Suore di Carità e Vecchi libertini – Racconti brevi per poco o nullo scandalo

Suore di Carità e Vecchi libertini

Racconti brevi per poco o nullo scandalo

Iannozzi Giuseppe

libertini

Vecchie Suore di Carità

Andavo in giro con l’impermeabile addosso e nient’altro, scarpe a parte ché non mi sono mai sentito votato a piagarmi i piedi. E ho provato – Dio m’è testimone che non sto mentendo – a conquistare, o anche solo a spaventare, certe suore tutte abbottonate, ma quelle niente. Non capivo, davvero non capivo. Non potei far a meno d’avvicinarmi per chieder loro, con bocca a culo di gallina, una spiegazione: “Gentili Suore di Carità, possibile non vi faccia impressione quel che ora qui vedete!”. E loro, in coro: “Dio mio, ne abbiamo visti sì tanti di ceri accesi! Oramai ci sono venuti a noia.”

Vecchi libertini

Di scrittori che si credono intoccabili, che se gli tocchi un pelo caprino diventano mannari o peggio, l’Italia ne è strapiena: sarà per questo che sono sempre più dei semplici scrivani di cui nessuno domani serberà memoria. Ma in definitiva va bene anche così: bisogna che ci sia un tempo oscuro e vuoto come questo perché la luce possa infine infrangere le tenebre. Oggi non ci sono scrittori con la fronte imperlata di sudore, ci sono invece tanti rompicoglioni (arrivisti) che credono d’aver scoperto chissà quale pietra dello scandalo… e con questa incidono di gesso le pareti dei cessi delle città.

Nel nome del Padre eccetera eccetera

– Quante volte?
– Nemmeno una, Padre.
– Hai provato di tutto, figliola? anche quel mio santo rimedio?
– Scroti trifolati di rinoceronte in larga misura nella minestra gl’ho messo, Padre. Ma quello non ha fede. Non gli tira proprio. Per me è gay.
– Figliola, ti consiglio di venire nel mio confessionale.
– Devo?
– Lo dico per il tuo bene.
– Sì, lo so, Padre. Lei è così giovane e aitante!
– Dio ha voluto essere generoso con me, che sono un suo umile servo.
– E io sono la vostra ubbidiente serva, Padre.

Confessati, Figliolo!

– Figliolo, allora, non vuoi proprio confessarti?
– No.
– Perché?
– Ho i miei buoni motivi.
– E sarebbero?
– Se glieli dicessi, lei, Padre, avrebbe raggiunto il suo scopo.
– Davvero?
– Lei è proprio un Diavolo. E’ per questo che la Chiesa esiste ancora.
– E’ il volere di Dio che sia così. Non possiamo fare altrimenti.
– Sia come sia, Padre, lei deve imparare ancora a fare i coperchi.
– Col tempo, figliolo. Esistiamo da Duemila anni, non moriremo dall’oggi al domani.
– Per caso, gliel’ha detto il suo Dio?
– No. E’ muto come una tomba. Diciamo invece che ho intuito per certe cose.
– D’accordo, non discuto. Passiamo alle pentole: le copertine, in pelle o in finta pelle?
– Figliolo, in finta pelle, per la Madonna! Però di quella buona.
– Era sottointeso. Così poi le spacciamo per Bibbie di lusso, con tanto di fregi d’oro.
– Questo io non l’ho detto, figliolo.
– Basta co’ ‘sto “figliolo”.
– Allora non vuoi proprio confessarti.
– No. E’ che mi piace ancora scoparmi una bella figliola. Lei mi capisce, Padre.
– Peccato.
– Punti di vista. L’assegno, per carità, non lo spruzzi d’incenso: giù in tipografia si sono lamentati.
– E perché mai?
– Tutti allergici.
– Peccato.
– Padre, le posso fare una domanda?
– Non vedo perché no.
– Lei ci crede?
– A che cosa?
– Grazie. La faranno Santo: la sua onestà è invidiabile.
– C’è tempo, c’è tempo… per ora facciamo le corna!

Diogene

– Chi cerchi con quella lampada?
– Gli occhiali del mio scimpanzé.
– Non dovresti cercare l’uomo, Diogene?
– Porco diavolo, ecco un altro chiacchierone buono a nulla!

Nessuno è perfetto!

In un giorno di sole ma con un cielo in parte abusato da avvisaglie di tempesta, un cattolico incallito e un giornalista s’incontrano, si stringono la mano più per cortesia che per sincera amicizia, e mentre il sole gli fa l’occhiolino da dietro le nuvole i due cominciano a parlare del più e del meno, del tempo anche.
“Bella giornata.”
Il giornalista non è troppo d’accordo: “Prodromi di tempesta. L’aria puzza.”
Il cattolico: “Non è detto, tutto cambia da un minuto all’altro.”
“Sempre il tuo Dio. Non puoi farne a meno, mai.”
“Sono un cattolico. Io ci credo nell’Altissimo.”
“La tua Fede è incrollabile.”
“E’ così. Sono un cattolico mica a caso.”
“Sei una persona migliore rispetto a chi non è della tua religione?”
“Ho il mio Credo e questo mi aiuta.”
“Capisco.” Il giornalista fa finta d’essere sovrappensiero per un paio di secondi appena: “Tu rispondi sempre quando ti interpellano?”
“Certo che sì. Il mio Dio mi invita a dire la verità, sempre.”
“E come mai allora non hai risposto alla mia ultima lettera?”
Il cattolico, grattandosi il capo imbarazzato come una scimmia colta sul fatto: “Tu sei un giornalista, non proprio un uomo. Ai giornalisti rispondo per mera carità, e solamente quando mi conviene.”
”Almeno in questo sei onesto. Peccato che per tutto il resto…”
Il cattolico alzando gli occhi al cielo: “Nessuno è perfetto!”

La farina del Diavolo

Vecchio Diavolo, il conto era giusto. E anche il resto! La butirrosa cassiera, di tutto cuore, ti voleva dare una mano aiutandoti con la spesa: forse avrà visto in te un senzatetto, per via di quelle poche così frugali, di un single senza speranza – che la faccia tiene imbronciata, uguale a una lapide senza né un fiore scomposto né un sorriso sbilenco. Avrà notato quella tua eterna aria da funerale, tipica di chi si aspetta un fulmine a ciel sereno, mentre tu, Vecchio Diavolo, tiravi fuori il biglietto da cinquanta Euro dal portafogli in tela. Quella donna avrà pensato che quella foglia doveva essere tutto il poco che avevi, sul momento. Avrà notato la tua brutta cera, quella di uno che i piedi ce li ha nella fossa ma che non se n’è ancora reso conto.
Quante volte te l’ho detto che non devi fumare la tua preziosa scorta di Nazionali e nemmeno le altre, che la devi smettere di andare in giro con lo zaino sulle spalle ché poi ti viene la gobba come al Leopardi: tu sei basso – di statura – e non ce l’hai la genialità di quello sull’ermo colle; e quante volte te l’ho detto e ripetuto che non devi andare per mari e per monti in cerca dell’Illuminazione Divina, alla tua età poi! Ma tu sei un testone, non vuoi sentire ragioni: dici che Gesù è con te, che ti aiuterà. Si era manifestato per mezzo d’una cassiera bella in carne che ti voleva far del bene, e tu il bene l’hai rifiutato. Dieci Euro in più di resto: ti stava facendo un favore, era Dio, era pietas quella. Tu l’hai ricacciata indietro manco ti avesse morso un serpente. Non ti capiterà una seconda volta, Vecchio Diavolo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Suore di Carità e Vecchi libertini – Racconti brevi per poco o nullo scandalo

  1. Lady Nadia ha detto:

    La verità? Scritti bene. Benissimo. Punto. 🤣🤣🤣

    Liked by 1 persona

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    La mia prosa breve o brevissima. Mi diverto ed è anche un esercizio scrivere racconti di poche righe.

    Grazie.

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