PRIMO BACIO NON DATO

PRIMO BACIO NON DATO

Iannozzi Giuseppe

Il cielo sopra Berlino

Si era negli anni Settanta, i cieli erano solcati da nuvole d’arroganza e qualche nuvoletta ribelle ostentava speranza.
Giacobbe scoprì la fine dell’innocenza nel luglio del 1979, in territorio di confine fra i Settanta alla fine e gli Ottanta all’inizio.

Giacobbe era uno dei tanti giovani in circolazione: batteva le strade e incontrava persone che subito si dimenticavano di lui. Non fumava troppo, e le canne non le reggeva proprio: una volta ci aveva provato, ma immediato disgusto l’aveva colto, un malessere che si era declinato in un niente, in un vuoto. Dopo quell’esperienza aveva mollato, lasciando che fossero altri a fumarsi il cervello.
Il prete l’aveva incontrato durante la mattina: si erano scambiati poche parole. Lui era vestito in nero e pure Giacobbe. Nel pomeriggio avrebbe incontrato una brunetta, che tutti chiamavano Abigail: non è che fosse un gran bellezza, ma non era neanche una che passasse inosservata. Mark, uno che diceva d’esser suo amico, gli aveva raccontato che Abigail era la ragazza adatta a lui. Giacobbe gli aveva detto di no, che non era così, con un sorriso spezzato in un indecifrabile dolore: non ci credeva, ma doveva pur lasciare che la speranza si vomitasse in un tentativo.

A ridosso d’un muretto sbrecciato incontrò Mark insieme a una combriccola che non conosceva affatto. Erano tutti lì a fumare, chi una paglia, chi una Marlboro; e c’era anche chi a tirar calci ai sassi. E c’era Abigail insieme a delle amiche, che Giacobbe subito riconobbe come a lui nemiche. Abigail era altera, se la tirava. Furono fatte le presentazioni. Quando però Giacobbe tentò di baciarla sulla guancia, un moto di ripulsa la fece tremare: si era lasciata baciare da tutti tranne da lui. A ogni modo poi rimase tutto il tempo con lui a conversare del più e del meno. Sembravano davvero affiatati, fatti l’uno per l’altra. Giacobbe era giovane, troppo, per comprendere che la cordialità che lei gli dimostrava era falsa.
“Sembri un ebreo”, osservò Abigail lisciandosi i lunghi capelli corvini fra indice e pollice: “E sembri già così vecchio!”
“Sì, me lo dicono spesso. E’ male?”
“Non fa buona impressione.”
“In che senso?”
Lei ristette indecisa qualche secondo, vittima dell’incoscienza giovanile, se spiegare o dire una banalità qualsiasi.
“No, niente. Non ci far caso. Sono cose che si dicono tanto per dire.”
Il crepuscolo si era già quasi vuotato nella notte. Le amiche, gli amici di Abigail se la ridevano sotto i baffi insieme a Mark.
“Dovremmo baciarci a questo punto”, azzardò Giacobbe: “Che ne dici?”
“Sì, forse.”
Stava per baciarla. Le sue labbra erano quasi su quelle di lei, quando lei, all’improvviso, fuggì via abbozzando un sorriso ambiguo, nascondendosi in mezzo alle risate della combriccola. Erano tutti complici e testimoni d’uno scherzo riuscito fin troppo bene.
Giacobbe non l’aveva baciata, e, seppur in ritardo, aveva compreso: era stato tutto organizzato nel dettaglio per sprofondarlo nell’umiliazione più cruda.
Oltremodo divertito, con calcolata crudeltà, Mark gli gridò contro: “Stato bello il primo bacio?”

Sulla strada del ritorno finì dentro a una manifestazione: l’aria era pesante e le parole forti. Fu catturato dalla bolgia e prima che potesse rendersene conto era anche lui lì, insieme a tutti gli anonimi a gridare contro… contro che cosa non lo sapeva ma gridava. Smise quando ricevette un colpo allo stomaco che lo piegò, facendolo cadere in ginocchio. Uno con il manganello si assicurava che rimanesse ben inchiodato a terra.
Lo stomaco gli doleva: Giacobbe rimise tutto il poco che aveva in corpo, anche l’anima. Non gli badò nessuno: pure il poliziotto che, pochi istanti prima, l’aveva colpito si era stancato di prestargli attenzione.
Mentre rimetteva, Giacobbe pensava che il primobacio è proprio come si dice che dovrebbe essere: non si dimentica mai, è un dolore che porti per tutta la vita, un ricordo di denti che stridono su altri denti, perché con le labbra non ci sai lavorare e neanche con la lingua. La mascella gli faceva male anche se non era in quel punto che era stato colpito. Per un momento pensò ad Abigail, ai suoi capelli neri, alle sue labbra che dovevano essere miele avvelenato, e le desiderò tutte per sé, mentre stringeva i denti affinché il vomito cessasse… perché potesse sembrare un uomo nonostante avesse un disperato bisogno di piangere e di lasciarsi andare. Ce ne volle prima che si rialzasse. Faceva un caldo della madonna e le grida gli giungevano ovattate. Si allontanò dalla confusione reggendosi lo stomaco, continuando a stringere i denti stridenti.

Il mattino dopo incontrò il prete che gli domandò se sarebbe stato in chiesa quella domenica.
“No, non vengo”, ringhiò Giacobbe.
L’uomo di chiesa in nero lo squadrò un breve istante, poi a bruciapelo gli domandò: “Perché?”
“Sto male, Padre.”
“Ti farebbe bene confessarti.”
“No, non credo. Certe cose appartengono agli uomini e Dio ne sa niente.”
“Dio sa tutto, Gesù morte in croce sa.”
“No, si sbaglia, Padre. Dio non sa. Forse Gesù, suo figlio. E è morto in croce un po’ di anni fa.”
“Sì. E allora?”
“Sì, per colpa d’un bacio. Quello di Giuda. A me Giuda non m’ha baciato. Ecco il suo allora!”
Si lasciarono così.

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Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a PRIMO BACIO NON DATO

  1. Lady Nadia ha detto:

    Fortunati coloro che possono vantare una “bellezza standard”, in certi contesti dovrebbero fare meno fatica, certo. Ciò non toglie che però possano vivere infelici quanto chi la bellezza non ce l’ha. O almeno quella esteriore.
    Diciamo che tutti abbiamo qualcosa di bello, l’importante è essere in grado di trovare l’energia per valorizzarlo. E poi, e poi c’è la bellezza dell’animo, il fascino. E questo non si può vedere subito ma solo col tempo, con la frequentazione.
    Spesso, specialmente da giovani, la “bruttezza” è derisa. Bullismo. Cattiverie.
    Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Chi ha superato queste difficoltà ne è uscito senza dubbio più forte, e anche più interessante rispetto ad una bella statuina.
    Ciao!

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Qui, in questo caso, si tratta poi solo di stupidità, anche se è quella di certi bulli. Il bullismo non è cosa di oggi e nemmeno di ieri: è nato insieme ad Adamo ed Eva. Il serpente, o se preferisci il Diavolo, a ben guardare è poi solo un bullo. Dacché il mondo è mondo ed ha conosciuto l’uomo, il bullismo c’è sempre stato; e se oggi è al centro dell’attenzione mediatica, è poi solo un fatto di costume. In maniera riduttiva si potrebbe dire che, oggi, intorno al bullismo si fa un gran cancan, domani lo si farà per il Pastafarianesimo. 😉
    La bellezza esiste solo come ideale, nell’arte ma anche nella realtà di tutti i giorni. La bellezza intesa come perfezione non è raggiungibile né mai lo sarà, Deo gratias.

    E’ questa una storia di formazione, seppur legata alle tante altre che sto pubblicando in questi giorni e che non resteranno in rete per chissà quanto tempo. Non sto facendo difatti tutto questo lavoro per lasciarlo qui per sempre. Fossi scemo!

    I bulli, alla fine, a ben guardare, fanno poi sempre una brutta fine, perché si condannano da soli a essere esclusi dalla società, da quella civile.

    Grazie, Nadia. Ciao.

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