I soldi del Monopoli non bastano mai. E la poesia non serve a renderci migliori

I soldi del Monopoli non bastano mai

E la poesia non serve a renderci migliori

Iannozzi Giuseppe

Athena

APRI AL CIELO

Apri la finestra
Regina, apri al cielo
C’è il fringuello
che picchia forte
il becco sul vetro,
e il sole incurante feconda
le tue labbra di miele e séte

Apri la finestra
L’erba tutta si commuove
sotto la carezza del vento,
e tu non senti
che c’è musica nell’aria
che si spande
oltre il campanile
e ti sussurra l’avvenire

Apri al cielo,
sotto l’ombra del platano
Apri al cielo,
sotto la poesia del vólo
Apri al cielo, apri al cielo, apri il cielo
prima che ti cada in lacrime

IN SILENZIO IL TUO SORRISO

C’è la carezza del tuo sorriso
sul mio volto stanco
“E’ l’anima d’un cuore spezzato”,
ripetono gli angeli dal paradiso
“La stanchezza gioca brutti scherzi”,
fa eco la tua risata frenata a metà

Non senti anche tu
che stiamo andando alla deriva?

Mia madre sorride
per invitarmi a stare tranquillo
Qui, però, a ogni momento
l’aria si fa più pesante
La tavola apparecchiata
e i soldi del Monopoli non bastano mai
Papà ha un cancro all’anima,
ma non intende tentare una cura
Dice che passerà come la vita,
perché prima o poi capita a tutti
Poi tace e sparecchia
e si fa di nuovo silenzio intorno a me

Non senti anche tu
che stiamo sbagliando?
Non ti rendi conto
che non serve sbadigliare?

Il tuo sorriso mi spezza l’anima in due
Fra le gambe, nel tuo dolore, la raccogli tu,
anche se è solo l’anima d’un cuore spezzato
Anche se è solo la stanchezza a farmi male

Non senti anche tu
che stiamo andando alla deriva?

Mia madre è morta all’improvviso
E non me l’aspettavo proprio così presto
Mio padre è sopravvissuto
E non immaginavo proprio
che un uomo potesse tirare a campare
Ma c’è che adesso tacciono entrambi
E’ solo che prima o poi capita a tutti il paradiso
E’ solo che prima o poi capita a tutti l’inferno

Non senti anche tu
che stiamo morendo?
Non senti,
non senti quante carezze sciupate?

Oh, allora è vero!
Non posso far a meno d’averti intorno
E’ vero quello che si dice in giro
sul nostro conto

Papà aveva ragione a dire
che prima o poi capita a tutti
d’essere nel torto
e non poterne fare a meno
Ma in silenzio,
in silenzio ancora la carezza del tuo sorriso

Mamma aveva ragione
a suggerirmi di stare tranquillo:
è solo un gioco aver ragione
e non poterne fare a meno
Ma in silenzio,
in silenzio ancora la carezza del tuo sorriso

SEI ANDATA

Sei andata
senza uno scongiuro
né un addio
in un bacio
o in una lode sperticata

Spericolata
sempre lo sei stata
Certo non immaginavo
potessi prenderti bene
per un Mattia coi soldi
e la medaglia al valore
al petto bene appuntata

BALLERINA DI CARILLON

Dio
ha scelto
la via
dell’esilio;
adesso riposa
a Sant’Elena:
conosce
i delitti
e gli errori.
E continua
a ripetere:
“Tutti nascono
anonimi
come me,
in un’anonima
Ajaccio,
in un’anonima
isola,
in un anonimo
quindici agosto,
d’un anonimo
mille e più,
da due anonimi
genitori,
solo dopo
diventano
qualcuno;
e se prima
d’ogn’altra cosa
sono capaci
di non deludere
se stessi,
anche
la volontà divina
si manifesta
sull’uomo…”
Non c’è uomo che,
che non si sia
macchiato
di delitti
per cercare
la sua grandezza,
dimenticando
quella
dell’umanità.

Ma la ballerina
di Carillon,
non accetta
di danzare,
ancora,
per un dio sbruffone,
che ha preso l’esilio
credendosi più forte
del suo Io.

La gonna
non può volare,
non più, non ancora
sopra i passi
di danza
d’un Carillon;
e le gambe son
stanche,
e i capelli al vento,
e il sorriso spento,
la musica però continua.
E solo l’ombra,
la tomba
del desiderio
in smania
di quell’uomo
credutosi Dio,
balla,
ancora balla:
ma
al muro appiccicata.
E lei,
la ballerina
di Carillon,
non c’è più,
neanche
con l’ombra,
per tenere
compagnia
a un uomo
che ha osato
dirsi dio,
di dirsi
“son tutto io”.

Adesso sì,
lo deluderà,
si farà grande
e non glielo dirà
che ha imparato
a danzare
oltre i confini
del suo Impero
scaduto
nelle ombre,
nelle tombe.

Adesso sì,
è divina:
appartiene
a sé stessa.
Non è più
ballerina
d’un Impero.

Adesso sì,
nasce
in Divinità.
E non glielo dirà.

Per lui,
solo per lui,
anonima resterà,
ma non a sé stessa.

IL GIORNO DOPO

Ho, ho qualcosa per te.
No, non è niente di che.

Il giorno dopo è sempre così:
si pensa debba essere fantastico.
E invece è un lento seppellirsi
nei ricordi. Il becchino. Che suona
alla porta. Che con fare drastico
annuncia: “Pompe Funebri
per pochi clienti, poca fortuna!”

PERCHÉ?

Non dirmi perché:
basta la curva del seno
a far di me il tuo scemo
preferito
partorito
in un altro cachet.

STRADA PERFETTA

Se cominci a pensare la vita perfetta,
ecco avrai trovato sulla tua strada
una nemica perfetta: te stessa.
Bada bene, non la potrai redimere!

Hai detto a tutti ch’ero morto,
hai spacciato la mia foto per un santo;
non è andata bene come ti pensavi,
perché prima della tua elemosina
qualcun altro aveva già sparato la sua accusa,
lasciando sulla strada un po’ di cervello
e la traccia perfetta annusata dal mio coltello.

Se cominci a spacciare la morte perfetta,
ecco avrai trovato un aggancio col destino,
un’amica perfetta: te stessa.
Bada bene, non la potrai scacciare!

SENZA PIETÀ

Non uccidere del cuore
la volontà
in un sogno d’inventata
bontà.

Ti chiedo
di soffiar via dagli occhi
questo sognato dolore,
di non darmi sbocchi
nelle catene dell’amore.

Uccidimi così,
senza pietà.

SORRISO DI LUNA

La mia gelosia è sorriso di Luna,
affascinante come una donna
che a tutti sorride
e a nessuno si concede.

INTIMI E LONTANI

Ho messo su la Tosca e mi sono subito arreso alla noia:
c’è che preferivo quel tuo modo particolare di sculettare
e di farti vedere in giro con me, fasciata in un vestito da bambina.

C’è che ancora ti amo per il tuo sorriso di malizia;
c’è che non ho dimenticato i tuoi capelli sconvolti sul cuscino,
anche se è solo l’impronta del tuo corpo a riposarmi accanto.

Ora sì, ora siamo tanto intimi e tanto lontani.

IL SORRISO DI DIO

Sono tornato per ricordarti
che ho sfidato Dio e il suo sorriso
per farmi bello agli occhi tuoi.

Ho affrontato le onde del Destino,
ho messo sul piatto mille uomini sconfitti
per dimostrarti il mio valore.

Sono tornato per amarti.
Ma tu non lo sai. E solo questo conta
quando la fine d’un amore.

COME IN CIELO COSÌ IN TERRA

Come in un cielo di nuvole squarciato da una lama di Luce,
c’era il tuo sorriso a illuminare il Buio delle mie solitudini;
come in una terra devastata dalla Morte che piange sangue,
c’era il tuo sorriso a dar Vita alle mie mani sul tuo corpo.

Come in Cielo così in Terra: sempre il tuo amore,
sempre il tuo amore, corpo e anima.

SULLE TUE LABBRA MUTE

Non l’ho detto a nessuno:
ti amo così, in silenzio,
perché è tuo desiderio.

Ma ti ho sorriso davanti a tutti,
come un fiocco di neve precipitato
dal cielo sulle tue labbra mute.

BELLA ALLEGRIA

La vostra bella allegria
sempre mi commuove
Cosa non fareste
per un bel paio di tacchi!
Per questo non è possibile
non amarvi:
i vostri sorrisi,
le lacrime capricciose
– qualche volta di dolore -,
e la malizia dei seni
Non è possibile fare a meno
del Paradiso che siete,
Donne, nei secoli sempre adorate,
e poi schiacciate
dall’inquieta tirannia
di chi ebbe a credersi superiore,
senza mai accorgersi
che Dio ha il vostro volto
che perdona,
che soffre
non sempre dandolo a vedere

La vostra bella allegria
sempre mi stordisce a ogni età
che percorro inconsapevole quasi
del mio cammino;
ma ogni cammino è
sfiorare le labbra vostre muliebri,
un congiungersi ai vostri caldi aliti,
a quelle labbra di rose,
di fragole e ciliegie

La vostra bella allegria
sempre mi dice
che l’Eternità è nel vostro Bacio,
in quel figlio che al mondo
un giorno darete piangendo
felicità per amore,
per amore dell’umanità

IL SUO VOLTO

Guardategli la faccia
ora che sol più c’è
la banalità delle ossa;
guardate come avvoltoi
cani e topi s’affaticano
attorno alla salma
che, povera, non può dare
né un lamento né un segno;
e l’Anima non resiste,
persa altrove, forse lassù,
guarda infine quaggiù
e lo incontra spoglio
quel corpo che vestì
con amore, con odio talvolta,
ma sempre disperando
nel momento della malattia;
lo guarda lei fisso…
è come se le avessero
strappato un figlio
– e forse è proprio così
E poco importa davvero
se adesso sia lei tra i Beati
o tra i Condannati: grave
le è il supplizio di sapere,
d’aver gittato l’occhio
in basso,
d’aver capito lo strazio

Quel teschio, quel teschio
non ha più che una utilità:
spavento per chi davanti
se l’è all’improvviso trovato
E severa, a rotta di collo,
la Morte al Disgraziato gli appare
e in faccia gli ghigna il destino;
ma per ora – poi domani chissà –,
topi e altre più infami creature
non hanno che le ossa di quell’uno,
e quel poco di carne rappresa
fra le orbite e lo scavo del naso

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
Questa voce è stata pubblicata in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.