C’è sempre la pioggia dovunque io vada

C’è sempre la pioggia dovunque io vada

Fra il Vecchio e il Nuovo

Iannozzi Giuseppe

Marc Chagall - Jew

Risorgi grande

Il sorriso, il vostro sorriso
tenetelo per voi
Ho così tanto da fare
e sopra di me nuvole,
meravigliose nuvole di fumo nero
mi invitano a lasciare a sé
il sole che si lascia oscurare

Non siete riusciti
a spegnere il fuoco nel bosco
Fuggono gli animali,
non gli uomini intrappolati
che mai stanchi gridano
“si danno perle ai porci, ai porci”
Non avete mai compreso
In lungo e in largo l’Errore Supremo
ha sbiadito il poco
ch’era rimasto in voi

Sotto il peso di nuvole meravigliose
uno a uno cadete in ginocchio,
ma in bocca la solita frase nota
che stona

Che storia, l’avreste mai detto?
Il ragazzino che fingeva stupidità
ha imparato l’uso della fionda,
ai suoi piedi ammira la strage
di nani e giganti, di talenti e santi
Che storia, l’avreste mai detto?

Tirate fuori la Cultura in briciole
che a torto vi siete intascata,
e pregate, pregate forte:
Re e Dèi tengono alla loro quiete,
tengono l’orecchio duro
Raccogliete ora la cenere
che i vostri compagni han lasciato
in memoria di sé, e attendete,
attendete la Fine

Sotto il peso della luna alta
che sa fendere le coltri di fumo,
laghi e fiumi raccolgono riflessi
E’ così facile risorgere
quando tutti quelli che conoscevi
stonano nel vento prima d’esser niente
E’ così facile, l’avreste mai detto?

In alto, in basso

In alto, in basso
Fissa il cielo, chiedi alle stelle
Nessuno sa, nessun dio ha niente
da regalare, nessuna fantasia piove giù
per salvarti

Voi avete riso, io ho pianto
Voi avete pianto, io no
Voi avete dato le spalle al futuro,
io invece ho guardato dritto,
dritto in faccia ognuno di voi
e vi ho comunicato la sentenza
“nessuna speranza all’orizzonte”
Così adesso più non vi spingete
a un palmo dal vostro naso,
temete che l’Occhio della Mente
possa evidenziare le mancanze
che hanno condotto la vostra vita
nelle catacombe del Non Ritorno

In alto, in basso
Fisso il cielo, fisso il vuoto,
ammiro la profondità del buio:
sorrido bene a denti stretti,
ripeto a me stesso
“cenere eravamo, torneremo a essere
per non essere nel vuoto dell’eternità”

In alto, in basso,
dovunque abbia posato lo sguardo
non ho ingannato te o me,
non ho sbagliato: così spero!

In alto, in basso
Fisso il cielo, fisso il vuoto,
ammiro la profondità del buio:
sorrido bene a denti stretti,
ripeto a me stesso
“cenere eravamo, torneremo a essere
per non essere nel vuoto dell’eternità”

In alto, in basso,
dovunque abbia posato lo sguardo
non ho ingannato te o me,
non ho sbagliato: così spero!

Lingue di fuoco

…che il tempo passi
senz’acqua sotto i ponti,
e di già finita è l’estate
coi suoi canti di grilli e cicale;
argentea la Luna lassù
sull’intorno spande lucore,
non la speranza però
che domani pioggia
non ci bagni il capo;
non più la festa delle campane
a svegliarci al mattino,
bensì solo il cupo bombo
di motori e fabbriche.

Non ci si addormenti
su un cuscino di perché;
fredda l’aria la carne morde,
e in testa il pensiero
che s’ha d’accendere il camino
perché lingue di fuoco
la sacra fiamma nell’alma nostra
dì dopo dì di più la esaltino.

Il più bel bacio

Il più bel bacio me l’hai dato tu
fra l’infinito e il cielo blu
là dove placido scorre il fiume
La bocca tua l’alma mia l’ha divorata
veloce gettandola
in un dolce panico – affannato –
per subito trarla in salvo
con gl’occhi giurandomi
che mai sarebbe finita la magia.

Tu, mia Luce

Uno sguardo,
uno soltanto è bastato:
tosto abbacinato e allucinato
dentro allo splendore degl’occhi tuoi,
non ho saputo davvero far a meno
di eleggerti Luce, mia Madonna.

Tu, così celeste…

Nella tua luce affondato
finalmente svanito è il buio
che per lunghi anni
senza affanni fu mia prigione:
perché oggi tu ci sei,
perché domani ci sarai
e sempre gioia tu sarai,
e mai l’inganno
sui desideri miei.

Il coraggio di noi

Non saranno gli specchi
coi loro riflessi a ingannarci,
ad allontanarci
traghettando le nostre anime
sul lato luttuoso del Po,
sul lato oscuro della Luna.
Non saranno i perché
a frenar l’impeto delle passioni
che amiamo e condividiamo
seppur noi sì tanto diversi:
all’oggi diamo dunque coraggio
lasciando che il passato
sia magro consolaménto
per quella bestia di Caronte,
e il resto, tutto il resto verrà da sé.

Spicci e poesie

Nel tuo respiro io cammino,
mi fulmini Dio se oggi mento:
non cambiano così,
dall’alba al tramonto, i sogni miei;
in tasca fra gli spicci e le poesie
in punta di dita sempre li conto
una melodia sulle labbra tentando.

Profezia

Lasciati indietro,
è l’unico modo per essere avanti
La Profezia non ha sbagliato
quando Atlantide ha cessato
di essere per essere leggenda
senza capo né coda

Lasciati indietro,
hai visto quello di cui sono capaci,
non hai bisogno dei loro consigli

Cadono a colpi di scure le foreste,
non toccano più l’azzurro dei cieli,
non torneranno più a occupare lo spazio
Il deserto che voi avete creato
accoglie adesso milioni di uomini voraci

Lasciati indietro,
non condividere la tua bellezza così semplice
con la bruttezza dei tanti che si moltiplicano,
deserto dopo deserto, divorando sé stessi

Non ha mai sbagliato,
non sbagliare proprio adesso,
lasciati indietro
per essere al di là della leggenda
Ha sempre avuto il suo perché,
sempre il suo perché la Profezia

Ha sempre segnato l’età delle stagioni
la Profezia

Fior di Loto

Fior di Loto, a chi,
a chi ora dirai che,
che l’ombelico
ha un suo centro
ma non la perfezione?

E nella posizione
che sapevi perfetta,
sempre un po’
si viene
per morire,
e rinascere.

Fior di Loto, quanto,
quanto ancora
resta di noi?
Un volere
Tutto e Niente,
o la polvere
di Babilonia.

Stanco il sorriso

Stanco
Sorride il Buddha
Sorride sempre il Santo

Prendo tempo
Stanco ripeto
Buddha dice di sì
Si gratta poi
la pancia
Stanco anch’io
ammette infine,
e sputa di bocca
il Sacro Nome

Blues e Chupa Chups

Rubo sempre
Perdo sempre ai dadi
Non mantengo le promesse
Lascio che mi spezzino le ossa
Dicono sia amore

Una stella cadente, la Bella e la Bestia,
Chupa Chups, bigodini e parole
Il mio peso sulla bilancia
La penna Bic e lo sbrego sul foglio bianco
Oh, sono sempre dalla parte sbagliata
Prendo sempre per me il cuscino più duro
e dico che è giusto così perché c’è bisogno
d’un attore in gamba nel ruolo della vittima

Mamma raccontava sempre a tutti i vicini
che non avrei combinato nulla di buono
Mamma non aveva poi torto,
diceva d’usar la testa nelle operazioni di conto
invece di morire per una poesia non scritta
Ed eccomi qui che conto le stelle,
giusto una mezzatacca senza partito né vestito

Rubo foto dalle cornici
Vado a zonzo a piedi nudi
Ascolto le voci dei perdenti
E mi gioco il poco che ho in uno starnuto
Dicono sia dolore, dicono così

Oh sì, mamma aveva ragione, aveva ragione
a dire che ero uguale al mio vecchio
Me lo ripeteva sempre davanti alla scuola
che sarei caduto e non mi sarei più fermato
Ed eccomi qui che conto i gradini
mentre cado giù dalle scale a testa bassa

Oh, sono sempre dalla parte sbagliata
Una mezzatacca senza partito né vestito
Mamma non aveva poi torto,
ascolto ancora gli ululati dei lupi,
le grida dei perdenti e quelle dei braccati
per morire su una poesia che non so scrivere

Oh, sono sempre dalla parte sbagliata
Mamma aveva visto giusto, lo dicono tutti
e lo dico anch’io

C’è sempre la pioggia dovunque io vada

Senza di te
c’è sempre pioggia
dovunque io vada

Le colombe
non vanno ai matrimoni,
e le campane
non suonano a festa
E nella mia testa
c’è una gran confusione

Scendo giù in strada
e i bambini giocano felici,
pestando i piedi
nelle pozzanghere d’acqua;
garrule le loro risa
corrono in lungo
e in largo sovrastando
delle madri i rimproveri
Ma per me c’è soltanto
pioggia nera che mi bagna,
e un diavolo col forcone
che a ogni semaforo rosso
m’invita a buttarmi
sotto le auto

Senza di te
c’è sempre pioggia
Che aspetti
a salvarmi?

Il Gattopardo

Come insostenibile
turbamento,
il tuo sguardo;
come indefinibile
smarrimento,
il manto al vento
del Bardo.

Se vogliamo
che tutto rimanga com’è,
bisogna che tutto cambi. *
In questo frammento
che è inutile poesia,
la vita in un momento.
O la rovina del Gattopardo
e il tramonto d’ogni gioia.

* Riadattamento d’una celebre frase pronunciata da Tancredi ne “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di LampedusaàèòP

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a C’è sempre la pioggia dovunque io vada

  1. Lady Nadia ha detto:

    Uhhh, me le ero persa tutte insieme. Non mi stancherò mai di dirti che sei davvero bravo, realista e profondo. Ciao amico!

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Pensavi dunque fosse soltanto una! Adesso le hai lette tutte quelle di questo post. Qui c’è un po’ di tutto, nel senso che ho fatto una amalgama fra poesie di ieri e quelle di tempi più recenti. Ma alla fine sono solo delle poesie, e poco o nulla importa che sia bravo o profondo.
    Grazie, cara Nadia.

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