IL NOSTRO DOLORE COSÌ STUPIDO – Poesie bonus per “Donne e parole” di Iannozzi Giuseppe

IL NOSTRO DOLORE COSÌ STUPIDO

Iannozzi Giuseppe

Maria Callas

IL NOSTRO DOLORE COSÌ STUPIDO
(versione alternativa – inedita)

Il nostro amore così fragile
Il nostro cuore che non sa,
che non sa battere senza cuore
Il nostro dolore così stupido
– che brucia lacrime battesimali
E le nostre labbra ali di farfalla
sulla primavera, su i suoi tanti colori
E i nostri “sì” e i rari “no” sussurrati
per paura di svegliare il sogno
che tormenta il sonno di noi
in un faccia a faccia di maschere

Potremmo mai rinunciare a tutto questo?

Un’idea assurda e felice…
Gli amici ci avevano invitati alla loro festa
perché ci scuoiassimo sul materasso,
ma Selene
dall’alto della buia notte scintillava
dentro ai nostri occhi
A un tratto, con tono di sfida, mi dicesti
che potevo essere un poeta e basta,
che dovevo camminare
e che dovevo camminare a lungo
con le scarpe bucate e le tasche sfondate
se volevo essere vicino a Dio a modo mio

Potremmo mai rinunciare a questa felicità
che insieme a noi ripara in un manicomio?

ALLA CORTE DELLA TUA BELLEZZA

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterarioUn giorno mi vedrai andar via
con tutti i miei fogli bianchi bianchi
e la penna nella tasca della giacca
Sul mio capo una colomba e un corvo
annunceranno ai quattro punti cardinali
che ho fallito e che la volpe ha desiderio forte
ma non zampe lunghe per l’uva in alto

Il cielo prenderà il colore della sconfitta
tuonando imperiose minacce, ma senza
una sola goccia di pioggia
In quel momento capirai, capirai bene
ch’ero soltanto uno dei tanti incapaci
alla córte della tua bellezza
In quel momento piangerai
una lacrima che non mi sarà dato
di vedere

Non ho mai avute grandi promesse
ma immani pretese sì, e per questo,
per questo sono finito al tappeto
– alla córte della tua eterna bellezza

Mi chiedevi poesia e non altro
Ero impegnato a gridare il mio nome
Mi chiedevi gioia e non altro
Ero impegnato a segnare il mio passo
Mi chiedevi un’ora d’amore
Ero impegnato a contare i fogli bianchi
Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza

Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza
Così tutta la bianchezza delle poesie
mai scritte prenderà il volo dalle mani

Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza
Così tutta la stanchezza delle mani
punterà al cielo facendo i pugni duri

Come uno che ha fallito
(Ero solo uno alla córte della tua bellezza)
Come uno che ha fallito
(Ero solo uno alla córte della tua bellezza)
Come uno che è finito male
(Ero solo uno, uno che ci ha provato)

DOVE GLI AMICI MIEI

per Jack Kerouac,
maestro dell’eternità dorata

dovrei essere meno duro con me stesso
(per come resisto malmesso come sono);
la mia puttana morta con un cuscino in faccia
& io che giorno e notte mi faccio la barba
per la crudele carezza d’una fredda lama

c’è fuori un luna park di luci venuto da lontano;
& due cristalli sognanti e una dose di marmellata
da una vita riposano nella mia buia tasca bucata

ho fatto a cazzotti – ho preso un occhio nero
ho fatto all’amore – ho preso un sospetto di scolo
& per l’affitto ho fatto via gli ultimi dieci dollari
& non ho più niente che mi trattenga in città
dovrei cambiare posto e capire che è finita

dovrei mettere la testa a posto, sorridere
ma la strada un serpente in un cimitero:
io che disegno la via per l’eternità dorata

dovrei darti un bacio adesso, sulla porta
& poi fuggire dove ci sono gli amici miei
arrendendomi all’idea che ti amo ancora

… arrendendomi alla celestiale idea
che dove ci sono gli amici miei ci sono
folli e ciechi che scambiano e scambiano
il tappo d’una bottiglia per un diamante

JACK

Bruciano
candele romane.
Bruciamo.
Dio brucia.
La santità brucia.
La fica brucia.
Tutto così santo
& fuori di testa.

Gesù inchiodato
al sorriso di Buddha.
Giù al bar
sulla 69ma
bevi fino a morire.
Non trovi
che sia meraviglioso?

Non trovi
che sia una gran cosa
questa cosa
che di punto in bianco
i segreti di ognuno
sbocciano fuori,
& tu hai
le mani nelle tasche
impegnate a fare?

Brucia, Allen.
Avevi ragione,
i cervelli galleggiano
& il pederasta lo sa.

IN ATTESA SULLE TUE LABBRA

Ho provato a farti ragionare
Ti ho baciata sulle labbra
Mi hai risposto
con un pugno alla bocca dello stomaco
Così adesso siamo qui insieme
come un’illusione
che rompe l’imene della verità,
o solo della crudeltà
di amarci – uguali amanti
così stanchi,
stanchi e senza sazietà

Ho provato a farmi pensare
per sempre morto
tale e quale a una promessa infranta
Fra le tue gambe mi hai legato
fino a soffocarmi la rabbia
nella bocca della tua fica
odorosa d’ambra selvatica
Così adesso siamo qui insieme
che strappiamo i giorni dal calendario,
da Pasqua a Natale, da Pasqua a Natale,
aspettando sempre quel colpo finale
che ci metterà a dormire per sempre

Così adesso siamo qui insieme
in attesa, in attesa e senza sazietà

Mi hai chiesto di porgerti l’altra guancia
Ti ho subito dimostrato che: impossibile
Perché amo di più farlo in modo anale
Ma ti ho baciata sulle labbra
e non mi hai perdonato
da Gerusalemme a Sodoma e Gomorra

Adesso accordo le corde del violino
e strimpello un diavolo per capello,
mentre tu mi sfiorisci il destino
in un ventaglio di tarocchi
Hai provato a farmi del male
e ci sei riuscita, e ci sono riuscito
a farti sentire come me,
nella mia posizione

Ho provato, ci ho provato fino alla fine
a farti capire che… che noi solo siamo qui,
che da solo resisto qui sulle tue labbra
in attesa sempre, senza sazietà né pietà

COME UNO SCHIAVO

Non bussare
alla porta
del mio cuore:
non ci sono
Sono altrove,
perso nell’Aldilà
a tagliare
le unghie a Dio,
come uno schiavo
rabbioso

Non mi cercare
Sono via lontano
in un posto
che tu non puoi
sapere
E se te lo dicessi
non mi crederesti,
perché
ancora una volta
ho fatto a cazzotti
e ne sono uscito
più salvo di prima
Perché
Gesù salva Tutti
recitando preghiere
con bocca di carie
al Padre
che l’ha tradito

Ma tu lasciami
dove sono
E non avrai guai

IL GHIGNO DI DIO

Quante, quante bestie, invalide
persino per il più basso bestiario.
Molestatori, violentatori, stupratori,
non v’accorgete forse che nulla siete
e mai sarete? Nulla temete, nulla…
eppur già il cappio ce l’avete,
il collo vi lega, stringe e stringe forte
perché la morte non sia né dolce
né veloce; e Dio, impietoso e giusto
– e non come voi v’illudete
pronto a soffocar l’umana dignità -,
quando infine le gambe penzolanti
di voi ch’avete ucciso e offeso
più non muovono un solo spasmo,
sotto i baffi se la ride della grossa
ché per voi, mostri senz’anima,
le mandibole sue affamate
l’Oblio oscuro in un niente
tutti, uno a uno, vi masticherà.

IL GHIGNO DEI GIUSTI

La quiete dopo la tempesta,
così, sol ieri, il poeta di Recanati;
quanti ancora però gl’ingrati
che a una festa preferiscono
dal busto spiccar una testa!

E sì che di giorni ne son passati
da quell’èra bruta a sprecar fiati
per questa o tal’altra vil causa:
sempre però Nerone ha la scusa,
non buona, per violentare
or Claudia Ottavia, or Poppea.

Inutile che oggi vi beiate
sol perché adusi alla pantomina;
se Dio lo vuole, presto le grate
d’una negra cella, e sul giornale
la notizia, che lo scempio silente
negl’anni prodotto, vi condanna
a non veder del cielo più la luce.

IL GHIGNO DELLA TEMPESTA

Voi che danno alle donne recate
ai vostri lombi incatenandole
come schiave e pezze da piedi,
in virtù di quale folle illusione
credete che il Nome e il Cognome,
che a fuoco vi marchiano la fronte,
non siano riconoscibili o conosciuti
alla giustizia umana e divina?
Sì sicuri di voi, violenza usate
credendo il silenzio più duro
del diamante; eppur così non è,
lo sanno quanti tutto han lasciato,
affetti e beni materiali mal acquistati,
nel giro d’un batter di ciglia.
Voi ancora a piede libero,
possibile siate sì tanto ciechi
da non capire che, presto o tardi,
tutti alla pecorina in gattabuia
per maniche di pervertiti assassini?
Mai in eterno dura il silenzio;
quando poi della tempesta il ghigno
distoglie Dio lo sguardo
finalmente felice, ché non conosce
pietà o misericordia la Giustizia.

DONNE E PAROLE. SULLE ORME DI LEONARD COHENIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – Collana: Autori Poesia Contemporanea – Edizione a tiratura limitata: novembre 2016 – Pagine: 604 – ISBN 9788876066450 – prezzo: 18 Euro

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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