RICORDI COM’ERA RIDERE?

RICORDI COM’ERA RIDERE?

Iannozzi Giuseppe

campane

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’èra la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

CHE LA POESIA SIA BELLA

Che la poesia sia bella
e dell’anima sia il respiro,
non lo metto in dubbio,
in dubbio quasi mai, io;
anche se poi,
a ben vedere, non sempre
di gioia si può cantare:
il Bardo, volente o nolente,
con animo dolente
ha più spesso da dire
dei fattacci che, ahinoi,
nel mondo accadono.
E quasi mai gli è concesso
da sé un minimo ristoro.

QUANTI CUORI

Quanti cuori,
e non ce n’è uno,
dico uno
che sia con la “Q”.
Si vede
che sei amata,
che hai amato.

Quanti cuori
e nessuna bandiera
per l’amor ieri dato,
per quello oggi ricevuto.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a RICORDI COM’ERA RIDERE?

  1. Lady Nadia ha detto:

    Prima il ricordo dei giorni felici e, anche se non spensierati, attraverso la forza dell’amore tutto sembrava più bello, persino il male.
    Poi rimane solo il ricordo a cui aggrapparsi e la delusione ricopre ogni cosa bella4, il male dilaga e l’animo non ride ma piange.
    Piange forse un amore perso, perso per niente. E’ una presa di coscienza che la poesia vuole augurare o augurarsi.
    Io l’ho vista così.
    Bella.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    In verità non credo sia una poesia d’amore o di delusione, perlomeno non l’ho pensata così io, anche se sì, si presta a diverse interpretazioni non fornendo io delle informazione precise ma solo generalizzate.
    E’ una amalgama di cultura alta e di cultura pop, dove disegno un paradiso che prima c’era e che di colpo cessa d’esistere. In chiave moderna ho detto di un paradiso perduto, e va da sé che non sono John Milton né mai lo sarò. Faccio poi un omaggio a George Harrison: “Ricordi, ricordi com’era il suono,/ quant’era bella la chitarra di George/ che non sapeva smettere di piangere?”
    Direi che piango la bellezza perduta, in generale, i tempi che furono e che non torneranno più.

    Seguono altre due poesie, brevi, e meno ostiche, di più facile interpretazione: parlo della condizione del Bardo che, suo malgrado, deve guardare a quello che accade nel mondo, mentre nella terza parlo d’amore senza bandiere né vessilli. Nulla più di questo.

    Grazie.

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