Vaselina, Brillantina, Champagne

Vaselina, Brillantina, Champagne

ANTOLOGIA VOL. 57

Iannozzi Giuseppe

Chet Baker

Isabella, Isa bella

alla mia cara Amica,
Isabella Difronzo

Un po’ di tempo fa
alla guida del mio vecchio scassone
ti ho incontrata sulla mia strada
Ero io un pugno in un occhio
scagliato sulla tua bellezza
Ancor oggi mi chiedo perché
mi desti quella carezza

Non immaginavi
che ti sarei rimasto addosso
Non conoscevo il tuo nome,
ma ti dissi subito bella
forzando la parte dello sciocco
Di me ridesti, del mio essere
un ragazzo con così poco in testa

Amica mia, cara bella mia,
lo scassone l’ho dato via
per prendere il bianco
su tempie e guance
Tu invece non sei cambiata
eccetto per quell’amore
che mi lega ancor più forte a te

In certi momenti

alla mia cara Amica,
Isabella Difronzo

In certi momenti sei capace di volare alto,
quasi tocchi il grido dell’aquila in cielo;
certe volte invece pensi che sei così giù
che non val la pena di guardare il sole.

Alti e bassi van giù con il whisky;
la stanchezza impazza
e le finestre aperte sembrano indicarti
che la soluzione è a portata di mano
se solo sapessi saltare,
se solo sapessi volare più in alto
della tua anima che ti schianta a terra.

Ma il tramonto è già bell’e fatto
e nuvole bianche corteggiano la Luna
e uno spicchio di Venere,
così ti spogli della giarrettiera
e sul cuscino abbandoni biondi cernecchi
per sognare chi domani verrà a salvarti.

Bionda anima

a Isabella Difronzo
che da anni sopporta e ama le mie stramberie

La bimba mia curiosa
mi fa ridere,
e una o due lacrime
piangere,
ma sempre dolce
come ieri, come oggi.

Se passano gli anni
non ditele che è così,
che la giostra
ha cambiato città;
che l’osteria di là
girato l’angolo
da un pezzo non c’è più.
No, non ditele
che al tramonto
il sole cala giù;
che poi s’accende la notte
e viene Barbablù;
e che anche il Conte del jazz
ha messo forte
un punto fermo sui tasti,
bianchi e neri.

No, non ditele niente,
non lo manderebbe giù.

Ditele la verità solamente,
che da sempre è bella;
che l’anima sua bionda
fra le stelle brinda e brilla
come sempre, come sempre…

Tanto bella

a Isabella Difronzo
che ancor mi è amica
e sempre è scimmietta curiosa

Isabella, tu che sei così bella,
che sei sì tanto bella, tu che ne sai
di questo fazzoletto di lacrime,
dei suoi profondi radicati guai
che non guariscono mai!

Dalle valli di gigli ai campi di grano
sempre il sole gioca sulla tua pelle,
lo san bene gli dèi tutti lassù
e le orfane creature del bosco quaggiù
Tu che ne sai! Tu sei tanto tanto bella,
te lo assicura lo specchio al mattino,
e mai ti manca d’Apollo il primo suo bacio

E forte l’eco ogni dì in lungo e in largo dichiara
che sei bella, tanto tanto tanto bella;
ma tu timida a capo chino rispondi soltanto
“Sono Isabella, Isabella… così mi chiamo”

Fragile

Faccio collezione di donne
Faccio vedere a tutte le mie farfalle
Faccio collezione di tacchi a spillo
Faccio calzare a tutte i miei sogni
Oh, lo so, che mi lascio alla morte

Più tenera di così è la fine?
Vado a vedere uno spogliarello
Prendo l’ombrello, piovono lacrime
Metto il cappello, c’è un sole che preme
Di questi tempi il tempo è così incerto!
Vado a spendere l’anima in un bordello
Porto con me un mazzo di tarocchi
Più tenero, più fragile di così
non mi sono sentito mai, proprio mai

Mamma mi saluta con un bacio
“Stai fuggendo un’altra volta, figlio mio”
Non ho il coraggio di dirle che è così
Questa sera ballerò con tutte fino alla fine
Mi farò mettere sotto i piedi, in ginocchio
Questa sera dirò a tutte le stesse frasi
Perché il mio cuore è deluso d’amore
Oh, lo so, che mi lascio alla morte
Più tenera, più fragile di così è la fine?

Vaselina, Brillantina, Champagne
E quel cuore e quella freccia sulla quercia
Soffia un vento caldo o piove a dirotto
Il tempo è pazzo di questi tempi,
un’erezione a metà prezzo, venuta su male!
Cammino tra queste nebbie di neon
Mi ubriaco di mille risate che mi giudicano
Mi stordisco e ingoio rabbia e vaselina
Vado a buttare gli ultimi spicci in champagne
Ho bisogno di spettinarmi il pelo sullo stomaco
Perché il mio cuore è a secco di frasi fatte
Oh, lo so, che mi lascio alla morte
Più tenera, più fragile di così è la fine?

Faccio collezione di sogni su sogni
Faccio vedere a tutte come cade un uomo
Faccio collezione di sorrisi su sorrisi
Faccio bere a tutte un po’ del mio dolore

Oh, lo so, che mi lascio alla morte

Più tenero, più fragile di così
non mi sono sentito mai, proprio mai

Oh, lo so, che mi lascio alla morte
Più tenera, più fragile di così è la notte?

Addio miei monti

Addio miei monti belli, addio
C’è la guerra che uccide dio

Amante mia

Avanti, avanti Amante mia
Getto la maschera di gesso
Da tempo s’è fatto il gioco
quello d’un delinquente,
pesante nonostante la leggerezza d’angelo
dell’anima tua che alla mia s’accosta
per insegnarmi del dì la luce fra cieli
che si perdono dall’Irlanda al Canada

Avanti, avanti Amante mia
Questo dì si è appena sposato
a un ricamo di bianche nuvole
che mi lasciano senza fiato
– che mi lasciano supporre
la profonda bellezza delle tua gamba
prigioniera d’una giarrettiera

Non ho soldi in tasca
e nemmeno illusioni da sbandierare
per farne grido di rivoluzione
tra i fischi dei treni giù in stazione
Batte però forte il cuore, e ho sogni,
sogni che nel tuo sguardo
mi nascono al mattino
e che mai muoiono
alla sera negl’occhi tuoi

Amante mia, sol ti chiedo
di non lasciarmi
Non tengo il coraggio
di restar fermo
tra gli arrivi e le partenze
in ginocchio pregando il cielo
che cambi in meglio la vita mia
Impossibile cambiarla
perché tutto quello,
tutto quello che di bello ho
l’ho da te imparato

Avanti, avanti Amante mia
In questo dì che si spande all’infinito
– una volta per tutte – asciuga le lacrime
e diglielo a quelli che di te si prendono gioco
che lui che t’ama non ti lascerà per un’altra
né oggi né domani
né quando l’eternità sarà su noi
Avanti, diglielo a quei brutti ceffi
– che le mutile loro arpe più non accordano –
che la musica dell’amore per sempre dura
quando un uomo e una donna
le loro mani legano

Avanti, Amante mia
Getto la maschera di gesso
Asciuga le lacrime e reggimi la mano
Non abbiamo bisogno d’altro che di noi
… che di noi

Pop Art!

Di getto via col tempo
Nel tempo minimo d’un momento
muoiano i poeti e gli amanti tutti;
senza fiori o vane corone
si seppelliscano presto
nel profondo più profondo
dove non è terra la terra:
troppi i danni da loro comandati
perché possano esser perdonati

Ascoltate, gente!
Per minima che sia,
in una polaroid bruciata
non date loro memoria
Ascoltate chi vi vuole
come vi vuole,
ascoltate chi non ha nome
ascoltate il consiglio…
domani poi
tutti dietro al bianco coniglio

Povero Andy
(lamento per Andy Warhol, parte seconda)

Ragazzi, Andy è andato!
Edizione straordinaria,
siamo all’ottavo giorno
Alla fine è successo,
è caduto l’imprevedibile

Ragazze, perché piangete?
Non servirà a portarlo
indietro, non servirà amarlo
Siamo all’ottavo giorno
e i giornali in fibrillazione

E’ accaduto, è caduto
E’ bastata una pallottola
E’ così il Successo, è così

Povero, povero Dandy!
Povero, povero Andy!

Tettine piccoline, belle
Povero, povero Dandy
Non le palperà mai più
con la firma imparruccata
né col sorriso

Ragazzi, Andy è andato!
Ragazze, perché piangete?
Siamo all’ottavo giorno
e non c’è davvero niente
di niente oltre l’imprevedibile

Un giorno davanti a tutti
gli hanno sparato in bocca,
in mezzo ai denti lucenti
(Ragazzi, Andy è andato!)

Gli hanno spaccato il sorriso,
perché loro non sopportano
il vivo successo
(Ragazze, Dandy è andato!)

E’ accaduto, è caduto
e non c’è niente oltre
E’ caduto, è accaduto
e non c’è niente oltre

A dio, Dandy Andy! (Ben detto!)
A dio, Dandy Andy! (Benedetto!)
A dio, Dandy Andy! (Maledetto!)

Povero, povero Dandy Andy!

Ieri, oggi

Ieri scrivevo tutto,
tutto quello
che mi passava per la testa
Ieri era ieri, oggi è oggi
Così va il mondo
Ed è così che oggi,
in questo giorno di sole,
ti mando a quel paese

E ti chiamo

Questa notte mi sentivo così solo
Ogni battito di cuore un affondare lento
Le stelle lontane e il cielo profondo
mentre stavo in aperta buia campagna,
cercando indarno di scacciar la paura
con la melodia d’una foglia al vento
Oh, voce delle mie tremanti labbra

E ti chiamo

Oh, voce delle mie tremanti labbra
Questa notte mi sentivo così a terra,
mi mancava l’allegra fuga dei tuoi baci

Tre frammenti

I.

Respiriamo nicotina,
un giorno di sole
e uno sottoterra
per svegliarci al mattino
nudi di fronte al riflesso
che è il nostro dio mortale
allo specchio

Voglia di bikini
d’un castello di sabbia
d’un’onda anomala
che porti via
i pensieri
e ne faccia dramma
o commedia: fa lo stesso
per me, per chi ci circonda
solo per passarci accanto
con disumana indifferenza

II.

Veniamo sempre uccisi
dentro al nostro respiro
dal nostro vuoto sguardo
perso nel nulla;
o veniamo condannati
a cent’anni di solitudine
per esserci detti diversi,
disubbidienti, contro le regole

III.

“All’Urbe” ci dissero,
“puntate su Roma”:
il ghetto è
nell’Urbe. E
ci maledissero

Ma un bacio
m’ha salvato
dalla neve
e dalla cenere:
era il tuo cuore
che faceva battere il mio
sepolto sotto ad altri cento
battiti arrestati

Sono così spiacente

Sono così spiacente…
sapere che il bianco t’invade la verginità
e la smaschera,
e che ogni cosa ha un sapore strano

Il cervello mi va in acqua a forza di schiaffi

Ma le tue labbra rosse e dolci di fragole
non le so dimenticare in un bicchiere di Barbera
e in uno di tiepide lacrime

Sono così spiacente…
sapere che l’amore è una cosa così che oggi c’è
e domani non è più lo stesso creduto… sofferto

Il cuore mi si spezza in due
sotto il suono delle cornamuse,
sotto il bronzo delle campane
quando il cielo si tinge di vespertino

Il mio corpo si piega sul tuo
Resto adagiato al cancello: un bianco fantasma
E il tuo leggero peso morto su di me
ricordando com’era bello fare all’amore
in un sussurro

Tendimi la mano

Se intorno ti guardi
e occhi amici non scorgi,
allora tendimi la mano
anche se non sai chi sono
Andremo lontano, lontano
prima che il mondo
s’accorga di noi,
della nostra follia d’amare
nonostante sia io giusto un’ombra
Andremo lontano, lontano
prima che il tempo
mi faccia tomba
sul fiore del tuo sorriso appena
sbocciato, appena nato
nonostante tu sia impossibile
da credere, per me troppo bella

Quale la differenza

Guarda questo mondo, poi guarda me
E dimmi quale la differenza, se c’è

Guarda, guarda com’è facile cadere
e rialzarsi sempre annegando lacrime
nella stessa pozza che ci ha visti
dentro al Tutto e al Niente

Guarda, guarda questo giorno
che non c’è, che non è
Eppure noi sediamo a un tavolino francese,
centelliniamo un succo amaro e uno dolce
dallo stesso bicchiere, dallo stesso amore

Guarda te, poi guarda me
E dimmi quale la differenza, se c’è

Sognatore

Sempre
ho dato a piene mani
moltiplicando pochi pani;
in cambio ho ricevuto
un mare di pesci in piena faccia.
Solo per amore mio ho deciso
di rimanere un sognatore,
quel che si dice
un disturbatore della quiete
pubblica,
restando fedele alla mia opinione
originale…
imprevedibile come l’alta
e la bassa marea.

Di illusioni viviamo

Di illusioni viviamo,
di confessioni ci facciamo
quando in vena o in rota
E allora
che il cielo piova l’azzurro
o il nero, o un vuoto immenso:
per noi, per noi che soli siamo,
nessuna significativa differenza
sapere che il Vivere continua
a dispetto degli affanni,
vivi o morti che siano
[in una svista

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Vaselina, Brillantina, Champagne

  1. Lady Nadia ha detto:

    Belle, molto. Come lo pettini il pelo sullo stomaco?🤣🤣🤣🤣🤣

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Queste hanno una impronta più classica seppur in una tradizione più d’oltreoceano che non mediterranea.
    In realtà nella poesia dico spettinarmi il pelo sullo stomaco. Ci sono un paio di versi volutamente un po’ sibillini.

    Vado a buttare gli ultimi spicci in champagne
    Ho bisogno di spettinarmi il pelo sullo stomaco

    Facendo la parafrasi, starei dicendo che “spendo gli ultimi soldi in champagne, perché ho bisogno di spettinare, di mettere in disordine il coraggio (il pelo sullo stomaco)”? perché “il mio cuore è a secco di frasi fatte”? E questo mio mettere in disordine è un modo di farmi coraggio o è altro, una forma di debolezza? Questa è una possibile lettura, che lascia spazio a tante domande. Sia che mi faccia coraggio, ancora di più, o che ceda alla debolezza, evidenzio subito dopo che mi lascio andare, che permetto alla fine di averla vinta.

    Grazie, Nadia

    P.S.: Il pelo sullo stomaco, che c’è l’ho, lo pettino con il pettine ovviamente. 😀 E’ brutto il pelo non pettinato. Non è colpa mia se sono villoso.

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