L’anima bionda che mi ha innamorato

L’anima bionda che mi ha innamorato

2 poesie inedite e dedicate, e giovani cavalli di battaglia

Iannozzi Giuseppe

blonde

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e ParoleIannozzi GiuseppeEdizioni Il Foglio – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – © 2017 – prezzo: € 18,00

LASCIA CHE SIA L’ANIMA

a Isabella
cui voglio un bene immenso

Lascia, lascia
che sia l’anima mia
a spogliarti,
e lascia che sia la Luna
a cucirti addosso sogni d’argento
che mai hai sognato
di mettere a nudo

Come uomo innamorato,
ogni giorno la vita mia
la dono a te per perdermi,
per perdermi a lungo,
a lungo e ancor di più
fra le bionde trame
dei tuoi capelli ribelli;
davanti a te
in ginocchio cado piano
al tuo seno ancorando
l’occhio malandrino

Cos’altro ti serve per capire?
Cos’altro ti serve per capire
che una rapina a mano armata
mai e poi mai sarebbe bella
quanto la tua pazzia
di dirti e non dirti mia?

Te lo dice,
te lo suggerisce anche la Luna,
che dalla sua scenografia
si tira giù:
che da un uomo,
davvero,
non si può ottenere di più!
E te lo ripeto anch’io
prima che
un non previsto tuo silenzio
per sempre nella ruggine
mi soffochi la bocca

QUESTA NOTTE CONTA

a Isabella
cui voglio un bene immenso

Questa notte,
questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime

A piedi nudi o no
ho percorso strade
che portavano dappertutto,
ma mai lontano
Ho commesso degli sbagli,
cercando d’allontanare
la tentazione dell’amore

Ho visto donne spogliarsi subito
e altre rivestirsi dopo due minuti
perché la Luna spiava la loro bellezza
E lo ammetto, con occhio curioso
ho spiato tutto ciò che era proibito
E questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime
E lo ammetto, sono caduto,
ancora una volta sono caduto
al centro d’un miracolo:
nel peccato dell’amore

Come il Siddharta assumo il bello,
faccio mia la posizione del Loto,
e rigetto il buio che si nutre di sé;
ma quando stanco di pensarmi santo
sveglio le gambe,
sveglio l’uomo e il suo cuore
per amare ancora,
per essere peccatore fra i peccatori
Per essere un eroe fragile fragile

Questa notte,
questa notte conta,
conta più stelle in cielo che anime
Davvero non c’è altro da sapere
per far brillare l’anima mia quaggiù,
dove nella mia condizione io sto
Dove nella mia condiziono io do

Leonard Cohen

DUBITO CAPIRETE

Sono il piccolo Ebreo che a mano ricopia i libri proibiti,
sono il ladro che entra nella casa del suo miglior amico,
la mano che taglia la gola al bue e all’asinello
Sono il piccolo poeta che della Bibbia nulla ha compreso,
l’Ebreo Errante che bussa alle porte della fortezza Bastiani,
il vecchio usuraio che al mercato compra una fanciulla

Quando mi avete incontrato sulla vostra strada,
l’ho detto chiaro e tondo,
“so bene chi sono, voi invece non sapete, ecco la differenza”,
così oggi mi accusate d’essere il nemico, l’uomo che bestemmia
e quello che china il capo sulla croce
Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri

Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri,
“non schieratevi dalla mia parte, santi e diavoli non tessono facili bandiere”
Non avete compreso, dubito capirete oggi la drammaticità della verità:
non basta una lampadina a illuminare la grandezza del mistero di Dio,
se c’è o non c’è

Ho distrutto una dopo l’altra le vostre immagini sacre,
e senza riguardo ho calpestato i fiori dei vostri giardini;
quando poi siete venuti da me per chiedere il mio perdono,
ho fatto la mia scelta,
ho fatto la mia scelta e vi ho dato le spalle ridendo di gusto

Ho dato al fuoco le poesie mie più belle e non ho chiesto soldi
Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri,
“vengo in pace, vengo in pace, non scrivete sul vostro il mio nome”
Non avete compreso, non avete compreso,
dubito capirete un giorno quanto profonda la severità di Dio

Quando mi avete incontrato sulla vostra strada,
l’ho detto chiaro e tondo,
“disegno il cerchio, voi invece il quadrato, ecco la differenza”,
così oggi gridate ai quattro venti che ho mentito,
cercando invano di invertire il senso della corrente del fiume

Non avete capito, non capirete mai: il pentimento non si compra
sbattendo la testa contro i muri o elemosinando pietà dal vicino

MAESTRO, MIO MAESTRO L. COHEN

All’improvviso
un silenzio di silenzio
sul sogno della perfezione calato
Non era in programma,
non era proprio in programma
dimenticare l’impermeabile blu
in questa casa piena di poesie

Ma nel tuo tè una rosa d’amore
ha lasciato cadere Marianne,
ti sei così addormentato
cullato dal canto dell’Angelo,
dal magico suono della sua voce

Milioni di baci dimenticati,
naufragati e ripescati
dal Mare della Discordia
Ma sull’alba vigila la Colomba
costringendo lo sguardo di Dio
a un esame di coscienza
per una più profonda ispirazione

Non era in programma,
non lo era davvero,
così sul piatto della bilancia aggiusta
la tua domanda, e fallo adesso, adesso
perché è una questione al di là
delle possibilità della realtà,
lo sappiamo bene entrambi
Accorda il violino dell’Ebreo
che, al padre dimenticato
fra le lune delle calende greche,
non chiedeva mai pane né pesci,
e lascialo poi scivolare lontano
Lo sappiamo bene entrambi
che il discorso fra me e te
riposa in sospeso, sappiamo
che nulla mai si perde per sempre
sul pelo dell’acqua

Forse non ti ho mai raccontata
per filo e per segno tutta la verità;
e forse ho sbagliato ad amare
più di quanto fosse giusto
E queste poesie, queste donne
ripetono la mia cifra, ti ripetono
che soltanto per un pelo
non sono riuscito a chiarire il Nome,
Signore

Per questo, per tutto questo
con mani penitenti
fra il poco e il tanto
che al tempo rauco ho donato,
dal cavo della notte la mia voce scava;
e il famoso impermeabile blu
insieme al rasoio lascialo riposare
là dove giusto ieri l’ho dimenticato,
là dove con lo sguardo giusto ieri
l’ho incrociato

DOLCI MIE PUTTANE

Nell’amor nato, dall’amor tramortito;
a ogni passo uno sgambetto,
l’urlo di chi mi ha detto e maledetto;
a fatica dalla polvere la faccia levando,
mai mi son detto stanco o affranto.

Ancor mi danno per le dolci mie puttane,
di vino ubriache e a letto così sante.
Delle dee ellene han bellezza piena:
gentili o pazze, mai hanno accettato
del Fato la codardia nel Pomo riflessa.

Se in mezzo alla strada mi son perso,
non a lungo, per sempre; assetato,
dalla seta delle lunghe loro gambe
con carezze e altre gentilezze,
presto son stato dissetato; e che importa
se per un momento o due, che importa!

Ancor sostenete l’umana mia debolezza,
mie dolci puttane: da peccatore vengo,
col capo chino, e sulle labbra l’amarezza
dall’istinto mio impertinente (di poeta non-poeta)
un poco appena stemperata.

NELL’AMORE ABBRACCIAMI

Abbracciami
e fra le gambe il cuore legami
prima dell’amore,
prima dell’amore
nell’infinito di questa notte
che sembra non voglia finir mai

Non ha senso, non l’ha avuto mai
questa solitudine che ci fa scudo
Entrambi abbiamo peccato,
mai ho però dimenticato il dì
che dalla tua bocca
il primo bacio si dipartì
e come Dio comanda
presto giù la pioggia

Quando già lontano il mattino,
in una nuvola di capelli
con passione svegliami:
fino allo sfinimento tormentami

Come un bambino,
come un bambino
che la strada l’ha perduta
tutta la notte vegliami
I sogni che hai, i sogni che fai
nel sonno uguali ai miei falli;
e svegliami, veloce svegliami
Fragile e bella, fra le gambe legami,
ché ogni uomo dell’amata la fantasia
dell’anima sua carnale
più d’ogn’altra cosa ama
fra il cielo e l’infinito

Abbracciami
e fra le gambe il sesso legami
prima dell’amore,
prima dell’amore
nell’infinito di questa notte
di promesse su promesse

IL GOBBO FAVOLOSO

Come vampiri sul limite resistiamo
Si sciolgono i ghiacciai, i nevai, i viavai
Rimane quel che rimane,
e non lo sappiamo mai bene cosa
Ma questa cosa, questa cosa
tu non la chiamare primavera, radice, face
I granchi camminano all’indietro
Dovremmo farlo anche noi,
invece di cercar fortuna in un ferro di cavallo,
di battere il ferro, di far d’Efesto il mestiere

Come vampiri sul limite ci affacciamo
per un momento soltanto;
e ciao ciao al gioco, testa o croce,
addio alla tradizione, alla ginestra

Come vampiri lasciamo la bellezza
Come l’inganno che in fronte ci baciò,
lasciamo il suicida libero di volar via
La bruttezza al gobbo Leopardi, perché no!
Favoloso e di più, con o senza di noi
si sciolgono i ghiacciai, i nevai, i giammai

SUL CIGLIO DELLA FINE DEL MONDO

Sul ciglio della Fine del Mondo, Buddha mi ha detto la verità: “Torna sui tuoi passi, qui ci sono soltanto uomini e rifiuti.”
Ho seguito il consiglio e sulla via del ritorno ho brucato l’erba più tenera della mia vita.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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4 risposte a L’anima bionda che mi ha innamorato

  1. romanticavany ha detto:

    Torna sui tuoi passi, qui ci sono soltanto uomini e rifiuti.”
    Ho seguito il consiglio e sulla via del ritorno ho brucato l’erba più tenera della mia vita,
    Ma tu bruchi le parole, le poesie, i racconti 🙂
    Ho trovato molto delicate le poesie che hai dedicato a Isabella, le altre PaSSepaSSe come sei tu.

    1 Bacio King ♥

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  2. romanticavany ha detto:

    Il gobbo Favoloso è* meravigliosa*

    1 Altro Bacio ♥

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Hai capito benissimo cosa intendo dire, Violetta. Ho usato una figura retorica. Mica bruco l’erba. 😀 Mangio solo l’insalata con l’olio, senza sale e senza aceto possibilmente.

    Vero, le poesie per Isabella credo mi siano venute particolarmente bene. Ma anche le altre, seppur non nuove, però molto recenti. Dici che sono un po’ da mattacchione le mie poesie? Forse è vero, ma non v’è poesia là dove non si sviluppa un po’ di sana pazzia. 😉

    Okay, diciamo pure che sono paSSopaSSopaSSo. 😀 Insomma, un po’ così. 😀

    Freschi baci, cara Violetta, ringraziandoti con il baciamano. ♥

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E questa è una poesia per la grandezza di Giacomo Leopardi. Che se un po’ lo conosco, si starà rivoltando nella tomba per colpa del mio omaggio. 😉

    Grazie, bellissima angioletta ♥

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