POESIA NON SO FARE – 3 testi inediti e altro – Donne e parole – Acquista dall’autore a 10 Euro

POESIA NON SO FARE

Iannozzi Giuseppe

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OGNI GIORNO

Ogni giorno è dimenticare
qualcosa di non troppo essenziale;
il giorno dopo pero,
masticando l’affanno in bocca,
è impegno ricercare il tempo,
il tempo perduto, e capire perché
l’abbiamo taciuto.

SENZA UN LAMENTO

Gli uomini sono morti,
sono andati via
senza un lamento o quasi
Sono morti presi sotto
da quel loro modo d’essere,
soli ma non per libera scelta

Sono morti gli uomini,
uno a uno, ai tuoi piedi,
e di nessuno di loro ricordi
il nome;
e di nessuno di loro ricordi
quanto forte gli batteva il cuore

GLI AMICI MIEI

Gli amici miei, ci crediate o no,
si mordono il culo nei cimiteri.

VENT’ANNI FA UN COGLIONE

Vent’anni fa un coglione
E sì, ci tornerei indietro
a fare quegli sbagli che poi,
a ben guardare, son gli stessi
di oggi – ma d’argento vestiti
Vent’anni
e sentir il mondo in mano
anche se, a ben guardare,
non è per niente vero
Le birre le reggevo però bene;
e la testa non sballava quasi mai
e le donne ridevano serie
quando il mio naso affondava
nelle generose loro scollature;
volava poi un ceffone o due,
e insieme a loro ridevo pure io
Già, vent’anni fa un coglione:
spiavo in ogni angolo di strada
e fra i filari d’uva mi perdevo
per raccogliere acidi rosari,
una bestemmia e un dolore
che avrei presto dimenticati
A ben guardare, quegli anni
lontani adesso li sento, ancor
uguali a un cerchio alla testa
che non se ne vuole andare!
Così credo che quegli anni
siano cambiati poco o niente,
forse solo il loro colore
agli occhi della gente però
che ancor m’incontra
e a tratti mi riconosce
o fa finta di niente
proprio come nei vent’anni

(da “Donne e parole” – 2a edizione)

MI RICORDO DI TE

Mi ricordo di te
Dei tuoi occhi
così abbandonati
nei miei
ma così abbottonati
ogni volta
che ti chiedevo
qualcosa in più
Ricordo
che dicevi
che gli amori
sono rondini
che muoiono
su i loro rami
Ricordo
quando sbattesti
la porta in faccia
a me e al destino
Ricordo
ogni cosa
Ricordo
ogni lacrima e sorriso
Ricordo l’epitaffio
che il poeta scrisse
sul nostro amore
troppo giovane
troppo maturo
Tutto questo ricordo
e non me ne faccio
una ragione
anche se questo inverno
– lo devo ammettere –
rompe forte
il culo ai passeri

(da “Donne e parole” – 2a edizione)

C’ERO ANCH’IO A DIRMI ADDIO!

E’ solo un anno
che simile a tanti altri passa
E’ solo il tempo
che – l’hai capito? –
si fa più vecchio di quei buchi
che le suole delle scarpe minano
E’ solo il botto d’un petardo
fra il ragliare forte degli asini
E’ solo un bastone
fra le ruote mentre guardiamo noi
girare dei mulini a vento le pale
E’ solo il canto d’una sirena
che il suo mare cerca per svanire
E’ solo il popolo degli gnomi
che nell’ira delle stagioni si prende
E’ solo uno spazio vuoto
con un fil di voce raccontato
a chi il sonno non lo sa mai o quasi
cogliere in tempo
E’ solo un amore che a puttane
se ne va senza pagar la commissione
E’ solo l’abitudine che si consuma
come cera di candele a mordere
timida fiamma di fredda speranza
fra arie di nebbie
E’ solo calpestata fantasia
e un valzer viennese che cade
nella valanga dei ricordi dell’Ebreo Errante
E’ solo un tiratore scelto
che l’ultimo suo bacio l’ha seppellito
nella canna del fucile per stupido amor
di dire “C’ero anch’io a dirmi Addio!”

Sono le nostre gambe
che per il destino di Garibaldi tremano
E’ una Parigi di gambe rotte e corte,
come le bugie che abbiamo raccontato
allo specchio e al nostro migliore amico

Ma sono in tanti a farti la corte
Ma sono in tanti a divertirsi così
Ma sono in tanti a sognarti amore
Ma sono in tanti a farsi solitudine

Quando tu non vedi, quando tu non vedi
E lo sguardo lo butti in fondo alle tasche
per inseguire una chimera – o solo il cielo
che t’ha inventata bambina
per camminare al di là di noi e di tutti gli dèi
che vorrebbero prenderti prigioniera
del loro egoismo

Quando tu non vedi, quando tu non vedi

(da “Donne e parole” – 2a edizione)

POESIA NON SO FARE

Poesia non so dare,
malinconia m’invade
e sol veggio ‘l tratto
senza speme né valore
che la penna lascia
sull’immacolato foglio
Come tradimento
il negro sgorbio resta
sul bianco; simile
a insetto ferale
suggerisce dolore
e non una pena
che sia una d’amore

Perché gli arcobaleni
non vivono che per un istante
fra due punti estremi
di bagnate salse lacrime?
Oh, non hanno valore
se perse dall’occhio mio

Però capo ciondoloni
rimango io tentando
di strappar dello sgorbio
la luciferina coda

(da “Donne e parole” – 2a edizione)

UN ARTISTA UN FOLLE

Un artista un folle
che sfidando di dio l’ira
al pari suo si pone
dal niente creando
quel che prima non c’era;
se sia poi il lavor suo
poca o nulla cosa,
il pubblico lo decide
a capriccio levando
il pollice su oppure no.

L’artista un bambino,
per colpa, per destino,
alla divina follia votato;
e nel dileggio
di cento o nessuno
quasi sempre gittato.

(da “Donne e parole” – 2a edizione)

NON VOLER PIÙ NULLA SCRIVERE

… talvolta la frenesia
di non voler più nulla scrivere
ché il bello e il brutto
persino dal vento commentati,
in maniera conveniente o no;
qualche volta ti prende la noia
come dentro a un obitorio
fra cadaveri e ossa da segare.

(da “Donne e parole” – 2a edizione)

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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