KURT COBAIN. IN ABORTO

KURT COBAIN. IN ABORTO

Il sole tramonta sui giochi

Iannozzi Giuseppe

Kurt Cobain

Ti porterò in riva al fiume
dove il sole tramonta sui giochi,
su tutti i sogni affondati di brutto, di peso
insieme alle piccole pietre piatte lanciate
dai bambini sul grande specchio azzurro,
azzurro sì ma non dolce né vergine
Troppe lacrime di sangue l’hanno
negli anni violentato nel centro in aborto
Nel centro in aborto, nel centro in aborto

Stavo così bene, così bene stamattina
Non mi sembrava vero, morire su due piedi
ascoltando la parrucca sifilitica di Mozart alla radio,
pensando a quel fanatico che fece fuori
il genio di Lennon
Che mondo, che mondo meraviglioso questo
Che mondo, che mondo meraviglioso
I camini perdono fumo
L’aria si fa pesante di sogni e nostalgie
Le donne ridacchiano sculettando in centro città,
in segreto poi piangono senza un perché
I ragazzi partoriscono castelli in aria,
qualcuno si perde per strada e si unisce al Branco;
soltanto un paio di stupidi sono già preti per metà
Stavo così bene, così bene stamattina

La Callas ha dilapidato la voce e il cuore
per un vecchio d’argento; di tutto l’amore
sprecato in anni e anni di soffocata carnalità
le è restato un brivido fetale, giusto un aborto di sangue
che la luce di Dio non ha nemmeno toccato
E’ forse servita la voce e la classe? a cosa?
Jacqueline ha schioccato le dita e tutto il vecchiume
di Onassis le è caduto ai piedi, occhiali compresi nel prezzo
Per dove viaggiano ancora le tue ceneri, Maria?
La risposta la sa il vento, la risposta è sottochiave
fra inferno e paradiso
Pensare che non avevo alcun pensiero
quando l’alba mi ha sorpreso su due piedi:
sarebbe stato così leggero morire per una sega,
e invece tutta questa santa amarezza

Stavo così bene, così bene stamattina
Non mi sembrava vero, morire su due piedi
Mimì non si rassegna, gli uomini non cambiano
Tim e Jeff vivono nella grazia delle loro tragedie,
l’Eco li canta agli Dèi che in silenzio ascoltano il Fato:
il Wolf River scuro adagiato in un eterno tramonto
da quel ventinove di maggio millenovecentonovantasette
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…
Un’altra botta d’eroina, un altro giro di Goodbye and Hello
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…
Un’altra botta di Miles Davis, non chiedeva altro il povero Tim

Battisti in un tumore, Faber in un tumore
E Dio è rimasto a guardare, distratto da faccende più gravi
grevi di nuvole, di ipotesi per il futuro; e intanto
la vita era già finita senza neanche una smorfia in aborto
Che mondo, che mondo meraviglioso questo
Che mondo, che mondo meraviglioso

Stavo così bene, così bene stamattina
Non mi sembrava vero, morire così su due piedi
Gi autostoppisti si danno appuntamento ai semafori
sotto la luna dell’Alaska, sotto il sole del Sahara
Loro sì, sanno già tutto d’ogni piede calpestato
e di tutti i crocefissi appesi e muti alle pareti degli ospedali
Il male eterno, etero-eterno in ogni uomo
A Kurt bastò un colpo di fucile alla testa per farla finita;
un elettricista di passaggio scoprì così la bellezza della Fine
E Freddie, la Regina, si spense per essere l’Ultimo Immortale
E’ meglio morire che spegnersi lentamente, si sa che è così,
che al pubblico non gliene deve fregare niente se sei in piedi
o pronto a perdere la testa; Lady D. ha però preferito l’orgasmo
ad alta velocità contro un pilone di cemento francese
Che mondo, che mondo meraviglioso questo
Che mondo, che mondo meraviglioso

Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…
Che mondo, che mondo meraviglioso
Che mondo, che mondo meraviglioso questo

Ti porterò vicino al cimitero
dove il sole seppellisce le ingenuità
Ti porterò dove potrai cantare a squarciagola
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…
Ti porterò accanto alla voce di rasoio di Cohen
perché tu possa conoscere la disciplina, quel sacro dovere
che ogni poeta mette sul piatto della bilancia
quando ti sorride e di dentro piange
fingendo di nascondere tutto il brutto in sé e il niente pure
Ti porterò dove le aquile non riposano,
dove i filosofi impazziscono nel Crepuscolo degli Dèi
Ti porterò dove potrai abortire in santa pace
Ti porterò in riva al fiume
dove il Buddha che ride aspetta
che i salmoni risalgano la corrente
Ti porterò nel grembo del Dèmone
che regalò ad Adamo la prima chitarra

Ti porterò in aborto
Ti porterò sulla strada del Diavolo
Ti porterò da dove veniamo tutti, in aborto
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…

Ti porterò in aborto
Lei ti porterà a giocare alla Roulette Russa
Ti porterò da dove veniamo tutti, in aborto
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…

Ti porterò in aborto
Lei ti porterà dove non hai mai osato
Ti porterò da dove veniamo tutti, in aborto
In aborto
In aborto
In aborto

N.B.: versi aggiuntivi, febbraio 2017

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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5 risposte a KURT COBAIN. IN ABORTO

  1. Lady Nadia ha detto:

    Tanto triste. Aborto, una parola forte, fortissima e ripetuta fino al voltastomaco.
    Drammatica, ecco.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    L’ho scritta nel corso di diversi anni per arrivare a questa versione, spero la definitiva perché c’è sempre qualcuno che muore e muore male, come se mai fosse nato e accarezzato da uno sguardo amico. I versi che ho aggiunto nell’ultima versione sono dedicati ovviamente a Leonard Cohen.

    E’ una sorta di salmo nero, una messa nera per tutti quei grandi che hanno amato e hanno raccolto niente, o un infinito odio, o una indifferenza senza confini. Le citazioni sparse nel testo sono tantissime: ad esempio Kurt Cobain adorava anche lui Cohen, così tanto da cantare ““Give me Leonard Cohen afterworld/ So I can sigh eternally”. E c’è la filosofia buddista, e c’è l’Eterno Ritorno di F.W. Nietzsche, e c’è tutto il dolore che è possibile immaginare. C’è quel dolore che è rantolo che erutta direttamente dalle budella – prova ad ascoltare l’ultima canzone dei Nirvana (You Know You’re Right), lì la senti tutta la disperazione di Kurt che erutta prima di suicidarsi con un colpo di fucile.

    “In aborto” ripetuto fino al voltastomaco perché vite spezzate dalla pazzia di un killer (vedi John Lennon), vite non nate (Kurt Cobain) e che però su questa terra, bene o male, ci sono state. Maria Callas che è morta per amore di un vecchio. Tim e Jeff Buckley che sono morti in maniera tragica e misteriosa: la loro morte è ancora oggi un mistero. E Jeff Buckley, figlio di Tim, morto giovanissimo ha cantato anche lui Leonard Cohen con una magnifica interpretazione di Hallelujah.

    In fondo, a ben pensarci, a essere onesti, l’amore o ci santifica o ci uccide, perché non può davvero fare altro per chi lo abbraccia con il solo risultato di venire dall’amore abortito. Destini tragici, segnati, come quello della Callas, o di Lady D.

    Chiudo con Leonard Cohen, con “You Want It Darker” dall’ultimo suo lavoro prima di incontrare il Signore.

    Grazie infinite, Nadia. Non ho qui tutto spiegato, perché questa poesia è davvero complessa, e come ho già detto l’ho messa nero su bianco nel corso di diversi anni.

    Beppe

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    TU VUOI PIU’ BUIO – LEONARD COHEN

    Se tu dai le carte
    Io non sto al gioco
    Se sei il guaritore
    Significa che sono zoppo e a pezzi
    Se tua è la gloria
    Allora mia dev’essere la vergogna
    Tu vuoi più buio
    Noi spegniamo la fiamma

    Magnificato e santificato
    Sia il Santo Nome
    Vilipeso e crocefisso
    Nelle sue sembianze umane
    Un milione di candele accese
    Per quell’aiuto mai giunto
    Tu vuoi più buio

    Hineni Hineni
    Sono pronto, mio Signore

    C’è un amante nella storia
    Ma la storia è sempre la stessa
    C’è una ninna nanna per chi soffre
    E un paradosso cui dar colpa
    Ma è inciso nelle Scritture
    E non è un’affermazione vuota
    Tu vuoi più buio
    Noi spegniamo la fiamma

    Stanno allineando i prigionieri
    E le guardie prendono la mira
    Ho lottato con alcuni demoni
    Erano borghesi e mansueti
    Non sapevo di avere il permesso
    Di uccidere e mutilare
    Tu vuoi più buio

    Hineni Hineni
    Sono pronto, mio Signore

    Magnificato e santificato
    Sia il Santo Nome
    Vilipeso e crocefisso
    Nelle sue sembianze umane
    Un milione di candele accese
    Per quell’amore mai giunto
    Tu vuoi più buio
    Noi spegniamo la fiamma

    Se tu dai le carte
    Fammi uscire dal gioco
    Se sei il guaritore
    Io sono zoppo e a pezzi
    Se tua è la gloria
    Mia dev’essere la vergogna
    Tu vuoi più buio

    Hineni Hineni
    Sono pronto, mio Signore

    Leonard Cohen – traduzione non mia, fonte: http://www.leonardcohen.it/discografia/you-want-it-darker/you-want-it-darker/

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