Sei stata la sola, la più importante

Sei stata la sola, la più importante

ANTOLOGIA VOL. 53

Iannozzi Giuseppe

Gabriel Dante Rossetti - Venus Verticordia

SEI STATA LA SOLA
(inedita)

Sei stata la sola,
la più importante
Ma scivola, scivola
fra le mani il niente
Il tuo sorriso, però,
non sono stato capace
di dartelo indietro
Il tuo sguardo, però,
l’ho fatto mio morendo,
sognando il tuo didietro

Ti piangerò così,
senza amarti più,
di spalle
Ti amerò così,
senza piangerti più,
di spalle

Ancora e ancora,
fino a quando avrò fato e fiato,
sempre cavalcando
il nostro orizzonte di tormento

Ancora e ancora,
fino a quando avrò memoria,
sempre disegnando le curve
del tuo didietro, cuscino
che giusto ieri mi faceva
felice e fesso, felice e fesso

SILENZIO DI PAURA

Nel Silenzio stillante
stava una goccia di sangue.
Ma non la Morte.

Silenzio di Paura
era non vivere,
non morire.

CAREZZA

In una prebenda
non ti accomodare
a fare all’amore:
ogni ricevuta carezza
la restituiresti
con accorta freddezza
per guadagnare
della notte il malaffare.

SUMMER RAIN

Nell’equilibrio precario del mio canto
tendo la mano, a te, Sconosciuto:
sogni il mio volto che non ti parla
E mi sconvolgi con occhi di blu
E mi allontani con carezza di vento

E mi avvicini, per un momento,
poi ti soffi via, al di là di tutto
Potrò mai insegnarti il dolore?

Il mare è calmo come non mai:
s’odono solo flutti sull’imbarcadero
dove io siedo mentre penso:
“Ora, il tuffo!”
Ma il cuore è in procella
E non capisco cosa siamo, in fondo, noi
E non capisco chi siamo, in fondo, noi

Il cielo s’accompagna al blu,
al mare, ai tuoi occhi e alle nuvole
che solcano l’orizzonte e l’infinito
Ho visto gli occhi tuoi di Sconosciuto
No, non li posso dimenticare
No, non lo posso fare

Ti lascio carezzare i miei capelli:
carezze di vento la tua generosità,
profondità di cielo e di mare
ma confusa, confusa come me,
illusa, illusa, illusa come me
Così lo capirai da te, Sconosciuto,
che non posso tuffare il mio sogno in te
oltre l’orizzonte che ti sa meglio di me,
che, col suo languore, ti affascina più di me

Ho una pioggia estiva che vuol piovere
Ho un sogno inespresso che vuol vivere
Ho un pugno di sabbia e la tentazione d’un tuffo
Ho te che non sei accanto a me
Potrò mai insegnarti il dolore?
Potrò mai dedicarti un po’ d’amore?
Ma non capisco cosa siamo, in fondo, noi
Ma non capisco chi siamo, in fondo, noi

C’è languore negli occhi tuoi infiniti
che si sposano all’orizzonte, al di là di tutto,
Che si tuffano nell’orizzonte, al di là di tutto
C’è il tuo profilo scalzo, come i miei piedi
che toccano dolcemente il pelo dell’acqua
C’è solitudine e la tua bocca che è nuvola
che carezza i miei capelli al vento
E tu, Sconosciuto, ti ostini a non capire
che stai giocando i giorni miei,
che stai annegando i sogni miei
No, non mi basta più sapere
che potresti regalarmi una pioggia estiva nel cuore,
che potresti regalarmi una pioggia estiva nel cuore

E mi avvicini, per un momento
Potrò mai insegnarti il dolore,
con una carezza che sia mia?

Sappi che,
che non potrò accontentarmi
fino in fondo
con questa pioggia estiva nel cuore
(Non capisco mai cosa siamo, in fondo, noi)

Sappi che,
che non potrò amarti più di così
se questa pioggia estiva non finirà
(Non capisco mai chi siamo, in fondo, noi)

LA PROMESSA

Grazie, hai mantenuta la promessa
Non ti sei fatta più vedere
Le stelle buie, il buco nero e quella roba
mi hanno tenuto compagnia fino alla fine

Grazie, i tuoi fiori hanno fatto scandalo
I serpenti hanno preso possesso delle donne
Il giovane prete ha quasi dato di matto
quando il casino ha scoperchiato la Visione
I morti così rigidi e le loro pene così vive

Nel deserto la tentazione, l’indiano e il peyote
E’ stato un peccato tornare e pensare al Figlio
Non c’è stato più un secondo di pace a L.A.
Il rumore dei tuoi passi lungo la tromba della scala
e quello del colpo di pistola

Queste persone così strane, così cieche
Chissà perché ti corteggiano senza posa

Grazie, hai mantenuta la promessa
Grazie, i tuoi fiori hanno fatto scandalo
Un funerale così alla moda, così alla moda

MAROSI E MOROSI

Ed ecco i marosi
che s’abbattono sulla spiaggia:
sputano schiuma
e un po’ di rabbia,
come infiammati morosi,
cercando gli occhi stranieri
di lei,
di lei che vive benedetta
nella luce di Apollo.
Tracciano scie,
quasi tracce a pelle
sulla grana della sabbia;
poi si ritirano
affondando impetuosità
nel mare e nella sua vastità.

Gitta la fanciulla un’occhiata
al mare e pensa: “Che fare!”
Ah, sottrarsi al richiamo
d’un bagno non le è possibile!
Eppure un pensiero la lega alla terra,
alla Notte di San Lorenzo,
ai desideri che forse saranno
espressi e compresi
prima che sia finito l’anno.
Poi garrula risata le incide sorriso,
e quasi di sé dimentica dona il viso
alla luce di Apollo.
Come Sirena apre la voce in canto,
e il piedino immerge
nel vanto del mare salso,
lasciando che i marosi,
timidi, un poco l’avvolgano.

“Tornerò!”, quasi grida,
mentre resiste l’apnea e la sfida.

E tornata che è a riva,
raccoglie una conchiglia:
ne ascolta la voce di diva
e s’immagina colta giunchiglia,
dalla terra strappata e amata
da un più reale moroso
che non quel maroso,
che la voleva metter alla prova
reggendola a fondo, in apnea,
con la sua impetuosità.

L’asciuga Apollo
ora che è distesa sulla sabbia,
ora che mira i confini della spiaggia.
Ma lei sogna la terra e un’ampolla
d’acqua dolce, un bacio e un Angelo.

ULTIMO GIORNO D’ESTATE

Vivi questo giorno come fosse l’ultimo:
lo sai che non sei alla sua altezza
Il vento nostalgia, avaro avanzo nelle tasche
E’ lei è troppo bella, troppo preziosa
perché possa riscaldarti le mani sul suo cuore,
sul suo seno di mattutina rugiada e sole d’estate

Vivi questo, il poco che hai e non hai
perché è l’ultimo giorno d’estate;
poi sarà sol più il riflesso del sole,
e l’inverno

1. Chiuse il quaderno. Non ebbe più nulla da rimpiangere. Gli rimase però il rimorso: il troppo inchiostro impiegato per scrivere pensieri. D’ora in poi avrebbe sol più pensato di scrivere e strappar via ragnatele dalla memoria per deporre origami sul suo corpo addormentato.

2. Faceva freddo: la neve era tanta e i piedi affondavano nella sua verginità. Il cielo grigio gli piaceva: era come la sua anima. Si sentì felice. Continuò a spiare i volti dei vecchi che correvano a nascondersi in chiesa. I soldi per un caffè caldo ce li aveva. Ringraziò il Cielo ma non Dio.

3. Odiava il padre, la lingua che menava la sua giovane schiena: non sapeva quante strie, ma tutte bruciavano. Troppo giovane perché non si ribellasse, perché non uccidesse il pomo d’Adamo che l’aveva originato in un inganno per dirlo al mondo “bastardo”.

4. “Ciao!”
“Come stai?”
“Come sempre.”
Silenzio.
“Bene o male?”
Sorrise il figlio alla vecchia madre, mentre ella attendeva risposta. Ma solo ottenne altro silenzio. Le doveva bastare, per sempre.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Sei stata la sola, la più importante

  1. Lady Nadia ha detto:

    Una struttura insolita. Geniale. Bellissime!

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Giusto un poco. 😉 E c’è una poesia inedita.

    Grazie, Nadia.

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  3. Lady Nadia ha detto:

    Silenzio di paura? La paura più grande era non vivere e non morire. 🔝

    Piace a 1 persona

  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Stare in un limbo che è ben peggiore dell’inferno, perché non vivi, non muori, non ami, non odi, però sei.

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