Lei non viene all’appuntamento

Lei non viene all’appuntamento

Iannozzi Giuseppe

ragazza a Milano

Alla stazione: il cielo si capovolgeva nello specchio degli occhiali da sole del giovane uomo. Ostentava un sorriso grande e finto quanto il paradiso, e, anche se nascosti, si intuiva bene che nei suoi occhi si disegnava l’inferno. Chi gettava una rapida occhiata addosso all’uomo non poteva non percepire in lui un senso di malessere, perché lui era proprio uno straniero e non un meneghino. E lo straniero continuava a sorridere uguale a un idiota dostoevskijano con delle rose rosse in mano, che stonavano come pugno in un occhio addosso al nero del suo completo, maltrattato dal lungo viaggio, dal nero del fumo delle rotaie, dal semplice puzzo d’un vagone passeggeri. Sorrideva ma sapeva che lei non sarebbe venuta: “E’ destino che non venga perché io lo so che non verrà”. Così pensava, mentre lo stordimento d’una folla esagitata, impegnata a sciamare fuori dalla stazione, lo urtava e lo spintonava. Cachinni ignoti si stampavano nella memoria del giovane uomo che, con non poca difficoltà, tagliava come poteva la folla per uscire all’aperto.

Fuori non era poi tanto diverso. Continuava a rimanere uno straniero, un sorriso inutile con gli occhiali da sole. Le rose erano quasi appassite, emanavano un vago sentore di marcio, ciononostante sui petali, chissà perché, resisteva un’aura romantica. Sospirò rassegnato. Accese una sigaretta e lasciò vagare il fumo intorno a sé, un fumo stranamente denso che si perdeva con lentezza assurda nella babele delle luci dei semafori, delle insegne illuminate dei negozi, nella cacofonia di quella città dannatamente veloce. Fermo sulle strisce pedonali, le macchine correvano veloci come proiettili: qualcuno avrebbe potuto pensare male, ma lo straniero non era uno di quelli che si buttano sotto alle auto in corsa solo perché la giornata, con molta probabilità, gli avrebbe detto male. L’istinto gli suggeriva che presto un mattone gli sarebbe caduto sulla testa, e così il suo sorriso si sarebbe finalmente seppellito. Attraversò la strada per raggiungere il luogo dell’appuntamento: tirava solo un alito di vento freddo, forse vento del Nord. La piazza era grande, e il Duomo di Milano era più che mai imperioso. Lui l’avrebbe riconosciuta fra mille se lei non avesse mancato all’appuntamento. Sotto ai piedi aveva sputato una pozzanghera di mozziconi, sigarette consumate, spente sotto il piede nervoso. Lasciò cadere a terra, in mezzo ai mozziconi, il mazzo di rose ormai frusto. L’aura romantica, che fino a quel momento aveva resistito sui petali delle rose, era andata a farsi fottere.
Il cielo aveva quasi del tutto spento il suo azzurro; e il sole s’era suicidato sulla linea dell’orizzonte, dietro a un sipario di nuvole minacciose e arroganti. Lo straniero pensava che forse era il caso di tornare sui propri passi, tornare indietro con una storia che non aveva vissuto. Tuttavia aveva impegnato un bel po’ di sé in quel viaggio, e di far ritorno a casa con lo stesso sorriso non aveva voglia né desiderio. Prese a vagolare lungo le strade. Avrebbe potuto rifugiarsi dentro a un caffè, sudare una conversazione improvvisata con qualche anonimo a lui simile, però non era da lui darsi via per inventarsi una vita in un bar dove ogni dettaglio che uno racconta è sempre imperfetto. Preferì allungare il passo, passare oltre gl’inviti nascosti nei caffè; preferì camminare da solo fino a raggiungere la stanchezza.

Seduto su un gradino, sporco, sudato, rideva di gusto perché aveva compreso che anche la delusione è vita. Se la stava proprio godendo! Una ragazza, una mezza punk, gli si parò davanti: chiedeva qualche spicciolo. Finì che le offrì una birra. Il giovane uomo rimase con lei un paio d’ore a cazzeggiare, a raccontarle storie normali accadute sul serio, e lei gli raccontò Milano.
Il sorriso s’era finalmente cancellato dalla faccia dello straniero. Simile a un vampiro, con gli occhi ancora nascosti dietro le lenti degli occhiali da sole, lasciandosi accarezzare dalle dita della notte, tornava adesso indietro, verso casa. Era felice, più che mai innamorato della vita perché l’aveva compresa.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Lei non viene all’appuntamento

  1. Lady Nadia ha detto:

    Mi ha commosso. Molto bello. In particolare ho apprezzato la staticità del personaggioin messo a confronto con i ritmi della città, e le sue rose. L’ho immaginato in piedi, fermo, mentre i fiori appassivano.
    Bello, Beppe.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Addirittura. Sarebbe la prima volta che un mio racconto ti commuove. ^_^ Questo no, non è di impronta omerica, ed è semi-autobiografico. Ogni tanto, solo ogni tanto, mi concedo di scrivere anche racconti così, leggeri. Il personaggio è statico perché mi rappresenta quand’ero più giovane, oramai tanto tempo fa. Però, nel corso degli anni, Milano non è cambiata, continua a essere una città molto frenetica. Ero al tempo un ragazzo, un illuso, un romantico. Oggi non più. Colpa della vecchiaia. 😉

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