L’impronta sul letto dei nostri corpi

L’impronta sul letto dei nostri corpi

ANTOLOGIA VOL. 38

Iannozzi Giuseppe

Caravaggio - Ragazzo morso da ramarro

Io non amo (E tu non ami)

Mi piace la rugiada sui fiori al mattino,
amo guardare le tue lacrime
mentre fumo la prima sigaretta
Mi piace il rumore del fiume e la sua risata,
amo il sudore che scivola via sulla tua pelle
mentre ti fai la doccia
Amo il tuo corpo e l’anima che l’accompagna
Ma io non amo la frusta della tua lingua
Ma io non amo vederti chiudere la porta

Tu come la bianchezza del volo d’una colomba,
come il sacrificio delle vergini,
come una vestale sposata alla mia ombra,
per tutto questo ho preso la tua anima
Tu come l’audacia d’un’aquila sulla preda,
come la fierezza d’un’amazzone sola con se stessa,
come il desiderio di Maria Maddalena per Cristo,
per tutto questo ho preso il tuo corpo
Ma io non amo la frusta della tua lingua
Ma io non amo vederti chiudere la porta

E tu ridi e piangi e castighi
Poi fuggi via in un addio ma mai per sempre

E io non rido e non piango ma bestemmio
Poi sodomizzo l’impronta sul letto dei nostri corpi

Ma tu non ami la frusta del mio cuore
Ma tu non ami vedermi aprire la porta

Ci lasceremo liberi oltre noi stessi
quando non ci sarà più alcuna Stagione,
perché io non amo vederti chiudere la porta,
perché tu non ami vedermi aprire la porta

Ci cercheremo liberi oltre noi stessi
quando sarà finito il tormento dell’Eternità
perché io non amo la frusta della tua lingua,
perché tu non ami la frusta del mio cuore

Bang bang

Guarda come m’hai conciato
con i tuoi t’amo, non t’amo
Mi hai dato la scusa per i ferri corti
E alla fine sono finito alle corde
Logoro e sporco e sanguinante
ho negli occhi un cielo che è un dramma
Non ti preoccupare, non starò a raccontare

La canna della pistola ancora fumante
e il feretro è appena uscito dalla chiesa
sulla collina – quella dove andavamo noi
a fare all’amore, all’ombra dai guai

Ricordi? Il primo buco me lo curasti
con una spugna imbevuta di whisky
E’ una brutta situazione
Sputo l’anima a ogni passo
Guarda come m’hai conciato
con i tuoi t’amo, non t’amo
Potresti almeno dirmi quante ferite,
quante ne ho addosso
Lo sai che non guariranno mai

Ho ancora un proiettile in canna
Il feretro è lungo e nero, lo portano in quattro
fuori al sole che si nasconde fra nubi di pioggia
Ho ancora un bacio che non so
se ti darò per spingerti a conoscere
la verità

Sono solo uno che si lamenta
Meglio farla finita al più presto
e non pensarci più a com’eravamo

Sono solo uno che ha in canna
il nome delle donne
Mi perdonerai, bang bang

Promessa infranta

Tu, mio Cuore, mio Angelo, fiato
che respiro solo se ci sei,
senza di te mi manca la vita,
lo sai; tu, mio cuore, Angelo,
mio solo amore che soffi via
i sogni miei fra il verde dell’estate,
m’avevi promesso una promessa,
dicesti che l’avresti mantenuta,
e che finalmente avrei avuta
la tua mano nella mia
perché per sempre l’anello d’oro
ci legasse
Ma oggi che torno qui
ti trovo allegra più che mai,
dimentica di quel mio cuore
che senza condizioni ti donai
Oggi torno e ti chiedo allora
di mantenere la promessa:
perché bianco sia il nostro matrimonio,
perché di rossa passione sia
tutta la vita che io con te vorrei

Mio Amore, mio solo Angelo,
non lasciarmi qui,
da solo e allo sbando

Con voce di rasoio
(da “Fiore di Passione”)

Con voce di rasoio
all’orecchio ti sussurro: “Spogliati,
lasciami tornare a casa,
fammi tornare alla vita
o donami alla morte”

Con voce di baritono
t’invito a darmi a una musica proibita
Con mani nude e impacciate
ti prego di lasciarmi andare
o di donarmi a un tempo senza confini,
senza partenze o arrivi

Il mondo, questo girotondo infelice,
non credi anche tu
conti già fin troppi perché
senza alcun’ombra di risposta?
Questo gioco mio e tuo
non è forse abbastanza
per andare avanti?

Sboccia una Fontana di Trevi
in ogni città, in ogni parvenza di verità
fra macchine e fabbriche di rabbia
Possibile tu non avverta
come viene, come viene su,
limpida e pura, l’acqua?
Con delicatezza
in un lampo spoglia
alberi e fanciulle in fiore,
innocenti o quasi

Come un monaco tibetano
all’orecchio ti sussurro: “Spogliati,
lasciami tornare a casa,
fammi tornare alla vita
o donami alla morte”

Ho nel cuore il suono d’una campana
e in tasca un rasoio ben affilato
per prendermi cura di me,
dello spirito che albe e tramonti
allo stesso modo bacia

Come un uomo, come un bambino
ti porto il mio ordine bene in chiaro:
“Spogliati, spogliati per me,
senza vergogna spogliati
e mostrami la tua femminilità
senza arrivi o partenze”

Come uomo, come uomo
t’invito a tagliare
il cordone ombelicale
al poeta che non sono,
affinché possa venire in te

Illusione e prospettiva

Con le cispe negli occhi il mattino miriamo,
e con parole di gromma gravide poi parliamo.
A chi? A la nostra prole o al nostro specchio
che i vizi e gli effetti dei lor riflessi specchia.
Nella folla dei tanti a noi simili ci mescoliamo
fingendo d’uccidere il corpo dell’eterna nebbia.
E nell’egoismo nostro ci catturiamo; in ginocchio,
poi, preghiamo la prospettiva che di noi nutriamo
nell’illusione vana di stornare dalla pelle la sabbia
dei nostri padri. Ma grattarsi è eterna scabbia.

Alba e tramonto

Affonderai in me
il tuo sentimento
senza mai trovar
appagamento,
perché son io
luce confusa
fra Alba
e Tramonto.

Campo santo

In questo Campo riposa Poesia.
Ma tu non dirlo Ipotesi o Santo:
già son troppe corone di fiori
disposte a coprir grigi Epitaffi
che marciscono lezzoso Rifiuto.

Rumore

Quanto rumorosi posson essere
i sospiri e gli sbadigli, a te non è
dato di sapere. Io so però sbattere
bene le porte in faccia alla noia.

L’amore camminato

Il tempo, il tempo te lo dimostrerà…
l’amore camminato su lame di rose.
E noi, a piedi nudi,
davamo il meglio di noi:
il rosso.

Tempo

Tu aspetterai
un mio commento
che ti dica
dove oggi l’amore.

Io solo mi darò
– con calma –
al mio tempo
perché vita è.

Nuda verità

Tu vesti i tuoi vestiti,
io solo la mia nudità
perché così so amare.
Perché così è la verità
che tu vorresti odiare.

Stella

Sono
un intermedio,
una semplice stella
persa. Ma sempre in ballo
fra dio
e quel mondo
che ami respirare
e fischiettare
quando la luce del mattino.

Una goccia di mortalità

Mi dirai che,
che sono stato un angelo
e un diavolo incarnato
fra le tue gambe delicate.

Mi dirai che,
che sei stata fredda
perché di me sapevi
ogni virtù e sventura.

Ti dirò che,
che t’ho amata per conoscere
la fredda mortalità della carne.

Ti dirò che,
che sono stato su di te e in te
come una goccia di Chanel N.5

Infranto

Salvami da me stesso,
ma se bene mi vuoi
non salvarti mai
dall’infranto ricordo
che di me hai.
Che di me avrai.

Per i tuoi occhi

I tuoi occhi verdi
li asciugherei
dalle lacrime
che li invadono
fra le folte ciglia
e il colore loro
che così tanto amo
Poi accenderei
in punta di piedi
una sigaretta,
quasi avessi in mano
una pistola
pronta a dar corso
a una pioggia
di rosso fuoco

Rivoglio indietro il tuo sorriso

Rivoglio indietro il tuo sorriso;
anche se non sei mia,
mi fai comunque nel sangue gelosia
e di più ora che ti porti lontano
senza lasciarmi almeno il conforto
del tuo volto angelicato-indiavolato
M’hai preso, presto stregato
nel rosso di quei tuoi cernecchi
uguali a fiamme d’un inferno
che se la ride
Sei tormento che mi fa strage
nel cuore e più in fondo ancora
Sei la bambina crudele
che infiamma i pensieri miei sconci
e le preghiere sante per un mondo
migliore – a tua immagine!
Ma ora che mi lasci qui,
nel lamento della terra
che mi prende nell’algido suo grembo,
io muoio d’assenza, senza ricordo
fulgido del tuo volto sul mio
– per sempre destinato a non aver
nemmeno il nome sulla tomba

Sulla sponda ad aspettare

Scorre
ogni cosa:
rimaniamo
sulla sponda
ad aspettare
che l’ago
della bussola
risponda
al nord polare
o alla fortuna

Tutto scorre
follemente;
fra le mani
l’acqua
scivola via
velocemente
E sull’acqua
non sappiamo
camminare
Ci bagniamo
sotto la pioggia
però, sfidando
del cielo gli strali

Domani
saremo bagnati
in ogni caso

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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