QUESTIONE DI UN PAIO DI MINUTI

QUESTIONE DI UN PAIO DI MINUTI

Iannozzi Giuseppe

femme fatale
La licenza di investigatore privato gliela avevano ritirata da un po’. Aveva pestato i piedi a troppi piedipiatti e quelli, alla fine, gli avevano dato prima una bella ripassata, poi gli avevano detto che non avrebbe più lavorato. Gli avevano strappato la licenza e il ferro, mentre lui giaceva a terra dolorante. Dick, ovviamente, aveva continuato a lavorare, si era procurato un’altra pistola e della licenza se ne era infischiato.

Si guardò allo specchio e vide il volto di un vecchio, il suo.
Non ricordava da quanto tempo non si dava una sistemata, in ogni caso non sarebbe servito a niente andare in un centro estetico.
Sospirò, poi uscì dal bagno in mutande e subito andò a mettersi seduto dietro la scrivania dove giaceva un notebook spento.
Il posacenere traboccava di mozziconi di sigaretta.
Bussarono alla porta. Dick si alzò dalla sedia dietro la scrivania e andò ad aprire.
“Lei non chiede mai chi è?”, lo rimproverò una donna che non conosceva.
Dick si grattò la testa scarmigliata, poi replicò: “Quasi mai. La morte non bussa.”
La donna gli sorrise.
“Mi spiace, ma come vede sono in mutande, il posto fa davvero schifo, e l’unica sedia libera è la mia e non è affatto comoda, glielo assicuro”, si scusò Dick.
La sconosciuta non si scompose: “Sarà questione di un paio di minuti. Non c’è bisogno che mi metta comoda e che accavalli le gambe per il suo piacere.”
I coglioni cominciarono a prudergli, non era buon segno. Chiunque fosse, quella topa non doveva essere innocua, anche se il suo aspetto poteva forse suggerire che fosse una creatura delicata.
“Perché è venuta a cercare il vecchio Dick?”
“Lei è un investigatore privato, dico giusto?”
“Così dice l’insegna, ma non ho più la licenza. La cosa la infastidisce?”
La donna scosse il capo.
Dick osservò la donna, poi, senza troppa convinzione, provò a scucirle di bocca a quale nome rispondesse: “Lei chi è?”
“Non sono una sua ammiratrice”, si limitò a rispondergli lei.
“Nessuna donna è mai stata una mia ammiratrice”, dichiarò Dick.
“Si starà chiedendo perché sono venuta qui da lei, giusto? Non sono una sua cliente, poco ma sicuro”, puntualizzò lei.
Adesso i coglioni gli prudevano in maniera esagerata, il pericolo era difatti imminente, lo sentiva bene, e solo per questo si rivolse alla topa, che stava a un palmo dal suo naso, chiedendole di nuovo, e questa volta in tono perentorio, di presentarsi: “Lei chi è?”
“Glielo ho già detto, non sono una sua ammiratrice, non sono una sua cliente. Il mio nome lo può intuire”, gli rispose lei gelida, con una sicurezza diabolica.
Come un forsennato, Dick prese a grattarsi i gioielli di famiglia. Pensò che non aveva con sé il ferro e nemmeno ricordava dove lo avesse lasciato. Si fece pallido pallido e cominciò a sudare freddo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a QUESTIONE DI UN PAIO DI MINUTI

  1. Lady Nadia ha detto:

    Dick con la”c” o senza?😊
    Sai, bello il particolate dei gioielli, un tic spontaneo ancor prima di comprendere l’entità alla porta.
    Bello, mi ha fatto sorridere. Povero. Ma potrebbe scamparla?

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Mi pare lo abbia scritto sempre con la “c” Dick, che significa proprio “cazzo”. Non è mia la colpa se gli americani hanno anche dei nomi un po’ così e così. 🙂
    Quando c’è un pericolo, al mio investigatore prudono i gioielli, e quando il pericolo diventa forte il prurito diventa inesorabile. Temo non la scamperà, così un’altra volta impara a chiedere chi è, invece di avere così tante sicurezze, quello sbruffone. 😀

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