Spogliati di tutti i pettegolezzi – con tre poesie inedite

Spogliati di tutti i pettegolezzi

ANTOLOGIA VOL. 24

Iannozzi Giuseppe

Valentine by Chatterly

Valentine è un Opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Che bel sorriso che c’hai
(inedita)

Che bel sorriso che c’hai,
che bel visino che fai
E io sempre qui a far la parte,
la solita che ben conosci,
quella del cretino con il sorriso,
del poeta che alla bell’e meglio
risuola scarpe
per i poveri di spirito
– semi sparsi per il mondo,
affidati al vento,
o forse solo prigionieri d’un canovaccio
che manco il gobbo ricorda bene

La tua bellezza
(inedita)

Non parlare
Taci
Ho le scarpe rotte,
e le stringhe in mano
e non sono un poeta;
ma il peggio è
che per tutto questo
non c’è un perché,
in ogni caso non uno
che si possa spiegare
con semplicità

Non parlare
Taci
Sono un randagio
E non mangio
da un sacco di tempo,
e dormo sempre poco
impegnato come sono
a guardarmi le spalle
nel cuore delle mie notti
senza mai un cane accanto

Non parlare,
fammi l’amore invece
Fammi vedere
la semplice bellezza
d’una donna nuda

Non calpestiamo i sogni
(inedita)

Non calpestiamo i sogni,
d’altro canto ognuno di noi
ha fragilità da coltivare

Non calpestiamo i sogni
Fuori, come sempre, piove
e non si vedono in cielo le stelle
Ma domani, forse, sul ciglio
della strada un fiore sboccerà

Sacrificio

Nell’amore avete confidato
e nella sua fossa siete caduti,
come tutti
Che c’è di nobile
in un simile perire?
forse la gloria del sacrificio
di chi per un amante ha tutto speso?
E ditemi, avrà mai qualcuno
memoria di chi foste voi?
Ditemi, se un anelito di sincerità
ancora resiste nella vita
che fredda si fa nella bocca ansimante,
così che possa scrivere sull’algido avello
epitaffio gentile che non sia uguale
ai già tanti milioni nell’oblio sepolti

Corvi del Destino

Miei corvi, nere ali senza riposo,
volate, volate sopra le nubi,
scagliatevi sulle nude carogne
– nei deserti e nelle città abbandonate –
e divoratene le putrescenti carni
E’ venuto il tempo che aspettavamo
in cima alla Torre di Babele
con bocche mute e impazienti
E’ venuto il Giudizio e non uno
troverà pietà o verità adesso
che l’oggi è senza un domani
per destino

Miei negri orrori, ridate la Ragione
alla pazzia del Re che vi ha nutrito

Quanti begli angeli,
quanti poveri diavoli

E’ che sempre hai
la testa fra le nuvole
Non pensi,
sogni solamente
a quanti begli angeli
ci sono in cielo lassù
E ci credi,
ci credi sul serio;
non può per te
esser diversamente

Non ci pensi
a quanti poveri diavoli
invece quaggiù
Eppur ci siamo,
il grano lo maciniamo
e nel sacco
la farina la cacciamo
Non nostra la colpa
se lungo la via
si vuol per noi la disgrazia,
così che
una volta al mercato
sol più un buco vuoto
e una bestemmia
abbiam da sbolognare
a chi peggio di noi

La nostra Cuba

Possiamo sempre fuggire insieme a Cuba
Questa politica di neri ingrati affaristi,
di genti con le mani in pasta non fa per noi:
meritiamo di meglio, un bel sole comunista,
la voce di Compay Segundo e la barba di Fidel
Sulla nuda spiaggia ogni mattina sarai in topless
mentre io stonerò sulla chitarra l’amor più crudo

Avanti, spogliati di tutti i pettegolezzi
Avanti, spogliati di tutti i pregiudizi
e vieni via, andiamocene lontano lontano
in un paese dove la vita è ancora naturale
e la povertà è ricchezza e sorrisi

Possiamo sempre fuggire insieme a Cuba
Sulla nuda spiaggia ogni mattina esporrai il culo
mentre io accarezzerò con lo sguardo le tue onde

Avanti, spogliati di tutti gli inutili gingilli,
delle emicranie e dei dolori quotidiani
Lasciamoci alle spalle i politici e i segaioli,
prendiamoci per mano e andiamo lontano lontano

Avanti, spogliati, spogliati per me
e io farò altrettanto per restarti
attaccato anima e cuore al culo

Papaveri rossi

Storia semplice,
due cuori una capanna
E quanti fiori, amor mio
Polline di papaveri
ci sbatte dritti in paradiso
Non credevi, e invece
Quando c’è l’amore
Quando c’è un prato fiorito
e il sole giallo sul rosso,
niente è come sembra, niente

Così bello, giallo rosso viola

Amor mio, amo tutto di te
La pazzia che è mia
e quella che ogni dì
a piccole dosi mi dai

Amo come non ho mai amato
Questi papaveri e il tuo nome
adagiato sul cuore mio peloso

Siam proprio noi
in mezzo ai papaveri commossi

Giovinezza

Giovinezza
ogni cosa ispira,
bellezza
e morte lampo

Uguale
alla collera di Dio
i passerotti
fa cadere
morti stecchiti
senza un perché

Bionda Mia Vampira

Bionda Mia Vampira,
dove ho sbagliato per meritare questo,
questo copioso infetto premio di sangue?
Ah, poter mordere
il tuo morbido lungo collo di cigno!
Dissetare l’alma mia morta e funesta
e che però nel corpo infuria e devasta
– e mai un momento
che non sia di spaziale tempesta

Così oscuri i giorni a venire!
Ogni rintocco di campane
è per me eterno maledire il vivere
che, nello spazio fra il crepuscolo vespertino
e quello mattutino, m’è dato e non m’è dato
Così questo mio cuore che pulsa…
che affamato non trova requie
neanche nel flusso del sangue…
Di porpora i fiumi, e mai vergine
la neve che al cambio di stagione
si scioglie per farsi illusione
e macabro ristagno

Possono forse i vivi intendere
qual tormento dilania la creatura
che sono? Se solo potessero immaginare
l’esilio che è mio, la loro piccola mente
nel più cieco orrore imputridirebbe
Non esiste qui uno soltanto che possa io amare
Non c’è un mio pari che possa pretendere
a me accanto

Bionda Mia Vampira,
a quali Numi ho fatto sgarro per meritare
questo premio? Non ricordo
quando son nato né la maledizione
– se ci fu! – che al Sole mi rese inviso

Bionda Mia Vampira,
di sangue l’alma, eppur così pallida
Così pallida!

In ginocchio per te

Hai ragione
M’hai fatto perdere il senno
Adesso voglio solo il tuo seno
Sto in piedi per miracolo,
ho perso le ali e il volo
Così candida, come la neve
Vergine forse!
E in grembo rechi
un buon sapore di fragole,
e sulle labbra il color del sole
che all’alba si sveglia
su verde valli, specchi di laghi
e più procellosi mari

Però non lo sai
che giovinezza è vanità
Dimentica, dimentica la verità!
Così giovane non puoi capire
cosa sia uno spirito
che più non crede in niente
tranne al tuo cuore arrossito
messo di fronte all’impertinenza mia
di chiederti sì presto in moglie

Malelingue

Son come i topi certe persone
che squittiscono all’alba felici
pria di rimetter l’alma
a quel Padreterno nudo e crudo
che, illeso, nei tersi cieli dimora,
scostante, nulla affatto interessato
a prestar orecchio alle lingue
che finiscono giù nel profondo
– nel cavo della bocca
dove l’ugola è già appendice,
fragilità
che putrefazione avrà per sé

Così le malelingue,
che quando il dì si fa sereno
fiato dabbasso tosto sciupano
credendo d’averla scampata
un’altra volta l’orrida morte,
ignorando
che proprio nelle ore di luce
il negro sudario ama soffocare
in silenzio chi troppo ha osato!

presto

presto, così presto, così presto
devono piombare a terra i cieli
e non sono ancora appassiti i fiori
e l’orologio fermo alla stazione
questo sciopero generale, questo sciopero
ha messo a soqquadro i miei passi
il bambino che sono stato non ha smesso
di tirare sassi sullo specchio d’acqua

così presto, così presto per lasciarsi
il tramonto alle spalle
il meglio deve ancora accadere
il peggio un’ipotesi
pronta a cadere dal calendario

se mi ami come dici non mollare adesso
che ogni cosa è coinvolta nel caos
l’ovest non è lontano dall’est, ci credi?
il muro del pianto e il muro di berlino,
la grande muraglia cinese e la torre eiffel,
la legge di gravità e la prima atomica
ma le rondini puntano per un dove
che non sia qui nell’immediato
e i gabbiani gareggiano con le nuvole
con la fortuna e le donne in mare

presto, presto, presto anche per il silenzio
se mi ami, se mi ami con quella forza che ami
è adesso il tempo di dimostrarlo

anche un simulacro tenta il volo d’una colomba
e sognano gli androidi pecore elettriche
c’è la crisi, nove orsi polari rischiano d’affogare
c’è la tragedia, le foche sotto i picconi muoiono
sul bianco del ghiaccio e dio non starnutisce più
da troppo tempo

presto, presto, così presto
per lasciarsi il tramonto alle spalle
così presto per fare dire baciare
così presto, così presto per questo caos
non è frutto del caso, no che non lo è
questo andare su e giù senza uno scopo
riesci a vedere l’ombra che si estende?
riesci a sentire la pioggia sulla pelle?

così presto, così presto, questo è!
muhammad ali non è sceso dal ring
quelli in ascensore bevono drink allungati
e decidono il destino
è così, è questo questo questo, così è
così duro non accettare questo stato di cose

presto, presto, troppo presto
per voltare le spalle
troppo presto per lasciare indietro
il tramonto, non trovi anche tu?

presto, presto, presto anche per il silenzio
se mi ami, se mi ami con quella forza che ami
è adesso il tempo di dimostrarlo

se mi ami, se mi ami con quella forza che ami
è adesso il tempo di dimostrarlo

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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