Resiste la Rosa nel Deserto, miraggio per poeti dimenticati

Resiste la Rosa nel Deserto, miraggio per poeti dimenticati

ANTOLOGIA VOL. 65

Iannozzi Giuseppe

Caravaggio - Ecce Homo

HO MESSO LA TESTA A POSTO

Ho messo la testa a posto,
l’ho fatto per non lasciar di me
Polaroid ridicola
Scrivevo e scrivevo mica male,
scrivevo a cottimo poesie
che non leggevi
e che però non ti piacevano

Ho messo al loro posto costi e conti,
i tanti orologi sempre fermi su di te,
e pure gli avanzi della mia filosofia,
così adesso a tutti ripeto quel che so:
nessuno mai è tornato indietro
dall’Aldilà
o, con ragione o no,
da questo nostro aldiquà
che da sempre nel suo ventre
tutti accoglie

Imito la posizione di un Buddha,
di uno qualunque
Imito la perfezione,
la perfezione che mai c’è;
e non è lavoro da poco,
credimi pure sulla parola

Sempre, sempre si sta
e si sta qui,
con l’acqua alla gola o no
Sempre, sempre si sta qui
ispirando e inspirando,
seguendo, bene o male,
degli antichi saggi l’esempio
C’è che già da un po’ di tempo
ho fatto il mio dovere

E sempre si disegna un cerchio
e mai l’infinito
C’è che già da un po’ di tempo
ho messo la testa a posto:
non sono uno scherzo, certo che no,
quarantacinque stronze primavere
C’è che mi manca il talento,
un po’ di sano talento;
e c’è che di Cohen uno e uno solo,
e io semplicemente della razza mia

DITEMI COSA AVETE FATTO

Ditemi adesso della forza
Vacante è il Seggio dei Re,
e della fiamma della candela
non rimane niente,
nemmeno la cera nel buio sepolta

Ditemi cosa avete fatto,
dove avete portato i cuori
e il vino che li alleggeriva
Ditemi adesso dell’onestà,
se vi piace il presente
Il Muro del Pianto è alto,
e come sempre, come sempre
se solo lo voleste veramente
con le dita potreste sfiorarlo

Ditemi adesso della forca
che dal niente avete tirato su:
è dunque questa la forza
di cui oggi disponete?

Un giorno qualcuno vi dirà
parole dure e gentili,
ed allora dovrete arrendervi
a camminare a piedi scalzi
lungo la Strada del Perdono

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’era la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

ASCOLTANDO VOCE DI RASOIO

Io mi chiedo perché
Sei sparita quando dicevi
che andava tutto per il meglio,
che le tue ciglia non mordevano lacrime
Sei andata via,
lasciando un buco nella vita mia

Alle pareti sopravvivono le tracce
di tutti i quadri che hai portato con te
Sulla scrivania, accanto al calamaio
riposa la cornice
che fa prigioniera la tua immagine
Sei andata via nel più freddo giorno d’inverno
Hai detto che andava tutto a meraviglia,
che non mi dovevo meravigliare
se ridevi a ogni ora
Però poi ti accendevi una sigaretta
e la mano l’allungavi verso il bicchiere pieno

Sei andata via che era quasi Natale
Qui fa un freddo cane, proprio come allora:
le strade sono battute da uguale solitudine,
gli ambulanti vendono castagne calde in strada
e i bambini giocano a palle di neve
E’ che non me ne sono fatto ancora una ragione

Chissà se adesso mi stai pensando
o se mi stai dimenticando nell’orgasmo
d’una nuova felicità a me ignota più della verità
Ma lo so, sono gli oziosi pensieri
di uno che piano piano aggiusta la puntina sul piatto
per poi accasciarsi in poltrona
sotto la voce di rasoio di Cohen

Sei andata via
in un giorno che non potevo sospettare
Non ti potrò perdonare mai:
il clima di festa mi ha sempre danneggiato
Sono ancora qui al punto di partenza,
preso sotto inganno
in un Natale e in una primavera di rane,
mentre rimetto a posto la puntina sul vinile

Manchi tu, ma Gesù risorge sempre
Sempre uguale a sé ogni anno
Ogni anno in silenzio ti rimpiango
insieme a tutti i miei dischi in vinile

HO MAI DETTO AL CIELO CHE SEI BELLA?

Dolci i fianchi lungo le montagne
e la pioggia, la pioggia non cessa il suo lavoro:
e ogni creatura cerca un minimo riparo,
e ogni donna cerca un amante per la notte
Ho mai detto al Cielo che sei bella,
te l’ho forse mai detto chiaro e tondo
per farti tremare al di là d’ogni dubbio?

Dolci, dolci i sogni che ci tormentano
Ogni giorno passa lento sulla tua bellezza,
e ogni goccia di pioggia ti accarezza piano
Da lassù il Signore ci invita a salvarci:
non gli piace affatto questa solitudine
che ci viviamo addosso fino all’ultimo giorno

E ogni creatura cerca un minimo riparo,
e ogni donna cerca un amante per la notte

Non ti ho mai detto che nel Giorno del Giudizio
a nessuno di noi verrà chiesto perché Sole e Luna
non hanno mai fatto niente per essere un po’ di più
Non ti ho mai detto la verità sulla confusione
che alberga quaggiù dove è facile franare
insieme ai secoli delle montagne,
dove è facile cadere in ginocchio
senza una vita alle spalle… senza un perché

E ogni creatura cerca un minimo riparo,
e ogni bambino cerca il petto d’una madre

Dolci,
dolci sono i fianchi delle montagne
Non reggeranno ancora a lungo,
non reggeranno ancora a lungo

CHE LA POESIA SIA BELLA

Che la poesia sia bella
e dell’anima sia il respiro,
non lo metto in dubbio,
in dubbio quasi mai, io;
anche se poi,
a ben vedere, non sempre
di gioia si può cantare:
il Bardo, volente o nolente,
con animo dolente
ha più spesso da dire
dei fattacci che, ahinoi,
nel mondo accadono.
E quasi mai gli è concesso
da sé un minimo ristoro.

STUPRATO

Costretto
in un angolo
violentato
sanguinante
un dente spezzato
in petto un cuore
in tumulto
Lacrime leggere
e pesanti
sul volto disfatto
tentano invano
di pulire
lo sporco ricordo
della violenza subita
passivamente
a novanta gradi
Non serve
Dio ha ghignato
Ha risposto
con un’altra alba
Il sole ha rasato
la nebbia
e lungo le strade
già corrono uomini
e altri animali
In questo angolo
resto indifeso
senza respirare quasi
Vergognoso
con le mutande calate
catene
alle caviglie
non oso tirar fuori
il naso
Il ricordo
non si stempera
Il sangue cola
Non serve asciugarlo
o berlo
E poi la gente
tutt’intorno
Ride divertita
davanti allo spettacolo
Le bocche
incontrano bocche
ghigni assurdi:
tutto un vorticare
infinito di indici puntati
contro il mio petto
Qualcuno
mi porge una spugna
imbevuta d’aceto
rassicurandomi
che è bagnata di vino
di quello buono di cantina
Grido inutilmente
Quante donne!
E non una
spende una lacrima
o una carezza di vento
Così rimango
in questo angolo
ad aspettare
che la notte sia ancora
perché la violenza
si ripeta uguale

IN VITA, IN CROCE

1. In vita

Lecca le mie di dita
Ho una sola vita
e la speranza
che un giorno
tu possa amarmi
per quel che sono,
un uomo, ai più
oscuro
Ma d’altro canto
avrai modo di capire
se verginità di corpo
e di pensiero
ancora in me c’è
ed io altrettanto
con te: due corpi
per un’unica vita
se tu lo vorrai
con un semplice sì
però pesante
più del primo grido
che ci dichiarò
al mondo vivi

2. In Croce

Nei miei occhi
non troverai che pioggia
e nuvole a contrastare
quel poco sole
che di tanto in tanto
cerca d’abbattere
le barriere del mio vedere
Ho l’anima
che è triste
similmente alla tua
e lenzuola un tempo
bianche
e ora rosse di sangue
Una sindone la mia schiena
Ma una corona di spine
riposa da tempia
a tempia:
non che per questo sia
migliore o peggiore
di quell’opinione
che di me
tu ti sei fatta,
però io spero
che in ogni caso
avrai il coraggio
d’abbracciarmi, di sollevarmi
un po’ il peso dei peccati
dalle ginocchia – rotte
e che prima di tutto questo
hanno camminato
per sentieri e città
più antiche
della parola

POETA DAPPOCO

Un poeta un’inflazione,
uno scherzo e un buffone,
un epitaffio e una cambiale
a vuoto

Un poeta non si dice tale
né si pensa migliore
di quel cuore che ha in petto
e che tutti al mondo
bene o male abbiamo

Un poeta una scoreggia,
uno con la penna e niente coraggio
Mai umile ma sempre inutile
E’ un po’ di carne tenuta insieme
con lo sputo e un’avemaria
E’ quel tizio che vedi al mattino
e che non gli riesce proprio
di digerire la luce e il così sia;
giusto uno che non crede in dio
e che bestemmia per darsi un tono

Un poeta una lapide,
la stupidità dell’umanità
di credersi bella
attraverso gli occhi di uno
che è meno di tutti

ROSA NEL DESERTO

Han scavato le cieche lacrime
la dura roccia millenaria;
resiste però la Rosa nel Deserto,
miraggio per poeti dimenticati,
per quanti patria
e affetti han sacrificato nel Niente
da Oriente a Occidente vasto,
impossibile da sognare o segnare
E ronza un moscone all’Ultimo Bar:
mano a un vuoto bicchiere, in gola
un’arida goccia di gin butta giù
prima che sia l’ira del dolce jinn
ad arrestargli il pomo d’Adamo
mentre in sconosciute vie di periferia
la Ruota della Fortuna tentano gli orfani
nel fumo di Mosca subito seppellendosi
E sulla scrivania attende la Remington
che infine giunga un perfetto nessuno
a sbloccare il carrello, il colpo finale

AVRAI

Vedrai giugno,
i suoi colori invadere il cielo;
e vedrai fiori meravigliosi
che sotto il patimento del caldo
non arrenderanno i petali alla morte;
e sentirai che ogni cosa,
che ogni granello di sabbia
ha in sé raccolto
dei secoli la saggezza,
da ben prima
che l’uomo dettasse la sua legge
per andare contro quella di Dio.

Avrai sete,
presso le fontane dei giardini
cercherai veloce refrigerio,
uno spruzzo d’allegria;
e da sola ti renderai conto
– per un momento appena –
che non v’è più genuina vanità
della giovinezza
che nulla chiede se non di essere.

Avrai, avrai ai tuoi piedi
il mondo intero
perché dalla tua bellezza
possa essere
un poco calmato e risanato.

TORNIAMO A CASA

Torniamo a casa,
a usare carta e penna
per lasciar di noi
al di là del tempo
un segno più del sogno

Torniamo a noi,
a lavorar di cuore
col sudore della fronte

Torniamo a casa,
e parliamo a lungo
come due estranei
che uguale via
hanno da seguire

SCHERZO DEL DESTINO
(prima versione)

Non chiedermi il permesso
Oggi vado a zonzo fra edere
e smorte gramigne
Un cielo bigio mi frana addosso
mentre lo sguardo poso sul vuoto
che è l’intorno se non per due corvi:
neri, han becchi e occhi umani
che spezzano le ginocchia
al sol guardarli
Ma in questa landa sì tanto desolata
non altro desio si può sperare
se non quello d’un presto morire
Eppure qualche forza a me ignota
mi spinge a portare il piè avanti:
non saprei dire
per quale scherzo del destino,
il sangue nelle vene però
si versa dentro al core

Quei corvi! Così umani e neri,
incuterebbero paura al diavolo in persona
se solo avesse un’ombra da proiettare
su questa ignuda Valle di Lacrime

Tu, mia Eternità, ti ricordo pallida,
chiusa sulle pagine d’un libro di poesie
da tutti dimenticate; ti ricordo
che carezzavi il volto mio smunto
per poi scendere con l’indice
sulle mute mie labbra, esangui quasi

Sarà per questo che ancora veggio
e morte non m’è data: non avrebbe senso
perire qui beccato dai corvi
e forse nemmeno senza prima
ritrovare le tue labbra di sangue

IN VIAGGIO

Come ago in un pagliaio mi sento
Così stanco di tutto, del senso
che non trovo in questo viaggio
Sol veggio quel che Voi, Lady Cy,
m’avete insegnato, l’amor
e l’onestà che l’alma diletta
e tutta la proietta verso la Luce,
quella che vive nei Vostri occhi
belli e accecanti più che mai
quando sposati dentro ai miei

Mancate Voi, Lady Cy, e manca tutto
La vita, il volo delle rondini e delle colombe
Mancate Voi al mio vuoto bigio cielo

Ma sempre Vi attendo su queste spiagge
sì tanto solitarie che manco un cane
Vi attendo e non dimentico un bacio
al vento affidato, a quel dio cui non credo
e che però ho scorto nella Vostra bellezza

IL RITRATTO

Ti fanno anche il ritratto
su tela, colori su colori
Perplesso rimango a mirar
quel cappellino un po’ maschio,
con la banda salmone,
che la destra del volto
tutta ti copre
– quasi una maschera
sull’occhio tuo bello
E le carni delle labbra sì turgide:
io allor mi domando se son vere
o inganno

Però muto rimango

ALLA FINE DEL MONDO

Sei un po’ distante
e un po’ latitante
La sabbia s’ammonticchia,
acceca gli occhi

C’è un vento
che non cessa
Si ferma a me addosso
soltanto per un momento,
ma il danno lo fa grande
M’acceca,
si mischia alle cispe
del sonno, della noia,
d’una giornata dura

Fermo poi il mio viaggio
per un ristorante a me dappresso
che sta eretto alla Fine del Mondo
e prendo a pensare, e prendo
quel che fra le mani mi rimane:
poco o niente

E ti sorrido
col vento che mi sferza la faccia:
immaginandoti

QUESTI VOLTI DISEGNATI
(da “Fiore di Passione”)

Questi volti disegnati,
questi volti a me ignoti
che della segreta loro vita
nulla o quasi so,
nel sogno si affacciano
quasi volessero a me dettare
monito o consiglio

Da amica mano
nei minimi tratti curati,
da là dove ora sono
con abbozzati sguardi
l’occhio mio sfidano
sempre ripetendo
“Cura la rosa e le sue spine,
curati di non far a lei male
e di non farne a te
che sei oggi ancor là
dove la vita tutta ci sta
e poi chissà!”

Decifrar non oso o forse non so,
so però quanto forte la verità,
e allora ci sto,
curo della rosa il giardino,
gli improvvisi tremiti dei suoi petali,
con un silenzio di pace
ma di più con parole di parole
che son poi tutto quel che ho

E il perdono non lo chiedo,
se non piano piano,
nel pigolio dei passeri in cielo
scivolando,
le benevole anime pregando
perché veloce rimedio accordino
là dove ingenuo ho peccato io

In una dispettosa nuvola di fumo
sorridono allora i volti si ben sfumati
dall’amata amica mia disegnati,
o almeno così a me mi pare

Come possono sorridono oggi loro,
o almeno così sospetto di credere

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Resiste la Rosa nel Deserto, miraggio per poeti dimenticati

  1. Lady Nadia ha detto:

    Queste le ricordo bene. Sei proprio bravo. Non mi stancherò mai di dirlo. Ciao.

    Liked by 1 persona

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sì, lo so, la metà delle poesie che ho qui postato le conoscevi già. Ho qui raccolto alcune fra le mie più belle, nel mio piccolo ovviamente. Grazie, Nadia.

    Liked by 1 persona

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