Carlo Albè – Intervista all’Autore di «È tutto loro quello che luccica» – introduzione di Iannozzi Giuseppe e booktrailer

È TUTTO LORO QUELLO CHE LUCCICA

Carlo Albè – Intervista all’Autore

di Iannozzi Giuseppe

Carlo Albè

1. «È tutto loro quello che luccica», Carlo Albè, è la tua ultima fatica letteraria, che, a mio avviso, è una via di mezzo fra denuncia politica in forma di romanzo e opera teatrale. Il protagonista, Lorenzo Guasti, racconta, per filo e per segno, al suo ostaggio tutto quello che suo malgrado è stato costretto a sopportare nel vano tentativo di trovare un posto di lavoro che non fosse una “nuova forma di schiavitù legalizzata”. Chi domani leggerà «È tutto loro quello che luccica», che cosa si troverà in mano e sotto gli occhi?

Chi troverà tempo e voglia di leggere il mio nuovo romanzo avrà a che fare con uno spaccato di vita tremendamente reale. Un libro poliedrico, adatto alla lettura (spero!), ma anche a essere seguito come spettacolo. A conti fatti «È tutto loro quello che luccica» non è nient’altro che un monologo nevrotico, storto, sentimentale e ironico, un ritratto fedele di un paese che ha perso il rispetto per se stesso, addomesticato dal vecchio che avanza travestito da novità.

2. Forse sbaglio, forse no, ma in «È tutto loro quello che luccica» c’è una forte dose di pessimismo dovuto alla realtà (che ci viviamo addosso). Il pessimismo nasce dal saper guardare in faccia la realtà, cosa che tu fai, Carlo Albè, senza mai nasconderti dietro un dito. Il tuo romanzo non risparmia nessuno, neanche il protagonista Lorenzo Guasti, che, seppur vittima del sistema, non trova il coraggio di andare fino in fondo, di fare quello che andrebbe fatto. Contro chi o cosa lotta il tuo Lorenzo Guasti?

Ho le mani piccole, trovo difficoltoso nascondermi dietro un dito.
Lorenzo Guasti lotta contro se stesso, contro il suo passato, il suo presente e un futuro che non riesce a vedere al di là della solita finestra sporca. Non credo sia un romanzo pessimista, trovo invece sia reale, come uno schiaffo, uno di quelli che ti sveglia e ti fa sentire vivo.
Qualcuno dice che le mie storie portano sempre in dote del personaggi sfigati, io preferisco definirli degli antieroi. È più poetico, no?

3. «È tutto loro quello che luccica» è anche un romanzo autobiografico che parla di te, perlomeno questa è l’impressione che offri al lettore: il richiamo evidente è osservabile in quel «Stabile precariato» che citi nel corpus della storia da te narrata. «È tutto loro quello che luccica» potrebbe dunque essere una summa delle tue idee, della tua visione del mondo, delle tue esperienze. È così?

Non credo scriverò ancora un romanzo così appiccicato al mio stato d’animo. «È tutto loro quello che luccica» è la summa di cosa sono diventato negli ultimi due anni della mia vita, una sorta di seduta psicologica lunga 200 pagine. Fra le pagine c’è molta finzione tenuta in piedi da qualche chiodo di realtà. Come tutti ho commesso degli errori, e come tutti li ho scontati.

Ho incontrato lupi che all’inizio mi sono sembrati agnelli. Qualcuno mi ha sbranato. A volte ho reagito, altre volte non ci sono riuscito, ma di una cosa sono convinto: ora sono una persona migliore, ho fatto pace con uno spicchio di me stesso. Il resto, rimane in guerra perenne.

4. «È tutto loro quello che luccica», usando una formula nicciana, potremmo dire che è un libro per tutti e per nessuno. A tuo avviso, Carlo Albè, chi è il destinatario primo di un lavoro come il tuo, un lavoro che non fa sconti a nessuno?

Un pubblico che va dai trent’anni in su. Mi piacerebbe asserire diversamente, ma so che non è così. Quello che scrivo e quello che porto sul palco piace a chi almeno una volta ha assaggiato un pezzettino di realtà. Ai ventenni di oggi, o almeno a una parte di essi, non gliene frega nulla.
Parlo con cognizione di causa: dopo 200 spettacoli in 4 anni, mi sono reso conto che il mio pubblico (per fortuna) non è rappresentato da giovinastri imbevuti di slogan col cuore a sinistra e il portafoglio a destra, infaticabili a non faticare.

5.  Qual è stata la genesi di «È tutto loro quello che luccica»? Avresti voglia di spiegare ai lettori come è nato questo tuo nuovo lavoro, quale necessità ti ha spinto a scriverlo e a portarlo sul palco anche?

L’idea mi è balenata nell’autunno del 2016. «Stabile Precariato» mi ha dato tanto, forse troppo. Anche grazie all’aiuto della Cgil, mi ha regalato la possibilità di crescere, di portare sul palco tutto quello di cui sono capace e che non proviene da nessuno studio in particolare. Avevo voglia di raccontare una storia che mi riguardasse ma che allo stesso tempo fosse molto lontana da me; avevo voglia di scrivere, di sentirmi bene, di buttare fuori l’ennesima idea per poi portarla sul palco, di concedermi ancora una volta questo regalo.

6. Perché hai scelto di dare al tuo lavoro il titolo «È tutto loro quello che luccica»? Leggendo il titolo e solo quello, la prima impressione che il lettore si fa è che alcuni abbiano avuto tutto il meglio che c’è al mondo, mentre tutti gli altri un bel niente.

Mi piacciono i giochi di parole, lettere che si rincorrono, titoli malinconici. Mettiamola così, l’ho scelto perché era l’unico titolo possibile per un libro del genere, perché tutti abbiamo voglia di sognare quello che non abbiamo anche se, a volte, facciamo finta che non sia così, perché in un paese come il nostro dove la ricchezza sta nei caveau di poche famiglie, non è mai nostro quello che luccica, e se vogliamo brillare, anche solo una volta nella vita, dobbiamo impegnarci, sfinirci, infiammarci.
Per avere un ricordo, qualcosa da stringere fra le dita.

7. Lo stile che hai adoperato per «È tutto loro quello che luccica»? è molto diretto. È possibile dire che la tua narrazione adotta il modo di parlare gergale dell’uomo comune, che non si interessa di parlare bene, in maniera perfetta, preferendo guardare alla sostanza delle cose?

Caro Beppe, ora te le faccio io una domanda… è un modo gentile per dire che scrivo male? Ironie a parte, non mi sono mai chiesto quanta dimestichezza io abbia con la lingua italiana, il mio stile non è certo forbito ed è vero, mi piace essere diretto. Ce li hai presenti quei bei pezzi punk che durano 2 minuti e 20 secondi, coi testi intrisi di incazzatura, una chitarra, un basso e una bella batteria che sparecchia l’aria? Io tento di scrivere così, a volte mi riesce e becco il ritornello giusto, altre invece mi parte una corda della Fender Stratocaster e devo ricominciare daccapo.
Però… non conta solo come dici le cose, ma anche COSA dici.

8. In questo tuo lavoro sei molto critico, un po’ alla maniera di Gaber, e nei confronti della destra e in quelli della sinistra, questo mi pare evidente. Ti faccio ora una domanda difficile e impegnativa: chi è il vero nemico dell’Italia, di questa nostra Italia che, ogni giorno, sprofonda un po’ di più in un collasso istituzionale e sociale irreversibile?

A un certo punto del romanzo, Lorenzo urla al suo interlocutore che destra e sinistra non esistono più, che è inutile starsene uno davanti all’altro come uno schieramento, come gli eserciti. Lorenzo mi ha rubato le parole di bocca. I nostri nemici? Tutta la classe dirigente italiana, non solo politica, ma anche economica.

9. Carlo, offri ai tuoi lettori dei validi motivi per leggere «È tutto loro quello che luccica», mettili pure nero su bianco.

Non sono un buon venditore… ci provo.
Perché è un romanzo indipendente.
Perché parla di una persona che è un insieme di tanti individui tutti assieme.
Perché altrimenti il mio gattino non potrà avere giochi nuovi.
Perché in qualche modo il mio ego va sfamato.

È tutto loro quello che luccica

Introduzione di Iannozzi Giuseppe

Non ci può essere felicità senza l’appagamento di alcuni bisogni primari: un lavoro gratificante è uno di questi. È tutto loro quello che luccica, il nuovo lavoro di Carlo Albè, è la storia di un disoccupato, di Lorenzo Guasti detto Brace, ma è anche la (dis)avventura cui va incontro un ex Presidente del Consiglio che viene rapito nel corso di una festa o quel che è.

Brace non ne può più della falsità di un Premier boy scout e Fonzie, Caimano e Nazareno, Dracula e tombarolo bocconiano, ragion per cui Lorenzo decide che è giunta l’ora che, una volta tanto, sia il Presidente ad ascoltare lui e non viceversa. Lorenzo detto Brace si trova dunque faccia a faccia con il Premier, con quel personaggio che, nel corso degli anni, ha saputo trasformare l’Italia in un desolante mercato di schiavi.

Carlo AlbèÈ tutto loro quello che luccica è un lavoro tanto grottesco quanto veritiero: Lorenzo Guasti avrebbe tutte le qualità per essere qualcosa, ma nessuno, davvero nessuno, gli dà mai una possibilità lavorativa che non sia una presa per i fondelli ben più che fantozziana. Carlo Albè, in maniera dissacrante, mette a nudo le ipocrisie che negli ultimi venti anni ci sono state raccontate, e le smonta una a una, pur sapendo che forse non servirà a niente, perché l’italiano medio oramai digerisce qualsiasi cosa a patto che non gli vengano toccate le partite di calcio in tivù (e allo stadio) e certi programmi di gossip spacciati per informazione.
Non è bastato davvero prendere la Bastiglia nel 1789, a metà luglio, e nemmeno sono state sufficienti le tante battaglie sociali accadute dopo per restituire dignità all’uomo. Perché esiste ancora la schiavitù? Perché c’è chi vuole tutto per sé; perché c’è chi così tanto ingordo da non disdegnare di essere mafioso e di farsene un vanto in mondovisione; perché c’è chi desidera che «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima».

È tutto loro quello che luccica è il momento storico che stiamo vivendo, che stiamo subendo, ed è una realtà che mai cambierà sin tanto che non ci saranno milioni di personaggi come Brace pronti a gridare NO una volta per tutte.

Booktrailer – È tutto loro quello che luccica

Carlo Albè su Facebook:

https://www.facebook.com/carloalbescrittore/

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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