cantar risate
Ma il tuo amore appena fiorito non darlo via
al primo incanto che un dì di sole ti mette negli occhi

Quel verno ostile, che penetrò fra sciarpe e guanti,
nella neve ci sorrise il suo inganno, spingendoci
a stringerci più forte; e non era mai abbastanza
incontrarsi negli abbracci che usano gli amanti
E poi baciarsi, senza ritegno, tra la folla infreddolita
punta in piena faccia da un vento incessante
E ogni vetrina lungo la strada, illuminata e guardata,
illuminava pure noi per farci gli occhi belli e lucenti

E poi più niente, nemmeno la saliva in bocca

Così presto se ne muore l’amore
Non basta il tempo d’un canto, d’un pianto…
subito è finito, nel ricordo sepolto
così uguale a una fragilità che mai e poi mai
avremmo dovuto palpare sotto le vergini lenzuola

Che resta della luce ch’era nel tuo sguardo?
Nulla più, nemmeno il riguardo di pensarmi affranto,
di farti per un momento triste tornando indietro
al peso della mia voce appesa, in attesa al telefono
di quand’eravamo tutto l’uno per l’altra

Ma è di già la primavera!
Nuovi bagni di sole per altri scottanti amori
– altre segrete fontane in Roma tutte da mirare
e nel cuore fotografare

E hai due orecchini nuovi lucenti
che abbagliano al sole, uno per orecchio
in perfetto equilibrio con il pensiero di sentire
e di far finta di niente se l’aria si fa pesante

Per tutto questo e tutto quello che non ho detto,
torno a casa sempre ben oltre il tramonto
quando le strade son vuote di gente e spente d’allegria,
e sol resiste l’urlo lacerato di qualche pazzo avvinazzato

Per questo illogico amore, che approda ancora
ai miei occhi di pianto e di pulviscoli di sabbia al centro,
torno a casa sempre che la notte ha già dimenticato la luna;
poi accendo un’opaca lampadina impiccata al soffitto
perché disegni l’ombra mia molesta solamente per me
sul muro di fronte, sul muro di fronte

E l’alba sempre mi coglie sconfitto, quasi addormentato
Però mai ne ho abbastanza di perdere di dì in dì la speranza
col cuore mortificato nel cuore pulsante della Primavera

SOGNI D’ORO, MY LOVE

Lo posso sentire sulla tua pelle il brivido
Abbandonati, non c’è niente che non vada
E’ solo giunto il tempo di dormire
E’ solo giunto quel sogno che ci farà morire
Lo posso vedere nei tuoi occhi, My Love

Tutti i giorni in strada incontro gente felice
Tutti i giorni vado con qualcuno
che non ha più nulla da perdere o perdonare
I giornali fanno a gara per dare il numero vincente
La Ruota della Fortuna è su tutti i canali
Gli anchorman ripetono come un mantra
di mantenere la calma, di tenerla in ostaggio

Lo posso sentire sulla tua pelle il brivido
Scorre come un Serpente che cerca la foce
Non si arresta un sol momento, abbandonati
E’ solo giunto quel Dio che ci unirà per sempre
Lo posso toccare, è la tua anima palpitante,
così bellamente viva d’orgoglio

Tutte le mattine guardo l’alba che arrossisce vergine
Si spande dal fiume alla montagna, un vero trionfo
Tutte le cose che dispongo, tutto quello che faccio
Oh, non c’è miracolo più grande che tu possa toccare
Così sol ti chiedo di lasciarti andare, di lasciarti a me
Perché non c’è un altro al mondo che ti amerà meglio

Ho visto uomini sconfitti
da buste di plastica e case di cartone
Ho sentito profeti declamare
la fine del mondo in Central Park
Ma in televisione continuano a ripetere
che La Ruota gira e gira
Ho visto così tanto, ho visto così tanto
che qualcosa l’ho dimenticata
Sono colpevole, sono colpevole?

Abbandonati, tutto andrà a posto per tempo
Puoi fidarti, My Love – Puoi fidarti, My Love
E’ solo arrivato il momento di tacere le paure
Puoi fidarti, My Love – Puoi fidarti, My Love
Abbandonati, abbandonanti, non è sbagliato

Abbandonati, non c’è niente che non vada
E’ solo giunto il tempo di dormire
E’ solo giunto quel sogno che ci farà morire
Lo posso vedere nei tuoi occhi, My Love

Sono colpevole, sono colpevole?

MOULIN ROUGE

Cercavo poi solo un’identità
che un poco mi rassomigliasse
se non nella perfezione
perlomeno nell’ideale d’un confine
delineato tra apparenza e realtà

Fu così che m’imbattei
all’ora del più tardo crepuscolo
in un caffè da tutti i Signori evitato:
non feci a tempo di pensare
al possibile rischio
che già ero accomodato dentro
a centellinare un liquore amaro
Però la chellerina che m’aveva servito
era ancora sulla liquida superficie
e ai miei occhi ella appariva
come la più bella delle creature

L’alma mia non trovava requie:
seppur intravista per un momento
quell’apparizione m’era più cara
della mia stessa vita
Con lo sguardo la cercai intorno
ma indarno: ogni mio sguardo
si disperse tra i fumi e le nebbie
dei tanti avvinazzati ai tavoli
Dalle loro larghe bocche
si dipartivano voci roche
di catarro e bestemmie ovvie
che non ho cuore di ripetere

All’alba mi portai all’aperto:
l’aria m’era pesante in petto,
a ogni sospiro morivo un poco
passandomi la mano inguantata
sul volto non rasato e stanco
Il bronzo delle chiese un’eco
che spezzava di netto le gambe
ai primi insonnoliti viandanti

Ma ai bordi, con l’alba addosso,
sui marciapiedi ancora resistevano
Allegre Signore coi rossetti disfatti

LIBRO DI POESIE

Lady Cy,
con me Lei è troppo generosa davvero
Io sono solo un piccolo miserabile,
che si trascina da mane a sera per le strade
cercando un finale un poco originale
alla storia che è la vita
Alla fine però mi tocca di mettere su
il solito che sapete, un bicchier di rosso
e fra le mani un vecchio libro di poesie
mentre scoppietta nel camino l’anima mia

IL TUO PROFUMO

Sei un po’ assente
Un po’ assente come quella gente
che si perde nella confusione
e poi strilla l’amore che ha perso
L’amore che ha dato in dono via
a chi più sfortunato, a chi senza niente

Così assente, il mondo tira storto
Si porta avanti così, più non ti guarda
E tu – che fai! – continui come sempre
a dirti che non è possibile
che nessuno ti abbia più a cuore

Così, così assente tra la gente
che è tanta, più di te, più di te

Così, proprio così, come un profumo
che nell’aria si perde per catturare
la gente e tra la folla lentamente
poi morire

LADY CY

Lady Cy,
vengo che il crepuscolo
è già fatto ma requie no
non ha trovato l’alma mia
Sempre pensandoVi tutta notte,
miro ora dalla solitaria finestra
il paesaggio di luci a spengersi,
dei primi viandanti veloci,
dei semafori sul rosso fermi
poi sul verde; ma le cispe
negli occhi mettono in difetto
ogni cosa come se nebbia
abbia preso quel sentimento
che non oso di confessare
a Voi né all’Arcangelo in pietra
che con spada di fuoco
m’indica la via dall’alto
della chiesa vestita in viola

SPAVENTAPASSERI ABBATTUTO

ricordando la strada che fu di Jack Kerouac

Le strade battono rumori
Luci segnano brucianti cicatrici
Il sogno preso sotto di brutto
sulla 54ma – il postino non ce l’ha
una lettera, soltanto due nichel
& una scarpa nuova l’altra aperta
uguale alla speranza in verde di Ma’
I cestelli delle lavanderie a gettoni
Lotterie, l’uomo dei gelati grida
Un altro si sdraia all’incrocio:
sta disteso sulla croce e gli sbadigli
& la gente lo attraversa arresa
– con gli occhi al cielo
piovono coriandoli di spazzatura
e angeli & volti coperti ignoti
soffocati dal Grande Pollice di Dio

Vecchia verde Ford tra le spighe alte
alte di grano per una carezza
di sole di luna, per un sogno altrove

Giusto uno spaventapasseri abbattuto:
& se la ride senza farlo vedere
& la Falciatrice lo attraversa
gli gira attorno; & all’angolo si regge
un Bar per neon di mani sudaticce prigioniere
di un delirio di una poesia d’un tremito
Giusto, giusto!, mastica duro il viandante
Giusto, giusto!, ripete col pollice alzato
per andare, per andare si deve andare
altro non si può fare cercando di Te

DOLOR DALLA ROSA

Rosa,
le tue spine su me
E rosso il sangue
una lacrima uguale
all’amor che per te

Rosa,
sulla guancia carezzano
i tuoi petali i pensieri
i sogni e gl’incubi d’oggi
di domani

Rosa,
la tua anima di velluto
di spine, così simile
a quella della donna
che oggi amo

Rosa,
non lo sa lei, non lo sa
che con l’anima l’amo,
con anima dal dolor rósa
Non lo sa lei chi sono

SOGNARE IL SOGNO

Quanto
mi sogni
non lo sogni
né io so dire
quanto
io sogno di te
Sappiamo però
che sogniamo

Speriamo
che sia eterno,
che non finisca
il sogno, così
dall’oggi
al domani

OH GIUDA!

Oh Giuda,
perché proprio tu, Giuda?
Così bello, così favorito
Un sol bacio e m’hai sfiorito
Non riposa mai il corpo
sì forte tramortito
Un momento è bastato
Una distrazione dell’anima
perché tutto si compisse
nel tuo nome
facendolo grande più del mio
E sol resto io di Dio il figlio

ACQUA ET OLIO

Guardandoci intorno
scopriamo
Dobbiamo sempre più a fondo
cercare un motivo alla vita,
alla vita che è già al di là
a vivere un’altra verità
che noi di qua non si sa

Guardandoci allo specchio
scappiamo nel terrore di vederci
piccoli fragili, un po’ meschini

Resistiamo,
esistiamo per momenti,
pochi in verità,
che domani un dio severo dirà
forse veri,
ma inutili come l’olio sul pelo
dell’apparenza
profonda più delle lacrime di sale
inutilmente versate ieri

Bevendo, osservando la vita
da un bicchiere colmo a metà
di acqua et olio
Ma se poi è l’alcol
piano noi affoghiamo:
quasi non ce ne accorgiamo

TU, STELLA

Sei Stella dolce
ma anche lacrime
che non si sanno
addormentare

Sei Stella infelice
che mi porti tenerezza
e schiaffi su schiaffi
fino a costringermi
in pazzia

Sei bambina,
capricciosa assai
come un giro di giostra
fra risate un perché;
pianti e l’infinito

NEL NOME DELLA TUA FEDE
(da “Fiore di Passione – terza versione)

Con preghiere a te in ginocchio rivolte
le mura e i candelabri di Gerusalemme
sarebbero presto crollati riconoscendo
l’alta espressione della mia passione

Vuoto io di Fede a Dio mi son rivolto

Supplice sulla rosa più rossa sfogo ho dato
al pianto mio caldo il nome tuo invocando
Quasi arreso, in sofferenza, l’anima e la carne
su un piatto d’oro alla speranza le ho offerte
perché non fosse più la mia vita senza te

Dall’amor tentato, sa Dio se ho tentato
di creder nella luce al di là dell’oscurità!

A mani giunte nel vuoto mio son caduto
accogliendo pioggia di vendette antiche
di sconosciuti Dèi; e quando stracco,
di me stesso vittima, senza più conforto,
senza più alcuna spina di poesia nel cuore,
la tentazione di cedere agl’occhi del Serpente,
di lasciar ogni bene morire in uno spazio lontano
Dall’amor tentato, sa Dio se ho tentato
di credere nella luce al di là dell’oscurità;
e sa Dio se ho fatto il bene mio e tuo

PAROLE NON DETTE
(da “Fiore di Passione” – terza versione)

Le parole
che non ti ho detto
L’amor rovello
dentro all’alma mia conchiuso
La verità
che a sangue strazia
la nobile animalità
che, oggi, per tema
in catene
Questo, tutto questo,
tu, Donna mia,
senza esitamento alcuno
avresti meritato
Ma il Cielo lo sa, lo sa che t’amo,
che t’amo d’un sentimento puro
che mai sentenza,
umana o divina,
saprà smentire
Così, seppur povera la poesia mia,
il cor dal petto estraggo
perché sia la carezza delle tue mani
a curarlo, o a darlo all’incanto
A te accanto, lo so,
mai nulla avrò da temere:
difetto dopo difetto,
battaglia dopo battaglia,
la superna Guerra infine la vincerò
Quel giorno,
nell’alba nova iscritto,
insieme a Te, sì,
con te piangerò,
con te estasi di felicità
al cielo libererò

Guarire dal romanticismo

Il romanticismo ha fatto più danni che altro, e questo nel corso dei secoli. Guarire dal romanticismo è però possibile. Volete l’amore e lo volete a tutti i costi? Pagatelo con biglietti di grosso taglio e lo avrete.

 

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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