Sguardo di donna e altre storie – Poesie bonus per “Donne e parole” di Iannozzi Giuseppe – Edizioni Il Foglio

Sguardo di donna e altre storie

Iannozzi Giuseppe

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - 2a edizione

Donne e parole sarà al Salone del libro di Torino dal 18 al 22 maggio 2017

Sguardo di donna

Anche se mi vuoi oggi uccidere
non sarà facile, ho pur sempre
due occhi e due proiettili
e una pistola ben legata al fianco;
tra le dune posso prender la mira,
aspettando del sole il nero calare,
studiando degli avvoltoi il volo

Non vedrò forse che una o due albe
In fondo sempre l’ho sospettato
che lo sguardo d’una donna fulmina
più dell’ira di Dio; mi riterrò dunque
fortunato di darti del filo da torcere

Non ho mai preteso di vincere
Di morire da uomo, sì…

Amore Vampiro

Il tuo amore
– come vampiro
partito da spazi siderali –
infine arrivato,
ha spezzato le mie ginocchia,
ha tagliato
i miei polsi ubriachi di fede,
ed è così che son caduto
perdendo di Dio il favore,
imbrattando lo zerbino celeste
col rosso del sangue,
indicando a Roma la strada
per farsi grande

Sospetto avessi conoscenza
di quante vite parallele
uno affronta col coraggio
che ha nella pancia
prima che sia l’aria a venir fuori
dalla bocca o da più in basso
là dove Belzebù ama esser baciato

E come Diogene
sol ti chiedo di scostarti dal sole:
non ha che silenzi infiltrati
e lunghe quaresime il tuo orecchio
E’ per questo
che non ho dubbio che il tuo amore
succhia via la vita mia
come un vampiro,
come un vampiro venuto
da un mondo lontano
creato prima di Dio
e degli altri Dèi

No, non chiedermi
di vivere ancora un momento o due
perché sia la mia testa a cadere

Straziato,
di questa festa stanco,
invitato per essere esposto
al pubblico ludibrio,
anelo al piacere di riposare gli occhi
perché sia la prossima notte
il mio sguardo affilato
capace di tagliare
in due metà perfette
il seno della Luna

Ho lasciato me

Ha lasciato la vita mia
perché è giovane la sua
Ha lasciato me
alla sua finestra
a guardare la pioggia
che viene e viene giù

Ha lasciato lei
quel poco che di me resta
con la testa fra le mani,
e gli occhi bagnati
feriti a morte
da lacrime senza posa

Non conosco la pietà

Perdo i capelli,
imbianco sul campo
Allo sbando,
non conosco la pietà

Agli uccelli
in volo sparo felice
Seguo la vita
che precipita
nel folto del bosco
Non la raccolgo
La abbandono
Do invece voce
a un altro colpo
dal fucile
della mia bocca

Sarei stato triste
(M’illudevo)

M’illudevo
che sarei stato triste
Che avrei pregato
Cristo
Ma il bastardo
ch’è in me
mi spinge alla ventura,
come sempre
per nova felicità
o totale rovina

Non desidero l’amore

Non desidero l’amore
Mi accontenterei d’averti
a me accanto nuda
dalla testa in giù,
come femmina
donna
bambina

La donna mia

Di neve la donna mia:
quanta pazza tenerezza
sul latteo suo petto,
tale e quale a quello
d’un uccellino piccolino
dal paradiso fuggito.

Ti cerco

Ti cerco
sulla muta superficie della Luna
quando le notti sono buie,
profonde di siderali segreti
Ti cerco
perché il tuo cuore batte
seguendo il ritmo del martello
sull’incudine
Ti cerco
perché come Maometto,
passo dopo passo,
arriverò alla montagna

Ti cerco
per vestirti di rose
Per graffiarti
a sangue la pelle di vergine non vergine
e scoprire che sei donna e dèmone
Il Demonio che c’è in me,
a ogni nuova alba, pretende un tributo;
e devo io resistere, tenere strette le redini
e non lasciare che questi cavalli
cadano proprio nel centro esatto dell’Averno

Ti cerco
perché ogni volta che vengo vengo con te
Perché ogni volta che vengo,
un uomo che non sono io si strappa per te i capelli
e come un ossesso bestemmia

Ti cerco
perché Tu, Sposa del Diavolo,
prima di appartenere a Lui,
sei stata creata da una mia costola per me

Prima che sia immenso

Chiedi perché sto dando via il mio cuore
quando c’è in me ancora tanto amore
Vuoi sapere la verità
che sta al di sopra delle nuvole
Non ho mai avuto il coraggio
d’infrangere quella vecchia promessa
che feci a me stesso davanti allo specchio
Ma giunto è il tempo
che sia immenso senza se e senza ma
perché se rischio questa volta
non avrò un asso nella manica da giocare

Vuoi sapere perché sono triste
più di quanto un povero diavolo meriti
Ti dirò che sono andato in fondo alla questione
tanto tempo fa, e adesso cammino al tuo fianco
Vomitato dal grembo della Morte
sono risorto un po’ più cattivo di Belzebù
e un po’ più storto d’un Gesù di miracoli ubriaco
E’ che ho visto inabissarsi Atlantide
e i miei occhi hanno pianto cicuta
per Apollo e Socrate, per Dèi e Filosofi

Forse non è proprio quello
che avresti voluto sentirti dire
Non ho altro che questo, ricordi e macerie
Ricordi e macerie in abbondanza nel cuore,
e fra le mani, e devo disfarmene
prima che sia troppo tardi

Prima che sia troppo tardi
E’ tempo che diventi immenso
prima che il mondo al di là dello specchio
abbia il sopravvento sulla mia libertà
Ma se credi che una virgola meriti d’esser salvata
Se pensi che non tutti i punti segnati li ho sbagliati,
allora nelle tue piccole mani di gigli odorose coglili
e le ferite mai rimarginate scompariranno
sotto i miei e i tuoi occhi

Prima che sia troppo tardi
Prima che sia troppo immenso
Se c’è un ricordo
che merita d’esser salvato, salvalo
sotto i miei e i tuoi occhi

Maria e Giuda

Come corvo del malaugurio
che il jazz l’ha imparato
nelle notti d’inverno
su rami scheletriti
epitaffi e poesie,
su tombe sbrecciate
per poeti foscoliani,
mi annuncio ora alla tua porta
battendo forte il pugno
di nero sangue rappreso
Ho da spacciare Bibbie,
deragliamenti di fedi e di treni,
civiltà da Dio rinnegate

Come un povero Paganini,
che solo ha il sinistro dono
d’un violino,
ho però in serbo nascosto
un articolo speciale
che ti potrebbe interessare;
l’importante è non puntare
lo sguardo sui tram,
sugli uomini-scimmia crocifissi
al loro interno

Quando sull’umile legno
forte ho battuto
col pugno ben chiuso,
non potevi immaginare
di dover ospitare
un Giuda redivivo sì tanto in vista,
da tutti disprezzato prima che temuto
Il letto caldo e vuoto;
e l’eco lontana del fiume,
del fiume gravido di cadaveri nemici

Maria si è scelta la parte migliore,
che non le sarà tolta, dicono loro;
e altro non sanno, non hanno davvero

Come chi più non ha paura
d’aver paura
Come chi ogni solstizio
ha imbrattato l’anima sua
di miracoli e delitti;
come chi ha tanto amato e odiato,
vengo a te per cantare e suonare
la canzone di Maria di Betania e Gesù
che si danno l’addio per sempre
da qui all’eternità

La tua amata solitudine

Raccontavano
che da quando
questo povero diavolo
ti aveva lasciata
alla tua amata ricercata solitudine
fossi di dolore morta
in un giorno di gelo
con accanto al tuo nudo corpo
da pochi petali di rosa violato
solamente una candela
a metà consumata
Non era però vero
Sei invece ingrigita poco a poco
e per questo hai tagliato i capelli
ch’erano biondi lunghi e belli

Oramai vecchia ti appartieni
anche se ogni giorno
cerchi uno più giovane di te
che t’insegni a credere alla bugia
che sei bella, dentro, nell’anima

Le mie tombe

La tua morte ingrassa le mie tombe;
nota di colore in quella
che altrimenti sarebbe pure per me
ben triste noia.

Qui per acquistare dall’editore:

https://www.edizioniilfoglio.com/copia-di-solo-un-fascio-di-parole

Donne e paroleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – 2a edizione © 2017 – prezzo: € 18,00

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Sguardo di donna e altre storie – Poesie bonus per “Donne e parole” di Iannozzi Giuseppe – Edizioni Il Foglio

  1. Lady Nadia ha detto:

    Comincio a conoscerti un po’ meglio. Bellissime. Forse sbaglio ma sparo! Vecchie e dedicate a V. 😉

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Esatto. 😉 Or come ora basta con la poesia, una nuova di tanto in tanto e se penso sia il caso, ma per il momento davvero basta con la poesia. Donne e parole mi ha impiegato 15 anni di lavoro, ho bisogno di riposo.

    Non vedo perché queste dovrebbero riuscire a farmi conoscere un po’ meglio, ma sta bene così. ^_^

    Grazie. ^_^

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