DONNE E PAROLE – IANNOZZI GIUSEPPE – Recensione di Giovanni Agnoloni su Lankenauta

DONNE E PAROLE

IANNOZZI GIUSEPPE

Giovanni Agnoloni

Fonte: https://www.lankenauta.it/?p=11229

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Giuseppe Iannozzi finora l’avevo sempre letto e commentato come narratore, e come tale lo considero uno degli autori più incisivi della scena letteraria italiana. Leggendo la sua raccolta poetica Donne e parole, sono sceso alla matrice della sua visione del mondo scabra, disincantata e ironica. Questa sua opera omnia in versi fa proprie le vibrazioni – e le variazioni, musicalmente parlando – di un universo variopinto, che galleggia tra Charles Bukowski e Leonard Cohen, tra il presente italiano e memorie/sogni di America e altri aloni di mondo.

“All’improvviso
un silenzio di silenzio
sul sogno della perfezione calato
Non era in programma,
non era in programma
dimenticare l’impermeabile blu
in questa casa piena di poesie
Ma nel suo tè una rosa d’amore
ha lasciato cadere Marianne,
ti sei così addormentato
cullato dal canto dell’Angelo,
dal magico suono della sua voce (…)”

Sono versi che esprimono la forza malinconica della dedizione artistica, nel senso di dedizione nel fare arte, ma anche di tributo all’arte prodotta dai grandi maestri del passato.
Iannozzi è abilissimo nel far sua la misura pervasiva della poesia del cantautore al quale ha dedicato quest’intera raccolta (il cui sottotitolo è proprio Sulle orme di Leonard Cohen), ma senza “fare il verso” all’artista canadese. È, piuttosto, come se eseguisse un brano scritto su uno spartito che è il suo (di Iannozzi, intendo), ma con uno strumento musicale regalatogli dal Maestro.

“Tutto è pronto
Come sempre,
come sempre aspettiamo
che il cielo esploda
per nostro dispetto
Al punto in cui siamo
meritiamo un attimo di rispetto
un finale mozzafiato,
l’Aurora che ci illumini
da qui fino a Nuova York
A questo punto
segnato è il punto
sopra la coccinella nera
e la mano che ne sorregge
il cammino con illuso coraggio
I bicchieri da tempo vuotati,
i volti degli stranieri
senza uno straccio di faccia,
e, e le donne che non immaginano (…)”

Già, le donne: perché è su queste che verte gran parte della successione di versi di Giuseppe Iannozzi. La figura femminile è un angelo ossessivo, non idealizzato, ma ritornante, come il tema di fondo di una passacaglia. Ecco, Donne e parole è come una passacaglia, che si allontana, svaria, si arcua e ritorna, simile a una lingua accanita sul punto infiammato della bocca.

“Ci sono certi angeli di jazz
che li si sente solo a tarda notte
quando si denuda l’anima
e lascia dagli occhi piovere
le lacrime durante il dì taciute
Volano angeli femmina
– a ritmo di sporche dita
sulla tastiera,
fra i bianchi e i neri –
che con piani lamenti
dalle gambe si sfilano
lunghe calze di seta nera (…)”

Donne e parole, allora, diventa un refrain implicito, capace di impregnare in modo pressoché indissolubile la sostanza dei versi, aperta – tramite canali di alimentazione strettamente personali – al vissuto dell’autore. Eppure, il portato autobiografico di questa modalità – o magari di questo mood – di scrittura, non è preponderante. Come accennavo prima, Iannozzi si cala nella “voce” di vari artisti da lui amati (Cohen e Bukowski su tutti), per cantare se stesso. È una sorta di cammino metamorfico, e crea un ventaglio timbrico sfaccettato per la sua voce, che modula in svariate tonalità.

“Venisti a me in un giorno d’insana vertigine
e presto mi perdesti nella sua alba di ruggine
– come una foglia baciata dal canto del vento
solo capace di ripetere ancora una volta, prego! (…)”

Il consiglio è dunque di leggere questa sequenza di pensieri in versi con lo spirito di un diario intimo da cui sgorgheranno, gradualmente, confessioni nascoste, idee e spunti già espressi in altri libri di Giuseppe Iannozzi. Al tempo stesso, ne emergerà anche quel territorio ibrido che è la zona-cantiere in cui la vita vissuta inizia ad ammorbidirsi nel materiale plastico della poesia e dell’arte in genere.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Iannozzi GiuseppeIannozzi Giuseppe (Torino, 1972) è scrittore, giornalista, critico letterario e blogger. È autore dei romanzi Angeli caduti (Cicorivolta edizioni, 2012), L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni, 2013), La cattiva strada (Cicorivolta edizioni, 2014), La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2013). Nel 2016 ha curato e tradotto gli apocrifi bukowskiani Bukowski, racconta! (Edizioni Il Foglio, 2016); nel 2017 ha pubblicato la sua prima antologia poetica, Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen (Edizioni Il Foglio).

Giuseppe Iannozzi“Donne e Parole”, ed. Il Foglio Letterario, 2016 – Isbn: 9788876066450

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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3 risposte a DONNE E PAROLE – IANNOZZI GIUSEPPE – Recensione di Giovanni Agnoloni su Lankenauta

  1. romanticavany ha detto:

    Scrivevo poesie per morire
    Amare la vita è un’espressione d’amore anche se diventando più grande capisci che inventare il fato è solo fantasia, la vita è greve dolorosa e penosa e la nostra volontà conta fino ad un certo punto; così girandoti intorno ti accorgi che trascorrendo i giorni migliori non hai saputo apprezzarli come dovevi, morendo ad ogni tramonto,quando eri giovane scrivevi poesie,scrivevi per arrivare a baciare l’oggi o forse il domani,scrivevi perché pensavi a giorni più felici e rassicuranti; ma poi neanche più il calamaio t’invita a scribacchiare, scarabocchiare, elaborare,a mettere nero su bianco perché è rimasto vuoto il calamaio,e questo è come il tuo morire perché forse non sei contento,non ti senti realizzato.
    Bravo,fatti coraggio sei usare benissimo la penna ora che i calamai non esistono se non nei romanzi,e hai tanto da dire perché tu sei nato con il dono dell’espressione tagliente o dolce ma hai questa gratificazione.
    Mi hai fatto pensare a l'”Infinito”.

    Bellissima poesia, brillante e bagnata come quando il sole brilla sulle goccioline di pioggia.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Violetta cara, hai in pratica fatto la prosa della mia poesia. Grazie. ❤ Sei diventata brava. D’ora in poi chiamerò te a spiegare le mie poesie a chi eventualmente non dovesse comprenderle, o ha problemi di comprendonio. 😀

    Però guarda che io un calamaio ce l’ho e con l’inchiostro anche (seppur secco). Non esistono sol più nei romanzi i calamai. Certo, è vero che non lo uso per scrivere. E’ un oggetto che tengo e basta, però esistono ancora.

    Io come Leopardi? No, dài, Angioletta, non dire così. Impossibile davvero. Mai e poi mai potrò eguagliare il Leopardi. Figuriamoci.

    Ah, uno che scrive non si sente mai realizzato. Questo è il problema.

    Ma tu sei più gocciolina di pioggia o più raggio di sole? 😉

    ❤ 1 grande bacio, Violetta profumata

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