SI MUORE CON IL SOLE O NO

SI MUORE CON IL SOLE O NO

Iannozzi Giuseppe

William S. Burroughs

Voi che tutto pretendete

Voi che tutto pretendete
senza una briciola mai dare
lontano per Giuda,
lontano dalla mia vista.

Non bussate alla mia porta
con quelle vostre mani
di chiacchiere colme
buone solamente
su cessi e deretani altrui.

Non insozzate l’uscio mio
con preghiere guaiti ragli:
mostri da bestiario siete,
non altro. Non altro, per Dio.

Non son nato per esser bruto,
schiavo in catene obbediente
bastonato e sottomesso,
considerato meno
d’un mulo di fatica, d’uno
scribacchino di lingua muto.

E sopra tutto
non osate accomodarmi
lungo disteso al vostro livello,
non osate né ora né mai
seppellire il nome mio
col vostro sì sporco.

Non dirò

Non dirò mai che son poeta
uno che fogli e foglie nelle parole
seppellisce

Ma se di me ti fiderai un po’
un bacio io te lo dedicherò
per un momento sulla fronte

sulla bocca poi per sempre

Si muore con il buio o no

si muore in un giorno di sole
o di notte con lacrime giù dal cielo

sempre uguale con il buio o no;
e però ogni gioco lo puoi dir bello
sin tanto che dura poco

Dei nemici e degli amici

preferibile la volgare sincerità
di quei nemici che in faccia
ti sputano pallottole e catarro;
un uomo che sia un uomo rifiuta
quegli amici col cucchiaio pronto
sempre colmo di olio di ricino
che a forza in bocca te lo cacciano
prima che tu possa loro esporre
le tue ragioni, la tua supposta verità

Santi e Poeti

Non dovreste credere
a quegli esseri strani
che si professano poeti;
son come certi santi
da mane a sera ubriachi
incapaci di dir preghiere,
grandi stupratori però sì
…ruina del mondo intero

Pretendere d’esser Cesare

da me dovrei pretendere di più

dagli altri dovrei invece pretendere
molto e molto di più, proprio come Cesare;
e non limitarmi a urlare uno due tre e basta

da me dovrei pretendere d’esser Cesare,
bastardo e giusto, inesorabile in tutto e per tutto

Mademoiselle

Mademoiselle, un momento,
uno soltanto, non vi farò perder tempo;
son qui a Paris città dell’amor cortese,
ma però da quando son sceso giù
agli Champs-Elysées
sul mio cammino soltanto dame
fredde e rigide come le chiese;
è mai possibile che non una bella
abbia raccolto il dono mio di rose?

Indarno ho pregato sotto la Torre Eiffel,
né è valso spingersi sino all’Arc de Triomphe,
per me è stato un altro freddo tonfo;
non un raggio di sole ha avuto coraggio
d’aprirsi varco tra la cortina di nuvole,
la pioggia tutta me la son presa addosso,
reggendo fra i palmi sanguinanti
le amate mie rose piangenti

Mademoiselle, non volete ascoltare!
Il piedino in originale stivaletto calzato
già affrettate; con la virginale manina
il bruno poliziotto salutate là davanti pronto
– si vede bene! – a mettermi contro
tutta la bruta sua forza; saranno ancora
calci in culo e faccia pesta affogata
nei venti del Nord, ormai ben lo so

Mademoiselle, vi prego, ignorate lo strazio
che al gentil vostro occhio or si svela;
raccolti calci pugni e cazzotti a iosa,
delle mie belle e tante rose rosse
nulla è restato; ma pel disgraziato
che sono, impetro il vostro perdono!

Preghiera

In ginocchio prego
So di essere nel giusto, ho sempre risposto
“occhio per occhio, dente per dente”
So di non aver mai sbagliato, lo confesso
La Luce, quando l’ho vista subito ho capito
di essere il più amato dal mio Signore

Non temere, hai sofferto
e nessuno ha capito mai quanto
Quando tutti si sono fatti da parte,
Dio è stato il solo a rimanere al tuo fianco,
e con il tempo il fiume che era limpido
si è tinto del sangue dei tuoi nemici

Hai saputo aspettare pregando a mani giunte
Hai rispettato la parola data,
e Dio te ne è stato grato donandoti figli maschi
e nessuna femmina
Hai rispettato ogni venerdì e domenica nel nome del Signore
Quando ti hanno detto di porgere l’altra guancia,
gli hai messo sul piatto la parola di Mosè
L’Eterno si è espresso nel pugno sferrato,
facendo finire al tappeto il tuo inquisitore
L’ha fatto per te perché lo hai pregato
a mani giunte ogni santo giorno,
spaccando ossa e pietre, guadagnando bene,
portando sull’altare dell’Eterno la sua vittima

In ginocchio prego
So di essere un uomo sano e di buon gusto,
non ho mai venduto uno schiavo
per meno di trenta danari
So di non aver dato mai peso a nessuno, lo confesso
La Luce, quando l’ho vista subito ho capito
di essere la mano armata del mio Signore

Peccatori io e te

Ti confesserò, senza falso pudore,
che mi fai andar fuor di testa
quando t’inginocchi e prendi a pregare
per l’anima mia perché Dio la salvi
senza pensarci su

Mani giunte sul piccolo seno,
e la tua voce meno d’un pigolio
che però riecheggia forte
fra l’abside e la volta del Cielo
E’ così eccitante, così tanto gratificante
che potrei spiccar il capo dal corpo
a tutti gl’infedeli, con un sol colpo di spada

Quando il tuo amore diventa duro,
non ho dubbio alcuno ch’è sincero
Quando il mio cuore non prova pietà
e il nemico lo fionda dritto al Creatore
senza pensarci su un momento,
ignorando il pianto e le lacrime,
poi solo penso a tornar da te
fra le tue braccia come Innocente

Ti confesserò che hai questo potere
Tu comandi e io obbedisco
Quando mi sbatto giù all’Inferno,
quando poi torno su da te non sconfitto
e dell’altrui sangue da capo a piedi imbrattato
Quando la ricompensa è il tuo bacio,
quasi dimentico d’esser stato giudice e Nerone

Ti confesserò, senza timore,
che mi strappi l’anima dal petto
quando mi preghi di perdonare
Ma Dio non è tenero e generoso come te,
da me pretende che in questa valle di lacrime
sol valga la legge “occhio per occhio, dente per dente”

Ti confesserò che mi piace
quando a mani giunte soffri per me,
e poi uguale a nuda colomba nel letto
smaniosa m’attendi

Delirium tremens

Dovrei cercar conforto,
cader prigioniero
della catena delle tue braccia
Di Blaise Pascal nulla ignoro,
ma inviso è al mio libero pensiero:
d’incenso ha difatti il fiato,
e la lingua non meno velenosa
di quella d’un serpente

Vagolava lo spirto suo
proprio iersera dalle parti
della tivù di Stato;
per Dio, poco c’è mancato
che ci restassi secco
Mai avea udito voce più blesa,
come di malato terminale;
eppur c’era nell’eloquenza sua
forza venefica tale e quale
al ricordo che ne ho
di quando andavo ancora a scuola

Devo confessare
che non son mai stato accorto abbastanza
da mettermi sull’attenti; ho fatto senza,
sempre senza protezioni
per non finire come il ragno
vittima della sua propria vile tela
In fondo all’ultimo banco
ho dato il tempo…
di tanto in tanto gridando,
sbattendo i piedi anche
Dicevan ch’ero mal sintonizzato,
di certo con qualche rotella fuori posto
A pensarci bene è solo
che già allora scolavo whisky
e ai compagnetti a me vicini coi loro fischi
davo lo sgambetto
o un più diretto pugno sul naso

Adoro il pubblico,
che davanti al morto sgomita,
invidioso quasi di non esser al suo posto;
lui lungo disteso senza un alito di vita
e però accompagnato da pianti e risa
manco fosse un divo di Hollywood

Amica mia, pria che sia
il delirium tremens ad aver di me la ragione,
ti prego di venir da me per una visita
Accompagnati pure nuda e col tacco alto
D’altro non c’è bisogno sul serio
per il paradiso che intendo io

Il diavolo e l’acqua santa

Se mi tagli lo zoccolo caprino,
soltanto la preghiera d’un cuore puro
potrà in vita riportare il diavolo
che c’è in me e che sì tanto piace a te

Puoi salvarmi, puoi dannarmi?
Come ogni pazzo che si rispetti,
non temo il sangue ora caldo ora freddo
Vuoi davvero aver a che fare
con un brutto ceffo, angelo mio?

Non temi forse l’ira di Dio?
Un suo battito di ciglia – sai! –
basterebbe a farti sedere qui
a me accanto

Baciami adesso

Adesso baciami, baciami adesso
che il pane hai raccolto dal forno
e che fuori c’è un lumicino di sole a piovere
tra schegge di finestre e chiese in festa

Baciami perché è tutto quel che posso
Baciami perché fuori fa un freddo boia
e la gente è sola e si soffia sulle mani
Baciami perché c’è un coro di angeli
e un tram di nebbia che dietro il suo culo
lascia ciechi quelli che aspettano il Natale

Baciami prima che l’amor sia poesia
sulla finestra appannata di casa mia
Baciami adesso, baciami e lascia
che le mani tue raccolga nelle mie
per un po’ di calore che non sai
e ch’eppur sul volto tuo in fiamme c’è

Padre e Figlio

E al volgo d’abbasso chiese
se volessero libero o l’uno o l’altro;
e quelli con gran pletora d’urla
indicarono un certo Barabba
che dalla croce fu subito calato
incredulo che ‘l suo Dio libero
lo volesse
e non con a mani e piedi i chiodi

Oh Gesù! Dei Zelota il partito
è contento ora, ora che sul Golgota
di nubi nero, di donne circondato,
un innocente condannato

Abba, perché questo, perché?
Ma fece pria la morte a ridere
che il lampo in terra a cadere

Jack

Bruciano
candele romane.
Bruciamo.
Dio brucia.
La santità brucia.
La figa brucia.
Tutto così santo
& fuori di testa.

Gesù inchiodato
al sorriso di Buddha.
Giù al bar
sulla 69ma
bevi fino a morire.
Non trovi
che sia meraviglioso?

Non trovi
che sia una gran cosa
questa cosa
che di punto in bianco
i segreti di ognuno
sbocciano fuori,
& tu hai
le mani nelle tasche
impegnate a fare?

Brucia, Allen.
Avevi ragione,
i cervelli galleggiano
& il pederasta lo sa.

A Venezia muore Bellezza

Qui, ma dove?
Mi hai dato neve
Ti ho dato fuoco
Hai detto…
io ho taciuto

Il sole di Mezzanotte
non si è consumato
davanti ai nostri occhi

A Venezia muore Bellezza
Venezia la cantano triste,
e le locandiere son fredde,
agitano il sedere, votano il Male

Dov’è la poesia
che scrivevi
fra una scapola
e una cicatrice?

La Lettera 35 ha la tisi
I monatti battono le calli,
confondono lettere d’amore
e vacanzieri col giornale
Si finisce male,
senza cordone ombelicale

Mi hai dato neve
Ti ho dato fuoco

Ruggisce il Leone,
ma non c’è più
un sol piccione
nella città dell’amore

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a SI MUORE CON IL SOLE O NO

  1. romanticavany ha detto:

    E’ Vero Si muore con il sole. Sono giorni caldi che non ci danno tregua. Per quanto riguarda questa pagina, vale un libro. Per leggerle tutte e sopratutto per capirle ci vuole il suo tempo, il tempo di leggere un libro appunto.
    Che sei bravo già lo sai,ma a me piace dirtelo sempre 🙂

    “Voi che tutto prendete”: ha lo stile di quando scrivi popolaresco,un po’ grossolano.

    “Non dirò”è semplice e delizioso.

    “Si muore con il buio o no” Vero.

    ” Santi e poeti”hai usato il verbo ruina che significa che rovinano il mondo intero. Non sono daccordo. I poeti sonono persone che esprimono dei sentimenti,gli angeli sopratutto i custodi ci amano e ci proteggono.

    “Pretendere d’esser Cesare” sai vero che da noi dobbiamo sempre pretendere di più, non è mai sufficiente nulla.

    “Mademoiselle”: non ti devi abbassare mai, devi essere orgoglioso di te.:-)

    Basta mi fermo qui.
    A presto, parto per la Grecia 🙂

    1 Bacio ♥

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Mah, secondo me ha solo il gusto di una pasquinata e null’altro. A ogni modo “Voi che tutto pretendete” è una provocazione, null’altro che questo. Provocazione che forse avrai letto tu e pochi altri in questo mese così caldo. 🙂

    La morte viene quando viene, nessuno in migliaia di anni è riuscito mai ad allontanarla da sé. Una riflessione poetica esistenzialista.

    Anche “Santi e Poeti” è una poesia di stampo esistenzialista: ho tolto e ai santi e ai poeti quella loro patina che li rende o li renderebbe belli al mondo. Inoltre dico che di loro, in pratica, non ci si può fidare: vivono con la testa fra le nuvole e basta, non danno niente al mondo per migliorarlo. Visione esistenzialista, estrema forse.

    “Pretendere di essere Cesare” è una provocazione e no, un invito a non farsi sottomettere dagli altri e nemmeno dalla propria debolezza.

    “Mademoiselle” è invece una poesia romantica e drammatica, storia di uno che si annichilisce di fronte all’amata.

    E sì, sono tante le poesie, ci vorrebbe un libro solo per questo post, cara Violetta.

    Grazie infinite di continuare a leggermi.
    Ma adesso sei in vacanza.
    Io no, niente vacanze.

    Un bacio, bambina che cerchi ancora l’onda sbruffona. 😀 ❤

    King

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