L’amore è il problema

L’amore è il problema

Iannozzi Giuseppe

Platti caffè

L’ultima volta che lo incontrai, Augusto teneva su un’aria sconvolta, o perlomeno questa l’impressione che voleva suggerire a chi lo incontrava per caso o no.
Mi aveva telefonato pregandomi di vederci ché doveva parlarmi a quattr’occhi. Perché gli dissi di sì, non lo so bene nemmeno io. Augusto non mi era mai stato granché simpatico, un fanfarone che, per via della sua natura, non sapeva altro che inventare storie, o meglio menzogne che lui, guardandoti negli occhi come un cristo in croce, ti assicurava esser vere al cento per cento.
Ci trovammo al Caffè Platti, che in altri tempi aveva visto fra la sua clientela Luigi Einaudi, Cesare Pavese, Mario Soldati, i coniugi Natalia e Leone Ginzburg, Norberto Bobbio e molti altri nomi celebri.
Quando arrivai Augusto era già dentro.
“Giacobbe, Giacobbe… qui!”
Non feci fatica ad adocchiarlo. Sembrava sconvolto, ma se un po’ lo conoscevo la sua teatralità valeva quattro lire.
“Ciao, Augusto. Come ti butta?”, lo salutai stringendogli la mano.
“Non bene, amico. Non bene. Prendiamo qualcosa, offro io. Se hai un po’ di pazienza, ti racconto tutto per filo e per segno.”
Sospirai.
“Ti ascolto.”
Augusto mi regalò un sorriso sghembo: “Sei davvero un amico. Non ci sono più persone come te a questo mondo.”
Sospirai un’altra volta.
“Cosa prendi?”
“Un ginseng.”
“Nient’altro?”
“Un ginseng lungo, Augusto. Nient’altro.”
Augusto ordinò per me e per lui a un barista annoiato.
“Non butta bene, lo sai! Di questo passo anche questo posto tirerà giù le saracinesche”, buttò lì, senza alcun riguardo.
“Augusto, non mi pare il caso”, lo rimproverai.
“Lo sanno tutti, amico mio.”
“D’accordo, però non è carino. Ci sentono. Piuttosto dimmi quello che devi dirmi.”
Augusto si finse offeso, ma fu questione d’un momento e subito attaccò a raccontare.
“Dunque, non è facile, ma vedrò di farti capire com’è che stanno le cose: mi sono innamorato.”
“Bene”, esultai, con poca convinzione.

“Aspetta! C’è un problema.”
“Quando si ama qualcuno c’è sempre un problema. O forse è più giusto dire che è l’amore stesso un problema”, dissi abbozzando un sorriso compassionevole.
Senza fiatare il barista ci mise sotto il naso le ordinazioni, un ginseng lungo per me, un cappuccino macchiato a dovere per Augusto.
“Hai ragione, l’amore è un problema. E’ questo il punto, più o meno.”
Il barista scivolò subito via: se c’era una cosa che non gli interessava, bene!, era di ascoltare noi. Presi a centellinare la mia bevanda.
“Vogliamo sederci?”
“No, non ho molto tempo, Augusto. Parliamo qui, in piedi, al bancone. Ti dispiace?”
“No, no, basta che mi ascolti.”
“Ti sto ascoltando, ma non mi hai ancora detto niente!”
“Diavolo, ti par poco che sono innamorato!”, gridò Augusto.
“Sei innamorato, d’accordo. E poi?”
“E poi, e poi… il punto è che Francesca non lo so se è innamorata di me.”
“Chi è Francesca?” Dentro di me un po’ me la ridevo, ripensando ai versi di Mogol cantati da Lucio Battisti.
“Non sai se è innamorata di te”, sottolineai ridendomela sotto i baffi.
“Esatto.”
“Perché non glielo chiedi?”
“Chiederglielo? No, non se ne parla.”
Augusto non aveva ancora toccato il cappuccino.
“Il cappuccino si raffredda”, gli feci notare.
“Sì, lo bevo dopo, ora stammi ad ascoltare.”
“Ti sto ascoltando”, lo rassicurai anche se, a onor del vero, stavo già perdendo la pazienza.
“Vuoi qualcos’altro? Ordina, ordina pure…”.
“No, sto bene così.”
“Allora, mi ascolti?”
“Avanti, parla.”
Augusto mi fissò per un secondo o due, poi distolse lo sguardo da me per lasciarlo affogare nel cappuccino che aveva sotto il naso.
“Ti ascolto”, lo rassicurai di nuovo, sperando che la sua storia non fosse troppo lunga e barbosa.
“Bene”, esultò Augusto, e attaccò a spiegare, finalmente. “Francesca è una in gamba, molto… a me piace e vorrei sposarla. Tu lo sai che ho avuto dei problemi in passato. Non è un mistero, la mia vita è costellata di lutti. A ogni modo, adesso mi sono innamorato di Francesca e so che potrei essere felice. Il punto è che non gliel’ho ancora detto che la amo, però lo farò, presto.”
Mi fissava come uno portato alla gogna: “Tu, Giacobbe, che ne pensi?”
Non sapevo che dirgli. La storia di Augusto era quel che era: si era invaghito di una e pretendeva di convolare subito a nozze.
“Da quanto tempo la conosci?”
Augusto era in un bagno di sudore.
“Un bicchiere d’acqua, per favore”, gridò al barista invece di rispondermi.
“Tu che faresti al mio posto?”, volle sapere.
Sospirai. Augusto aveva raccontato, sì, ma a modo suo, e di Francesca non mi aveva detto un bel niente, a parte il nome.
“Augusto, non lo so. Non la conosco la tua Francesca.”
Lui fece finta di non sentire, di non aver capito: “E’ una donna, per Dio! Tu mi devi solo dire che cosa ne pensi.”
Il barista mise sotto il naso di Augusto un bel bicchiere d’acqua, proprio accanto al cappuccino, e lì rimase.
“Augusto, non la conosco la tua Francesca”, sottolineai per la seconda volta, pregando che il mio amico non desse in escandescenze.
Rimase in silenzio, perso nei suoi pensieri, fissando un punto immaginario al di là della mia persona.
“Augusto, l’acqua…”, dissi cercando di richiamarlo alla realtà. Lui si limitò a tirare fuor di tasca il portafogli e a lasciare sul bancone non so bene quanti soldi, troppi in ogni caso. E uscì di corsa dal locale come se un mastino gli stesse mordendo le chiappe.
Uscii anch’io dallo storico caffè. In strada tutti fingevano una felicità da lobotomizzati, io solo pensavo che dovevo scrivere una montagna di articoli che i giornali mi avrebbero pagato… forse che sì, forse che no.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a L’amore è il problema

  1. Lady Nadia ha detto:

    Anche io avrei sperato di saperne di più. Mi hai tenuta lì, incollata, e poi non hai svelato niente? Ma oggi è il primo maggio, non il primo aprile!😉
    A dimostrazione che, quando qualcuno scrive bene, davvero non importa cosa scrive. ( O meglio ciò che scrive passa in secondo piano.)
    Anche oggi una piccola lezione. Ciao.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Buon primo Maggio, Nadia.
    Bisogna centellinare, dosare, creare il cosiddetto pathos. Augusto tornerà insieme a Francesca. E, alla fine, tutto avrà un senso, per tutti i racconti che ho postato e che sono, sì, dei racconti, ma legati fra di loro secondo una particolare tecnica.
    Anche qui, seppur in maniera trasversale, incontriamo degli scrittori e degli intellettuali che hanno realmente frequentato il caffè Platti. E non da ultimo cito D’Annunzio. con “Forse che sì, forse che no”. E lo cito non a caso, perché questo romanzo, il meno dannunziano dei lavori del D’Annunzio, è un romanzo borghese, di amore e di morte.

    Grazie, Nadia.

    Beppe

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