GOETHE E SAN FILIPPO NERI. O del congiungere la santità con le cose del mondo

GOETHE E SAN FILIPPO NERI

O del congiungere la santità con le cose del mondo

Iannozzi Giuseppe

Il santo spiritoso - Goethe - EDB

Goethe non era cattolico, e non esitava a bollare alcune cerimonie religiose come espressione di barbarie. Nella sua nota di lettura, Vito Punzi scrive: «Senza mai nascondere la sua avversione al cattolicesimo, non rinuncia a partecipare, da artista, alle cerimonie religiose. Alcune le apprezza, per la musica, per lo sfarzo liturgico. Altre non esita a definirle mascherate, espressione di barbarie». Goethe era un illuminato, si potrebbe dire così, e in quanto tale apprezza soprattutto l’onestà degli uomini. Il grande scrittore tedesco riserva una specifica attenzione per san Filippo Neri in un breve saggio biografico, che non manca né di spessore umano né di intelligenza critica: Philipp Neri, der humoristische Heilige.

Scrive Goethe: «Il pensiero di apparire ridicolo davanti al mondo, e per questo di immergersi e di esercitarsi ancor più seriamente in Dio e nelle cose divine, era il suo sforzo continuo, al quale esclusivamente cercava di educare se stesso e anche i suoi discepoli. La massima di san Bernardo

Spernere mundum,
spernere neminem,
spernere ipsum,
Spernere se sperni

sembrò averlo completamente impregnato, o meglio che proprio lui l’avesse ideata di recente.
Simili propositi e tali circostanze costringono gli uomini a edificarsi nelle stesse massime».
Secondo Goethe, Filippo Neri si preoccupava di congiungere «la religiosità, anzi la santità, con le cose del mondo, d’introdurre il senso del divino nella vita secolare, così da gettare egli pure le basi di una riforma».

Filippo Neri fu proclamato santo nel 1622, e la sua memoria liturgica coincide con il giorno della sua morte: il 26 maggio.
I fedeli di san Filippo Neri amano ricordarlo anche come il Santo della gioia e l’Apostolo di Roma.

Johann Wolfgang Goethe, nel corso del suo viaggio in Italia, ebbe a scrivere: «Come sono contento ora di addentrarmi completamente nel cattolicesimo e di conoscerlo in tutta la sua vastità!». Perché disse ciò? La risposta è semplice, e nel 1813 ce la serve Goethe stesso su un piatto d’argento: «Come poeta, io sono politeista; come naturalista, io sono panteista; come essere morale, io sono teista; e ho bisogno, per esprimere il mio sentimento, di tutte queste forme».

Il Santo spiritoso. Breve biografia di Filippo Neri di Johann Wolfgang Goethe, edizioni Dehoniane, è un agile e prezioso volumetto che ha un suo ben definito perché letterario, spirituale e culturale, oltre a ricordarci che, volenti o nolenti, la cultura italiana, ma non solo, si regge su fondamenta cattoliche e cristiane. Se Goethe non avesse assorbito (anche) la cultura cattolica, con tutta probabilità non avrebbe mai dato alle stampe il suo capolavoro, Faust, lavoro che lo impegnò per oltre sessant’anni. Al suo amico Johann Peter Eckermann, poco prima di spirare, Goethe rivelò: «Se mi si chiede se appartenga o no alla mia natura esprimere di fronte a Cristo rispetto e adorazione, io rispondo: assolutamente! Mi inchino davanti a Lui come alla rivelazione divina del più alto principio della moralità. Ma se mi si domanda se sia nella mia natura venerare il sole, rispondo anche: certamente! […] In esso adoro la luce e la forza procreatrice di Dio. […]».

Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), poeta, narratore e drammaturgo tra i più poliedrici della storia moderna, studia a Lipsia e a Strasburgo, alternando soggiorni nella natia Francoforte, e si trasferisce nel 1770 alla corte di Weimar, dove viene nominato consigliere segreto e ministro. Nell’autunno del 1786 intraprende il suo primo viaggio in Italia, durato quasi due anni, passaggio decisivo per la sua vita e la sua ispirazione poetica. Nel «paese dei limoni», l’Italia classica del mezzogiorno e, più ancora, Roma, egli trova la sintesi di natura e arte, passato e presente, spiritualità e sensualità. Negli ultimi anni della sua vita, nonostante i frequenti attestati di stima da tutta Europa e l’omaggio di uomini come Byron e Manzoni, Goethe conosce l’amarezza dell’isolamento quasi integrale nel nuovo clima culturale creatosi con il Romanticismo. Tra le sue opere più note, I dolori del giovane Werher, Le affinità elettive, Ifigenia in Tauride, Teoria dei colori, Viaggio in Italia e Faust, l’opera monumentale che lo impegna per oltre sessant’anni.

Vito Punzi, germanista, insegna Storia della cultura tedesca e Letteratura tedesca presso la Scuola Mediatori Linguistici di Misano Adriatico, dove è anche tra i docenti del Master “Tradurre la letteratura”. Collabora con il settimanale Il Domenicale e con altri quotidiani.

Il Santo spiritoso Johann Wolfgang Goethe – Breve biografia di Filippo Neri. Nota di lettura di Vito Punzi – Pagine: 64 – Dehoniane – Collana: P9 Lampi, sezione: Lampi d’autore – Tradotto da Fabrizio Iodice – Nota introduttiva di Vito Punzi – ISBN: 9788810567548 – Prezzo: 8,50 Euro

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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