Vent’anni fa un coglione

Vent’anni fa un coglione

ANTOLOGIA VOL. 39

Iannozzi Giuseppe

Caravaggio - Giuditta e Oloferne

Vent’anni fa un coglione

Vent’anni fa un coglione
E sì, ci tornerei indietro
a fare quegli sbagli che poi,
a ben guardare, son gli stessi
di oggi – ma d’argento vestiti
Vent’anni
e sentir il mondo in mano
anche se, a ben guardare,
non è per niente vero
Le birre le reggevo però bene;
e la testa non sballava quasi mai
e le donne ridevano serie
quando il mio naso affondava
nelle generose loro scollature;
volava poi un ceffone o due,
e insieme a loro ridevo pure io
Già, vent’anni fa un coglione:
spiavo in ogni angolo di strada
e fra i filari d’uva mi perdevo
per raccogliere acidi rosari,
una bestemmia e un dolore
che avrei presto dimenticati
A ben guardare, quegli anni
lontani adesso li sento, ancor
uguali a un cerchio alla testa
che non se ne vuole andare!
Così credo che quegli anni
siano cambiati poco o niente,
forse solo il loro colore
agli occhi della gente però
che ancor m’incontra
e a tratti mi riconosce
o fa finta di niente
proprio come nei vent’anni

(da “Donne e parole” – 2a edizione)

Giorni di pioggia, di sole
(1ma versione)

Lui era zoppo ma lievemente
Lei era cieca ma dolcemente
S’incontrarono che pioveva forte
perché fosse il Sole anche per loro

E’ possibile che…E impossibile che…
Un passo avanti oltre il buio, ti aiuto io
Un lettera d’amore, la scrivo io per te
Sembrava facile resistere insieme in due,
far finta d’essere per un momento normali
E invece il mondo ci è ancora contro

Lui era, lei era, e il mondo sempre lo stesso
Si lasciarono facilmente, zoppicando alla cieca
in un giorno di sole che bruciava le pozzanghere
In un mondo di solitudine che non sbiadiva

Lui è zoppo ma dolcemente
Lei è cieca ma lievemente
Leggono soltanto le previsioni del tempo
e sospirano da due opposti capi del mondo
E la solitudine in giorni di pioggia e di sole

Bionda Valeria

Così tanto bella, dici che è banale
Sei troppo bella perché possa dormire
Sei troppo eterna perché possa morire

Bionda Valeria, travolgimi nel tuo miele
anche se è solo l’illusione d’un uomo che t’ama
Incatenami l’amore fra le tue braccia ambrate
e mortifica il mio orgoglio se ancora nel whisky affoga
E’ tutto quello che desidero ardentemente da te

Così tanto bella, dici che è banale
Così tanto biondo, dici che mi farà male
Sono pronto ad accettare il rischio d’amare

Bionda Valeria, non esitare, prendimi e straziami
Ti chiedo solo di prendermi coi miei difetti,
con le illusioni che ho di te, che ho di te, di te
Che ho nascosto in te per corpo e anima

Sei troppo tenera perché possa dormire stanotte
Valeria di malizia, non posso morire proprio ora
perché sei tutto quello che un innamorato ha

Soffio di Luce

Partii per un posto che fosse lontano
e a tutti sconosciuto,
perché mio desiderio era di non arrivare mai
Partii per essere eremita,
finalmente padrone del mio piccolo regno
Partii senza dire addio ad anima viva

La tua mano s’affaccia alla finestra
La tua risata inonda di polline i fiori
Le tue mani giocano ombre cinesi sul sole
I tuoi occhi sognano mondi inesplorati
E i tuoi capelli ribelli si aprono in ventagli
E i tuoi denti e le tue mani e il tuo seno,
e le tue gambe, e i tuoi bianchi piedini…
bianchi gabbiani e bianche bugie
tra canti di sirene e spruzzi di mare
Sta nascendo la Regina del Mare Oscuro
Sta nascendo la Regina del Corpo Oscuro

Partii per un posto che fosse meditazione
e invece sono qui in ginocchio da te
Partii per essere un inventato dio,
finalmente destino e capriccio in mio potere,
e invece sono qui a raccogliere la tua oscurità
Perché stai nascendo per essere Regina
Perché stai nascendo per essere Soffio di Luce

Oh, non ho detto addio a Inferno e Paradiso
Oh, ho commesso l’errore di credermi saggio
Oh, ho creduto d’essere migliore della morte

E sta già nascendo la Regina del Mare Oscuro
in un Soffio di Luce, in un Soffio di Luce
E sta già nascendo la Regina del Corpo Oscuro
in un Soffio di Luce, in un Soffio di Luce

Partii per non arrivare mai, per non riposare mai
Partii per restare accanto al mistero dell’incanto
che tu sei, fra canti di sirene e capriole di delfini
Perché stai nascendo per essere Regina
Perché stai nascendo per essere Soffio di Luce

Partii per non arrivare mai, per non riposare mai
Partii per restare accanto al mistero dell’incanto
che tu sei, fra bianchi gabbiani e bianche bugie
Stai nascendo, Regina del Mare Oscuro
Stai nascendo, Regina del Corpo Oscuro

E io sono qui a raccogliere la tua oscurità
in un Soffio di Luce, in un Soffio di Luce
E io sono qui destino e capriccio in tuo potere
in un Soffio di Luce, in un Soffio di Luce

Sta nascendo la Regina, stai per essere Regina
E io ombra di liberi gabbiani in volo per i tuoi occhi

Ossessione

Un corvo è il tuo mantello,
un martello il cervello
La lingua batte dove il dente duole

Batti e ribatti sull’incudine,
ma non ne verrai mai fuori
Non ne verrai mai fuori tutto intero
da questa ossessione, accetta la realtà

Continui a dirti che tutto s’aggiusterà
Continui a masticare dolori su dolori
Continua pure, continua pure
se credi che ti farà star meglio

Batti e ribatti duramente,
quando sarebbe facile la freddezza
Batti e ribatti fatalmente,
quando sarebbe normale la realtà
Se solo fossi meno egoista con te

E invece piangi paure come un corvo
E invece gridi dolori come un martello
E invece, e invece sei senza cervello

Così mai e poi mai fuori tutto d’un pezzo
da questa ossessione, accetta la pazzia

Come un assassino

Tutti ti mettevano all’erta, è facile fallire
Tutti ti davano carne di cane da sbranare
E i denti li affilasti sfidando la lama della rabbia
che t’avevano cacciato ben dentro al cuore
Per essere più forte d’ogni destino e sorriso,
diventasti adulto a tue spese, uomo tra gli uomini

Buon Gesù in te non ci credo più
Fosti tu il primo a lasciarmi quaggiù
armato solo di pietre e di taglienti peccati
Così non hai proprio motivo di lamentarti
se oggi mi muovo come uomo tra gli uomini
Così non hai proprio motivo di assomigliarmi
solo perché prego quando la mezzanotte scocca
e la notte è dei fantasmi e il giorno non è ancora fatto

C’è l’ombra d’un assassino sulla fragilità d’una puttana
E la luce morde le palpebre del morto in attesa d’una fossa
C’è ancora tanta carne di cane da far fuori a denti nudi
E Lolita ha iniziato a farsi la ceretta e Manson sogna feti

Tutti proclamavano la solita bugia,
Così facile dimenticare Abele, così facile
E le Suore di Carità ti riempivano la bocca di carne di cane
Imparasti a tue spese la difficoltà d’esser al di sopra, alto
Imparasti com’è facile strapparsi le ali senza spargere lacrime
Diventasti adulto a tue spese, uomo in un mondo di nani

Da tutti disprezzato per il labbro leporino e la faccia da ebreo,
l’anima l’affilasti al di là del bene e del male per non si sa bene cosa

C’è l’ombra d’un assassino sulla fragilità d’una puttana,
e la notte è appena al suo inizio e l’alba è un fantasma
C’è ancora tanta nuda carne da dar via al prezzo della vita,
perché Lolita ha deluso tutti con la sua smania d’esser donna
e Manson non c’è l’ha un grembo dove nascondere il coltello

Povero Diavolo in te non ci credo più
Fosti tu il primo a girare su questa terra
armato solo di vanità e di brucianti falò
Così non hai proprio motivo di lamentarti
se oggi mi muovo come uomo tra gli uomini
Così non hai proprio motivo di assomigliarmi
solo perché bestemmio quando si fa mezzogiorno
e le ombre scompaiono per sovrapporsi ai corpi

Ancora oggi tutti proclamavano la solita bugia
e le Suore di Carità pregano per un’infelice felicità
Ma tu, per essere più forte d’ogni destino e sorriso
Ma tu, per essere al di là del bene e del male,
continui ad affilare la tua anima di uomo
Come un assassino, per un cuore nuovo di zecca

Lasciati andare
(1ma versione)

Dammi la mano, andiamo lontano
dove terra e cielo si toccano con un dito
Dammi la vita, andremo lontano
dove paradiso e inferno giacciono insieme
Non ti leggerò il futuro,
ti dirò soltanto quel che so:
son morti fra i tarocchi gli angeli
e non ha più voluto che saperne
la Morte per l’eternità
Dio s’è fatto prigioniero sull’Olimpo
e gioca da mane a sera con Zeus
E i diavoli continuano a fare
pentole e coperchi ma male sempre
– son in ogni caso giusto dei poveri,
dei poveri di spirito
Così dammi ascolto, lasciati andare
e vieni via con me, anche se ho molto
poco da offrirti, la mia favola
e le sue pagine che prendono il volo

Questo azzardo di vita 
(Angelo)

Questo giro di carte
Questo giro d’amore
Questo azzardo di vita
Ho aspettato la tua mano
Ho raccolto il tuo sorriso
Ho puntato tutto su di te
Come un giocatore incallito
Come un matto senza speranze
Come un vincente a tutti i costi

Questa lacrima di Pierrot
Questo tappeto verde
Questo azzardo di paradiso
Ho asciugato il dolore
Ho dato via ogni cosa
Ho innamorato tutto su di te
Come un uomo sulla croce
Come un ladro di anime
Come un angelo sulla tua carne

Come un angelo sulla tua carne
Ho pianto tutto su di te, su di te

Sei venuta tu
(da “Fiore di Passione”)

Venuta tu
come promessa piovuta giù,
fra angeli e falsi dèi quaggiù;
il tuo nome già lo conoscevo io
ben prima della Luce,
delle dure leggi di Dio,
del Tempo sempre in corsa
verso i tradimenti del Caos

Venuta giù
perché dalla bocca tua di rosa
il dolce miele potessi suggere

Venuta tu
come disegnata speranza
in mezzo ai cerchi dell’acqua
da piatto sassolino sfiorata

Venuta tu, piovuta giù
come segreto sussurrato piano
che nessuno forse appieno sa

Stono l’autunno
(da “Fiore di Passione”)

Avevo voglia d’una musica triste
come foglia portata via dal vento
– dal tempo –
perché oggi c’è che amo solo te
che non sai quel che invece io so
fra i sorrisi spenti di tutta quella gente
che nella vita mai ha avuto niente,
un mendicante un poeta un Pierrot

E viene l’autunno, siede accanto a me
All’orecchio soffia piano un “Cosa c’è?”
Muto e niente, intono poi un canto
Mi dico stanco, ma c’è, sempre c’è
che in tanti hanno avuto meno di me,
nemmeno la fortuna di vivere una luna,
di veder l’autunno e i bruni suoi colori
Ed è così che, che ripeto a me
“Che c’è, cosa c’è che non c’è?”

Ed è così che, che ripeto a me
“Avevo voglia d’una canzone,
di parole solamente per quel che c’è
Per quel che in amore c’è e non c’è
fra un silenzio e l’infinito…
fra il già detto e quest’autunno di foglie
che suono e stono”

Esilio

Quando cerchi qualcuno
il silenzio risponde,
il solito a noi conosciuto
All’inizio i primi passi li muovevo
tra imbarazzo e stanchezza
Ero uguale a un idolo dimenticato

E tu, Amore, lo sapevi
che stavo sprecando me
nel Pozzo dell’Incoscienza
Tacesti per vergogna forse,
o in segno di lutto soltanto

Desiderio

Potrei annoiarvi
con la lunghezza dei miei passi,
o potrei uccidervi
fuori dalla mia vista
lasciandovi scoprire avanti a me

Ma stanchezza mi fa
il Desiderio

Me e Te

M’insegnasti ad amare
perché non avevi altro

T’insegnai a morire
perché non osavo altro

Serpenti

Ma tu così perfetta
E io così innamorato
Che ne potevo
se le nostre anime serpenti
sulla strada dell’inferno…

Oggi

non la morte ci spaventa,
solo la solitudine
che oggi ci accompagna
all’eterna tomba

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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