GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA – 1 poesia inedita e altre storie

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

1 poesia inedita e altre storie

Iannozzi Giuseppe

giglio

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

(inedita)

Guardami,
guardami ancora
I miei sbagli sono
e sono tanti, tanti;
li puoi vedere,
a uno a uno li puoi contare
guardandomi oggi
negli occhi stanchi,
sporgendoti sul mio ieri,
su quei gigli bianchi
che dai prati strappai
con la stupida arroganza
d’una giovinezza
che è finita, marcita
… da un pezzo oramai

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’èra la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

NELLA NOTTE A CERCARE

Con chiacchiere, in silenzio o a gran voce sparate,
non lo turbiamo il sonno tuo: si rischia di svegliarti
e se ti svegli chissà che pensi e se pensi al bene, al male,
se vai poi avanti su e giù nel cavo della notte a cercare
quell’uomo che la noia se l’è cercata col lumicino.

Non la svegliamo questa notte in coma, no… c’è la Luna,
e ne sa di più la Luna di donne e uomini nei letti raccolti;
dall’alto a uno a uno li illumina con un filo di luce appena,
ma è abbastanza per denudare i loro mai sopiti desideri,
a nudo li mette, e in cielo il posto presto lascia lei all’alba…

al Sole che gli occhi acceca e che i sogni li spegne
dentro al casino d’una città che la quiete non sa;
così questa verità, da sempre uguale, lo sappiamo,
non la possiamo oggi noi negare e nemmeno fregare.

Non la possiamo fregare, no,
non con un pizzico di sale e uno di vanità.

CHE LA POESIA SIA BELLA

Che la poesia sia bella
e dell’anima sia il respiro,
non lo metto in dubbio,
in dubbio quasi mai, io;
anche se poi,
a ben vedere, non sempre
di gioia si può cantare:
il Bardo, volente o nolente,
con animo dolente
ha più spesso da dire
dei fattacci che, ahinoi,
nel mondo accadono.
E quasi mai gli è concesso
da sé un minimo ristoro.

E TI CHIAMO

Questa notte mi sentivo così solo
Ogni battito di cuore un affondare lento
Le stelle lontane e il cielo profondo,
mentre stavo in aperta buia campagna
cercando indarno di scacciar la paura
con la melodia d’una foglia al vento
Oh, voce delle mie tremanti labbra

E ti chiamo

Oh, voce delle mie tremanti labbra
Questa notte mi sentivo così a terra,
mancava l’allegra fuga dei tuoi baci

IERI, OGGI

Ieri scrivevo tutto,
tutto quello
che per la testa mi passava
Ieri era ieri, oggi è oggi
Così va il mondo
Ed è così che oggi,
in questo giorno di sole,
ti mando a quel paese

E TU COSÌ PERFETTA

E tu così perfetta, e tu così bellezza
Ma ho deciso io d’invecchiare in scioltezza
A modo mio, oh, a modo mio e non di dio

Perdo la mia bimba, i suoi sogni nel cellophane
Aspetta una favola il cavallino sulla giostra
e un colpo di pistola lo spacciatore all’angolo,
e un mio bacio la puttana sul ciglio della strada
Andrò da lei sola, perché mi così mi piace la vita
Perché ho deciso d’invecchiare in ubriachezza

Ho perso dio, è per me stata la cosa migliore
Ho perso l’ingenuità che m’avvelenava il caffè
E ho dimenticato le tue smorfie sul mio sorriso
perché ho scelto di morire a modo mio e non di dio

L’ultima volta che abbiamo fatto all’amore
spegnesti tutte le mie candeline con un soffio
e un batter di ciglia; mi lasciasti però in dono
una pernacchia e il tuo reggiseno imbottito
Se ci penso adesso, se ci penso su seriamente
mi fa ridere fino alla morte la tua buffa bellezza

Perdo praticamente niente, baci nel cellophane
e una edizione economica della tua passione
Così niente romanticismi, voglio la prima
che mi capita a tiro – che stia sotto al mio tiro

E tu così fatale, ci sei andata vicino a farmi fuori
Ma ho deciso io di fottere la vita in scioltezza
A modo mio faccio male alla vita, faccio bene io

DISPERATO ATTO DI CORAGGIO

Mancò
un disperato atto di coraggio
che dalle falle della vita
spazzasse via i dubbi,
così siamo adesso qui,
soli e più confusi di ieri,
cercando
nei giorni uguali ai giorni
il perché
del nostro esistere

Non splende il sole sul fiume,
inciampano e cadono i pescatori
nelle tracce
che la luna ha impressionato
lungo le sponde vuote
di cristi e giudei;
e non c’è nessuno,
non c’è davvero nessuno
che sappia come pescare
un nome,
non c’è uno
che sappia come peccare
per dar oggi corso
a un domani migliore

Mancò
un atto di vero coraggio
che ci prendesse in ostaggio,
così siamo adesso qui
e qui resteremo …
per un lento morire
senza aver vissuto mai,
mai veramente

SU UNA LAMA DI VENTO

Fantasmi appassiti
su una lama di vento
piano raccontavano
di nuvole e immaginate bugie,
di libri e occasioni perdute

A una sconosciuta
su una strada a caso
ho sparato il mio nome
perché presto lo dimenticasse,
perché non fosse fisso
il ricordo nella mente
d’un uomo nel suo mondo

Ho consegnato poi
a uno di bocca buona
senza un dente buono
né in alto né in basso
il perché si sta così bene
a non scrivere d’amore

…perché ho visto cose
che non stanno
né in cielo né in terra
Perché ho visto
uomini e donne
come topi ghiotti e ciechi
rosicchiare oscene illusioni

LUNA BUGIARDA

Quante volte ho fatto a botte
con l’acquasanta
vestendo
il rosso del diavolo
e una bocca di trentadue denti

Su lividi tramonti
vuoti d’allegria
ho segnato il mio destino,
perché non mi sfuggisse
di Cerbero il guinzaglio
Lungo i Sette Mari
ho cercato Sirene e Venti
E sempre sotto la Luna
ho cantato ebbro;
ma salse lacrime
m’han segato il viso
Sino a Babilonia mi son spinto,
cercando fra le macerie
una parola o un volto amico
che m’insegnasse Poesia;
e di Dio la faccia irata
subito ho incontrata,
la bocca spalancata come fornace,
cosicché indietro ho mosso il passo
ma non prima d’aver gridato la collera,
la mortale fragilità dell’Ebreo Errante
E anche Dio ha piegato il ginocchio,
lo giuro che così è stato

Tu, Luna, che vergine luce diffondi,
or dimmi la Verità,
dimmi se speme è giusto nutrire,
se dopo tanti e tanti anni
ancor son qui e son sempre io
non diverso e non migliore,
soltanto più stanco
del lungo vagabondare
Ora non tacere
Il dubbio dissolvi,
adesso e per sempre,
o giuro che mai più mi troverai
di fronte a te in ginocchio

SOL DICEA

Sol dicea
“Quel che ho
nell’anima mia
poco o niente,
ma di più quel che
non scorgete”

Sol dicea
la povera sua verità
che i Signori li seppelliva
in un indiscusso silenzio

UN ORIGAMI LA DONNA

Un origami la donna,
ma sfinge anche
di sé e dei diversi
mai contenta
Di Nemesi figlia,
di uomini e cavalli
le nude spoglie ama

ULTIMA TENTAZIONE D’UN UOMO SOLO

Tu non mi ami
Non mi ami tu, or lo so
Quante, quante illusioni
ho pianto sul cuscino
nelle notti in bianco
pensando te a ogni istante
Tu non mi ami
E io non posso legarti,
non posso straziarti l’anima
come fai tu con la mia,
con un graffio di sguardo e via

Ogni santa notte immagino
sulla schiena mia le tue unghie
a graffiarmi la vita che se ne va
Ascoltando il batticuore,
lunghe pause di silenzio ingoio io
A niente serve, non serve
Non sei tu con me a farmi l’amore
Mi fa star male il pensiero di te,
di te così bella,
così bella e impossibile per me

Dentro di me ci sei tu,
chiodo fisso piantato
ben dentro a mani e piedi
come fu per Gesù!

Prima o poi il fondo lo toccherò
e sarò santo e per sempre perduto,
destinato a spiegare alla gente
perché con tanto fracasso son caduto,
sollevando nuvole di polvere e cenere
A tutti sarò costretto a spiegare
che avevo una croce
e che non era abbastanza
per il mio dolore, così son caduto

Per una goccia di dolore in più
son caduto

Per una croce più pesante
così in basso sono adesso

Non mi ami e insieme a me
non posso inchiodarti,
insieme a me
anche se la tentazione c’è

SONO

Ho visto la morte
Ho conosciuto la perdita
Ho viaggiato in un vagone postale
Mi sono perso a Parigi sotto la neve
Sono annegato e dal sale sono riemerso,
con le mie sole mani, senza nuotare
Ho toccato Cuba e la miseria
di chi costretto a vendere il corpo
allo straniero, all’americano
Ho visto compagni morire
accartocciati su una panchina d’un parco,
e ne ho visti altri dimenticati
in un sottoscala o in una soffitta
con l’ago ancora in vena
Ho preso manganellate
senza mai sapere bene il perché,
e ne sono uscito in piedi pulito
Ho visto sangue innocente
sprofondare dentro a un tombino
Ho perso il controllo della moto
e poco c’è mancato
che di me avessero ragione le pietre
Ho avuto donne, belle e non dico di no,
poche però
Ho toccato il Nord e il Sud
per dimenticarmi
in una camera d’albergo
dopo settimane di lavoro malpagato
Ho pagato i miei libri uno a uno,
ho mangiato quello che avevo
o non ho mangiato affatto
Ho incontrato uomini potenti
e altri che invece fingevano
Ho preso per il naso uomini strafottenti
e mai nessuno mi ha allacciato le scarpe
Sono stato lontano dal gioco
e dalle donne di facili costumi
Ho pagato le mie bollette,
ed ho ricucito le mie ferite
su ossa spezzate e grammatiche
Ho rotto il collo al panico
quando mi voleva in catene
Ho giocato a fare il duro e il buffone,
e finché mi è stato bene mi sono divertito
Ho portato pesi sulla schiena
guardando in faccia la notte vuota di stelle
Ho alzato lo sguardo sui padroni
e ho detto loro “non sono quel tipo d’uomo”

Ho fatto tutto a modo mio
Ho fatto bene ed ho sbagliato anche
Ho meditato sul fiume in piena
e nei cimiteri ho parlato con chi fu
Ho cercato una speranza
vagolando fra epitaffi e memorie
Ho pagato i miei debiti
e non ho chiesto indietro i crediti

Ho fatto, a modo mio ho fatto
Ho visto, a modo mio ho visto
Non ho però toccato i Bastioni di Orione

SI SPENGONO LE LUCI

Si spengono le luci
Piano,
in silenzio quasi,
si spengono le luci,
e si raffreddano gli animi
ma mai abbastanza, mai:
e bruciano, bruciano
– come marchi a fuoco –
sulla linea del tramonto
speranze e promesse
per accompagnarci
nel cavo della notte,
nella sua profondità
che sfida di Dio
l’eterna Luce
– la Genesi.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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6 risposte a GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA – 1 poesia inedita e altre storie

  1. romanticavany ha detto:

    Sono meravigliose, ne ho lette solo due:” Guardami, e ti chiamo” le altre le tengo per domani e anche dopodomani e dopodopodomani ancora.

    King 1 Bacio ♥

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  2. romanticavany ha detto:

    Oggi ho letto :ricordi e nella notte cercare

    1 Bacio ♥ ora vado a messa:-)

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ne ho messe un po’ tante in questo post, ma solo una è inedita, “GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA”. Le altre sono state scritte in tempi diversi. E forse le conoscevi già, o forse no. 😉

    ♥ 1 Bacio a te, Angioletta. E buona domenica.

    King

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ce ne sono tante di poesie in questo post che è praticamente una piccola antologia online.
    Per un po’ chi vorrà leggere delle mie poesie, potrà fare riferimento a questo post, anche se non è detto che nel corso dell’estate non ne faccia altri similari. 😉

    1 Bacio a te, Angioletta Vany e buona domenica.

    King

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  5. romanticavany ha detto:

    CHE LA POESIA SIA BELLA

    Che la poesia sia bella
    e dell’anima sia il respiro,
    non lo metto in dubbio,
    in dubbio quasi mai, io;
    anche se poi,
    a ben vedere, non sempre
    di gioia si può cantare:
    il Bardo, volente o nolente,
    con animo dolente
    ha più spesso da dire
    dei fattacci che, ahinoi,
    nel mondo accadono.
    E quasi mai gli è concesso
    da sé un minimo ristoro.

    in spirito certo
    son anch’esse immerse
    e ‘l capo e la coda
    non v’è chi li trova
    eppur il lor senso*
    chi legge lo sente

    Dolce serata kING, 1bAcIO

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    A dirla tutta, non lo so mica se oggi come oggi la poesia sia conveniente e se serva a qualcosa. Credo sia una forma di comunicazione desueta, temo sia così. Si scrive poesia, ma oggi tutti scrivono e si dicono poeti. Siamo (in) un paese di poeti, o meglio di calzolai che l’arte la sanno poco o niente, e in ogni caso male. Finiti i tempi di Dante. Oh, non sono certo io più bravo d’un qualsiasi calzolaio, questo è certo. A ogni modo, la poesia viaggia in rete, ma neanche in rete viene letta quasi mai sul serio. Gli italiani poi, oggi come oggi, leggono soltanto pettegolezzi e stronzate sui calciatori e il calciomercato. C’è ben poco di cui stare allegri.

    1 Bacio a te, Piccola ❤

    King

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