Gli amanti ti hanno amata e presto lasciata

Gli amanti ti hanno amata e presto lasciata

ANTOLOGIA VOL. 12

Iannozzi Giuseppe

e-fenech

Il sale della vita

L’errore ti potrebbe essere fatale
Non sai mai di chi poterti fidare
Il mondo è vasto, i passi son tanti
da fare, ma già a metà del cammino
incontri la negra epigrafe che segna
la linea del tuo tramonto

Per valli e per monti hai portato la voce
A tutti hai sempre detto
che ce l’avresti fatta da sola
Hai preso con te solo lo stretto necessario,
una bisaccia per il pane, un orcio per l’acqua
e la scarsella con poco sale dentro

Gli amanti ti hanno amata e presto lasciata
Non hai lasciato loro il tempo d’innamorarsi
Hai portato con te solo il poco necessario
Ti sei inginocchiata davanti alle chiese
e ti sei segnata per non attirare ostilità

E all’improvviso hai raggiunto la linea,
quella linea che ti ha costretta
ad arrestare il passo
Ti interroghi in cerca dell’errore fatale
Ma oramai sei davvero troppo stanca,
hai sol più voglia di riposare,
lasciando scorrere fra le dita
quel poco sale che ti ha tenuto compagnia
per tutta la vita

Per tutta la vita…

Mortali siamo

Mortali, fragili siamo
Di promesse e illusioni viviamo
Come buoi
senza cervello,
sperando di non essere abbattuti,
nel futuro noi confidiamo
quasi che l’Eternità non sia di Dio
una capricciosa esclusività
Schiavi di sogni e di altri vuoti quadri,
nello specchio l’occhio inchiodiamo
perché le orbite possano venire a nudo
e finalmente mostrarsi
per quel che sono:
d’una vuotezza infinita

Tutto è compiuto, ora!

Dentro agli occhi

Vedrai,
un giorno il cielo ti franerà
dentro agli occhi
e non vedrai altro che l’azzurro,
poi un blu profondo
che si farà nero per l’eternità
Vedrai abissi alieni che da eoni e eoni
gridano il silenzio rotto
soltanto da un sordo basso lamento
E allora sentirai i timpani esploderti
assieme all’anima
che non sa comprendere;
eppur davanti a te
avrai l’Universo intero creato
che in sette giorni agli uomini fu dato
Però non solo a loro, così il terrore
avrà ragione di te, di quel tuo desiderio
di voler credere e scoprire altri mondi

A te lascio

A te lascio
in eredità un bacio
da qui che è posto lontano
dove riposo da tempo
da sempre a sempre
con gli occhi chiusi sul buio
ma rumor di passi aperti
sopra di me
dove gente cammina
tra foglie svolazzanti
e autunni senza fine

Tutti i miei sogni

lasciando indietro
tutti i miei sogni
hai portato avanti
i tuoi baci in un blues
che ora m’appartiene

che non capisco

Mi dicesti di non baciarti

Mi dicesti di non baciarti
perché mi sarei affezionato
Perché la lontananza
con il tuo sapore in bocca
mi avrebbe dato tormento
ora caldo ora freddo

Mi dicesti tante altre cose
Ma io ricordo solo quel momento
che ci unì in un unico bacio

Nell’ombra del tuo bosco

Nell’ombra del tuo bosco
mi hai dato il primo bacio
– il primo vergine amore
E come Giuda sei andata via

L’hai baciata

La bocca mia sdentata
– non sbaglio –
tu l’hai baciata
E’ stato poi
che è sopravvenuto
il silenzio di noi

Non lascio baci

Non lascio baci
sui cuscini
Non li lascio
Cadaveri;
se poi spogliati
sarebbero
di me il peggio

Così i nostri baci

Come l’erba
che nei prati cresce
così i nostri baci
a primavera
Con l’autunno
si son spenti nel bruno
del secco fogliame
Poi la prima neve
per sempre li ha sepolti

Un cuore solo

Tu hai tanti problemi
e io un cuore solo
Ma di questa normale
mia malattia
te ne dovrai innamorare
o farne presto a meno

Hai tanti baci
da donare
e non lo sai
chi t’ama e chi no

Preghiera del soldato

Il sangue e le ossa la paura mi gela
Anche oggi cento volte muore un soldato
e non sa perché né dove casa sua è
Piccolo al mondo mi fa l’impotenza:
quante croci nel silenzio – quante! –
e non ce la faccio io a contarle tutte

Gracchia la pioggia assieme al vento
che sul comignolo del convento passa
fino a spingersi dentro alle finestre
di questa mia casa senza serrature
Cerco una qualche forma di santità,
e cerco la verità del popolo
Cerco gli occhi degli affamati
– per necessità di soldato
appartengo a loro con cuore quasi di pietra
e con anima leggera di nuvole di sogni

Spesso m’arresta il terrore il cuore in petto
Sufficiente è un momento per morire,
un capriccio del destino, una pallottola
che il verso fa al vento, al vento, al vento
Così poco basta per spezzare la sincerità
d’una vita appesa alla speranza
d’un domani non perfetto ma migliore

E cerco te, in un fiato sempre cerco te
per sentire un attimo di calore ancora
Per sentire la vita mia che fugge via
fra le tue dita bagnate di lacrime di sangue

Col primo raggio di sole gli occhi miei
non li dimenticare tu, o mio Gesù
L’amor tuo ancora non lo so
ma presto lo incontrerò, lo so
Lo incontrerò in quell’infinita preghiera
che m’insegnò mia madre da bambino
adesso che smetto d’esser soldato
per tornare a esser uomo, come te

Senza un perché

L’Amore si dà
senza un perché
Si dà e basta,
e non per un ritorno
una grazia una pena
o per chissà quale altro dono
L’amore si dà per donarlo
senza nulla pretendere
in cambio
L’Amore
perfetto nell’ingiustizia
che ogni dì par esso dimostrare
a chi il cuore l’ha chiuso

Passerotto

Sei tu leggera leggera,
un passerotto
che un soffio di vento
potrebbe abbattere
in meno d’un niente;
al sole punti lo sguardo
anche quando tenta d’accecar
gli occhi tuoi innocenti,
ma in alto resisti testarda
le ali sbattendo forte,
forte e sempre più forte
ché il desiderio tuo è uno
e uno soltanto, d’arrivar
lassù oltre le nubi scure
e guardar in faccia Dio
e porgergli così
la piumata tua carezza
per infine tornar giù
pian pianino, atterrando
su fragile ramo di fiori
già tutti in boccio.

Nel quadro il sogno

Nel quadro il sogno riposava
nell’agitata tormenta disegnata;
d’un tratto poi s’è riversato
in me il procelloso soggetto;
fu così che il disastro in lungo
e in largo sparse le sue acque,
annegandomi casa e anima.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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