Mai hai conosciuto il poeta e la sua stupidità

Mai hai conosciuto il poeta e la sua stupidità

ANTOLOGIA VOL. 63

Iannozzi Giuseppe

Vincent Van Gogh - Place du Forum. Arles
IL PIACERE SOLAMENTE

tutti noi amiamo e moriamo
allo stesso modo nella profondità
di due metri di negro terreno
quasi mai fertile, fatale sì

così inutile è, non trovi?
il debole cerca l’amore
il debole la morte
ed io il piacere mio,
il piacere mio soltanto
la morte, così facile è,
non trovi?

odiare il facile, l’inutile
diffidare del debole
perché
debolezza muove alla debolezza
chi la incontra sulla sua strada
malauguratamente
perché
debolezza muove alla fatalità
ed è da stupidi veramente amare
tutto questo, tutto questo

cercare il piacere solamente
egoisticamente

DEL MALE

Noi che ‘l mondo lo navigammo
al suol natio infine tornammo
colle ossa peste e gli occhi uguali,
incapaci di scorger sul limine
de la cecità quanto forte il Male

PER TE

Dolce la notte si fa,
dolce l’amor se ne va,
e io che resto qua
per Te m’invento
il ballo più bello al mondo,
pienamente sconveniente

LA DONNA DI DIO

Tu non sai, non immagini
perché mai hai immaginato
il Caos dell’Ebreo sul Sinai
a spazzar via le sacre leggi,
le bugie balzate in arcione
ad angeli vuoti di dolore

Tu non sai quanto profonda la noia
quando ogni cosa dall’inizio sbagliata

Tu non sai che più del prossimo,
che dalla fortuna guidato ogni strada taglia,
si ama lo sconosciuto dalla terra vomitato
e Caino il cane che lo accompagna

Non immagini l’aspetto supremo
Non la immagini proprio
l’innata e ben rifinita colpa
che la schiena di Dio schiantò;
non sai, niente sai che non sia
compreso compresso e compromesso
nell’insegnamento ricevuto

Mai, mai hai conosciuto il poeta
che in perfetto silenzio
un singolo imperfetto verso scrisse
in diecimila bui anni consumandosi
Mai, mai hai saputo
che nel dolente petto d’una donna
al mondo intero sconosciuta
infine lui lo riversò

E mai, mai hai conosciuto quell’uomo
che con un semplice timido sguardo
l’imperfetta finitezza dell’infinito
in milioni di stelle la tagliò
Mai hai saputo distinguere quel Dio
che con lacrime di diamante
la donna in catene più di sé amò

Così tanta bellezza non l’hai mai vista tu,
così tanta pienezza mai l’hai conosciuta

VERSI

ricordando P.P. Pasolini

Pasolini, ultimo poeta fra i poeti,
gli altri son già andati, chi venduto,
chi tradito dentro ai suoi stessi versi

ROSE SU ROSE

I.

Cresciuto troppo in fretta
cercando la Terra Promessa,
la Bugia t’ha messo fra le ruote i bastoni
Non hai proprio niente di cui lamentarti,
le scarpe ce l’hai e il sacco in spalle pure

II.

Inciampando cadendo morendo
tutto il tuo amore andato
in un sol momento di scontento

III.

Dammi la mano e il bianco tuo guanto
Ho da tempo la ghigliottina pronta
Aspetto soltanto di scrivere la parola fine
nel rosso sangue per un amore criminale

IV.

Rosa di rosa, rossa rosa,
quanti petali e giorni sprecati,
immaginati solamente

V.

Fortuna, Selvaggia Luna,
tingilo d’argento il sangue mio
prima che a svegliarmi sia l’alba

VI.

Sbandato amore giovanile,
ti ricordo vestito di tragedia:
perché rifiutasti il passo mio
accanto al tuo di danza drogato?

VII.

Signorina, la trovo bene
Chissà quanti amanti
per le sue gote in fiamme

VIII.

In fondo alla valle dormiremo
Insieme eternamente moriremo
La fragilità che fu nostra dolcezza
la lasciamo oggi al mondo morente
perché in futuro sia ancora seme
per una vita d’amore o una di niente

IX.

T’ho aspettata
completamente nudo
finché vita e speranza
in petto pulsanti schiave

T’ho amata così,
sempre mettendo a nudo
il mio pensiero di te
in un leggero petalo
maldestramente affidato
alle vorticose leggi
del vento vagabondo

X.

Rapite nel pallore furono quelle rose
che ci vestirono di vitali dolori e colori,
quando morte per sempre ci avvolse
nel prepotente suo abbraccio d’amore

AL LIMITE

alla fine tutto passa
accanto tutto ti passa
di striscio

e in velocità
d’afferrarlo tenti

ma verità è una sola
ti passa accanto tutto
e mai niente ti resta
in mano

così è alla fine
e pure questo
fuggevole pensiero
passa

STASERA L’AMORE

Stasera ti racconterò una storia assurda
Stasera ti fumerò l’amore e capirai
Staserà vestirò il vestito più bello,
accenderò una cicca, una sola, per due note
e la butterò poi nei giorni del calendario
Stasera ti lascerò libera d’amare l’assenza

E non l’essenza del mostro che sono

UN SOFFIO DI ALLEGRIA

Per un po’ ci lascerai,
ma poi sì, a noi ritornerai.
E quante cose hai da fare,
da amare: bella è la gioventù,
e un rinnegato è chi non ce la più,
come me che sovrappiù e vetustà
da mane a sera oramai conto.

Strappami in un mattone di Berlino,
portami in un segreto di Roma,
ma soprattutto dammi il cuore
e tutta l’allegria che è a Napoli.

SGUARDO DI CONTRABBANDO

mi vieni accanto col tuo sguardo di contrabbando
c’è tanta gente che cammina calpestando i propri passi
e c’è tanta ombra che scaglia sassi su altra insolente ombra
ma tu, buongiorno, siamo in salvo, o dobbiamo sorridere?
e sbanda un camion, muore l’allegria d’una gonna intrappolata
nel pizzico d’un vento di bandiera, sbanda e si fa urlo addosso

un vecchio cieco si sfiata nell’epilettico fischio d’un’armonica
e la Donna Cannone promette eterno amore a Frank Lentini
e Jack Earle immortala la promessa in una poesia gigante
ma l’Uomo Mandarino scuote il capo e dice, non buono
troppe virgole e respiri ammazzati, troppo emetico – ermetico
per fortuna c’è un vecchio ubriacone che continua a sbandare
per fortuna la luna non ancora alta e la gola non a secco di vino

poi notte, poi notte verrà accompagnata dai fantasmi del giorno

morta per una distrazione, la mia risposta non l’hai sentita
te la ripeto ora che sei sulla sponda dell’Inferno a battere sorrisi
te la ripeto nell’orecchio della Morte, siamo qui e siamo freak
e i greci s’inchiappettavano e stavano bene facendoci su filosofia
te la ripeto nell’orecchio della Notte, siamo qui e siamo freak
per Dioniso, questa notte così strana è latomia che fa Eco!

regge un libro di poesie il treppiede accanto al letto
il passato mi fa però lo sgambetto, mi sbatte per terra
a muso duro; e con me nella caduta trascino un cuscino
e le sue soffici nostalgie: che abbia tutto sognato?!
mi vieni accanto col tuo sguardo di contrabbando
vesti una bandiera e il resto non lo dai all’immaginazione
e mi dici con voce di silenzio, taci, taci adesso e per sempre!

NEL TUO GIARDINO

Avremmo voluto
realizzato
forse il più segreto,
un giardino verde
dove pizzicar
del desio le corde
per nova speranza
– che già in avanzo
nei cuori in silenzio

Ma il tempo tempestoso
– che del vento sa la gioia
e d’ogni uomo la disgrazia –
il bruno dell’autunno
ha lasciato a noi in eredità
da spogliar
foglia dopo foglia
per sradicare poi forse verità
che non un fiore è perfetto,
e nemmeno la lieve pioggia
che del Dotto
– a mirar dell’intorno l’Incanto
da un niente infranto –
il pensiero erode

Impaziente il sospiro
dal dì al tramonto
fino a quella Luna,
che, alla fine, sovrasta
dell’anima la vanità
nello specchio delle pozze
riflessa; impaziente
fino a quella Luna
tremolante e  pallida
come il nostro volto,
che sol attende una carezza

TI CHIEDO GIOIA

Ti chiedo solo se vuoi starmi accanto
Farei un gran bella figura con gli amici
se tu fossi la mia Valentina
Così sol ti chiedo se vuoi esser mia
sotto questa luna, sotto questa luce d’argento

Ti chiedo solo se me lo daresti un bacio
Il cuore m’andrebbe alle stelle, alle stelle
Ti chiedo solo d’esser la mia Valentina
perché t’amo e sono stanco di cercar
felicità più grande di quella nei tuoi occhi

Ti chiedo solo di non lasciarmi le labbra così,
ad aspettar il sapore del vento, del sale, del mare
Un po’ marinaio sì, e non so di poesia
So però che ogni poeta, nel corso di sua vita,
racconta almeno almeno una bugia; io no,
non so fare rime, solo vado da solo per mare,
ed è tutto quel che so fare
Di me ti puoi fidare, ti chiedo solo d’esser mia

Ti prego, dammi la mano, mettila nella mia
prima che tu decida di fuggir per sempre via
nel tuo giardino, mia unica sola gioia

DEL GIALLO, DEL ROSSO

Dài, non mollar la presa
Ogni forza è poi soltanto
un prolungato sfinimento
portato avanti nel tempo

No, Anima Mia,
non ti sei ancora arresa
al giallo del crisantemo
o al rosso della rosa
Non la morte,
non l’amore
ti hanno vinta
per scommessa
o sulla lunghezza
Sei ancora in corsa

Sì, Anima Mia,
in vita sei così pazza
E a me questo basta

VERTIGINE D’AMORE
(da “Fiore di Passione”)

Chi ieri io fossi
dir non so
Non ero
Prigioniero ero,
sol questo so

In ogni dove
scopro oggi
l’infinita gioia
che tu, mia Dea,
m’hai donato;
a ogni bacio
ti sento più mia,
vertigine
senza fine

Vertigine
senza fine
l’amor nostro
nel Creato
qui ora
consumato,
consumato
e ricreato

Il tuo nome
invoco io
e uguale è
a quello di Dio

LAVORAR L’AMORE
(da “Fiore di Passione”)

esserti accanto in questo momento
sussurrarti tutte quelle nobili parole
che ti son mancate
che mai ho osato dire ad alcuna

esserti accanto
spremere dalle tue labbra di miele
altro miele
perché sia nutrimento
per l’anima mia solamente

dimenticare il mondo d’attorno
e secondo dopo secondo
il fiore del tuo amore cogliere

sorprenderti cingendoti la vita

farti prigioniera del mio abbraccio
all’orecchio sussurrarti dolcezze,
tenere sconcezze
per farti arrossire,
per farti cadere sempre più a fondo
nell’anima mia d’amor fremente
dimenticare che siamo stati divisi
vivere il tempo presente e dirlo eternità
verità che di primavera profuma

NUDA O NO!
(da “Fiore di Passione”)

Vederti
o non vederti nuda,
d’ogni velo svestita,
la possibilità
d’adorar l’amore
nella forma sua più pura:
questo struggimento
quante e quante volte
la mente ha lasciato
libera di deragliare,
della corsa stanca e no:
e nel petto sempre
dell’affanno il morso crudele

Dimentico
di leggere i giornali
dopo il caffè al mattino;
dimentico
di leggere libri e lettere,
i tarocchi che m’han
detto maledetto, poeta incosciente;
non dimentico però
d’abbracciar l’alba,
il primo calore,
spaventato quasi
di non trovar a me accanto
il corpo tuo vestito di passione,
d’allarmanti tentazioni

IL TUO MODESTO CYRANO
(da “Fiore di Passione”)

Bellissimo svegliarsi,
salutare il mattino
e subito incontrare
l’ovale del tuo viso
immerso
fra il profumo e i colori
dei papaveri
che con voce
della mia migliore
cantano la canzone
che il cuor mio sa

Così meraviglioso
scoprir sul volto amato
il sole benedicente
che per tua beltà
gl’occhi e le labbra
illuminandoti bacia;
confesso però
che un po’ sì, d’Apollo,
son geloso, mia Afrodite

Così, seppur io
modesto Cyrano,
della poca poesia
che so mai contento,
al dì movendo torto
fra le braccia mie
subito ti raccolgo;
e poco m’importa
delle resistenze tue,
ché mio desiderio
e di ricondurti a me
sotto le coperte
e amarti ancora
per ore, ore e ore

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Mai hai conosciuto il poeta e la sua stupidità

  1. Lady Nadia ha detto:

    Top. Queste sono proprio belle.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No, non sono ancora il top, il mio personalissimo top. A mio avviso ce ne sono di più belle. Mi sorprende scoprire quante poesie ho scritto nel corso degli anni e quanto tempo ho perso. C’est la vie! Grazie, Nadia.

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  3. Lady Nadia ha detto:

    Beppe. Non dire scemenze. Quando scrivi poesie le scrivi per tutte noi, e mai per una donna sola.

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    In parte è giusto: ieri scrivevo poesie, oggi non più, né intendo farlo se non per un accadimento veramente importante. E comunque al massimo una due poesie all’anno. E’ dunque giusto che scrivevo. Scrivevo poesia. Ma è sol più un particolare.

    Grazie, Nadia.

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