La tua bugia sulle mie labbra scandalo di stelle

La tua bugia sulle mie labbra scandalo di stelle

ANTOLOGIA VOL. 59

Iannozzi Giuseppe

Nico (Christa Päffgen)

ANCORA COME ALLORA

Ancor t’amo come allora
Ma i sogni dimenticati sul cuscino
E la tua bugia sulle mie labbra
uno scandalo di stelle
Così fragili, lo puoi capire?
Non mi rimane che questo,
e poi darmi la porta alle spalle

T’amo ancora, senza speranza
E tutto accade per caso e per finta
E le stanchezze cadono in ginocchio
insieme agl’imperi dei grandi tiranni
Così fragili, così innocenti e indecenti
lo vuoi capire o no che ti amo, oggi?

Ancora come allora, come allora

Temo però d’aver cominciato a capire
Ecco tutte le tue bambole dimenticate
per terra, e il tenero laccio emostatico
Ho la netta impressione d’aver
finito di morire sotto la tua gonna, dio!

Ma ti amo ancora, in un cielo di fiamme
Giusto un uomo d’amore e di vendetta

MITI E FALLITI

Potrei mai essere con voi?
A ventisette muoiono i miti,
più tardi i falliti
E quante fragole marcite,
quante non immaginate
Nere più del nero restano appese,
alla sola memoria degli Scarafaggi
in eterno condannate

Potrei mai essere come voi?
Infiniti e finiti ventisette,
nere parole per spenti fiati…
per fuochi fatui in cerca
di più generosi epitaffi

POESIA

Il mio volto è di quercia, di legno
E’ vecchio all’occhio di chi lo fissa
E’ giovane solo all’anima inquieta
che osa cercare in me appoggio
Ho sentito ogni cosa che è al margine
[del bosco
E tutto quello che no, me l’ha portato
il vento dal Paese che sta lontano-ano,
ma mai così tanto perché io non possa
sapere dell’oggi e del domani
Viandante che vai, dove? Qui ti fermi,
qui ora ti fai solitudine sotto l’ombra
che m’appartiene; e cos’altro? Per chi,
per chi batte il tuo cuore sì giovane?
Ah, non sprecarlo! Non ti basterà esser
zingara e dalle stelle consolata – guidata
Sette giorni, sette, sette spade il destino
E tu, che ora riposi sotto le mie fronde,
domani che dirai? come aggiusterai
le parole perché non suonino di bugia
all’orecchio di colui che t’ama e non sa
che il tuo cuore dalla tua nascita è mio?
Così ingordo e così vecchio sono
E tu tanto giovane, per il destino che è
qui, proprio sotto le foglie che ti vestono
di me, di me solo – che sogno in eterno!

“!”
(riedita in una nuova versione)

E che ci dovrei fare?
Un ricordo di venti e passa anni fa
E’ un ricordo d’un ventenne, e tanto fa

Ma ancora alzo il pugno
contro il nero manganello

Potevo forse immaginare
che i tacchi a spillo li avrei ingoiati?
che il tempo l’avrei preso in culo?
che l’attuale è sempre inattuale?

Ma viva è ancora la rabbia
contro la vorace bandiera nazionale

E’ tutto divertimento
nell’intanto che prendo travestimento

“A quel destin inconnu
se dirige-t-elle?”
fra i denti i ragazzi,
indicando la strada degli imbarazzi,
immaginando pasto nudo,
divorando un dio crudo
Mentre la scimmia sulla schiena
mena loro frustrazioni e piena pena

“Quando lo stupro è inevitabile,
lasciati andare e goditelo!”

C’è stanchezza nell’aria:
non sembra sia…
questo discorso lasciato a metà
dettato dall’incoscienza dell’età

Viva, viva, viva è la rabbia
Contro

E in lontananza
l’ombra d’una passera
caduta,
dall’Ego abbattuta
E la provata pena
presta
ingombrata pietà
alla di lei ombra

Ancora

COSÌ VERO

Così vero!
Ci sveglieremo
sotto
il caduco fogliame
d’un salice piangente
dal vento commosso,
e il mondo d’attorno
lo guarderemo piano
come al rallentatore.

Così vero
che ci sveglieremo
per sognare ancora
a occhi aperti il sole
e una terra
senza più uomini e guerre.

RACCOMANDATA

Te
l’assicuro
sull’ultima
raccomandata
che
ho dimenticato
d’imbucare
per tempo:
nulla
ho assunto,
né alcol
né fumi
o altro.
Mi sono
soltanto
messo
a nudo,
con le tette
al vento,
scoprendo
un po’
di quel
dolore
che
noi tutti
allattiamo.
E
il risultato
l’hai visto
da Te:
non è
raccomandabile!

ACCUSA DI VERGINITÀ

(da e su un pensiero di H. Hesse,
liberamente adattato e tradotto,
e poi subito cangiato in poesia)

è stato normale che il mondo
venisse messo alla sbarra
con l’accusa d’essere sbagliato
perché qualcuno s’era svegliato
con la luna storta, in piena vena
di condannare tutto l’imbarazzo
che avanzava pretese sull’amore;
è spesso accaduto che il mondo
sia stato annunciato benedetto
ai quattro venti, oltre i mari
e i monti, sol perché chi in vena
di sparger lodi, giusto un momento
prima, aveva messo alla prova
la verginità d’una tenera ragazza

RICORDANDOTI DI ME

L’infausto dì che ti ricorderai di me
ricordati che non sono mai esistito;
quando nel tuo girone infernale
ti sembrerà di capirmi io sarò invece
sulla riva opposta alla tua a spengere
gli occhi di Dio, sorridendo appena.

COSE CHE NON SO

Sono altre cose che non so
Che ho dimenticato per cattivo tempo
Sono altre cose
che dalla mia bocca non saprai
Ma se di fuori fanno fuori chi contro,
gli spari, quelli li sentirai sempre
nella tortura che il cuore porta
all’anima

D’ingiustizia
si nutrono labbra avvelenate:
tengono stretti i ghigni
tra cerini a pelle e gambe spezzate,
con la forca che da una finestra
gli sghignazza in faccia la faccia
dell’ultimo morto ammazzato

Sono altre cose che non oso,
che non posso raccontarti
per non scioglierti in pianto
nel dolore che qui nel corpo covo
Sono altre cose che sono
e saranno ancora dopo di me

Sono altre, sono altre sempre
quelle teste innocenti penzolanti
che chiudono gli occhi al cielo
perché ce ne sono tanti
con la testa di fuori,
che non sanno il valore della vita
né della morte intagliata
secondo vizio di dio
Secondo vizio di dio, sono altre

Sono tante, tante le cose
che mio malgrado
ti lascio in triste eredità
Ma prova a ricordarti di me felice,
di me accanto a te eterno
Provaci a ricordare solo il bello,
solo il bello, ed allora sì
sarò per sempre eterno, Figlio Mio

FRONTIERA

Sulla mia carta di identità io facevo scrivere: bello, ricco e famoso. Non sono mai riuscito a (sor)passare la frontiera.

AMBIGUITÀ

Il vero scrittore si distingue per le sue ambiguità e non per le sue presunte capacità amatorie.

RICORDANDO LOU REED

I. Adesso sì

Adesso sì,
cammini sull’altro lato
E chissà com’è
e come non è
Giù parlano di te
Ne dicono tante,
ognuno ha una verità
e una diversità
da sparare a bruciapelo

Adesso sì,
sei sull’altro lato
e non ti guardi indietro;
e se sì, è per un istante
– distrazione di passaggio
da qui all’eternità

Hai spento gli occhi
per un momento;
non immaginavi
sarebbe stato per sempre
Ma sei sull’altro lato
e cammini a passo spedito
Era una vita intera
che aspettavi di capire,
soltanto che non era giusto,
non era giusto il momento

Adesso sì,
sei sull’altro lato
e cerchi d’andare avanti
per vedere l’ombra di Andy
o quella della dea Nico
Ti hanno preceduto,
sono avanti a te,
e allora perché, perché
non incontri nessuno?

II. Cambia la carta

Se ti amo è una colpa?
E’ una colpa se ti amo
Vieni dolce però,
metti a nudo la mia fragilità
Vieni presto,
fammi sentire come non mai
Portami dentro e fuori
dalla mia percentuale femminile
Se ti amo, se ti amo
non farmene una colpa, sorella

Quando vieni così
penso sempre che ce l’hai!
Non posso fare a meno di pensare
che il meglio lo devi ancora dare
Non posso fare a meno di ricordare
come hai dato via le nostre scorte
a quei leccaculo del Greenwich Village
Avrei dovuto fermarti allora
Non ne sono stato capace
Preso dentro la tua anima nera
c’era solitudine di aghi e spilli

E tu mi ami anche se cambi
le carte in tavola sempre,
sempre più spesso di me

III. Elettroshock

Ti ho pensata spesso
Avevi quella fissa
Non meravigliato
scopro oggi che non sei cambiata,
vuoi ancora mettere a soqquadro
ogni uomo che ti passa fra le gambe

Vuoi vedere la pioggia cadere
o restare qui dove siamo?
L’elettroshock non ti ha cambiata,
non una virgola fuori posto
o un capello scomposto
quando per sesso prendi qualcuno

Cercami, cercami nella notte
Non ti basterà farmi i fanali
nonostante i tuoi occhi azzurri

IV. La notizia

Settantuno nere colombe in volo
hanno perso le piume sbattendo
le ali a vuoto
Il sotto e il sopra adesso così uguali
Improvvisa è piovuta giù la notizia,
“Il poeta americano è scomparso
Caduto, forse rifugiato in un dove
dove più nessuno lo potrà scannare”

V. Potere oscuro

Un po’ goffo – problemi di fegato
Non si regge, sul palco inciampa
Un pericolo – problemi di giri malati
Da un angolo del buio prigioniero
qualcuno ha gridato “Morto, vedete?”

E sei risorto lasciandoti alle spalle
la famiglia e le radici ebree
cantando “Il mio Dio è il rock’n’roll,
un potere oscuro che ti cambia”

VI. In mezzo alle fiamme al neon

In mezzo alle fiamme,
al neon delle metropoli
con passo stanco
a lungo ho camminato;
spettri e venditori di fumo
hanno calpestato le mie tracce
Solo Poe ha consigliato bene,
fare una visita al cuore nel pozzo
e alla casa caduta degli Usher
ma non prima d’una bevuta di rum
Bambine sotto i sedici
vendono la verginità al primo
che gli dia la dritta giusta
per uscire da questo posto
La bicicletta e la caduta,
non c’è stato niente da fare
Quando arriva è così banale,
non trovi anche tu, Nico?

Il transessuale si regge la cistifellea
Me la offre in omaggio,
viatico per il viaggio
Raccomanda “coraggio”
Raccomanda una parrucca bionda
per non passare inosservato
Ho la netta sensazione di conoscerlo
Dice “le fiamme, le fiamme al neon
bruciano gli occhi prima dell’anima”
Non ho idea di cosa possa significare
Gli darò retta, non ha la faccia
di uno che sbaglia tanto per sbadigliare

VII. Nebbia

Credo nei numeri,
i miracoli bare che non si contano
Un po’ di morfina, un po’ di morfina
per i miei due amici che non resistono
Non puoi leggere neanche un libro,
a pagina diciassette hai dimenticato,
sei costretto a ricominciare da zero
Non ho mai confessato ad alcuno
come ne sono uscito; il sapore del morso
cacciato in bocca non hai mai smesso
di mettere sotto l’elettricità il cervello

Padre, madre, grazie
Avete ucciso vostro figlio due volte
Nato nella nebbia e riportato nel suo grembo
perché dovevo essere un tipo a posto

Padre, madre, grazie
Ce l’ho fatta da solo
a imparare un linguaggio duro

VIII. Lulu

Partiamo dalla fine, Lulu
Ho fatto da apripista
contro la stupidità perbenista,
e cammino adesso sull’altro lato
Settantuno non sono pochi,
non sono molti, l’ho già detto:
credo nei numeri,
nei miracoli no

I cimiteri contano tante uguali a te,
strumenti del male e del destino
Dal circo un serpente in regalo,
poi in strada artigliata e sedotta;
e prigioniera in un lazzaretto,
e di nuovo prostituta di basso rango
Sei stata sempre dall’altra parte, Lulu
Facciamolo insieme l’ultimo cammino,
mano nella mano, come due amanti
Non è bastato cavalcare il serpente
Lo sapevamo entrambi
che non sarebbe stato sufficiente
Lasciamoci alle spalle questo posto,
nei secoli dei secoli, maledetto
Nei vicoli di Londra scorre il tuo sangue
e il mio fegato conta mille rughe, mille
Il Natale trova sempre il modo,
giusto o sbagliato,
di reincarnarsi contro, contro di te

IX Adesso sì (reprise)

Adesso sì,
tutti hanno una stupidità
e una verità
da scatenare sul mondo
per il proprio comodo

Adesso sì
New York così luminosa,
così tanto luminosa
non lo è stata mai
in un vortice di fiamme al neon

Adesso sì, sì
Estasi
L’ultima botta di estasi

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a La tua bugia sulle mie labbra scandalo di stelle

  1. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Queste sono moderne e nello stile e nei contenuti. Le più belle e più riuscite, a mio avviso, sono quelle per Lou Reed.

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