Chi ha peccato contro Dio e perché?

Chi ha peccato contro Dio e perché?

Iannozzi Giuseppe

gabbiani

Quel biberon pieno di niente

Che abbiamo fatto, mondo
mondo che ci cadi addosso?
Quel biberon pieno di niente
ha fame d’un’altra vittima innocente

Che abbiamo fatto
per arrivare a questo punto?
La vita non ci tocca
La morte ci conta uno a uno,
ci accatasta l’uno sull’altro
per le mosche e il loro Signore

Se cado non mi rialzo
Dio ha dimenticato l’innocenza,
e l’uomo l’ha sepolta tanto tempo fa
senza fare una piega
Se cado, se cado dove potrò mai…
dove potrò mai pregare per avere
una possibilità anch’io?

Vi prego, i nostri bambini stanno morendo
di fame, Reza Khan ha due anni soltanto
Al riparo di una zanzariera bucata,
soggiogati dalla pioggia incessante e dal fango,
oggi i nostri bambini non hanno mangiato;
non avevo proprio niente da dargli
tranne il biberon vuoto, con cuore di madre

Chi ha peccato, chi, perché Dio
ci abbandonasse così qui
alla mercé dei soccorsi umanitari?
Soltanto ieri eravamo poveri,
il babbo vendeva galline giù in strada
ma la pancia era quasi sempre piena

Chi ha peccato contro Dio e perché?
Alla mercé delle organizzazioni mercenarie,
il cibo non viene distribuito
da nessun diavolo o santo nelle nostre tende
E’ queste che volevate per noi
quando raccontavate in tivù
che si doveva fare qualche cosa al più presto?

Quel biberon pieno di fame
ha fame d’un’altra vittima innocente
Di un’altra vittima innocente
Di un’altra vittima innocente
Di un’altra vittima innocente

Sei ancora bambina

Tutti i dispetti
Tutte le disperate attese
Tutto
Sogni bruciati
Giorni ad aspettare
Inganni benedetti
Preghiere di silenzio
Smanie di suicidio
Tutto svanito
Non un miracolo
Non un’eterna dannazione
E nemmeno inutile spargimento
di sangue

Solamente
tutto sparito
E tu sei ancora bambina

Ricordi quando sull’altalena volavi?

Ricordi quando sull’altalena volavi,
non c’erano mai problemi
Schiere di angeli raccoglievano
le tue risate, le intrecciavano poi
per farne dono alla tristezza di Dio
Sembra così lontano quel tempo,
così lontano e tu non ridi più
e tu non hai lacrime da buttar giù,
rimani con la testa fra le mani
sognando sulle note di Chet Baker
un sorriso che non verrà

Le corse a piedi nudi sulla spiaggia
sempre in gara con le onde alte
non all’oggi appartengono, né a quel
film muto bello impossibile eppur
tante volte pensato

Ricordi quando sull’altalena volavi alta
e c’era una mano amica che ti prendeva,
bambina?

Ricordi quando volavi alta alta
e incontravi il primo fiocco di neve bianco,
che dal cielo veniva giù in segno
di ringraziamento d’esser così sempre tu?

In piedi o in ginocchio

Alla gentilezza verso chiunque educata,
sempre così composta in chiesa, seduta,
in piedi o in ginocchio a mani giunte

Vecchia Amica mia, quel che ora fai
solamente ha il sapore d’un eterno riposo;
ricorda che non alla pace fosti destinata

Provvidenza or ti chiede d’allargare
la scollatura sui frusti seni, di sorridere
facendo finta di niente, come sempre

Qualcuno ebbe pietà

fra suore di carità e untori pulciosi,
qualcuno ebbe infine di noi fredda pietà

i corpi magri e affamati gettati
in una fossa comune ignota ai più;
così per sempre uguali a chiunque altro,
anonimi in eterno
– senz’anima né memoria

Al rintocco della Mezzanotte

Non ne volevi che sapere di me
Dicevi che dicevo “amore, amore, amore”
e finivo poi sempre all’incrocio
mezzo sbronzo più di là che di qua

Ma, senza giri di parole, devo dirti
che non si è forti mai abbastanza
quando si è innamorati d’una donna
che ha stretto un patto con il Diavolo
prima che con te che sei ai suoi piedi

Ho i miei buoni motivi per essere triste
Per Dio, ce li ho eccome

Non ne volevi che sapere di me
E’ per questo che ho giurato di farlo secco
a quel Diavolo, con un colpo solo
al rintocco della Mezzanotte
Vedremo chi resterà in piedi

Vedremo
E’ solo una questione di velocità
questo amore nel segno della croce
Solo una questione di dannata fortuna

Lei mi ha messo sotto

La mia donna mi ha messo sotto
nonostante l’amassi più di Dio
Mi ha lasciato a letto nudo e sporco
coi fondi di caffè di là

Ripeteva sempre
che ero buono a farmi un’amante
ma del tutto incapace di trovare
la mia strada
Ripeteva sempre
che le tasche non mi servivano
e nemmeno il pantalone

La volta che le ho tirato uno schiaffo
mi ha battuto con un colpo sui denti
Sono rimasto lungo disteso per un’ora

Adesso che mi ha lasciato
con il mio sesso riscalderò il letto
delle vecchie cicogne,
e in culo agli avvoltoi

Adesso che mi ha lasciato
con il mio sesso riscalderò il tetto
di quei becchini delle pompe funebri
Gliela farò vedere io quanto valgo
anche da morto

Oh sì, nessuno metterà in dubbio
che il mio fantasma tira i piedi
a puttane e farabutti allo stesso modo

Uno a uno in orizzontale

In fila indiana uno a uno siete venuti
a chiedermi il favore
Quando però ho messo mano alle pistole
stanco di sentire miagolii e parole
dalle vostre mandibole,
mi avete dato subito le spalle
per portarvi via

E’ stato un errore, ne convenite?
Un dannato errore pretendere e non dare,
credere che fossi un buono a nulla
tuttalpiù adatto a scavar fosse
A scrivere epitaffi in un soffio

E’ stato un errore, ne convenite?
Le donne stringono il mondo fra le gambe,
gli uomini camminano invece in fila indiana
convinti che nulla gli potrà mai far del male

Sempre così gai, sempre così gay,
non ci credo che non avete sospettato
che prima o poi chiedermi il favore
vi sarebbe costato qualche cosa di più
del solito

In fila, in fila indiana uno a uno
è sicuro che da qui uscirete
soltanto in orizzontale
Avrò un gran daffare dopo
E’ il prezzo che ho da pagare

E’ il prezzo che ho da pagare anch’io
Il pezzo che ho da scrivere in un soffio

Dicono che siamo vittime

Dicono
che siamo vittime
Vittime di noi stessi
Che abbiamo sbagliato
a venire al mondo
Che nessuno ha colpa
se finiamo male

Dicono
che siamo carne da macello
perché il mondo è storto
Perché chi ha detto
che era tondo
ha sparato una grossa cazzata

Dicono
che faremmo meglio
a cambiare aria
A tagliare le catene coi denti
prima che ci scuoino uno a uno

Rispondiamo
che ci abbiamo provato
Che non è servito
perché in bocca teniamo
soltanto carie
e nemmeno un dente d’oro

Dicono
che ce la siamo cercata

Non c’è domani

Non c’è domani che valga
Sulla linea del tramonto
sprofondato è il sole
sotto il piè caprino di Lucifero,
e Dio da lassù è rimasto!

E’ rimasto a guardare
con occhi sgranati,
è poi caduto giù a capofitto
penetrando nuvole e ghiacci
Affogato nelle algide acque,
non uno l’ha pianto

La notte eterna ci avvolge,
nel suo grembo ci nasconde
Amor mio, quand’è
che mi darai un figlio?

Mio sole

In un dì che il sole non è
fra le colline nascosto,
sul Po specchiato,
vorrei poter incontrare te
lungo il triste mio cammino
e veder con i miei occhi
il sorriso che dipinge
d’ingenuo rossore
le gote tue di certo belle

Sino a te

Un bianco gabbiano
giovane d’avventure
è da te venuto
con legato alla zampetta
un messaggio
Con gran coraggio
fra nubi e piogge
l’ha recato sino a te,
sino a te impaziente

Dàgli una o due molliche
di pane fresco; e lascia
che riposi il cuore e le ali
per il tempo necessario,
poi, senza pianto, lascia
che con un batter d’ali
sia di nuovo con il cielo

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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