VITTIME PER CASO O PER DESTINO

VITTIME PER CASO O PER DESTINO

Antologia di racconti brevi

Iannozzi Giuseppe

Zeus and Hera

Tornata dall’Aldilà

Non so come abbia fatto a entrare nel palazzo, ma qualcuno sta bussando alla mia porta, che da tempo non ha più la targhetta d’ottone, quella con su il nome e il cognome.
Guardo dallo spioncino, mi rassicuro, è una bella bionda, apro dunque la porta ed esco sul ballatoio. La porta si chiude alle mie spalle. Per fortuna tengo sempre le chiavi di casa in una tasca dei pantaloni, un vizio di cui non mi sono mai liberato.
Adesso, la bionda, una gran bel pezzo di figliola, è proprio davanti a me. In lei c’è qualcosa che mi è famigliare, che mi turba.
Mi spiega che cerca un giovanotto che le ha rubato il cuore.
Le spiego che non c’è nessun ragazzo dove abito io, un vecchio condominio di soli anziani.
Mi accorgo che la ragazza è disperata, potrebbe scoppiare a piangere da un momento all’altro, e io non saprei che fare, sono vedovo da un’eternità e con le donne non ci so più fare.
La tranquillizzo come posso: “Forse ha sbagliato indirizzo.”
“No, è proprio questo. Me lo ha scritto lui, di sua mano, qui. Legga pure.”
Raccolgo fra le dita artritiche il foglietto che la ragazza mi porge. Non c’è dubbio alcuno, l’indirizzo è quello giusto.
“Non so che dirle. Qui non ci sono dei giovani.”
“Mi ha raccontato che vive con i genitori. Magari lei non l’ha notato…”
“Conosco tutti qui e siamo tutti con un piede nella fossa. Quel giovane che cerca le ha mentito.”
“Perché avrebbe dovuto farlo?”
“Dio solo lo sa!”
“Mi farebbe visitare il condominio? Potrebbe presentarmi ai vari condomini? Gliene sarei davvero tanto grata!”
“Se è questo che desidera, vedrò di accontentarla. Non troverà alcun ragazzo, questo glielo posso assicurare.”
La bellezza di questa ragazza è davvero qualcosa, una bellezza angelicata che mi intenerisce il cuore, troppo. Non riesco a non accontentarla.
Passiamo in rassegna tutt’e sette i piani del condominio. Busso a ogni porta, presento la bionda ai condomini che non fanno storie, nessuno sa però dirle niente di un ragazzo che vivrebbe nel nostro palazzo.
Alla fine, sconfitta, la bella bionda si ferma sull’uscio del mio più che modesto appartamento. Mi ringrazia, dice che sono stato davvero tanto gentile con lei. La invito a entrare, a prendere un caffè fatto alla vecchia maniera, con la moka. Lei accetta di buon grado. Tiro fuori le chiavi dalla tasca dei pantaloni ed apro.
Mentre preparo il caffè, non posso fare a meno di pensare che la ragazza è davvero un angelo di tenerezza, da far invidia alla Beatrice del Sommo Poeta.
Non ci siamo ancora presentati, lo facciamo davanti al caffè nero e fumante.
“Violante, piacere”, dice lei allungandomi la mano.
Le faccio il baciamano, come si usava ai miei tempi: “Il piacere è tutto mio, signorina. Io sono Giovanni, Giovanni Goldoni.”
“Oh, lei si chiama come il ragazzo che vo cercando, stesso nome, stesso cognome. Che cosa strana.”
“Strana coincidenza, davvero. Io, come vede, sono solo un vecchio malandato. Il Caso gioca strani scherzi, non si preoccupi”, dico io fingendo di non dar troppa importanza alla cosa.
Violante non sembra troppo convinta: “Lei ha dei figli?”
“No, non ho avuto questa fortuna. Mia moglie è morta tanti anni fa; ed io non mi sono più risposato. Se ne è andata nel fior dell’età. Io l’amavo, per me c’era solo lei.”
“Mi spiace tanto”, dice Violante.
“La vita ci accorda il poco che vuole lei e noi non possiamo opporci”, dico io con voce incrinata dal dolore.
La ragazza finge un colpo di tosse: “Meglio che vada.”
“Sì, è la cosa migliore”. E non aggiungo altro.

E’ triste, ma cerca di non darlo troppo a vedere.
Violante, l’angelo biondo, mi saluta con un bacio sulla guancia. Sul ballatoio, con occhi bagnati di lacrime, resto ad ammirare il suo bel sederino finché non scompare dalla mia vista, inghiottito nella tromba delle scale. Per sempre.

Il Santo

Lo hanno fatto fuori che diceva ancora messa.
Una raffica di colpi.
Sono entrati con le pistole spianate a volto scoperto, perché i pochi fedeli raccolti in chiesa potessero riconoscerli, uno per uno, senz’ombra di dubbio.
Lo hanno freddato senza proferire parola, mentre diceva contro gli usurai, la mafia, il malaffare.
Non ha avuto neanche il tempo di scoprirsi sorpreso.
Sono usciti indisturbati. Non uno ha cercato di fermarli.
Il corpo esanime è crollato sull’altare, che subito si è fatto di sangue.
Dalla sua croce di legno, in silenzio, Gesù ha pianto in una chiesa che subito si è fatta vuota di persone.

Davide e Golia

Golia ricevette sulla fronte ‘na pietruzza. Era stato quel fetente di Davide a scagliarla con la sua fionda, illudendosi di buttarlo giù. Non l’aveva neanche sentito il colpo, giusto un graffietto. Davide doveva essersela fatta sotto di brutto, puzzava  più d’un morto e biascicava strane preghiere e invocava gli Dèi trascinandosi in mezzo alla polvere. Golia provò una sorta di pietà per il verme umano ai suoi piedi, così sfilata la spada dalla sua vagina, senza star a pensarci su una volta di più, spiccò dal busto del disgraziato la giovane testa riccioluta.

Essere o non essere

– Buonasera.
– A lei, Signore. Posso esserle utile?
– Curiosità.
– Per un articolo in particolare? Una lapide, un loculo, una cappella di famiglia, un statua commemorativa.
– Solo curiosità, solo curiosità.
– Dia pure uno sguardo in giro.
– Grazie, molto gentile.
– Troverà sicuramente quello che fa per lei.
– Temo di doverla contraddire…
– Perché mai?
– Non mi sembra di vedere alcunché d’interessante per me.
– Se mi dicesse che articolo sta cercando, potrei esserle d’aiuto.
– No, non la vedo. Non c’è.
– Forse è altrove! Se volesse dirmi, con precisione, di che si tratta.
– No, è inutile. Non è qui, per cui…
– Mi spiace di non esserle stato utile.
– Non è colpa sua. Arrivederci.
– Signore, aspetti! Il cappello, ha dimenticato il cappello.
– Che sbadato, non ho più la testa.
– Non si nota… per niente.
– Molto gentile da parte sua. Non so dove l’ho persa… dannata testa.
– Capita a tutti d’avere un momento difficile.
– Sì, forse ha ragione lei. La ringrazio di nuovo, non ho parole, non capita sempre d’incontrare un custode cimiteriale gentile come lei, con la testa sulle spalle, ben disposto verso il prossimo. Lo dico sul serio.
– Se lo dice lei, Signore.
– Lo dico, lo dico eccome. Sa qual è il brutto nella mia situazione?
– No, Signore.
– Non poter fumare una buona sigaretta.
– Non ci pensi, Signore.
– E’ un buon consiglio. La saluto, è già ora di chiusura e le ho fatto perdere tanto di quel tempo.
– Non si preoccupi, la gente non viene spesso qui, non gli piace il cimitero nonostante questo sia davvero molto piccolo. E quando qualcuno viene piange per sé stesso, per il futuro che lo attende al varco, mica per gli affetti che ha perso.
– Tutti uguali, tutti uguali, tutte teste bacate.
– Temo di doverle dare ragione.
– La saluto di nuovo.
– Anch’io.

Su un’altra stella

Tutto muore nell’ordine naturale delle cose umane. Tutto muore. Ed allora?
Muore la fiducia.
Una ragazza m’ha consigliato di farmi un giro, sì, ma altrove, possibilmente su un altro pianeta, insomma molto lontano dalla sua gonna. E’ l’unico consiglio (forse il solo in tutta la mia vita che non abbia disprezzato) che ho seguito alla lettera, nel senso che mi sono dato in pasto a un’altra stella, a una diversa dal Sole.

Devo dire che non si sta male su questo pianeta: anche qui ci sono le guerre di religione, e la luce, ogni nuovo dì, è sempre a schiaffeggiarmi la faccia. Mi manca il caffè. Però l’ho sostituito con un’abitudine di questo posto molto in voga: ‘na sega. Ora mi si dirà che anche sulla Terra i segaioli sono tanti; tuttavia Vi assicuro che qui ‘na sega è reale, sulla Terra, invece, me la sparavo e nel miglior dei casi se l’ingoiava la terra o il cesso. Qui, invece, me la sparo e finisce in Cielo. Già. Tutta colpa della forza di gravità che non c’è. Al mattino, tutti ci spariamo ‘na sega mentre raccogliamo il giornale davanti alla porta di casa, poi rientriamo; ci affacciamo alla finestra e pare che nevichi, pare che tantissimi bianchi fiocchi di neve vadano a cacciarsi all’interno del Grande Sterile Utero che è il Cielo. Insomma, anche qui si muore: è forse un morire un po’ diverso? Ammetto che non è un morire molto diverso da quello che conoscevo sulla Terra; ma se non altro sopravvive l’illusione che almeno ‘na sega – quando noi qui finiremo sottoterra – rimarrà a testimoniare il nostro passaggio umano di mano.

Morte di un Agente Letterario
(Un finale in nero)

Lo scrittore, aspirante tale, si decide finalmente per il Capolavoro. Prende la pistola che nasconde sotto la giacca, la punta alla tempia del suo Agente Letterario e gli lascia un bel buco in testa. Lo scrittore osserva il corpo dell’Agente Letterario: è ancora calda la salma, ma non l’anima. Per sincerarsi che sia completamente morto – in maniera irrimediabile -, lo scrittore gli assesta un bel calcio nelle costole. E non contento, un altro e un altro ancora. Le costole si spezzano come vecchi rami secchi sotto i calci incessanti della Rabbia. Il cadavere rimane a terra, senza tirar fuori un solo lamento. Adesso lo scrittore è lo Scrittore e sa d’aver consegnato al mondo la sua Opera migliore, la più fredda: il corpo stesso dell’Editoria.

– FINE –

Il destino di un figlio

Quando Carlo varcò le porte del Pronto soccorso, i paramedici già sapevano che di lì a poco avrebbe tirato le cuoia. Non era il primo caso, e non sarebbe stato l’ultimo.

L’ambulanza era arrivata nel giro di pochi minuti, che avrebbero potuto fare la differenza se solo ci fossero state delle speranze o un Dio in cui credere sul serio. L’avevano raccolto dal letto d’asfalto così come si raccoglie un uccellino ferito, con una delicatezza piena di commozione.
Gli avevano tagliato la strada e Carlo era volato dal motorino, che da tempo usava per recarsi in Facoltà dove sudava sette camicie per diventare un bravo chirurgo. Figlio di due poveri contadini già avanti con l’età, Carlo aveva deciso di diventare un dottore il giorno in cui sua madre, Giovannina, aveva avuto il primo infarto. La donna se l’era poi cavata, ma Carlo non aveva mai dimenticato il senso di impotenza e frustrazione che aveva provato di fronte alla madre più di là che di qua: quel giorno aveva giurato a sé stesso che lui avrebbe imparato a salvare delle vite umane.

Era rovinato a terra, adagiandosi su un fianco.
Non si era fatto male sul serio.
Ma mentre tentava di rimettersi in piedi, una macchina, sbucata da chissà dove, l’aveva catapultato in aria. E subito era schizzata via, con il cofano ammaccato sporco di sangue.
Il colpo era stato fracassante.
Non era robusto, Carlo. Non più di cinquanta chili.
L’auto l’aveva centrato in pieno.
L’impatto era stato così tanto forte da fargli volare via il casco.
Quando i paramedici lo raccolsero da terra, subito scossero il capo: trauma cranico, diverse costole rotte, un braccio e le gambe spezzate in due. E con tutta probabilità chissà quali disastrose emorragie interne erano già in atto.
Lo raccolsero facendo attenzione a respirare piano, timorosi quasi che un fiato di troppo avrebbe potuto spezzare per sempre la vita del giovane.
Lo conoscevano. Qualche anno prima erano stati loro a portare Giovannina, la madre di Carlo, in ospedale dove, per puro miracolo, l’avevano strappata alla morte.
Lo sapevano che il ragazzo non ce l’avrebbe fatta. Lo caricarono sull’ambulanza e partirono a sirene spiegate.
Mentre lo portavano, Carlo ebbe un arresto cardiaco.
Lo rianimarono.
Non lo sapevano neanche loro come c’erano riusciti, ma il cuore di Carlo aveva ripreso a battere.

A Giovannina non avevano avuto cuore di dirle che suo figlio era grave.
Le avevano detto soltanto che aveva avuto un piccolo incidente.
I due vecchi genitori attendevano posteggiati in sala d’attesa. La madre si tormentava e pregava stringendo il Crocifisso al petto. Pregava Dio perché salvasse suo figlio. Pregava il Dio Padre perché operasse quel miracolo che lui, nella sua smania di grandezza, a Gesù aveva negato.

Tre giorni per tradire e tre per risorgere

– Tre giorni e anche tu, Primula Rossa, mi tradirai.
– Maestro, io no.
– Tu mi hai baciato e sei stato il Primo.
– Ti ho baciato perché tu me lo hai chiesto.
– Mi hai ficcato mezzo metro di lingua in bocca, come un serpente.
– Maestro, era per farti meglio conoscere il mio sapore. Di me ti puoi fidare.
– Il tuo sapore è… pungente.
– Maestro, così mi offendete.
– Insinui forse che non sto dicendo il vero?
– Maestro, Voi siete l’incarnazione della Verità.
– E’ per questo che mentre mi baciavi mi tastavi il sedere!
– La passione, solo la passione, Maestro.
– La passione d’un serpente, Primula Rossa.
– Maestro!!!
– La passione d’un serpente, ma non importa. Tre giorni, non uno di più.
– Che intendete dire, Maestro?
– Quello che ho detto, tre giorni e mi consegnerai al Piccolo Popolo.
– Non farei mai una cosa del genere, io, al pari di Voi, disprezzo il Piccolo Popolo.
– Non abbastanza da ricusare le Zeppe che loro ti offriranno.
– Maestro…
– Non piangere, non qui, proprio sopra i miei piedi: non calzi ancora le Zeppe, e in ogni caso non potrai mai essere alla mia altezza, così è scritto.
– Maestro, io Vi giuro…
– Non giurare il falso.
– Non per le Zeppe…
– Per le Zeppe tu mi consegnerai al Piccolo Popolo, così è scritto.
– Dov’è scritto, Maestro?
– Qui, nel Libro che la mia sacra mano ha vergato.
– Dev’esserci un errore.
– Nessun errore, io sono l’incarnazione della Verità Assoluta.
– Maestro, concedetemi il beneficio del dubbio…
– No. E’ scritto. Ora levati dai miei occhi…
– Addio, addio mio buon Maestro.
– Arrivederci, Primula. Tre giorni e mi tradirai, così è scritto.
– Così sia.
– Così sia. Ma ricorda questo, Primula Rossa: tre giorni per tradire e tre per risorgere. Per risorgere alle tue spalle, e Zeppe o non Zeppe ai tuoi piedi, mi prenderò Io il Mio Piacere.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in amore, arte e cultura, attualità, cultura, fiction, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, racconti brevi, società e costume, Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.