CI SIAMO SVEGLIATI E ABBIAMO PERSO LA BELLEZZA

CI SIAMO SVEGLIATI
E ABBIAMO PERSO LA BELLEZZA

Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen and Lou Reed

CI SIAMO SVEGLIATI QUI DOVE NOI STIAMO

E ci siamo svegliati
Anche questa mattina
ci ha baciato in fronte
il sole;
e poco importa
se siamo
quel che siamo,
forse modesti,
forse agli arresti

Ci siamo svegliati
con occhi cisposi
rispondendo
al richiamo della vita
che, ancora una volta,
ci chiede d’affrontare
l’umano cammino
fra inferno e paradiso
qui dove noi stiamo:
persi
su un piccolo pianeta,
forse dimenticato da Dio,
forse no

DISPERATO ATTO DI CORAGGIO

Mancò
un disperato atto di coraggio
che dalle falle della vita
spazzasse via i dubbi,
così siamo adesso qui
soli e più confusi di ieri
cercando
nei giorni uguali ai giorni
il perché
del nostro esistere

Non splende il sole sul fiume,
inciampano e cadono i pescatori
nelle tracce
che la luna ha impressionato
lungo le sponde vuote
di cristi e giudei;
e non c’è nessuno,
non c’è davvero nessuno
che sappia come pescare
un nome,
non c’è uno
che sappia come peccare
per dar oggi corso
a un domani migliore

Mancò
un atto di vero coraggio
che ci prendesse in ostaggio,
così siamo adesso qui
e qui resteremo …
per un lento morire
senza aver vissuto mai,
mai veramente

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’èra la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

Dimmi tutto di te

Dimmi, dimmi, dimmi
Dimmi di te,
e dimmi di quell’uomo
che oggi ti sta accanto
senza mai stonare una parola
per farti ridere un po’

Dimmi, nel dettaglio dimmi
di quell’uomo,
di come ogni notte torna da te
levandosi di testa il cappello,
dicendoti bella
mentre si mira e si rimira
nel tuo specchio infranto
per scoprirsi più di Dorian Gray
perfido e vecchio
e infine entrare nel tuo letto

Tu, mia celeste Aida,
com’è che lo sopporti?
Dimmi, dimmi tutto

MI SPIACE, MIO LIBRO SACRO

Mi spiace,
l’indice,
che girava
una a una
le pagine
del Libro Sacro,
si è rotto,
è rimasto
impiccato
come il grilletto
nel corpo scarico
della pistola

Mi spiace,
non c’è più
una sola poesia
che sappia sparare
qualcosa di più
delle solite banalità
– parole a salve

QUANDO MORTI FINALMENTE CI AMATE

Quando morti
dimenticati o quasi,
ci scoprite
come fiori mai nati
nei giardini seppelliti;
e allora sì, ci amate,
con calde lacrime
i poeti
– che fecero amore –
finalmente li amate;
e con loro parlate,
perché più non han voce
né fiati o foschie di cuore
che l’amata vostra solitudine
potrebbero molestare

NON SARÀ PIÙ LA BELLEZZA

Andiamo, andiamo,
prendiamo su con noi
anche dio
o quel che ne resta

Andiamo, andiamo,
il Padrone
sta già abbassando
il sole

Andiamo,
andiamo a bussare
alle porte del paradiso

Andiamo, andiamo
a sputare due risate
venute male:
non sarà come prima,
non sarà mai più la bellezza
d’un sognare a occhi aperti
a dominare
sugli spazi in ombra

Andiamo, andiamo,
il Padrone
sta già pescando
dalla luna nel pozzo
la pazzia dei fantasmi

Andiamo, andiamo,
anche se il ritardo
che portiamo sulle spalle
è davvero pazzesco

Andiamo,
andiamo a bussare
alle porte del paradiso
Andiamo,
andiamo a consegnare
le spoglie di dio
a chi troveremo o no

SENZA UNA MINIMA FORTUNA

Ho visto uomini seminare il male
e li ho visti toccare un secolo di vita
senza che un alito di vento
gli scomponesse mai la chioma

Giù in paese dicevano parole,
le ripetevano come un mantra;
aspettavano i retti che il tempo
cadesse nel tempo, nell’incastro
d’una Mezzanotte senza ritorno
Aspettavano che la giustizia
sposasse finalmente la verità

Ma ogni giorno, ogni santo giorno
uscivano dalla chiesa le bare,
quelle di uomini poveri in canna
che mai avevano rubato una paglia;
ogni giorno un timorato di Dio
finiva male, a pezzi, in orizzontale,
senza neanche aver sfiorato
la mezza età

Ho visto uomini seminare il bene
e in sequenza li ho visti cadere
senza che una minima fortuna
gli asciugasse la fronte di sudore

DIRANNO LE PEGGIO COSE

E diranno
Hanno voce,
lascia che dicano:
hanno svegliato
il mattino,
il corpo
nella polvere
abbandonato

Diranno
Hanno voce
e a ognuno di loro
gli suggerisce l’Eco
le peggio cose

Lascia che
nelle parole
alla vuotezza votate
si seppelliscano
oggi e domani

E POI PERDERSI

E poi perdersi,
e poi, per un momento
o due anche,
in movimento ritrovarsi
come se non contasse
il Tempo i battiti suoi
e tutte le Scadenze
fra gli ingranaggi
incastrate e rimandate

E poi scoprire
che solo fu lo scherzo
d’un triviale giullare
questa buffa nostra vita
che mendichiamo a vita

TORNARE INDIETRO

Tornare indietro,
far fuori Plutarco,
le vite parallele,
l’influenza dei caratteri
in positivo
o in negativo

Tornare
a un perfetto niente
che non conosceva
né il Bene né il Male

Tornare
a scaccolarsi il naso
per il piacere
di respirare vuoti d’aria

NESSUNA LA DIFFERENZA

Buono, cattivo
Nessuna la differenza
Nessuna sofferenza
se di Troia cedono le mura,
se il cieco vate racconta
il falso o il vero, l’inganno
che ugual torto muove
a chi in piedi o no

Oggi, domani,
di altri saranno i corpi esposti
e nella tortura della polvere trascinati

TI SANTIFICA O TI CONDANNA L’AMORE

Ti santifica o ti condanna l’amore
Come un pugno incontra i sogni,
come una trottola sbanda
e non gliene frega niente

Ti santifica o ti condanna l’amore
Togli a un uomo la donna che ama
e tutto gli avrai tolto; togli a una donna
l’uomo che dice d’amare alla follia
e solo gli avrai tolto un cuscino,
solo l’avrai salvata da una bugia,
da una telenovela di battute ripetute

Non parliamo d’amore,
non così, a cuor leggero:
già lo fanno in troppi
tirando su ospedali di parole,
ospedali quasi belli ma fragili,
fragili di menzogne,
di vanità quasi mai educate
e denudate

Non parliamo d’amore,
non così,
non per l’eccitazione
d’una sbronza,
d’una stupida poesia

Non parliamo d’amore,
non così,
non per un inganno di cipria,
per una composizione barocca
che si consuma in Fa minore

Ti santifica o ti condanna l’amore
Come un pugno incontra i sogni,
come una trottola sbanda e sbanda
e dove va poi a sbattersi,
se in cielo o in un postribolo,
non lo puoi indovinare tu

OGNI CAPO D’ACCUSA

Avrei potuto,
avrei potuto ripetere
dall’inizio alla fine
ogni tuo capo d’accusa;
avrei potuto chiamare
e chiamare a lungo,
sempre a vuoto, il tuo numero;
e sulla pietra della mia rabbia
affilare la lama del mio rasoio…
e con fragore
lasciare poi cadere
nella tromba delle scale
il corpo morto dell’amore

Avrei potuto,
avrei potuto tentare me;
ed invece no,
sono rimasto al mio posto
spiegando all’uomo e al poeta
che non esiste il verso perfetto,
che sol c’è un Golem imperfetto

TI HO DIMENTICATA?

Ti ho dimenticata,
ti ho dimenticata
Puoi credermi,
sulla parola, sì
L’ho detto ieri,
e lo ripeto oggi,
te lo ricorderò domani
Ti serve forse
una proposta
indecente più di questa
per capire
che non si può capire
la verità
fra me e te?

Donne e paroleIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – ISBN 9788876066450 – pagine: 604 – 2a edizione © 2017 – prezzo: € 18,00

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Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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