Non fidarti mai di nessuno

Non fidarti mai di nessuno

ANTOLOGIA VOL. 17

Iannozzi Giuseppe

The Unfortunate Evolution of the Ego

A volte ruota tutto intorno a me

A volte ruota tutto intorno a me
Altre volte mi piego in due
come se dovessi morire da qui a un minuto
A volte tutto è fermo
che credo d’esser già morto
Altre ancora ho lacrime
che non scendono
e lacrime che scendono in silenzio
senza lasciare tracce sul volto
Capita spesso – tirami la gamba! –
che mi senta un Sansone mutilato dei capelli,
un povero cristo sulla via di Damasco,
la pietra scagliata da Davide contro Golia
Capita spesso
che non abbia né direzione né senso
Capita che il mondo non m’appartenga più
sulla retina dell’anima fattasi cieca

A volte vorrei poter dire la mia
senza dovermi guardare le spalle
e reggermi la pancia
Avrei davvero bisogno almeno una volta
di tirar giù un piagnisteo senza fine
per sfogarmi, per rendermi uguale
a tutti gli altri che una spalla ce l’hanno

E invece no
Io mi esilio nel cesso
cercando una rima
che non mi viene
per una poesia e una fortuna del cazzo
E non viene mai niente
Così mi sparo una sega
e non dico neanche amen, così sia!

A gentile richiesta di chi

Chi mi vuole a destra
Chi mi vorrebbe tutto a sinistra
Chi al centro per tirarmi calci in culo
Chi vorrebbe che non fossi mai nato

Questo muro di gomma non si sfascia mai
Non ce l’ho la faccia di tornare a casa a mani vuote?
C’è chi già pronto a farmi la mossa sotto il sole o no
C’è chi già ha in mano la mia parodia
Uno è il gatto, l’altro è la volpe, in mezzo il sedere di Dio
Ho sempre più paura che la lavatrice sia pilotata
Ho sempre più paura che l’universo vada a rotoli
– benissimo senza di me

A gentile richiesta faccio il jukebox
A gentile richiesta faccio il karaoke
A gentile richiesta faccio il kamikaze
A gentile richiesta faccio il portafortuna, l’oca e la puttana
A richiesta faccio karakiri e risorgo dopo tre giorni appena
A gentile richiesta tiro su un pandemonio
A richiesta tiro su una nuova torre di Babele di Lego
A richiesta butto giù tutti i Templi e Tangentopoli
A gentile richiesta mi metto nudo per il prossimo anno

Chi me lo vuole mettere in culo
Prego, ritirare il numero e mettersi in fila
Chi mi vuole senza faccia
Chi me la vorrebbe sfasciare la faccia
per scoprire che sotto non c’è niente,
nemmeno il sospetto d’un arcobaleno
Chi me lo vuole far capire quanto…
…quanto sarei a posto se solo cadessi dalla parte giusta

A gentile richiesta cado dove volete voi
Oggi a destra, domani a sinistra
Ma c’è chi sempre vorrebbe che mai fossi nato
E allora tutti a fare in culo, io resto dove sto

La testa fra le nuvole

Ieri avevo la testa fra le nuvole
Sono inciampato in un nichelino
e in un predicatore in televisione
Sono inciampato
e quasi ho sbattuto il muso
sulle tette d’una vecchia battona
strafatta di fede e di socialismo
Sono quasi caduto
nel gorgo d’un pazzo che invocava la grazia
non per sé, ma per un assassino vigliacco assai
che non ha imparato mai a penzolare dalla corda

Ieri avevo la testa fra le nuvole
Le ballerine giocavano a mosca cieca,
e Achab riponeva finalmente l’arpione

Ieri ero così bello e frivolo
Oggi uguale, solo un po’ stanco
della donna che mi sta accanto,
che vuole pisciare insieme a me
per sincerarsi se ce l’ho duro o no

Avrei voglia di tagliare la corda
Ma resto, resto per fregare il futuro
e mettergli le mani al collo
fino a che non avrà più un solo alito
di fortuna da sciupare
per tutti quelli che non sono io

L’Innominabile

E’ un uomo che fuma
Narici grosse e occhi piccoli
E’ un uomo che si fa la barba
a metà, sulle guance e basta
Parla, ha i giochi nelle mani
Grida l’eco
degli spifferi attraverso le porte
Non veste alla moda
Ha su stracci cinesi
e mani nere di grasso
e occhi rossi da diavolo
Sputa per terra, ma Cristo e Stalin
al collo pesanti più di trentatré
rami d’ulivo,
perché è un uomo che fuma
Perché è uno con la frusta biforcuta
Perché è un nome senza nome
L’Innominabile fuma
Con la mano si liscia la barba caprina

E’ uno dei tanti che fuma
E’ Innominabile uguale a tanti
Un po’ nero, un po’ rosso,
quel che si dice un piede in due staffe

E’ uno che fuma e tossisce
Tutti oramai lo sanno
quando si muove dal nascondiglio
per venire a lanciare sassi
fra gli sbadigli e il balsamo del basilico

Grida l’eco, violenze d’unità
E fuma, senza sosta fuma…

Spiritello un poco maligno

Son spiritello un poco maligno
Sogno quello che non c’è
e vedo quel che c’è!
Non sbaglio quasi mai,
ma poi mi metto nei guai

Son spiritello con un grammo di cervello,
ma quello che ho lo uso senza fallo
Qualche volta sì, vero è che m’inganno,
di rado accade però nell’arco dell’anno

E adesso che ti guardo un poco bene
ti scopro bambina, bionda e ingenua
quanto quei fiori di frale gioia
che in giardino arrossiscono,
che in un bacio si lasciano cogliere
sotto il sole a fargli l’occhiolino

E poi nevica e vien giù come Dio comanda
E se tu, bambina, mi farai una domanda,
per quel che so, ti risponderò,
e non lascerò che il tempo ti seppellisca
in una inascoltata preghiera

Senza titolo

O sbadiglio come i vecchietti
O m’incazzo come una bestia
Meglio sbadigliare, più salutare

Donne Pericolose

Quanto hai ragione!
Son pericolose le donne
Amorose, certo che sì,
ma sempre pronte a farti a pezzi
che tu sia pazzo o no

E alla fine pazzo lo diventi davvero:
se prima eri suppergiù normale,
dopo, di certo, non più
Tu pensa un poco a quel Gesù,
che i bei peccati della Maddalena
ancora se li sogna e si la pena;
ma i chiovi sulla croce lo tengono,
e i pianti a profusione di donne e puttane
sol servono a mal disporre
d’ogni romano d’attorno il core in petto

Manco il Padre lassù s’intenerisce un po’,
ha altro da fare; si coccola come può,
posa lo sguardo altrove,
forse distratto da un harem,
forse da altra visione

E intanto le donne d’oggi,
così moderne e belle, non sa di Saffo;
però… quanto son belle,
i loro baci son come le ciliegie,
uno tira l’altro

La canzone di Isabella

Quando da bambina me lo dissero,
non ci volevo credere
Gli anni via son volati fra un fiore
raccolto e un altro dimenticato
Così eccomi adesso a far bilanci
di quel che è stato, cercando di prevedere
il domani come sarà per me

Sono ancora la bambina di ieri
Me lo dicono in tanti
Non ho dimenticato come si sogna
Quando il buio viene a trovarmi,
mi nascondo sotto le coperte
e sogno un cavaliere che mi culli,
che scacci i mostri rintanati
là dove la mia anima non può vederli

Sono ancora la bambina di ieri
Credo che la vita sia il più bel miracolo
e che nessuno ha il diritto d’uccidere una farfalla
o un lombrico, perché creature d’un uguale Dio
Sono ancora la bambina di ieri
Sono ancora la bambina che conoscevi
Mi circondo di fiori profumati
Mi piange però il cuore a strapparli
dalla terra madre che li nutre

Dormo sotto il sole, sotto le fronde d’una pianta
e sogno nani folletti elfi e mille altre creature
In tutti questi anni non sono cambiata,
anche se vicino agli occhi è nata una piccola ruga
per colpa dei pianti e delle delusioni ricevute
Sono ancora quella ragazzina un po’ sciocca
che quando credeva di scorgere un mostro
cercava la tua mano per stringerla forte al petto

Come ieri sono ancora sola
Nella folla mi circondo in cerca di calore
Con gli occhi inseguo le corse dei birichini
che fanno dannare le mamme, con l’orecchio
m’inebrio delle loro innocenti felicità e crudeltà
Come ieri sono ancora sola
Mi confondo nel silenzio in cerca d’un sogno
che non ho ancora avuto il coraggio di sognare

Mi dicono che son bella
Non ci credo, mi fa però piacere sentirmelo dire
di tanto in tanto; mi dicono che sono curiosa,
curiosa più d’una scimmia, e non ne posso fare
a meno, sono ancora così bambina

Mi dicono che sono un’anima di Dio
Che non sarei capace di far del male
neanche a un alito di vento che mi sconvolge
i biondi capelli liberi d’ondeggiare
Mi dicono bella e buona, mi chiamano Bimba
E un po’ mi dispiace, e un po’ mi piace
E’ che non voglio crescere mai
se crescere significa imparare a dar la morte

E’ per questo che…
Che sono ancora la bambina di ieri
E’ per questo che…
Che sono ancora sola
Non ho smesso di sognare, non smetterò mai
A volte chiudo gli occhi davanti al brutto
Ammetto d’aver paura, ma guardo la realtà
In faccia la guardo la realtà e ne sogno una più bella

In faccia la guardo la realtà e ne sogno una più bella
Non smetterò mai di sognare finché avrò un cuore
capace d’ascoltare del mondo le risate e i lamenti
Ci saranno ancora giornate zoppe a mettermi i bastoni
fra le gambe, saprò affrontarle anche se ho paura
Ci sarà ancora chi vorrà farmi dispetto dicendomi debole:
lo affronterò a testa alta con un sorriso di sole

Sono Isabella, sono ancora la bambina
che conoscesti ieri e che cercava la tua mano
per stringerla forte forte al petto
Sono Isabella, sono ancora una bimba sola
che di tanto in tanto trema di paura e solitudine
Sono semplicemente Isabella che ama la vita
Non farmene una colpa se mi sei ancora amico

Fra me e te non c’è colpa se ancora mi ami
come quand’eravamo bambini e giocavamo
a diventare grandi, sempre più grandi
Io ho ancora tanti sogni, ho ancora tanti sogni
ed è per questo che sono Isabella
E’ per questo che sono Isabella che sogna
un domani migliore per tutti
E’ per questo che sono Isabella che sogna
un domani migliore per tutti

E’ per questo che sono Isabella che sogna
un domani migliore per tutti

Violini

Violini sbuffano fumo
tanta è la foga
con cui  gli uomini
ne suonano l’anima
fino a farne grido
inghiottito dall’infinito;
e fingendo innocenza,
Belzebù, con tutta calma,
suona il flauto,
entrando in città
seguito da topi e serpenti

Non fidarti mai

Non mi fido
Di nessun fiuto mi fido,
nemmeno del mio
Non rimetto fede nella mia ombra,
capace d’accoltellarmi alle spalle
e mettermi in ombra proprio quando
meno me lo aspetto
Ne ho conosciuta di gente
Farabutti e ficcanaso, vigliacchi e perdenti:
e tutti in pubblico si sono detti eroi per caso

Prova un po’ a darmi torto
se oggi non ho fiducia
Più d’uno avrebbe potuto trovare la scusa per lasciarmi
e più d’uno non aveva un serio motivo per tradirmi
Nessuno mi ha lasciato, ma quasi tutti mi hanno tradito
E’ proprio vero che non ci si può fidare degli amici
Dei nemici almeno sai che la faccia è quella;
e se poi si smentiscono con una buona azione
che proprio non t’aspettavi, tutto di guadagnato
Prova un po’ a darmi torto

I bus non si fermano mai alle fermate
e quando sì, all’ora sbagliata
Siamo tutti donne e amanti
Siamo tutti degli ignoranti

Prova un po’ a darmi torto
Siamo tutti donne e amanti
Tutti nel letto sbagliato al momento sbagliato:
erba gramigna che più la strappi e più cresce
Siamo tutti così, santi e peccatori

Siamo tutti nelle Pompe Funebri Nazionali
a strappare i denti d’oro ai morti
Siamo tutti pieni di cambiali e d’impegni
e di mutui da saldare, sempre non sapendo
come diavolo fare
Siamo tutti alla finestra a guardare l’erba
del vicino, per poi dirci al verde
a chiunque bussi alla nostra porta
Siamo tutti ladri e assassini, ruffiani e buffoni
Siamo la coda del maiale e quella dell’asino
Siamo l’errore più perfetto di quel tipo lì
che chiamiamo Dio

Prova un po’ a darmi torto
Ti avviso, oggi mi gira storto!

Chissà che fai e se mi pensi

Agnellino, quand’è che tornerai
a fare all’amore sotto le stelle;
a darmi calci negli stinchi
perché ti faccio un po’ di mano morta?

Agnellino, chissà che fai e se mi pensi
o se solo pensi a te, a quel bel reggiseno
che per Natale proprio io ti regalai…
E chi lo sa chi è che in questo momento
te lo starà sfilando, per vederti tutta,
tutta nuda per il suo solo piacere

Agnellino, possibile ti sia dimenticata
che ti ho amata più della primavera?
Possibile che l’amore tanto fragile!
Possibile che appena nato subito muore
nel vano tentativo di mettersi in piedi?

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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