Volgendo lo sguardo all’Albero degli Impiccati

Volgendo lo sguardo all’Albero degli Impiccati

ANTOLOGIA VOL. 15

Iannozzi Giuseppe

angel

ESSENZA O ASSENZA

E tu agisci con rispetto
o sol ti guardi allo specchio?
E tu vivi per me
o preferisci darmi in pasto
alle fiere dantesche?
E tu, tu che sei giovane
e che tutto hai dalla tua,
quanto sei disposta
a perdere di te
per rimetterlo a te?

Sbocciano i giardini
tra la brina e un conato
e una violenza nascosta
Son di sangue rossi,
sono le radici impregnate
d’una vita
che è già stata tutta spesa

Mi chiedo
quanto tempo passerà
prima che si possa tornare
a sorridere come allora,
quando il cielo era blu
e i nostri occhi pieni d’essenza
invece che d’assenza
– di cateratte che non muoiono,
che prendono forme di grifi
e di geroglifici
più terribili di tutto l’amor negato

Mi chiedo
se mi piego all’impeto del vento
tra i rami spezzati
uguali a braccia amputate
– uguali a umani scheletri
senza più speranza
se non la solita, la Morte

CORPO ANIMA

Volevo
vedere
il corpo
nudo
vestito
soltanto
dei tuoi
occhi
per
capire
la tua
anima

IMPLACABILE LA TIRANNIA

resistiamo
sotto
le faville
del vulcano
come
necessaria
tentazione,
come
tenero
palloncino
pronto
a esplodere

perché si vive
d’implacabile
tirannia soltanto

I.

Oh brezza che t’adagi tra sogni e desideri
Oh pazzia che ti fai parola, promessa e canto,
piano batti il piede per cercar solidità di terra,
scrivi poi sul muro una poesia di freschezza
Oh brezza, dolce pazzia, su ogni cosa riposi

II.

Perché non vengo più a trovarti?
Ti spiego che ho chiuso tutte le porte
nel momento in cui hai preso
a sbattermi in aperta faccia le tue,
sperando che per te sanguinassi
come delfino arpionato a morte
Ti spiego che ho mantenuto in vita
il mio amor proprio e il profilo ebreo
senza più sperare per te un Golem
al tuo fianco o una stampella di pietà

SEMPRE CALIGOLA

Sempre silenzio c’è
attorno a me;
dicono sia io
il Poeta del Sangue
che non uno o una
risparmia
sotto l’impeto
della penna

Che ne sai tu
del silenzio
che confonde
e circonda Caligola?

Senatore il mio cavallo,
non ti dirò però
se zoppo o no

Troppa calce,
questo schifo ogni dì
devo cavalcare,
stando ben attento
a non cadere
o danno mi sarebbe
di morder presto
la polvere
al pari degl’inetti
che fan loro
il pensiero mio

Da vanesi invaso
rido e penso,
penso alla morte,
a quando lei verrà,
ma prima mi diano
gli Dèi il tempo
di far rotolar
un po’ di teste vuote

IO, CALIGOLA

Da me tutti, tutti
vogliono qualcosa
Tutti pretendono
o questo o quello
Sia Giuda che Bruto
vogliono

E un po’ tutti mi temono
E un po’ tutti mi amano,
per un momento soltanto,
per quel poco o quel tanto
che per loro potrei fare

Per forza di cose
come Caligola dovrò
di giorno in giorno
pensare di più a me stesso

Circondato da pessimi figuranti
non è davvero possibile fidarsi,
d’obbligo guardarsi le spalle
e l’occhio gettare
a destra e a manca,
la lama cacciando
nell’epa del primo
che mostri l’appestato segno
d’avercelo torbido l’occhio

Più non conto
le teste cadute
accanto
ai nobili miei piedi;
e però sempre
un certo ribrezzo
misto a disprezzo
suscitano nell’animo

Piovono forti le accuse,
tiranno e arrogante
Vero o no,
ognuno ha flatulenze,
leggere e pesanti,
da mandare in giro libere;
m’è però sufficiente uno sguardo
all’Albero degli Impiccati
per rifarmi il naso
con profumo di morte che vale

CHISSÀ

Chissà dove sei
Che fai
Come passi le giornate
Se qualcuno ti è accanto
Se soltanto l’assenza
e la sua fragile carezza

Chissà quante cose non so
e quante vorrei
poter chiedere e richiedere
Ma non risponderesti
Così sol mi resta
di metter a tacere la mente
Così sol mi resta
di tarpare le ali alla fantasia

ANGELO SENZA ALI

Tu mi lasceresti in balia
d’un angelo che ali non ha
Che caduto ancora non è
Ma tu mi lasceresti, sì
Ed è tutto quel che io so
Così son costretto
a perdonarti e a cercarti
oltre il sole
anche questa volta
Anche in questa dannata
estate che di finire
non ne vuol che sapere

GETSEMANI 

Piangi, e io prego,
prego la tua femminilità
perché non mi lasci
da solo quaggiù
Prego a mani giunte
cercando la tua bocca,
sfiorando quella lacrima
che piano piano scende
dagli occhi tuoi
e che non riesco a curare

Se piangi,
mi commuovo
come Gesù abbandonato
al vento e all’eco
del giardino di Getsemani
E si fa impotente la mia mano
cercando di stringerti,
di prenderti
nel mio piccolo universo

La mia preghiera per te
piange nelle tue lacrime,
con rabbia di vertigine

Amore bello,
non ti so curare
Ti so solo amare,
anche se è così difficile
da credere
adesso che sto per morire
per sempre, per sempre
nel riflesso dell’innocenza
degli occhi tuoi

MADRE

Sì, ti ho mentito
Perché ripescassi
queste parole
tra le tante
Perché tornassi
ad amarmi almeno
per un istante infinito
uguale a quella lacrima
che con inutile forza
si sforza di rimanere
sul pallido confine
dell’occhio mio

Ti ho mentito
sacrificando spada
e lancia nel petto
e nel ventre,
per vedere gli occhi
piangenti di chi ama
e speranza non ha
né in cielo né in terra

Sì, così vero,
ti ho mentito

Ti ho mentito
che l’Eternità sarebbe stata
per sempre
Ma non ti ho lasciata
nell’abominio di dio,
di quella sua sterile
lacrima perduta qui
tra le croci al cielo esposte,
affondate in un mare di sangue

Sì, così vero,
ti ho mentito

Ma in vita
non ho smesso
un solo istante
di darti tutto l’amore,
tutta l’umanità
che sapevo
nel caldo tuo abbraccio,
Madre, unica Donna mia

AMICI

Tra i silenzi dei passanti
e quelli dei pochi astanti
non passa quasi mai un abisso,
anche se l’occhio rimane fisso

là, in quel punto, dove par
sia apparso un volto amico;
sol sì è dal dominio all’oblio

ULTIMO DENTE

Chi vuoi
mi consoli!
Da mane
a sera
invano cerco
e ricerco
un amore
che abbia
occhi verdi
come i tuoi
Ma tu sei
più che unica
E se tu
non ci sei
io rimango
da solo
come
l’ultimo dente
nella bocca
d’un vecchio
buono solo
per la fossa

NON MORIRE

Non mi morire
fra le braccia
che a croce
tengo aperte
per un abbraccio
che sia di pace
e d’amore,
sacrificato
come il cuore
in solitudine
di nostro Gesù

Ti penserò
da qui
all’eternità
e di più
Accanto
a me ti terrò,
soltanto
per te vivrò

Vivrò sì,
solo
se lo vorrai

SEI TORNATA, SEI AMATA

Sei tornata
Sei amata
Sei qui
Mi sei mancata
infinitamente
Non ci speravo più
che tornassi,
così a ciel sereno
Non ci contavo più
che mi amassi
ancora come un tempo
Dio, sei tornata

Tentazione di cuore
e di mente
il tuo profilo
sulla mia pallida ombra

Reggimi la mano
Non scappare più
Non andare oltre
là dove non batte
il sole
Resta con me
questa notte
Non dire una parola
Non dire un niente
che sia un di più
Lascia soltanto
che le anime
si fondano in una

Sei tornata
Sei amata

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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