Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo sedici – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Carla Millosevich

Cap. XVI

“Perché lo fai?”
Lei chinò il capo.
Era bella, ma nel giro di poco la vita l’avrebbe sfiorita.
Dopo un bel silenzio abbozzò un sorriso quasi uguale a quello di una geisha: “Perché quando qualcuno dice di voler fare il tuo bene in realtà si adopera perché tu abbia a cadere.”
Acconsentii mio malgrado. Era quel che era, ma lo aveva capito presto che il male è il solo miele che interessa all’uomo.
“Come ti chiami?”
Lei finse di pensarci su, poi divertita rispose: “Chiamami come ti piace. Lo abbiamo fatto e ti è piaciuto, non è forse abbastanza?”
Non le dissi che con lei mi ero divertito.
Le cacciai in mano i soldi.
“Sono tanti per una scopata!”
“Li vali.”
Lei non ribatté.
Uscimmo dal cimitero.
L’avevamo fatto dietro alle tombe, tra i fiori marciti. In quel posto si respirava un’aria stantia che sapeva di putrefazione e di sperma.
Nessuno fece caso a noi.
“Ciao, Eva.”
Non rispose al saluto.
Sculettando tornò al suo posto, in attesa del prossimo cliente.

Sento gli occhi di Aleksej penetrarmi.
“Non mi guardare. Non mi piace.”
“Ti sei ripreso!”, osserva lui.
“Non è ancora il tempo di morire.”
Aleksej tace.
“Quella che abbiamo salvato, se la caverà?”
“Forse.”
“Devo andarmene, sul serio.”
“Andrai, non adesso. Pericoloso, troppo. Già detto a te.”
Penso che dovrei accopparlo.
“Vieni. Andiamo a vedere lei. Ti racconto di Carla, poi usciremo. Promesso.”
“Carla Millosevich, una puttana.”
“Anche puttana, sì. Tu non sapere tante cose di lei.”
“Immagino tu abbia ragione. E tu quante ne sai di tua sorella?”
“Io di lei so quello che so, sempre più di te. Prima di continuare tu devi sapere. Già detto, tu non restare qui, tu non potere restare. Già detto. Ma se tu esci adesso tu metti in pericolo questo posto.”
Sospiro.
“Parlami di Carla.”
“Segui me.”
“Chi era in realtà?”
“Una puttana, ma non una uguale a tutte le altre.”
“Non ci si può fidare di una donna, in nessun caso, neanche quando la strappi dalla strada.”
La ragazza non ha ancora ripreso conoscenza. L’ho salvata, e non è più affar mio.
“Vedi, Carla voleva bene a te.”
“Alla sua maniera, Aleksej. Alla sua maniera. Avanti, dimmi qualcosa che non so.”
Aleksej fissa la ragazza: “Credo ce la farà, contento René? Tu non avere rischiato per niente.” Dà in una risata.
“Stava dunque dalla vostra parte. Aleksej, adesso mi spieghi per bene.”
“Io spiego te, poi tu andare. Storia lunga. Mettiti comodo.”
“Tu racconta, non ti preoccupare d’altro.”
Aleksej sogghigna.
Cazzo, è proprio il fratello di Carla.
“Genitori morti. Loro volevano incontrare Viktor A. Juščenko. Mai incontrato. Carla voleva te, René, o meglio uno come te. E tu avere abboccato. Avere tolto lei dalla strada. E lei avere usato te per fare cose buone per Kiev.”
“Lei mi ha usato!”
Ci credo. Ma fa male lo stesso sentirselo dire così, su due piedi, senza mezzi termini. Il tumore, la consapevolezza che presto tirerò le cuoia mi ha reso forse più sensibile. ‘Carla mi ha usato’, ripeto nella mia testa: ‘E’ stata con me perché voleva qualcosa che io potevo darle. Cosa però?’
“In che modo mi ha usato?”
“Carla aveva bisogno di uno come te. Tu essere fascista e piedipiatti. Niente di meglio. Tu non avere mai sospettato di lei.”
Aleksej non nasconde il suo divertimento. Glielo leggo in faccia che se la gode un mondo. Che gran figlio di puttana!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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