Come scimmie mangiamo e poi ci grattiamo

Come scimmie mangiamo e poi ci grattiamo

Cent’anni di realtà e un giorno allo specchio

Iannozzi Giuseppe

monkey

NON SANGUINIAMO PIÙ DEL DOVUTO

Puoi lasciare le mie mani adesso
Per un bel pezzo mi sono pianto addosso,
lasciando che i fiumi scorressero sotto i ponti,
sognando di scrivere poesie sul pelo dell’acqua
Una a una mi sono spezzato le ossa
Mi sono illuso che il motore fosse l’amore
per Pinocchi e Don Chisciotte
Dovevo ancora incontrare il Diavolo all’incrocio
per accettare l’idea che si vive una volta e basta

Le cattedrali, che mai ho visto, franano felici di finire
sotto lo sguardo indifferente di Atlante,
e i minareti, persi chissà dove, fanno uguale fine
Non c’è motivo perché questo rapporto rimanga in piedi
Le orbite dei pianeti si sono allontanate e gli angeli,
che legarono i nostri polsi con manette di spine,
hanno da tempo un loro posto fisso al cimitero

Non sanguiniamo più del dovuto
Tanti prima di noi sono caduti nel tranello celeste,
e con le proprie forze si sono rialzati
o si sono scavati la fossa, senza sciupare lacrime

Puoi lasciare le mie mani adesso,
Dio non avrà il coraggio di trarti in inganno

Non sanguiniamo più del dovuto,
puoi lasciarti andare adesso
Hai una strada di possibilità da seguire
e nemmeno un secondo da perdere
in baci dell’addio
Dio non avrà il coraggio di trarti in inganno

Non sanguiniamo più del dovuto

COME SEMPRE

sarò indifferenza, un passo dopo l’altro
sarò una morte improvvisa, giustificata

sarò puro fino alla fine dei tempi, perché
sarò tiranno come sempre nel mio metro

CENT’ANNI E UN GIORNO

campò cent’anni di realtà e un giorno allo specchio
solo per veder schiattare amici e nemici tutti d’un colpo
solo per riconoscere il suo proprio viso rasato di fresco
senza testimoni

IN PUNTA DI PIEDI SUL FILO DEL RASOIO

In punta di piedi sul filo del rasoio
La città di suicidi e di gas di scarico
riposa in basso e di niente si cura

Il giovane marinaio promette alla sua bella
che da lei farà ritorno, ma l’assicuratore
punta l’indice, dovrà prima imparare
a stare a galla come un pesce morto nell’età del jazz
Nell’intanto la bella nutre speranze e amanti

Te l’ho mai detto
che ho un debole per le bionde ballerine?
Te l’ho mai detto che piango sempre
quando il Lago dei Cigni spenge le sue ultime note?

Ma tu sul filo, tu, bella ballerina,
che ne sai di Caruso tenore dei tenori
Hai mai provato il brivido di un acuto
tanto forte da spezzarti la schiena?

Si scioglie in lacrime la Barbie
che m’hai regalato per il compleanno,
e volano via i volti disfatti dalle cornici
per una crisi uterina giù a Wall Street
Ma in un non troppo lontano manicomio
un deforme batte a morte sul tamburo di latta

In punta di piedi sulle nuvole
hai sognato un filo al di sopra di noi
Non mi resta che imparare a crescere
Non mi resta che imparare a scrivere
questa buffa storia prima che il Times
mi costringa ad abortirla dal naso

CHI CONTINUA A PONTIFICARE

E c’è chi continua a pontificare
immaginandosi angelo in catene
forte solamente d’una posizione
di primadonna caduta
e nella leggerezza perduta,
senza nulla sapere di quei lupi e orsi,
guardiani della Foresta,
che Signora Morte l’han sfidata
con unghie affilate e zanne di rabbia

Ma come la sabbia
che sul fondo della clessidra
immobile senza scampo resta,
senza una mano amica
che di nuovo capovolga la Sorte,
così l’incertezza di certe bocche
tosto consumate da fame immane
nella sterminata intricata Foresta

EROE

Un giorno,
sul morir del tramonto,
senza più disprezzo,
tornerai sui tuoi passi
A me ti presenterai
allungando la mano,
tenendo ben alto il palmo,
sorridendo fra ruga e ruga
Ma io sarò
già da tempo un eroe,
ed allora sì, capirai
d’aver in passato
tutto sbagliato,
e dandomi la schiena
sulle orme dei tuoi passi
indietro tornerai
là dove sempre sei stato

LA PUTTANA E LA REGINA?

Venuto qui per mettere a soqquadro le vostre vite
La Puttana e la Regina? Guardami negli occhi,
non ho niente da perdere, niente da guadagnare
Sono qui con uno scopo ben preciso,
rivoltare le vostre ridicole vite come un calzino…
strapparvi l’anima dal petto e darla in pasto all’Oblio

Ogni giorno uguale a quello precedente
Niente da fare, tempo perso da un’eternità
Nato per arrestare i cuori nel petto degli innamorati
La Via Lattea andata a male e il postino morto,
la Primula Rossa nella lettiera del gatto
piange in silenzio, attende il grande momento
che solleverà le gonne delle donne, belle o no
Tutti ma proprio tutti con il cuore in gola sono qui
per ammirare il collasso del Tenore del momento

Credi davvero che, arrivato a questo punto, mi fermerò?
Sono qui per mettere in ginocchio parassiti e tribunali
Nessuno può resistermi, nessuno può affrontarmi
La mia spada è quella Legge che le teste calde le taglia via
Niente da perdere e niente da guadagnare
Canteranno i poeti le mie gesta, ed è questo che voglio?

Metti da parte l’orgoglio, versa olio lungo la strada
Io arriverò fino a te comunque per cancellarmi
da quel Libro Nero che di sua mano mi ha eletto poeta
Sciogliti pure in lacrime, è quello che desidero
E’ quello che desidero, un mare di donne disperate
Un infinito numero di castrati e di teste mozze

Puoi capirlo anche tu che non c’è altro da fare
Non c’è altro da fare a questo punto, nient’altro
Puoi credermi sulla parola, sulla parola, Amica mia

MARIE

E tu invecchierai
Invecchierai
cogliendo del prato
i fiori più belli
E avrò io ancora la mia penna,
la sedia di ieri su cui oggi siedo
muto con il solito vecchio sguardo

E nasconderai tu i polsi
perché non si vedano i segni del suicidio
Dirai a tutti d’aver posseduto
mille amanti e mille stelle ai tuoi piedi;
e a Dio racconterai di come il sole
al mattino spogliava la tua bellezza
Continuerò io invece con una mano
a pettinarmi la barba bianca,
mentre la destra impegnata a scrivere
quanto forte fu per te il mio amore,
il mio cuore sconsiderato che giovane s’illuse

In una melodia lontana le tue parole,
le tue tante parole dolci all’orecchio;
e la mia testardaggine confortata
e nascosta sotto il lume d’un lampione,
sotto il ponte dove il fiume
dei nostri primi baci scorre rapace

Ancor da me ti nasconderai,
con allegria, sì, ma stantia;
e rivangherai l’età mia già antica allora
Ti basterà però un momento per capire
che non sono cambiato affatto
nel tessuto delle rughe, nell’ordito
di quelle poesie che non osai

E in un sussurro mi confesserai
che ho vinto il tempo
senza possederti mai veramente;
a capo chino
ti farò capire che è vero,
che è vero che per paura
non sei tu cambiata;
e ti scoprirò bambina,
ancora bambina

TRUST ME

Abbiate fede in me,
ma io non ne ho per nessuno,
non per chi m’attende all’incrocio
confidando d’ottenere il mio favore

Abbiate fede in me,
Gerusalemme è in fondo al mare
e il mio nome è Spavento

Abbiate fede,
capita a tutti di baciare la terra
che l’ha partorito per un Niente
da condividere coi tanti mortali
in chiese d’ossessione a chiedersi perché

FUMETTI DI BLUES

In questi dì di pioggia
che forte vien giù,
che non ci sei più tu,
anch’io piovo giù
con lacrime blues
e fumetti di fumo blu.

In ogni pozzanghera
la gioia del tuo viso mi figuro;
ma vano ogni tentativo
d’imprigionarti fra le braccia
col disperato mio coraggio.
Eppur ogni tuo lineamento
è nel mio cuore ben chiaro,
al meglio dell’amor in tuo seno
appena ieri venerato.

Quale miserabile dio
oserebbe mai dividere
le lacrime mie e tue?
e i sorrisi e i baci
che le nostre anime
in comunione unirono?

Se oramai su lo specchio
dell’agitato mare
solo ombre di bufera
scorge l’occhio tuo divino,
nel suo grembo salato
senza ripensamento alcuno
mi lascerò io andare
più pesante d’un sasso
perché sul fondo possa
per sempre io rimanere
a ricordarti chi sono.

7 GIORNI DA SCIMMIA

1.

Sorrido per te
in giacca e cravatta
meditando l’esigenza
d’un cesso a cielo aperto
tra glicini sambuchi e donne di malaffare

2.

Nacqui scimmia
con vizio e gioia nell’anima;
ma natura volle
che non fossi bello,
né biondo e riccio come Gesù

3.

La felicità una banana bella grossa,
le mani dietro nelle tasche dei jeans
e in bocca un motivetto un po’ fru fru

4.

Avverte lo Sciacallo:
un fallito non si vergogna,
scrive minchiate
pur di farsi notare;
peccato però,
non spaccia mai abbastanza
robaccia del cazzo,
per questo
con piena la testa d’un infinito Nulla
va alla first lady
per una sega sul momento

5.

Sù due piedi si pretende
senza mai capire
che per ottenere
bisogna tirar giù le mutande

Mostrar le chiappe chiare
con sorriso strafottente
o nel mezzo prenderlo
stringendo forte i denti

6.

Non chiedete niente,
son già io mendicante
ai piedi della Pietà
con martello e scalpello

7.

Il Settimo giorno riposo
tra padelle e pappagalli,
in mezzo a cadaveri freschi
mai stanchi di scoreggiare
immonde rigide verità
a preti pedofili in orgasmo

Ma di Dio non una traccia,
non un minimo distratto segno
di merda o di piscio

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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