Benedetto Croce: critica invalida

Benedetto Croce: critica invalida

Iannozzi Giuseppe

Benedetto Croce

Benedetto Croce

Scrivere è arte quando ci si impegna a riscrivere, a rivedere, a tagliare, ad aggiungere. A scrivere di getto sono buoni tutti o quasi. Limare un lavoro è invece un’arte difficile che richiede tanta pazienza e disciplina. Scrivere di getto una storia è cosa che viene facile: ma quanti e quanti errori si scoprono poi! Correggere gli errori, non solo quelli legati alla forma, allo stile, alla grammatica, è lavoro ben più duro e complicato di quello di gettare giù una storia. Perché si possa dare alle stampe un buon romanzo, questo ha da essere scritto e riscritto, anche venti o trenta volte se necessario.

La posizione di Benedetto Croce è piuttosto passatista. Direi anche molto. Consideriamo, ad esempio, “I promessi sposi”: stando a quanto dettato da Croce, dovrebbe essere buona la prima versione e non quella definitiva. Sinceramente Croce non mi piace, per molti motivi; e in ambito critico ricordiamoci che è stato capace di stroncare senza pietà alcuna Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio e persino Giacomo Leopardi. Benedetto Croce, come critico, direi che ha fatto più danni che altro, e considerare oggi Croce un faro della critica letteraria davvero non è possibile, tranne nel caso si voglia rimanere ancorati a un’idea oltremodo vecchia e non ideale di fare critica e di rapportarsi con l’arte. Detto ciò, se dovessimo dare ragione a Croce, dovremmo buttare migliaia di capolavori perché scritti, anzi riscritti.
E’ possibile scrivere di getto la bozza, dopo la bozza ha bisogno di essere lavorata, altrimenti rimane soltanto una bozza e non sarà mai arte. Solo in rari casi la prima bozza è anche l’opera definitiva, ma perché ciò accada devono intervenire tanti e tanti fattori.

Il problema non è nuovo, se lo posero persino gli esponenti della Beat Generation, vedi Kerouac Vs Ginsberg: era più giusto rimanere legati all’ispirazione del momento contenendo anche gli errori o era più giusto rivedere il proprio respiro poetico?
Un testo ha bisogno di essere revisionato, perché lo stato mentale che lo produce è appunto uno stato e non è affatto detto che quel dato stato mentale fosse quello più congeniale, o forse sì ma solo in parte, per cui bisogna aggiunge o togliere.
Interessante notare un lavoro piuttosto ambiguo di Andy Warhol, il romanzo “A”: in questo lavoro l’artista lascia intatti tutti gli errori prodotti. Va da sé che non è un capolavoro della Letteratura, ma è comunque un bel documento, divertente anche.
La posizione di Benedetto Croce è vecchia e deleteria. E’ bene che si conoscano le idee e la sua opera critica, ma rimanere ancorati alla critica crociana è quanto di più grave potrebbe fare uno scrittore serio. A questo punto, ad esempio – e gli esempi che potrei portare sono migliaia – prendiamo i famosi racconti di Hemingway e i suoi romanzi e buttiamoli a mare; e prendiamo Thomas Wolfe e buttiamolo; e così via, per migliaia e migliaia di opere Letterarie.
Al limite, uno può dar corso ad alcuni esperimenti di scrittura automatica: ma i risultati, come ben sappiamo, non sono eccellenti se non per pochi testi e per poche singole poesie. Solo attraverso la scrittura automatica si può rimanere completamente fedeli all’idea di base. Non è però questa la via per chi vuole fare della vera Letteratura.
Lo scrittore butta giù la bozza, poi la rivede, la lima, etc. etc. Lo dice anche Stephen King, con il quale mi trovo in disaccordo sul 99 per cento dei consigli che dà. Ma su questo punto sono d’accordo: scrivere di getto per dar corpo all’idea, poi modellarla. E’ questa la strada che seguono tutti gli scrittori con un po’ di sale in zucca e che non vivono della (e nella) loro propria arroganza.

Benedetto Croce ignora volutamente che l’intuizione è in movimento, per cui ogni revisione, per quanto minima possa essere, cambierà di fatto il testo e quindi l’opera. Se si fa poesia questo è ancor più vero, perché una virgola in più o in meno fa la differenza. Fotografare il momento è impossibile, tranne si ricorra alla scrittura automatica; ma i risultati che si ottengono con detta tecnica sono tutt’altro che artistici, tutt’al più sono delle bozze malmesse.
La critica crociana, oggi come oggi, non ha più valore, è qualcosa che appartiene al passato. Bene è conoscere le posizioni di Croce, ma farne oro colato è a dir poco assurdo.
“Fermo e Lucia” è nettamente diverso rispetto al lavoro definitivo che ci ha consegnato Alessandro Manzoni; e non è il solo autore che delle sue opere ha scritto diverse versioni.

Quello che si può fare è di cercare di restare quanto più possibile fedeli all’idea iniziale, ma la revisione e la riscrittura sono necessarie. E chi si illude che la prima versione di un lavoro sia quella buona e definitiva è soltanto un pennivendolo, o al massimo uno scribacchino.
Croce ha stroncato nomi eccellenti della Poesia e della Letteratura, però è riuscito a sdoganare Antonio Fogazzaro che, pur rimanendo un autore interessante, rimane un autore minore.
Sono d’accordo sul fatto che “non esiste alcun giudizio estetico che possa andare al di là dell’impressionismo della convenzione”.
Molto più convincenti sono le posizioni critiche di Walter Binni, che ha restituito, fra l’altro, la giusta dignità artistica e poetica a Giacomo Leopardi.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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4 risposte a Benedetto Croce: critica invalida

  1. Lady Nadia ha detto:

    Domanda. Per riscrittura intendi rivedere capitolo per capitolo, correggere, togliere, mettere… o anche credi che sia necessario, per esempio in un romanzo, ribaltare interi capitoli o addirittura la storia stessa?
    Cioè, vorrei sapere se questa, secondo te, dovrebbe essere la prassi ( ad es. ribaltare il romanzo) oppure se potrebbe anche andar bene.
    Sulla correzione capitolo per capitolo non ho dubbi. E’ un togli-metti-cancella-riscrivi che può durare giorni o anche settimane.
    Grazie Beppe.

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  2. Lady Nadia ha detto:

    P.S. Con Benedetto Croce non concordo neanche io.😉

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Risposta: sta un po’ tanto alle necessità della storia riscrivere in toto dei capitoli, o anche invertire l’ordine dei medesimi. In alcuni casi, per far sì che la storia sia più fruibile e leggibile, occorre dunque riscrivere alcuni capitoli. Ci sono esempi di celebri romanzi che sono stati riscritti in toto, e che sono a tutti gli effetti due lavori diversi. Non è la prassi riscrivere un romanzo o un racconto per intero. L’autore decide di riscrivere se si rende conto che quanto ha precedentemente scritto poteva essere scritto in maniera migliore, più efficace, più completa, etc. etc. “Fermo e Lucia” diventato poi “I promessi sposi” sono due romanzi, molto diversi: Manzoni ha preso spunto da “Fermo e Lucia” per scrivere il suo capolavoro, si può dire così. Direi che basta questa esempio, tra i più celebri, per far capire che a volte è davvero necessario riscrivere la storia, il romanzo. “Fermo e Lucia” e “I promessi sposi” sono due lavori molto ma molto diversi. La storia della Letteratura è costellato di romanzi, racconti, poesie che sono stati riscritti una, due, tre volte o anche di più. Mario Rigoni Stern, hai idea di quante volte ha riscritto “Il sergente nella neve”? Almeno venti.

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non è tutto da buttare via quello che ha detto Croce, solo che, oggi come oggi, la critica crociana puzza un po’ tanto di vecchio, vale a dire che non incontra più le esigenze degli scrittori. In ogni caso intorno a Croce, già a suo tempo, ci furono tanti e tanti che lo attaccarono per le sue posizioni. E parlo di valenti critici letterari, non di scrittori che se la presero per le sue stroncature un po’ così, diciamo pure campate in aria. Conoscere Croce è bene, farne un idolo no. Tutto qui. 😉

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