Talpa e Talpo e l’Uscita di Sicurezza

Talpa e Talpo e l’Uscita di Sicurezza

Iannozzi Giuseppe

mole

Isabella Difronzo,
per il suo sorriso,
perché ogni favola
che si rispetti non finisce presto

Dopo aver dormito quel tanto che gli bastava, vale a dire qualcosa come tre ore o meno, Talpa e Talpo decisero di uscire dalla loro tana. Con gli occhietti semiciechi indagarono l’intorno, si lasciarono dunque accarezzare dal sole, e, come al solito, presero a discutere animatamente.
“Fa caldo, non trovi anche tu?”, disse interrogativo Talpo, il maschio, e subito prese a grattarsi la testa con una zampa.
“Odio il caldo”, gli rispose Talpa, la compagna. E anche lei prese a grattarsi la testolina scarmigliata.
Già da un po’ di tempo avevano deciso che la Parola Perfetta poteva essere una e una sola, Talpo…  Parola Perfetta ovviamente per designare il maschio. L’aver definito che loro due erano delle talpe, Talpa e Talpo, li aveva resi oltremodo felici, in pace con il ristretto mondo che conoscevano e il quale restava circoscritto entro i confini d’un campo tenuto da un contadino vecchio e più sordo d’una campana.
“Che facciamo di bello?”, domandò lei.
Talpo finse di pensarci su, poi rispose: “Quello che facciamo di solito.”
Talpa scoppiò subito a ridere.
“Perché ridi?”
“Perché noi non facciamo mai niente”, gli fece notare lei, e non era di certo la prima volta che glielo diceva.

Talpa e Talpo amavano fare poco o niente. Le loro giornate trascorrevano serene, vale a dire litigando per delle inezie, altrimenti la noia l’avrebbe avuta vinta su di loro. Vivevano di quello che il campo gli donava, o meglio di quel poco che gli serviva e che strappavano dal campo del contadino, perlopiù lumache e vermetti, ma non disdegnavano di mangiare anche lattuga e carote. Talpa amava fare delle torte a base di carne e di lattuga tritata, peccato le riuscissero tutte storte. Talpo amava in maniera esagerata le torte storte preparate da Talpa, gli piacevano da matti e sempre le faceva i complimenti, senza però disdegnare, ridendosela sotto i baffi, di far notare alla compagna che mai le era riuscita una torta con il buco proprio al centro.
“Potremmo vedere di sgraffignare un paio di lattughe”, propose Talpo.
“Diciamo che, a naso, è una buona idea”, acconsentì Talpa.
“Che tu sappia, è questa la stagione giusta per la lattuga?”
“Che vuoi che ne sappia io, sono una talpina mica una indovina!”
Talpo non ribatté.
A naso le due talpe si fecero strada in mezzo al campo.
“Tu senti odore di lattuga?”
“No, io sento solo odor di vermetti”, gli rispose lei.
“Di quelli ne abbiamo in abbondanza, è la lattuga che ci manca”, sbottò lui.
“Inutile, io non sento odor di lattuga. Mi sa che la torta non la farò.”
“Ma io la voglia la torta storta”, cominciò a piagnucolare Talpo.
“Sei peggio di un cucciolo, sempre a frignare!”, lo rimproverò lei.
“Non è vero che frigno.”
“Invece sì, frigni sempre”, insistette lei.
“Ti dico di no”, ribatté lui con poca convinzione, perché, pur non ammettendolo apertamente, dentro di sé lo sapeva di essere un frignone.
“E sei pure stonato quando canti”, continuò a rimproverarlo lei.
“Cosa c’entra questo adesso con la lattuga e il frignare? E, per inciso, io non sono stonato.”
“C’entra, non ti preoccupare che c’entra. Sei stonato, stonato più d’una campana a morto. Ogni sera attacchi con una ninna nanna, e io odio le tue ninne nanne. Te lo dovevo dire, mica potevo tacere per sempre.”
Talpo mise su un musetto offeso.
“Adesso non farai mica l’offeso!”
“Ti sembra che stia facendo l’offeso?”, buttò lì lui.
“Non lo so, ma mi sembra di sì.”
“Perché ti sembra di sì.”
“Possibile che tu non la smetta mai di mitragliarmi con i tuoi perché?”
“Insomma, quanti difetti ho, quanti non ne ho, non lo so.”
“Stai forse cercando di litigare con me?”, disse lei ridendosela sotto i baffi.
Le due talpe non si erano rese conto d’aver tirato su un baccano del diavolo, e nonostante il contadino fosse sordo e cieco, anche se gli ci volle un po’ per realizzare che qualcosa stava accadendo nel suo campicello, alla fine tirò un urlo animalesco carico di minaccia.
“Hai sentito?”, bisbigliò Talpo.
“Visto, per colpa tua rischiamo che quello ci identifichi. ”
“Non è colpa mia, semmai è di entrambi.”
“No, ti sbagli, la colpa è tua e soltanto tua.”
“Talpina, perché vuoi farmi disperare?”
“Io non ti faccio disperare, Talpo. E’ solo che hai poco sale in zucca.”
“Non è vero!”, gridò forte lui.
A questo punto il contadino non nutriva dubbi che qualcuno si aggirasse nel suo campo, magari per rubare: “Chiunque voi siate, sappiate che se vi becco vi faccio la pelle, brutti diavoli.”
Talpa e Talpo deglutirono. Le cose si stavano mettendo davvero male per loro.
Talpo si dimostrò subito molto preoccupato: “Ci conviene scappare.”
Talpa sospirò in maniera teatrale o quasi: “Sì, credo di sì. Prendiamo l’Uscita di Sicurezza.”
“Quale uscita?”
“Quella di sicurezza, Talpo.”
“Se non te ne fossi accorta, siamo in mezzo a un campo e, nei paraggi, non ci sono uscite di sicurezza, perlomeno che io sappia.”
Talpa prese a ridere: “Talpo, scaviamo una buca.”
“Una buca, una buca, una buca…”
“Non ti agitare così, sembri uno da manicomio.”
Preoccupato e oltremodo agitato, Talpo non sentiva più una sola parola che veniva dalla boccuccia della compagna.
“Scaviamo una buca e ci squagliamo da qui.”
“Una buca, una buca, una buca…”, continuava a ripetere, senza muovere un’unghia.
Mentre Talpo scivolava sempre più nel terrore, Talpa scavava di buona lena, praticamente per due.
“Si avvicina, sento i passi del contadino!”, gridò lui impazzito o quasi.
Prima che potesse rendersene conto, Talpo si trovò cacciato dentro la buca che la compagna aveva scavato anche per lui.

Una volta in salvo, Talpa gliene cantò quattro al suo compagno: “Sei rimasto lì senza far niente. Perché?”
“Ero terrorizzato.”
“Scemotto, il terrore genera terrore”, sentenziò Talpa.
“Lo so”, disse mortificato Talpo.
Talpa sospirò sconsolata e divertita allo stesso tempo: Talpo non sarebbe cambiato mai.
“A ogni modo, sappi che la lattuga per fare le torte non ce l’abbiamo”, tagliò corto lei.
Lui lasciò scivolare una lacrimuccia sul musetto, poi tirò su con il naso e disse: “Però siamo vivi e siamo insieme.” E ciò detto, tornò a essere felice.
“Potresti almeno ringraziarmi di averti portato dentro all’Uscita di Sicurezza”, gli fece notare lei. Ma lui era già caduto in un sonno bello profondo.
Talpa sorrise al compagno addormentato, e fra sé e sé pensò che per quella sera le aveva detto bene, non aveva difatti dovuto sorbirsi una ninna nanna stonata.

Inciampando e rischiando di rovinare a terra, per tutta la notte il contadino cercò invano dei segni che gli fornissero delle indicazioni ben precise su chi si fosse introdotto nella sua proprietà. Solo all’alba desistette, e fra sé e sé pensò: “Sono vecchio, sordo e cieco, però quel fracasso del diavolo oggi l’ho sentito pure io. Saranno stati dei ragazzacci, e chi altri sennò?”

Il vecchio contadino non sospetta proprio dell’esistenza di due talpe birichine nel suo campo. Ed è meglio così, è meglio così, credetemi sulla parola, Signore e Signori.

 

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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6 risposte a Talpa e Talpo e l’Uscita di Sicurezza

  1. Isabella Difronzo ha detto:

    Dalla parte dei Signori Talpi. Sempre e per sempre! 😂

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Questi Signori Talpi non smetteranno mai di farci ridere e di darci un po’ di preoccupazioni. 😂 Per fortuna che le loro storie sono sempre a lieto fine. 😉 Chissà cosa combineranno la prossima volta. Io sono curioso, tu no?  

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  3. Isabella Difronzo ha detto:

    Io li adoro! Li aspetto all’Uscita di Sicurezza 😂

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ma se li aspetti all’Uscita quelli non escono. Così gli avrei di certo messo paura. Poveri Signori Talpi. 😂

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  5. Lady Nadia ha detto:

    Simpaticissima, purissima, allegrissima.
    In una parola… TALPISSIMA!😊

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sì, potremmo dire proprio così, che è una storia di talpe “talpissime”. :-) 
    L’avevo detto che avrei fatto altro: favole.  

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