Ho mai detto al Cielo che sei bella?

Ho mai detto al Cielo che sei bella?

Iannozzi Giuseppe

beautiful blonde

Ho mai detto al Cielo che sei bella?

Dolci i fianchi lungo le montagne
e la pioggia, la pioggia non cessa il suo lavoro:
e ogni creatura cerca un minimo riparo,
e ogni donna cerca un amante per la notte
Ho mai detto al Cielo che sei bella,
te l’ho forse mai detto chiaro e tondo
per farti tremare al di là d’ogni dubbio?

Dolci, dolci i sogni che ci tormentano
Ogni giorno passa lento sulla tua bellezza,
e ogni goccia di pioggia ti accarezza piano
Da lassù il Signore ci invita a salvarci:
non gli piace affatto questa solitudine
che ci viviamo addosso fino all’ultimo giorno

E ogni creatura cerca un minimo riparo,
e ogni donna cerca un amante per la notte

Non ti ho mai detto che nel Giorno del Giudizio
a nessuno di noi verrà chiesto perché Sole e Luna
non hanno mai fatto niente per essere un po’ di più
Non ti ho mai detto la verità sulla confusione
che alberga quaggiù dove è facile franare
insieme ai secoli delle montagne,
dove è facile cadere in ginocchio
senza una vita alle spalle… senza un perché

E ogni creatura cerca un minimo riparo,
e ogni bambino cerca il petto d’una madre

Dolci,
dolci sono i fianchi delle montagne
Non reggeranno ancora a lungo,
non reggeranno ancora a lungo

Giorni di Peste

L’uno accanto all’altro gli avelli,
del pallore lunare si vestono
senza pudore alcuno; nomi e cognomi
per sempre dimenticati in un niente
e che però un dì, forte, furono battuti
dalle campane della solitaria Chiesa
dal camposanto non lontana

Colla vanga in mano il nero becchino
non si stanca di scavare fosse profonde,
rinvenendo di tanto in tanto oscure radici
appartenenti a chissà quale vegetale mostro;
ma più spesso vengono fuori
omeri e tibie, lucidi teschi, mani anche
e mezzi scheletri sorridenti tutti denti

Una bestemmia dalla rauca gola
tosto si perpetua in eco per l’intorno:
il vecchio becchino il lavoro solito riprende
indifferente allo stormire degli alberi,
ai petali dei fiori dal vento strappati
e sulle sue invisibili ali portati
fra cenere e miseria, su cataste di appestati
morti e l’uno sull’altro bruciati

Più dei Sette Cieli

Un giorno vorrei mi sorprendessi
con una poesia di spirito e castità
Ma ben so che alla carnalità
sei votata; sol mi resta la possibilità
di farmi il segno della croce
e di frugare a fondo nelle tasche
in cerca d’un avanzo di sigaretta
Poi, d’ogni surrogato piacere stanco,
oramai incapace di pregare
per la salvezza o il giorno del giudizio,
chiuderò le pesanti porte della Chiesa
e da solo rimarrò di fronte a un povero Cristo,
ma pronto ad appendergli al collo io
una corda più resistente dei Sette Cieli

Acqua sotto i ponti

In quel lontano giorno d’estate
l’acqua del fiume piano scivolava
dalla fine d’un morto arcobaleno
a un ponticello di legno: allegro
il riso d’un bambino sgorgava
dalla gola e di note il pelo dell’acqua
faceva vibrare
Accanto gli stava una ragazzina
non più giovane non più in là di lui:
adorante lo fissava per la calma,
lui e la sua canna da pesca tesa
lanciata fra le onde lente veloci
specchio d’un cielo bigio,
ma non abbastanza da minacciare
pioggia; con calmo coraggio un pesce su
e poi un altro, proprio come un uomo
Sorridente così, per tutto quel ben di dio
che mille altri avrebbero detto “un niente!”
Fu allora che lei lo baciò, all’improvviso
senza saper bene perché, consapevole però
che andava fatto prima che fosse un’altra
a carezzar d’amore le imberbi guance

Da allora i giorni son volati fra amenità
e alcune confortanti verità,
mai genuine veramente: ancora lei
ricorda quel primo bacio dalle labbra volato
Sembrava a portata di mano ogni cosa
Ogni cosa davvero, fosse essa facile o dura

E oggi non saper dire dov’è finita
quella bambina, se sia donna e madre;
ma sempre svegliarsi presto con l’alba
in faccia, e scoprirsi a pregare perché
l’uomo che accanto le sta possa non trovare
nel dedalo dei sogni del risveglio la strada!

Tutti innamorati

Tutti innamorati oggi
Ma manca la tristezza
Non una goccia di pioggia
Sembra la gente abbia
dimenticato
Tutti così innamorati
Tutti ammaccati,
ma fra rose e violini sepolti
Tutti, tutti innamorati
E noi che siamo al di sopra
dei Setti Cieli decidiamo

Kaddish

Non era previsto,
non era previsto che così presto
cadesse la testa nella cesta
Presto volterò l’angolo

Prego,
ti prego di dimenticare
che mi hai incontrato
Prego,
ti prego di dimenticare
che hai ascoltato le mie parole,
che sono stato uno
che parlava con bocca d’amore
inventando follie su follie
per un sorriso, per il tuo sorriso

Sono stato un folle,
uno senza arte né parte
che non ce l’aveva il diritto
di sconvolgere la tua vita
invitandoti a posare
la prima pietra per una chiesa
Da te sono stato
per un battesimo di luce,
ma già da un’eternità
nella siccità giaceva il fiume
In ritardo su di me
lo capisco adesso,
e non cerco assoluzione

Considera che
non avevo esperienza;
e considera che,
fra miracoli alla buona,
cadute e preghiere inascoltate,
quasi sempre la mia guancia
ha raccolto in silenzio
schiaffi nudi di guanti

Presto volterò l’angolo
Per le mie parole
sono stato condannato
a tacere fino alla fine
Per le mie parole
sono stato condannato
a bere l’acidità della verità
fino a quando ce la farò

Presto volterò l’angolo,
non te ne dispiacere
Non mi hai conosciuto mai,
mai veramente, mai sul serio:
solo inventavo storie su storie,
giorno dopo giorno,
ora dopo ora,
minuto dopo minuto,
per un sorriso non venuto

Buona fortuna, Giulio

Ciao Giulio, ciao Giulio
Non mi combinar guai,
non troppi in Stile Libero
Ma lo so, il consiglio
non seguirai
E allora, buona fortuna
Ne avrai bisogno in ogni caso
Ricorda però
che se del vero c’è nel dire
che la Fortuna aiuta gli audaci
più spesso li affonda
senza pietà; non guarda essa
all’età per inchini e riverenze,
sol si cura
che il designato segua
il destino
che essa gl’ha segnato

Ciao Giulio, ciao Giulio
Finiti sono i tempi belli
che andavi per frizzi e lazzi
fuggendo da un treno all’altro,
mendicando ospitalità
in un ostello per la gioventù
con faccia da eterno adolescente
Basta un niente, davvero un niente
perché l’esistenza creduta perfetta
cangi tosto in quella d’un Caino
abbandonato da Dio e dal Diavolo

Ciao Giulio, ciao Giulio
Che Fortuna ti presti riguardo
solamente
per il merito sudato sul campo,
e mai per altra stronza misura

Imputato, si racconti!

Si dice
che chi ignora
alla fine
resta ignorato

Dio! E’ questo
che t’è capitato
fra capo
e collo

Fatti forza
Torna
con la mente
a quei tempi
felici e lontani
che t’han visto
protagonista:
cassavi,
censuravi,
mandavi
a quel paese
tacendo
Assiso
sullo scranno
di consulente editoriale
pensavi
che mai una mosca
t’avrebbe guastato
col suo ronzio
i pensieri in testa
E invece,
di punto in bianco,
il posto di giudice
costretto sei stato
a lasciarlo
per occupare
una sedia di paglia

Raccontaci ora
come ci si sente
a scoprirsi
calato
nella parte
dell’imputato,
Giulio

Non ti va?
Non ti capisco
proprio;
e pensare
che ti piaceva
così tanto
raccontarti
sotto questi
Cieli d’Italia

Sotto i Mille Euro

Benvenuto,
benvenuto
nella generazione
sotto i Mille Euro
al mese
Sarà difficile all’inizio
affrontare le spese,
soprattutto quelle ferroviarie
Le FS purtroppo
non fanno sconti
a nessuno, nemmeno
a chi per sua sfortuna
zoppo
Però si sa
che chi va con lo zoppo
impara a zoppicare
Così forse
sarebbe il caso
d’usare un bastone,
giusto per provare
l’effetto che fa
Poi, un domani
– Provvidenza volendo! -,
potrebbe scapparci
una pensione d’invalidità
In Italia
ne accadono tante
di cose strane,
e mai un cane
che dica niente

Non è il caso
d’abbattersi
Siamo in tanti
a morir di fame
ogni cazzo di giorno
Tu pensa,
caro Giulio,
che i più disperati
a forza di tirar la cinghia
non tengono manco più
forza di mano per strapparsi
‘na sega artigianale

Commiato

Ogni cosa
verso
la Fine tende
Se il Brutto
pare eterno,
il Bello
un momento
soltanto dura

Dalle tremanti mani
con violenza
viene strappato,
amputando
l’arto
e il resto
a esso attaccato

Strappato
il Bello
in pozze
di sangue
tendini
ossa
escrementi
infine giace
Che resta
dunque?
Vanità,
il tuo nome
conosce il Confine
che l’Eterno Ritorno
divora

Quando
calano le Tenebre,
che può mai
la Luce?
Ferire forse
il sudario
sul morto corpo,
e basta!
E per così poco
dovremmo noi
inchinarci
a Te, Dio?
Camminando
sulla Terra
– che si dice
sia stata
da Te a noi
donata
per essere
nostra prigione -,
per sempre
allontanati
dall’Eden
per via d’un peccato,
oggi più
non preghiamo:
forti come siamo,
su cadaveri
e putrescenze,
camminiamo
tenendo da conto
che sarà
già tanto
se domani
qualcuno
sbriciolerà
sotto
il piedi suoi
le ossa
che furono
nostre

Confesso

Confesso… cosa mai
di così grave, cosa?
Mai stato qui o altrove,
della poesia mai
ho sfiorato io l’altezza

Ma più grave la colpa
d’aver al ribasso giocato
con cadaveri di parole
purtroppo sì simili a me

Dall’alto in basso

D’un uomo
l’anima sua
non indagate:
a spese vostre
scoprireste
che dall’alto
in basso
la nera rogna
la consuma
senza mai
venirne a capo

Non parlate d’amore

Non parlate,
non d’amore almeno
Ha Caino chiesto
e gli è stato dato
il possibile e di più

Se le croci lassù,
sulle calve colline,
non le vedete
immaginate bene
anche se il male
che in petto nutrite
non lo sapete
a parole spiegare

Parlano le mani,
le mani insanguinate
milioni di volte
sulle natiche strofinate

Vedermi stanco

E vedermi stanco
E vederti stanca
Aver sol voglia
d’esser tradotto
là dove riposano
libri svogliati,
sfogliati e spogliati
Aver questa voglia
e null’altro da donare

Torniamo a casa

Torniamo a casa,
a usare carta e penna
per lasciar di noi
al di là del tempo
un segno più del sogno

Torniamo a noi,
a lavorar di cuore
col sudore della fronte

Torniamo a casa,
e parliamo a lungo
come due estranei
che uguale via
hanno da seguire

Donne e paroleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – 2a edizione © 2017 – prezzo: € 18,00

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Ho mai detto al Cielo che sei bella?

  1. Lady Nadia ha detto:

    Un pezzo di vita questa poesia. Persino inusuale. Sì, direi che non ne ho mai lette di così reali, una delle più veraci.
    Bella, inutile dirlo, anzi bellissima.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sì, è molto diversa “Ho mai detto al Cielo che sei bella?” e per stile e per contenuti.
    Parlo in generale, non ci sono riferimenti. E’ però realistica.

    Grazie, Nadia.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.