Non è più il tempo degli amori impossibili

Non è più il tempo degli amori impossibili

ANTOLOGIA VOL. 11

Iannozzi Giuseppe

girl

SETTE GIORNI

Non è più il tempo dei giochi,
degli amori impossibili e tanto belli
Tutto è finito, tutto, amica mia

Le strade vuote
Ma tu dici che ci corrono angeli e demoni
Io so soltanto che la canna della 45 fuma
Te ne sarai resa conto,
ho la bocca impastata di cordite
Non è bastata la tua saliva a sciogliermi
quel nodo in gola che preme

Non è più il tempo di ridere
Non è più il tempo di piangere
Abbiamo visto molto al tramonto
E siamo rimasti indifferenti,
legandoci le mani
quasi sperassimo ancora di salvarci

Le strade spazzate dal vento e basta
Abbiamo sparato a ogni bersaglio
Nessuno è rimasto in piedi
I corpi ammucchiati l’uno sull’altro,
nudi fanno quasi tenerezza
Abbiamo visto il tramonto tinto di pallore
Lo abbiamo visto tingersi di oscene nudità
e dopo tanta morte non è spuntata la verità
E dopo tante pallottole non è nato un amore

Amica mia, non è più il tempo di…
Hai delle gran belle gambe, sì
Non lo nego, abbiamo fatto del nostro meglio
Era scritto nell’occhio cieco di dio
che dovessimo cadere in ginocchio all’alba

Amica mia, è il tempo di darmi la tempia
Amica mia, è il tempo di scrivere la Fine
Sarò di nuovo completamente solo
come all’inizio di tutto, come all’inizio di tutto

Sarò di nuovo completamente solo
come all’inizio di tutto, come all’inizio di tutto
Sei giorni per creare ogni cosa e uno per morire

E uno per morire di cecità

Un giorno

Chi è quel bimbo
addormentato?
E’ la speranza che domani
un mondo nuovo sorgerà
dalle bianche mute pagine
ancora tutte da scrivere

Tu cerchi altrove

Tu cerchi altrove
l’amore
ma non sai
che ti è accanto
Esso riposa
nell’impronta calda
che tu hai lasciato
sul bianco del letto
– fra lenzuola e cuscini
profumati
dei tuoi mai confessati
desideri

Polvere di stelle

Nell’orgoglio viviamo
e in esso moriamo
Nude foglie
al vento strappate
da carezze di violenze
Louis incontra Duke
per il Grande Summit
Chissà se hai
coscienza
– conoscenza
Si vive anche senza
una vita
e una lingua di piercing
Ma il primo uomo sulla Luna
allunò e fu lui, Armstrong,
a lasciare l’impronta
che oggi ti fa paura

…credo
che questo paese
debba impegnarsi
a realizzare l’obiettivo,
prima
che finisca questo decennio,
di far atterrare
un uomo sulla Luna
e farlo tornare sano e salvo
sulla Terra…

Kennedy
era bello
– di larghe vedute
E tu,
quanta polvere di stelle
hai nelle scarpe?

Null’altro la commuoveva

Questa bimba
io l’ho persa
Aveva occhi belli lucenti,
e bolle di sapone in testa,
sempre a sognare
questo e quest’altro
quasi che l’azzurro del cielo
fosse la sua esclusiva
dimensione

Lunghi i capelli li portava
perché scendessero
a cascata
lungo l’agile schiena
fino a toccarle il sedere a cuore
La ricordo
che recitava tenerezze
con la puzza sotto il naso,
sempre sul chi va là
Era chiaro
che aveva ricevuto offesa
E non ne parlava
con chicchessia
Solo una lacrima
a metà piangeva
quando la si accompagnava
a vedere
un film di Kubrick
Null’altro la commuoveva

Null’altro
le dava la spinta
per una pacata carezza
al vento, o a nessuno
in particolare

Null’altro la commuoveva
Null’altro

Questa bimba
io l’ho persa
cercando indarno
di trovare il centro
del suo universo

Da lassù a quaggiù

Da lassù
qualcuno – che c’è
forse che sì, forse che no –
mi ha comandato
“mani in alto,
mani dietro la schiena”
Era dunque già tutto previsto
Raccogli il bagaglio
prima che l’Uomo Nero
ci metta dentro il suo sogno
Non esitare
proprio adesso
che l’eclissi di luna è al culmine

Da lassù
qualcuno ha detto
che non c’è più tempo
da perdere
con la testa fra le nuvole
Io dico che rimango qui,
al mio posto
fra deserto e realtà
Prima o poi
gli idoli cadranno
uno a uno,
quel giorno voglio esserci
per avere il mio souvenir

Hai mai visto
la tragedia in diretta?
Giù al Cine
danno un film d’amore,
ma sono già stanco
da un po’, così credo
che userò le mani
a modo mio

Da lassù
a quaggiù
la differenza la fai tu
Se non ci credi
prendi la mia mano,
in qualche modo voleremo
e cadranno gli idoli
ai noi nostri piedi

Ero ieri

Ero ieri più bravo di oggi
che non assumo la posizione del Loto
Ero ieri un collasso di poesia vuoto
Dicevo ma quel che dicevo lo tacevo
Ero santo diavolo perfetto
nascosto in un angolo d’uno specchio

Avevo ieri occhio lungo
e l’ago trovavo nel pagliaio,
sparavo poi alla cieca,
disegnando rose di sangue
sul petto delle amate

Ero ieri amante non scontato

Se non ora, quando?

Se non ora, quando?
Non uno in bocca
mastica risposta certa;
e però si sa che prima o poi
un giorno ci si sveglierà
avvolti in un silenzio assoluto
proprio come, per tanto tempo
e con sussurri fra le labbra,
abbiamo pregato.

Cigno

Che ne hai fatto
delle lettere che ti scrivevo?
Coriandoli per un pulcinella
Danè per gli usurai

Che ne hai fatto
del mio amore tenero e ingenuo?
Un lago di sangue
Un cigno strozzato dal suo canto

Che hai fatto,
che hai fatto alla bianca verginità
ch’era disposta sul tuo dolce seno?
Un nudo che ogni diavolo vede e morde

Però il povero rimango soltanto io,
io che ti adoravo più d’ogni dio

Per cieli e per mari

i cieli alti
non li tocchi con un dito
ma a guardarli ti cavi gli occhi
i mari profondi
così salati, ne basta un sorso
per farti vomitar l’anima

e tu, tu mi dici che è facile
che oggi o domani t’incontri
e poi dirti così su due piedi
piuma al vento
o bottiglia alle correnti affidata
ma il tempo tutto porta
in altro tempo
rovesciando e sconvolgendo

non v’è certezza se non una
che a tacer mette dell’alma la poesia
la pazzia
forse perché vera tempesta
la sola per una vita intera desiderata
sospirata sognando immersi nella quiete
di secolari querce dalla primavera prese

Un angelo non mi ha salvato

Un angelo non mi ha salvato,
non ha salvato la mia vita
portandosi a me in forma di donna
o di altra divina creatura;
non si è a me presentato
con ali d’oro e spada di luce,
né ha mai manifestato
alcun interesse per la mia sorte
Nessun angelo è mai sorto
dal Nulla per indicarmi
quella pienezza che dicono ci sia
nella vita

Nessuno ha carezzato mai
la mia testa con una piuma
o con uno schiaffo, pesando
la mia morale sulla sua bilancia;
e per quel che vale
non ho barato menando
del diavolo la coda; a chi poi
mi ha detto poeta ho detto la verità,
“lavoro l’ottavo giorno della settimana
e non ho portato a termine niente mai”

Non ho sofferto per storie finite male,
per amori durati un’eternità o un giorno,
o forse tutto ho dimenticato

Un angelo non ha salvato la mia vita,
ancora calco la terra
sfidando ogni dì il limite di velocità

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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