Addio per sempre da qui all’eternità – Antologia poetica

Addio per sempre da qui all’eternità

Iannozzi Giuseppe

SILENZIO DI RASOIO

Vivo anch’io
il bisogno
di parole dolci
che mi facciano
cadere in ginocchio
con la faccia
spremuta
sul pavimento

Più non reggo
il lamento mio
e quello più lungo
degli stranieri
A lungo
dai miei occhi
le cascate del Niagara,
e il deserto
dell’anima mia
non è mutato

Più non ho parole
che siano di giustizia
Se i giorni ancora così
le labbra taglio via
con un colpo di rasoio
E in silenzio
il mio amen

TI SANTIFICA O TI CONDANNA L’AMORE

Ti santifica o ti condanna l’amore
Come un pugno incontra i sogni,
come una trottola sbanda
e non gliene frega niente

Ti santifica o ti condanna l’amore
Togli a un uomo la donna che ama
e tutto gli avrai tolto; togli a una donna
l’uomo che dice d’amare alla follia
e solo gli avrai tolto un cuscino,
solo l’avrai salvata da una bugia,
da una telenovela di battute ripetute

Non parliamo d’amore,
non così, a cuor leggero:
già lo fanno in troppi
tirando su ospedali di parole,
ospedali quasi belli ma fragili,
fragili di menzogne,
di vanità quasi mai educate
e denudate

Non parliamo d’amore,
non così,
non per l’eccitazione
d’una sbronza,
d’una stupida poesia

Non parliamo d’amore,
non così,
non per un inganno di cipria,
per una composizione barocca
che si consuma in Fa minore

Ti santifica o ti condanna l’amore
Come un pugno incontra i sogni,
come una trottola sbanda e sbanda
e dove va poi a sbattersi,
se in cielo o in un postribolo,
non lo puoi indovinare tu

NON SARÀ PIÙ LA BELLEZZA

Andiamo, andiamo,
prendiamo su con noi
anche dio
o quel che ne resta

Andiamo, andiamo,
il Padrone
sta già abbassando
il sole

Andiamo,
andiamo a bussare
alle porte del paradiso

Andiamo, andiamo
a sputare due risate
venute male:
non sarà come prima,
non sarà mai più la bellezza
d’un sognare a occhi aperti
a dominare
sugli spazi in ombra

Andiamo, andiamo,
il Padrone
sta già pescando
dalla luna nel pozzo
la pazzia dei fantasmi

Andiamo, andiamo,
anche se il ritardo
che portiamo sulle spalle
è davvero pazzesco

Andiamo,
andiamo a bussare
alle porte del paradiso
Andiamo,
andiamo a consegnare
le spoglie di dio
a chi troveremo o no

SENZA UNA MINIMA FORTUNA

Ho visto uomini seminare il male
e li ho visti toccare un secolo di vita
senza che un alito di vento
gli scomponesse mai la chioma

Giù in paese dicevano parole,
le ripetevano come un mantra;
aspettavano i retti che il tempo
cadesse nel tempo, nell’incastro
d’una Mezzanotte senza ritorno
Aspettavano che la giustizia
sposasse finalmente la verità

Ma ogni giorno, ogni santo giorno
uscivano dalla chiesa le bare,
quelle di uomini poveri in canna
che mai avevano rubato una paglia;
ogni giorno un timorato di Dio
finiva male, a pezzi, in orizzontale,
senza neanche aver sfiorato
la mezza età

Ho visto uomini seminare il bene
e in sequenza li ho visti cadere
senza che una minima fortuna
gli asciugasse la fronte di sudore

TORNARE INDIETRO

Tornare indietro,
far fuori Plutarco,
le vite parallele,
l’influenza dei caratteri
in positivo
o in negativo

Tornare
a un perfetto niente
che non conosceva
né il Bene né il Male

Tornare
a scaccolarsi il naso
per il piacere
di respirare vuoti d’aria

OGNI CAPO D’ACCUSA

Avrei potuto,
avrei potuto ripetere
dall’inizio alla fine
ogni tuo capo d’accusa;
avrei potuto chiamare
e chiamare a lungo,
sempre a vuoto, il tuo numero;
e sulla pietra della mia rabbia
affilare la lama del mio rasoio…
e con fragore
lasciare poi cadere
nella tromba delle scale
il corpo morto dell’amore

Avrei potuto,
avrei potuto tentare me;
e invece no,
sono rimasto al mio posto
spiegando all’uomo e al poeta
che non esiste il verso perfetto,
che sol c’è un Golem imperfetto

PRIMA CHE SIA IMMENSO

Chiedi perché sto dando via il mio cuore
quando c’è in me ancora tanto amore
Vuoi sapere la verità
che sta al di sopra delle nuvole
Non ho mai avuto il coraggio
d’infrangere quella vecchia promessa
che feci a me stesso davanti allo specchio
Ma giunto è il tempo
che sia immenso senza se e senza ma
perché se rischio questa volta
non avrò un asso nella manica da giocare

Vuoi sapere perché sono triste
più di quanto un povero diavolo meriti
Ti dirò che sono andato in fondo alla questione
tanto tempo fa, e adesso cammino al tuo fianco
Vomitato dal grembo della Morte
sono risorto un po’ più cattivo di Belzebù
e un po’ più storto d’un Gesù di miracoli ubriaco
E’ che ho visto inabissarsi Atlantide
e i miei occhi hanno pianto cicuta
per Apollo e Socrate, per Dèi e Filosofi

Forse non è proprio quello
che avresti voluto sentirti dire
Non ho altro che questo, ricordi e macerie
Ricordi e macerie in abbondanza nel cuore,
e fra le mani, e devo disfarmene
prima che sia troppo tardi

Prima che sia troppo tardi
E’ tempo che diventi immenso
prima che il mondo al di là dello specchio
abbia il sopravvento sulla mia libertà
Ma se credi che una virgola meriti d’esser salvata
Se pensi che non tutti i punti segnati li ho sbagliati,
allora nelle tue piccole mani di gigli odorose coglili
e le ferite mai rimarginate scompariranno
sotto i miei e i tuoi occhi

Prima che sia troppo tardi
Prima che sia troppo immenso
Se c’è un ricordo
che merita d’esser salvato, salvalo
sotto i miei e i tuoi occhi

NON DESIDERO L’AMORE

Non desidero l’amore
Mi accontenterei d’averti
a me accanto nuda
dalla testa in giù,
come femmina
donna
bambina

TI CERCO

Ti cerco
sulla muta superficie della Luna
quando le notti sono buie,
profonde di siderali segreti
Ti cerco
perché il tuo cuore batte
seguendo il ritmo del martello
sull’incudine
Ti cerco
perché come Maometto,
passo dopo passo,
arriverò alla montagna

Ti cerco
per vestirti di rose
Per graffiarti
a sangue la pelle di vergine non vergine
e scoprire che sei donna e dèmone
Il Demonio che c’è in me,
a ogni nuova alba, pretende un tributo;
e devo io resistere, tenere strette le redini
e non lasciare che questi cavalli
cadano proprio nel centro esatto dell’Averno

Ti cerco
perché ogni volta che vengo vengo con te
Perché ogni volta che vengo,
un uomo che non sono io si strappa per te i capelli
e come un ossesso bestemmia

Ti cerco
perché Tu, Sposa del Diavolo,
prima di appartenere a Lui,
sei stata creata da una mia costola per me

MARIA E GIUDA

Come corvo del malaugurio
che il jazz l’ha imparato
nelle notti d’inverno
su rami scheletriti
epitaffi e poesie,
su tombe sbrecciate
per poeti foscoliani,
mi annuncio ora alla tua porta
battendo forte il pugno
di nero sangue rappreso
Ho da spacciare Bibbie,
deragliamenti di fedi e di treni,
civiltà da Dio rinnegate

Come un povero Paganini,
che solo ha il sinistro dono
d’un violino,
ho però in serbo nascosto
un articolo speciale
che ti potrebbe interessare;
l’importante è non puntare
lo sguardo sui tram,
sugli uomini-scimmia crocifissi
al loro interno

Quando sull’umile legno
forte ho battuto
col pugno ben chiuso,
non potevi immaginare
di dover ospitare
un Giuda redivivo sì tanto in vista,
da tutti disprezzato prima che temuto
Il letto caldo e vuoto;
e l’eco lontana del fiume,
del fiume gravido di cadaveri nemici

Maria si è scelta la parte migliore,
che non le sarà tolta, dicono loro;
e altro non sanno, non hanno davvero

Come chi più non ha paura
d’aver paura
Come chi ogni solstizio
ha imbrattato l’anima sua
di miracoli e delitti;
come chi ha tanto amato e odiato,
vengo a te per cantare e suonare
la canzone di Maria di Betania e Gesù
che si danno l’addio per sempre
da qui all’eternità

SCRITTORE DI LETTERE

Sai tu forse dirmi
dove andiamo?
M’han detto
che è la strada
lunga e insicura
Ho fede e tanta
nel racconto della gente;
non posso però fare
a meno d’allungare
il passo e scendere
giù in paese sfidando
nuvole luna e sole
per capire sul serio
se ancora io vivo
o se son qui morto
a scrivere lettere
mai inviate

CADERE IN AMORE

Giunta è l’estate infine
Le ragazze son fiori
in mezzo ai prati felici,
nei boschi cercano amori
e nel folto dell’erba più alta
il primo sconosciuto baciano

Le ragazze dimenticano
i ragazzi che hanno amato;
non un pensiero le sfiora
che possano provar dolore

Il sole giallo l’alma arroventa
e ogni bacio è calda ricerca,
mani che giocano e scivolano
sui corpi mezzo nudi

Così triste l’estate, così tanto
Non val neanche la pena
di spengere il sole cadendo
sul letto per un eterno sonno

LA FINE DEI GIOCHI

E’ la fine dei giochi, amica mia,
dei giochi belli e di quelli brutti
In fondo l’abbiamo sempre sospettato
che la noia ci avrebbe preso per mano

Così bello avere una certezza
per quanto dolorosa
Così bello sapere che il sole
continuerà a bruciare lassù
nonostante noi e le altalene di ruggine

Quando dentro di te qualcosa va a puttane
capisci che per il cuore sarà uguale fine
Con l’autunno i colori bruni
e tu che non mi sai amare più – tutto questo
da sopportare senza mai sapere dove,
dove sbattere la testa

E’ la fine delle risate, delle scenate di gelosia,
dei baci dati come morsi in segno di pace
Ha cambiato pelle tanto tempo fa il serpente
Sembra ieri, sembra ieri che andavo per boschi
in cerca d’un indizio sulla strada delle fate

E’ la fine dei giochi, amica mia,
d’ogni sbaglio e sbadiglio, per gli Déi!
In fondo l’abbiamo sempre sospettato
che l’ultima amante sarebbe stata la Morte

TU CON ME

Ingiusto è.
Il piè
forte lo pesto
e a gran voce
Odino invoco
e ancor pesto
fino
a vittoria o morte.
Forte pesto il piè
perché
la terra frani
al di là
dello stretto
di Magellano.

Nessuna
lacrima
per me
ch’eppur di Te
amai
la bellezza,
la Deità
prima della Verità
in un sussurro soffiata
a sol favore dei quattro
punti cardinali.

Forte di rabbia
e d’amore
il terremoto
sotto il mio
calcagno
per ogni offeso
sogno.

Frani
il mondo intero;
e Tu, mia Musa,
giù
all’Inferno con Me.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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