Un breve estratto dal nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe – in uscita per Edizioni Il Foglio

Un breve estratto dal nuovo romanzo in uscita

Edizioni Il Foglio

Iannozzi Giuseppe

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

Hermann Hesse

[…] Finito che ebbe di leggere, Hermann lasciò cadere la stilografica sui fogli appena vergati. Di certo non era il suo racconto migliore, però ogni parola gli pareva rilucesse d’una spiritualità che nel mondo si era persa da tempo.
Si alzò dallo scrittoio, accusando subito una forte stanchezza. Intuiva che presto il suo spirito sarebbe volato alto. Non glielo avevano detto che era vicina la fine, però lui lo sapeva lo stesso. Trasfusioni di sangue e iniezioni gli avevano forse allungato un po’ l’esistenza, e, a conti fatti, non era stata brutta la sua vita.
Sospirò.
«Diventare un uomo è un’arte», ricordò a sé stesso con un filo di voce, facendo sua, ancora una volta, la lezione di Novalis. Da giovane aveva scritto al padre che se non poteva amarlo che almeno gli prestasse i soldi per acquistare una pistola. Aveva pensato di suicidarsi e l’aveva pensato sul serio, e forse si sarebbe dato la morte se… Eugenie, la ragazza di cui si era innamorato scrivendole poesie su poesie, l’aveva rifiutato, e lui, troppo sensibile, aveva subito pensato che per lui la vita non avesse più alcun valore. Senza giri di parole, la bella Eugenie gli aveva spiegato che il suo era un amore folle e impossibile.
Una vertigine colse all’improvviso il vecchio lupo della steppa e quasi rischiò di farlo rovinare a terra. […]

[…] «È per questo che hai smesso di scrivere.»
«Me l’hai già chiesto. Troppi Salinger, Pynchon, Fiztgerald… Troppi incidenti. Ero stanco di loro e di me. Questo lo puoi capire.»
«Sì, però è che non mi piace…»
«Io ti piaccio? Se sì, allora tutto il resto ha poca importanza.»
Lei annuì con la testa e si rifugiò fra il petto di lui, solido come marmo, nonostante Ernest si dicesse vecchio.
«Quella cosa dell’elettroshock…»
«Sono stato ricoverato in una clinica del Minnesota. Disturbi nervosi che i medici tentarono di curare con l’elettroshock. Poi una perdita di memoria…» Arrestò la voce in una pausa d’effetto, studiata, e continuò: «All’alba del 2 luglio 1961, di domenica, di buon’ora, mi alzo e imbraccio il fucile a canna doppia, vado nell’anticamera sul davanti di quella che era la mia casa, e appoggio la doppia canna alla fronte. E sparo». Un’altra pausa d’effetto, poi riprese a parlare, allucinato: «Ma prima, quell’incidente, quando io e mia moglie eravamo in viaggio per Entebbe… A Nairobi, all’ospedale… perdita della vista all’occhio sinistro, perdita dell’udito all’orecchio sinistro, ustioni di primo grado alla faccia e alla testa, distorsione del braccio destro, della spalla e della gamba sinistra, una vertebra schiacciata, danni a fegato, milza e reni. E chissà quant’altro ancora. Ero a pezzi. E dopo non sapevo più scrivere, colpa dei disturbi nervosi. È ancora tutto molto confuso in me. Colpa di quella dannata perdita, la memoria. Sono poi venuti fuori i finti Salinger e Fitzgerald, tutte quelle checche pronte a piangersi addosso. Non ne potevo più né di loro né di me».
Mary rimase in silenzio ad ascoltare l’uomo, tenendo il volto piangente sul suo petto.
«Mia moglie si chiamava come te.»
Mary continuò a rimanere in silenzio. Poi, con voce pigolante, solo disse: «Sì, lo so, Ernest». […]

[…] Da tempo, da troppo tempo il buio lo aveva investito e vestito. In lui non c’era più una sola minima crepa attraverso la quale potesse filtrare una lama di luce. Ricordava alla perfezione la lezione del Maestro: «C’è una crepa in ogni cosa che può mettere insieme oggetti fisici, oggetti materiali, costruzioni di qualsiasi tipo. Ma è proprio lì che la luce entra e permette la resurrezione, è lì che nasce il confronto con le cose che si rompono e il pentimento» (26). Giacobbe, semplicemente, non poteva pentirsi perché non aveva nulla di cui pentirsi, aveva solo rimpianti per una vita che non aveva speso e che lo aveva portato a vivere cinquantacinque anni di negra solitudine.
«Non ho nulla di cui pentirmi, proprio nulla. Sono forse io l’artefice della mia solitudine? Se lo sono, lo sono solo in parte, perché di più, molto di più hanno fatto gli altri per allontanarmi da…» Non completò la frase, convinto che tanto non sarebbe servito a niente. Non c’era nessuno, davvero nessuno che lo ascoltasse. A dirla tutta, si era venuto a noia da solo. I libri non gli facevano più gola: ne aveva letti tanti, si era consumato la vista e l’anima per scoprire che nessun scrittore dice la verità che non esiste nessuna verità da scoprire. Neanche scrivere gli dava più soddisfazione: scriveva sol più articoli banali e schifosi per racimolare un po’ di quattrini che gli permettessero di non crepare di fame. […]

26. Leonard Cohen spiega il significato di alcuni suoi versi contenuti nel testo Anthem: «Ring the bells that still can ring/ Forget your perfect offering/ There is a crack in everything/ That’s how the light gets in».

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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4 risposte a Un breve estratto dal nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe – in uscita per Edizioni Il Foglio

  1. Lady Nadia ha detto:

    Sarà un successo. Ne sono certa. E ne scriverai altri 200, di romanzi.
    In bocca al lupo. Io aspetto lo spettacolo che arriverà. Spero almeno nella seconda fila.😉

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Diciamo così: Io speriamo che me la cavo.
    Non credo, non credo proprio che scriverò altri romanzi, e comunque non nell’immediato e non così tanti. Non intendo passare la vita seduto a scrivere come uno scriba. Crepi il lupo, e per buona misura pure Cappuccetto Rosso. 😉

    Quale secondo spettacolo? Sempre in prima fila, credici. 😉

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  3. Lady Nadia ha detto:

    Ci credo. Non hai letto bene. Ciao.

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Spiegati, Nadia. Non ti mangio, giuro. 😀
    Quello che ho capito io è che speri di poter pubblicare anche tu prima o poi, non è così?

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