Una Geisha, una Signora, un Pellegrino. Tre prose poetiche, tre verità non revocabili

Una Geisha, una Signora, un Pellegrino

Tre prose poetiche, tre verità non revocabili

Iannozzi Giuseppe

geisha

Una Signora un po’ così e così

In lungo e in largo corse un uomo cercandola, seppur non la conoscesse affatto Lei, la donna amata. Presto, prima che egli se ne accorgesse, sulle sue spalle l’ombra maligna della gobba, e negli occhi della cecità il negro fantasma. In ginocchio cadendo, giunse infine alla Fine del Mondo, e si arrese. Col cuore gonfio di disperata stanchezza, il bianco capo piegò perché fosse la Morte a sussurrargli all’orecchio il verdetto, il suo sbaglio. D’improvviso, leggera, la candida mano di Lei sul volto suo di rughe. Nell’anima e nelle orbite ormai cieco, più del buio che in altro buio sprofonda, nessun sentore in lui che fosse Lei, l’amata, ad accarezzarlo. Con muto disprezzo, con la mano sua tremante quella di Lei allontanò. E dopo un secondo lungo un’eternità, in un sussurro appena udibile la sua preghiera vomitò: “Veloce, veloce mi dia la fine, Signora Morte. Così sia”.

Diario di una Geisha

Dopo anni e anni di onorato servizio, Akiko decise di tenere un diario, di ritrarre su ogni pagina bianca volti e nomi degli uomini che aveva avuto. In primavera era giunta a metà del suo cammino; seppur in salute e ancor piacente, decise di lasciar aperta la strada a chi più giovane di lei e inesperta.
L’estate non lasciava spazio a un alito di vento: lungo i viali alberati non un foglia si muoveva, il letto del fiume si era presto ritratto in sé, e nemmeno l’oscurità della notte portava una minima carezza sul suo sgargiante kimono. Sul diario aveva annotato questo e quello, sciogliendo più e più volte il trucco nel sudore. Di tutti gli uomini che in lei erano entrati godendo, nessuno le aveva lasciato granché, non una poesia, non uno schiaffo, non un rimprovero. Per tutti lei era stata, ma più vero è che non era stata. Guardava alle nuove arrivate: tutte si davano un gran daffare, obbedienti, felici di poter donar piacere, in egual modo, a giovane e vecchi; e provava invidia per quei corpi giovani, quasi acerbi, che gli uomini sottomettevano alla loro velle. Non era più una maiko, una fanciulla danzante, ciononostante forte era ancora in lei la brama di stringere fra le sue gambe i lombi di santi, peccatori e inconsolabili penitenti.
Quando infine l’autunno bussò a Le Sopha (*), senza pensarci su, Akiko decise di non essere più una oka-san. Stracciò il diario, dove, nel corso dell’estate, aveva raccontato di sé e dei suoi amanti, per tornare a essere di nuovo una persona vera, una artista, una geisha.

Il pellegrino che parlò con Dio

Dopo un lungo cammino di fame e di sete, finalmente giunse il pellegrino presso la chiesa che gli avevano indicato. Gli era stato raccontato che in quella chiesa Dio era di casa, che, nel bene e nel male, lo si poteva toccare con un dito: “Sicuro che è così, mica una metafora, fratello mio”.
Da fuori la chiesa appariva assai modesta, quasi banale nella sua scarna semplicità. Il pellegrino si fece dunque il segno della croce, convinto che avrebbe finalmente incontrato Dio. Per una vita intera si era castigato frenando la lussuria, senza mai toccare il corpo d’una donna o d’un efebo ben disposto, ma presto il suo Dio gli avrebbe parlato e questo gli bastava. Gli bastava. Non poco eccitato entrò dunque in chiesa subito scontrandosi contro muri di buio, che, in ogni angolo, imperavano congelati e sempre uguali a sé stessi.
Una volta tornato all’aperto, l’uomo era al Settimo Cielo: Dio gli aveva parlato proprio come si aspettava, e gli aveva detto chiaro e tondo che lui non era il suo Dio. Era adesso, finalmente, un uomo libero.

(*) Le Sopha, romanzo erotico di Claude-Prosper Jolyot de Crébillon, pubblicato in Francia nel 1745.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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4 risposte a Una Geisha, una Signora, un Pellegrino. Tre prose poetiche, tre verità non revocabili

  1. Lady Nadia ha detto:

    Fantastico. Non ho altre parole. Sincera, sincera, sincera. L’ oriente piace tantissimo anche a me.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Questi racconti, o meglio queste tre prose poetiche mi sono riuscite bene, sì. Hanno un respiro lieve che scavano però in profondità, ben addentro all’inquietudine che è propria dell’uomo occidentale e no.
    A me dell’Oriente piacciono diverse cose, i costumi, la filosofia, e non solo… le donne anche. 😉

    Ciao

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  3. romanticavany ha detto:

    Per tutti tre i racconti che parlano della vita,la quale può essere affascinante, stupenda, meravigliosa, ma molto spesso anche: difficile, spietata, malinconica,Forse i pellegrini sono gli unici ad essere felici,e comunque sia vale la pena di vivere ogni secondo della nostra vita.
    ciao 1 Bacio King♥

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Credo che molti pellegrini fuggano da sé stessi per rifugiarsi in qualcos’altro, nell’ipotesi di un Dio. Il pellegrino di cui parlo nel mio racconto cerca la verità e alla fine la trova, trova che Dio non esiste ed è così finalmente un uomo libero. Molti pellegrini invece si crocifiggono nell’illusione di un Dio. E non parlo del Dio cristiano. Oggi che purtroppo le guerre di religione sono tornate tristemente di moda, dovremmo maggiormente interrogarci sul ruolo che i popoli hanno dato al loro Dio. Non conosco altro personaggio inventato dall’uomo, come Dio, che nel corso dei secoli abbia prodotto così tanti milioni di morti, di vittime più o meno innocenti.

    1 grande bacio a te, Monetina Vany ♥ ♥ ♥

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