Peccati di una mai sopravvenuta maturità – Poesie inedite, nuove, alcune tirate fuori dal cassetto

Peccati di una mai sopravvenuta maturità

Poesie inedite, nuove, alcune tirate fuori dal cassetto

Iannozzi Giuseppe

blonde woman

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Donne e Parole – Iannozzi Giuseppe – Edizioni Il Foglio – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

Fra i colori dell’arcobaleno

Dove lo hai lasciato il tuo cuore di bontà?
Sempre son qui che fumo da un’eternità
Le belle ragazze al mattino scendono
per incontrare il garzone dal lattaio,
e continuo io a stare al mio posto
con il sole e la pioggia, di giorno e di notte
Dovrei prendermi un minuto di riposo
Ma ho paura che se gli occhi li chiudessi
anche solo per un momento,
rischierei di perder la luce che lassù brilla
dove c’è la tua piccola finestra di felicità

Son forse per te soltanto un gatto nero?
Anche se fosse, di qui non mi muovo
Al mattino una bottiglia di latte rubo
e tutta me la scolo alla faccia della povertà
che le tasche mi riempie miagolando,
penso poi a te addormentata, all’angelo che sei,
a quella tua bella tempesta di capelli biondi
sul cuscino abbandonati ed allor capisco
che da qui io non mi muoverò mai più

Potrai dirmi folle e far finta che non ci sono,
che mai sono stato per te importante
Che nemmeno una lacrima per me hai pianto
Potrai legarmi al collo un numero qualunque,
giusto una foto segnaletica in ultima pagina
Però se i fiumi la primavera li gonfia d’acqua,
dai ghiacciai ormai sciolti, per arrivare al mare,
prima o poi riuscirò a strapparti una lacrima,
una lacrima soltanto per congiungerla alla mia
fra i colori dell’arcobaleno

Prima o poi, lo sento, prima o poi, prima o poi,
un bacio fresco di speranza l’abbandonerai
sulle mie labbra arrossendo un poco appena

Tu, chiesa del mio peccato

E alla fine non resta che…
che questa città ai tuoi piedi arresa
E mi chiedo se era questo che volevi
E ti rimane lo sguardo muto
fisso su me; capisco che,
che non poteva finire che così
Non ho però mai detto che
due mani nell’inverno a riscaldarsi
fan felici gli innamorati;
solo ho pensato che
insieme a te ci potevo stare,
e magari costruire una chiesa,
o un peccato, senza la noia
d’un “per sempre e così sia!”
Così rimango, schiacciato
Il perché lo sa il diavolo e te
Per Dio, sì, ti so odiare io
ma mai abbastanza, quel tanto che
basterebbe affinché la vita mia
prosegua da sé

Alta anima

Concede un dio il perdono
ché Essere di Volere e Potere
Un uomo da solo è con sé,
meschino sino all’ultimo minuto
che nel cavo della bocca gli sta:
quale perdono potrebbe mai dire
che domani non sia già in cancrena?
Quale pietà potrebbe mai elargire
il mortale che il nudo piede porta
avanti e indietro, stancamente,
cercando degli avi quei passi
che li portarono dritti alla fossa?
Forse che uno che tanto ha viaggiato
e conosciuto abbia una verità,
per semplice che possa dirsi,
da poter spartire coi consimili…!
Illusa mia fanciulla, nulla esiste,
nulla se non ci pensiamo su noi,
sicché ogni cosa cade nell’illusione
che il pensiero nel cerebro produce
pria che nel desio
che lo stolto noma alta anima
Sì è, e se dispiacere t’ha colto,
non infiammartene per funesta ira:
già ci manca il tempo per godere
della fragilità della carne,
che pensare alla vendetta
sarebbe lusso azzardato assai,
persino per quel matto
che oggi si crede invitto Odino

Gli anni nostri

Quante volte ho invocato il nome
perché solo una muta eco infine
si tuffasse dentro al cuore mio,
quasi che nullo spirito in me vivo

Amica, ricordi i giorni lieti
di primavere, di aspre speranze
ancor tutte da venire?
Quel cielo di stelle alte,
impossibili allo sguardo
perché tutte le potesse contenere,
erano, nell’immutabile loro carattere,
sì tanto simili ai nostri sospiri
fra un sogno raccontato e l’altro

Era Milano ancor tutta da fare
e se anche il fracasso delle bombe
la nostra innocenza in fiore minava,
ci promettemmo comunque che mai
e poi mai avremmo concesso al nemico
la voglia nostra di cambiare in meglio
Eppur gli anni son trascorsi
prima d’un batter di mani, e il grigio
sulle tempie ha da tempo preso
a calpestare i ricordi lieti e funesti,
cosicché ogni dì oggi ci par uguale
a quello appena andato

Quel cielo di stelle, tanto amato,
non è per niente cambiato
Però noi sì, solamente a stento
ci riconosciamo, con moto
di disgusto

Che resta di noi, di quel ch’eravamo?
Non una foglia, non un fiore
fra le distratte pagine d’un libro amato
sin quasi alla follia, non un poeta
il cui nome al mattino ci svegli dal torpore;
avanti si va come animali da monta
scavando con l’indice nelle cateratte,
e sconosciuti si fanno i volti conosciuti
e gli amici morti, seppelliti: di essi
memoria noi non serbiamo
per tema che gli scomparsi sorrisi
ci ricordino che presto anche noi
li seguiremo per uguale destino,
così come sempre è stato
sin dalla notte dei tempi, Amica mia

Questi volti disegnati

Questi volti disegnati,
questi volti a me ignoti
che della segreta loro vita
nulla o quasi so,
nel sogno si affacciano
quasi volessero a me dettare
monito o consiglio

Da amica mano
nei minimi tratti curati,
da là dove ora sono
con abbozzati sguardi
l’occhio mio sfidano
sempre ripetendo
“Cura la rosa e le sue spine,
curati di non far a lei male
e di non farne a te
che sei oggi ancor là
dove la vita tutta ci sta
e poi chissà!”

Decifrar non oso o forse non so,
so però quanto forte la verità,
e allora ci sto,
curo della rosa il giardino,
gli improvvisi tremiti dei suoi petali,
con un silenzio di pace
ma di più con parole di parole
che son poi tutto quel che ho

E il perdono non lo chiedo,
se non piano piano,
nel pigolio dei passeri in cielo
scivolando
le benevole anime pregando
perché veloce rimedio accordino
là dove ingenuo ho peccato io

In una dispettosa nuvola di fumo
sorridono allora i volti si ben sfumati
dall’amata amica mia disegnati,
o almeno così a me mi pare

Come possono sorridono oggi loro,
o almeno così sospetto di credere

In errore

Non mi puoi lasciare così
Su te avevo investito
qualcosa di più dell’anima
e d’un bossolo fra le macerie
di quel vecchio casolare
dove giusto ieri lo facevamo
riparati da un po’ d’ombra
soltanto

Non puoi uccidermi con un bacio
e scappar poi via in punta di piedi,
nuda ma come se mai fossimo stati
fra gli amanti i più generosi
e focosi

Di questo sospetto

A gran voce
chiesero la verità
Gettai loro pane
in abbondanza
Stanno ancora
alla porta incollati
a bussar forte,
col pugno chiuso
Nutro così sospetto
che ci dev’essere
qualche cosa
che l’animo morde
più della fame

E di questo sospetto
non chiaro mi nutro

Nel tuo cielo

Sei ancora lì
come allora
che mi aspetti
Sei ancora lì,
piccola
uguale a un uccellino
che le ali ha perso
volando

Ti ho lasciata ieri
che eri già donna
E ti ritrovo oggi
bambina
uguale a un uccellino
che aspetta
a bocca aperta
il cielo, il suo destino

Ti ho cercata tanto
Per molto poco
sono caduto
Non te lo nascondo,
mi sono ferito
a un ginocchio
e ho pianto tanto;
non per il male
né per la caduta,
ma per quel tuo bacio
mai arrivato
a curar l’egoismo
d’averti a me accanto

Sei ancora che aspetti
Io mi lecco come posso,
fingo amori a più non posso
poi a sera mi chiudo in me
stanco – accendo l’illusione
che per un po’ sei stata mia,
che per un giorno almeno
hai amato il mio volto
e non il nome che porto
e che non sopporto

Sono ancora qui,
solo più vecchio
uguale a un povero diavolo
che le ali ha perso
cercando il cielo
per arrivare da te

Pioggia di te

Piovimi addosso
come una pioggia
o una cascata di sole,
e ti raccoglierò
fra le braccia
rubandoti a Dio,
alla sua superbia
di crederti sua

Uguale a una lama

Speriamo sia,
che sia l’amore
a sorprenderci
alle spalle o no
Speriamo sia
uguale a una lama
che non sa la pietà;
speriamo sia
come una preghiera
fra labbra mute

Amare o morire,
non questa è
la differenza
quando insieme
in un letto si sta,
quando la biondezza
fra le gambe
si fa carezza

Sarebbe sconveniente

Si può dire a una Amica una cosa di questo genere? Manchi ai battiti del mio cuore. Forse no, sarebbe sconveniente. Però la Luna ti ha vista nuda, ti ha baciata anche, e ha fatto sua la bionda tua tenerezza. E a me non è arrivato neanche lo scoppio di risa delle onde del mare a frangersi contro la battigia. E a me è restata in gola la voglia di scoprire quanto baci bene e quanto a lungo sapresti trattenere il fato baciando quell’uomo che oggi non osi dire amore. No, sarebbe sconveniente, sarebbe davvero fuori luogo dire a una Amica una sconcezza così, pensata seguendo delle luci di città la vuotezza che danno. E allora tutto mi rimangio, tutto. E da sola ti lascio alla notte, perché sia fatta la tua volontà, e non altro.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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5 risposte a Peccati di una mai sopravvenuta maturità – Poesie inedite, nuove, alcune tirate fuori dal cassetto

  1. romanticavany ha detto:

    E’ incredibile la forza che hai nell’anima e infondi in queste pagine Uguale a una lamaè per me bellissima 🙂
    Sarebbe sconveniente
    Gli amanti che litigano poi si adorano.

    Dolce Serata caro King
    1 Bacio ♥

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  2. romanticavany ha detto:
  3. romanticavany ha detto:

    Peccati di una mai sopravvenuta maturità;non si diventa mai abbastanza maturi
    Buona Settimana King 🙂

    1 Bacio ♥

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Angioletta, sono più che mai convinto che un certo grado di immaturità sia necessario. Per tutti, e non solo per gli artisti. Diversamente saremmo macchine, senza anima.

    Un bacio a te, dolce donna bambina. ❤

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Forse, con il tempo, sono diventato più bravo a interpretare i mie sentimenti e quelli altrui, migliorando la tecnica anche. 😉

    “Uguale a una lama” e “Sarebbe sconveniente” sono tra le inedite di questo post. Ho raccolto qui delle poesie nuove di zecca, altre che tenevo nel cassetto.

    Tu dici che è cosi, che gli amanti che litigano poi si adorano? 😉 Mah, speriamo sia così. ^_^

    1 Fresco bacio, Angioletta Vany ❤

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