E poi…

E poi…

maschera

Se magia e bugia

Se fai d’una bugia la magia
di colpo entrambe
unite si rivolteranno

Già ora insieme giù cadono
ma non più in sembianza
d’angelo o demone
né per una negra piuma
né per una bianca

Se magia e bugia
per te son la stessa faccia
prima o poi o l’una o l’altra
sceglierà di star a te accanto
con affilato stiletto
e sulle labbra ti taglierà di netto
la dolorosa sua verità
senza che tu ne abbia
comprensione

E parole di sangue sputerai
cercando colle mani
di far tampone alla ferita,
scoprendo che non c’è colore,
che non c’è il rosso a tingere
la pelle nonostante il dolore
lacerante

Come cane in catene

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterarioSciogli il cuore
dalle catene cui l’hai dato
Sciogli il cane
prigioniero nel petto mio
Non senti forse
la rabbia che cola
dal mio muso
sul piccolo tuo ombelico?

Sciogli l’animale
e libero lascialo
di darti tutto quell’amore
che hai pensato
ma non hai mai osato
dire ad alta voce

Sciogli l’animale,
non aver paura
del bisogno naturale
che nell’intimo ti morde

In errore

Non mi puoi lasciare così
Su te avevo investito
qualcosa di più dell’anima
e d’un bossolo fra le macerie
di quel vecchio casolare
dove giusto ieri lo facevamo
riparati da un po’ d’ombra
soltanto

Non puoi uccidermi con un bacio
e scappar poi via in punta di piedi,
nuda ma come se mai fossimo stati
fra gli amanti i più generosi
e focosi

Castelli

Tu, mio grande castello in aria,
mi porti fra gli angeli di dio
e nell’inferno dei tuoi sogni poi
Tu, solo tu, ragazzina dispettosa
che cogli rose rosse e casti baci

Fra le mie braccia

Fra le mie braccia
si muore
come d’inverno
aspettando
primavera

Che il sottobosco
torni
a profumi di muschio…

Giù in paese
già i comignoli
esalano fumo;
ciarliere le donne
al fuoco
riscaldano i pani

Presto
altre vite
legheranno vite
tagliando
cordoni ombelicali,
guadando fiumi
di culture
diverse
dall’Arno al Po

Primavera di neve?

Grave la questione
Mi ami o non mi ami
Ti spogli o ti sfogli
D’importanza…
d’importanza vitale
la questione,
sapere se stasera
verrai vestita di neve
o di gentile primavera

Grave la questione
Non muoiono mai
i passeri sui cavi della luce
Si portano però via i passeri
C’è solitudine, non una voce
Chi sto aspettando? chi?

Grave la questione
Cade la neve, insistente cade
e l’anima non disseta

Mancano le tue labbra
a queste mie labbra aride di uomo
Perché, perché tremi
come foglia al vento?

Grave la questione
Ti spogli, o ti sfogli
come con l’albero
fa l’autunno?

Grave la questione
Sono ancor io radicato qui
sotto casa tua ad aspettare
che il cielo smetta neve
Di dolore la questione
O mi ami o non mi ami
Ti spogli o da solo mi lasci
come sempre sono stato?

O mi ami o non mi ami
Ti spogli o da solo mi lasci
in una primavera di neve?

Di questo sospetto

A gran voce
chiesero la verità
Gettai loro pane
in abbondanza
Stanno ancora
alla porta incollati
a bussar forte,
col pugno chiuso
Nutro così sospetto
che ci dev’essere
qualche cosa
che l’animo morde
più della fame

E di questo sospetto
non chiaro mi nutro

Frammento

Frammento
scontento
l’esistenza
con l’abbondanza
o senza
Sempre vittoriosa
la vecchiaia
più della gioia
d’aver nutrito figli
e nel letto sbadigli

Solo una cosa
senza speranza

Grazie

Grazie
per la gioia
che m’hai dato
Ma
come allora
credo
nella paura
di guardare
il vuoto buio
sotto il letto
dormiente

Casta Diva

E si muore assai più di virtù,
quasi mai per rosicata verità

Sonnanbulo

Con occhi consumati di sonno
da te ritorno per essere vittima
finalmente

Come un uomo

Vindice
poi da me verrai
come un uomo
senza pietà

Malvagi

Malvagi fischiettano,
con l’indice
e un sorriso d’ambiguità
ti puntano
Si fanno poi in volto scuri
e buia diventa la vita
ch’era tua

La Fine del Tempo

Queste pesanti campane di piombo
che da mane a sera
l’una contro l’altra battono
dell’uomo segnano
il destino la fortuna e la caduta
Non dire che non le senti
La frusta di Satana piega e piaga le schiene,
si tingono di rosso i fiumi e straripano i mari
Spezza gli scogli la bianca schiuma,
alta si leva sino a incontrare
dei cieli la furia

Era da così tanto tempo
che si raccontava la Fine
e adesso che è arrivata
non uno che si tenga in piedi,
tutti in ginocchio
con il coraggio nelle mutande
a pregare per la piccola loro vita
vissuta fra cotidiani razzismi
e immani soprusi

Ha esposto il ciabattino bene in vista
il cartello in bottega: “Il meglio in saldo
molto prima del previsto”
A titolo gratuito
l’azzeccagarbugli di turno dispensa consigli,
mentre i predicatori giù in strada urlano
che non ce la farà nessuno
Lo scrittore alla moda invano cerca
la sua copia della Bibbia
fra mille volumi martirizzati
nell’indifferenza per una vita intera
E come un diavolo
Hendrix suona la sua Fender Stratocaster,
e quasi ce la fa a coprire del piombo il suono

Non dire,
non dire che non capisci
I giochi sono a un punto morto
E’ solo questione di tempo
e tutto finirà com’è stato predicato
sin dalla notte dei tempi

Allergici all’incenso,
alle candele per sempre
Domani il giorno non sarà di Luce
Son già di neri corvi i cieli
per inumane urla
La chitarra di Jimi brucia,
per l’ultima volta brucia
Nessuno ha un riparo sicuro
dove riparare le chiappe
Esultano i sette mari
mentre si ritirano le terre
Non c’è una sola spiaggia sicura
dove in santa pace poter morire

E’ il tempo dei Tempi,
cadono i templi in frantumi,
al centro si spezzano le clessidre,
perdono le ore gli orologi
e il nostro amore, Amore mio,
finisce così presto, così presto
Quanto vorrei saper piangere
una lacrima, quanto lo vorrei!

E’ il tempo dei Tempi,
predicono la morte le campane
e il nostro amore, Amore mio,
vien seppellito
Niente rimane,
non una briciola,
non una mosca
o una più colorata farfalla
– il cervello se ne va in pappa

Non mi dire
che anche tu vuoi pregare
insieme al gregge,
non mi dire che stai per cadere
in ginocchio! Restami accanto
fino alla fine, fino alla Fine
Oramai non c’è altro
che possiamo fare
Godiamoci la Fine
perché non ci sarà un’alba da vedere
Domani saremo diversi,
domani saremo molto diversi

Ascolto i neri pensieri

Con mute orecchie
ascolto i tuoi pensieri,
ma sordida m’è la bocca
che la tua desidera sposare
senza ritegno alcuno
Ho forse colpa
se l’udito mi difetta,
se gl’occhi guardano
su abissi di tenebre,
se le labbra non amano lo spirito
ma la carne solamente?

Creatura della Notte,
amo l’Impossibile
e per questo i Nani
m’hanno spinto alla gogna:
anelano a cavarmi
di bocca il sogno,
il sogno mio
che ancor gode in stato fetale
Col forcipe in mano
se la ridono della grossa
lasciando la lingua schioccare
contro il palato, in sé scavando
dell’aborto l’infame imago
Mai e poi mai risposta troveranno
al desio loro: per quanto grande esso sia
pur sempre frutto di nani maligni
il cui cuore peloso e puzzolente
uguale al buco del culo delle scimmie

Creatura della Notte,
soltanto ti chiedo di prepararti;
la prossima volta
che sarò nudo ai tuoi piedi
sarà perché maturo è il tempo
Non uno si salverà
dopo il nostro accoppiamento,
non uno potrà dire d’aver avuto il tempo
di vedere la Fine del Mondo

Così fatale

Non tradire mai
Gesù piange
Non tramare contro
Troppo vecchio Dio
per aver occhio!

Così fatale, così fatale!
Non pensavo
d’incontrarti ancora
La strada è la strada,
ogni povero diavolo la corteggia
masticando buio e coraggio
Così fatale, così fatale
Sapevo d’averti persa
prima che il destino
ci mettesse lo zampino

Così fatale, muore Gesù
senza lacrime,
senza disperate urla
in dono per il cielo,
per i pochi ai suoi piedi
Nudo e crudo muore
sotto un cielo che partorisce
grasse nuvole nere,
come il culo del diavolo nere
E in eterno uguale rimane
questa mia breve poesia

Come il culo del diavolo
così fatale, così fatale…

Corvi del Destino

Miei corvi, ali nere senza riposo,
volate, sopra le nubi volate,
sulle nude carogne nei deserti
e nelle città abbandonate scagliatevi
e delle putrescenti carni
integro non lasciate un brano

Venuto è il tempo che aspettavamo
in cima alla Torre di Babele
con bocche mute e impazienti
E’ venuto il Giudizio e non uno
troverà pietà o verità adesso
che l’oggi è senza un domani
per destino

Negri miei orrori, rendete la Ragione
alla pazzia del Re che vi ha nutrito

Sacrificio

Nell’amore avete confidato
e nella sua fossa siete caduti,
come tutti
Che c’è di nobile
in un simile perire?
forse la gloria del sacrificio
di chi per un amante ha tutto speso?
E ditemi, avrà mai qualcuno
memoria di chi siete voi stati?
Ditemi, se un anelito di sincerità
ancor resiste nella vita
che fredda si fa nella bocca ansimante,
così che possa scrivere sull’algido avello
epitaffio gentile che non sia uguale
ai già tanti milioni nell’oblio sepolti

Non va meglio, Arianna

Non va, non va non meglio
Tutti quelli che abbiamo amato
morti impiccati
con le loro stesse budella
La casa di Gesù dove ci riparavamo
dalla pioggia non c’è oggi più
Squilla a vuoto il telefono
Come potevamo immaginare
che sarebbe accaduto tanto presto?
E’ stato un attimo
perché il corpo prendesse il volo
dalla finestra
A testa in giù cerchiamo di capire
perché è successo, perché il cervello era
più rosso che grigio
una volta fuori dal gioiello della testa

Il cappotto rattoppato,
la candela alla fine,
il sale sparso in terra
C’erano tutti i segni
sotto i nostri occhi vampiri per capire
Avevamo altro per la testa
Non si fa più in tempo
a tornare indietro; non va,
non va meglio, dobbiamo però
scopare via i vetri rimasti,
stare attenti alle schegge

Arianna, sei tu, sei ancora tu?
Sei sempre tu che occupi il telefono?
Qui va tutto per il peggio, viviamo
incastrati in un attacco di panico
Tutti quelli che abbiamo amato
morti impiccati
con le loro stesse budella;
ed è così brutto vivere in completa solitudine
Così brutto, questo lo puoi capire…

La fine degli angeli

Tutto è finito
Ogni cosa ha perso
di valore
Tutti gli angeli
caduti
schiantati
sulla durezza
delle nostre anime
hanno assunto
quella volgarità
che ci tiene in piedi

Amore,
siamo infine giunti
all’ultima goccia di sangue
Amore,
quando si muore
più niente rimane
a parte il corpo
della putrefazione
Amore,
già lo sapevi tutto questo
ed hai taciuto credendo
che gl’occhi miei avrebbero continuato
a vedere un mondo meraviglioso

Sono finiti male tutti
Gli amici andati
insieme agli odiati nemici
Chi, chi è rimasto?
Che cosa è sopravvissuto?
Non un filo d’erba,
non un alito di vento
Non una speranza,
non un ricordo
Non un moto di sorpresa
Tutto, proprio tutto è andato
e non tornerà mai più
a bagnare queste labbra aride
di deserti di solitudini di vuote parole

Lasciato
nell’ignoranza
fino alla fine hai sperato
che avrei continuato a sospirare
“Meraviglioso!”
Amore, tu lo sapevi
che non sarebbe durata l’illusione,
ma sapere non è servito
a farti cambiare idea
Non è servito mai niente

Ogni cosa ha perso
di valore
Tutti gli angeli
caduti
dentro di noi
si stanno rialzando
con occhi di brace e alito di zolfo
Amore, siamo così belli,
così tanto belli! Non c’è specchio
che possa negarlo adesso…
adesso che comandiamo noi
la Putrefazione

Tra pensieri e sogni

Mi spancio
all’ombra d’un salice piangente
spogliando il giallo d’un crisantemo,
cercando l’illuminazione
fra le ombre e il frusciare del vento,
nel mezzo dell’erba alta carezzata
e subito piegata; non una nota risuona,
l’intorno si allarga, valica montagne
ricordi e donne; resiste il pensiero
che sono vivo, ed allora dormo,
spengo l’essere vigile, affronto il sogno.

Tutto di Te

Ma se mi condanni
a non prender niente
mettendomi di fronte
al fatto compiuto
che ogni cosa è baratto,
come credi possa
dar posa all’amor
ch’eppur in petto nutro?
Lasciami le mani almeno,
non importa quanto vuote:
domani raccoglieranno
ridenti fiori là dove
oggi ha messo seme
la tristezza insieme vissuta

Come aquile in volo

Ben dicevo io
che doveva pur esserci
in un qualche dove
una goccia d’amore,
una carezza, una piuma
d’angelo e una di dèmone
da poter comprare
e infine la noia dal core
scacciare
Così eccomi qui
col ginocchio a terra
a priare la luce dei tuoi occhi,
per quest’appuntamento
così all’improvviso
ma tanto bramato
Per questo, per questo
ora lasciami vedere
quanto profondo l’amore
se vero è che l’amore c’è,
che qualche cosa conta per me,
che qualche cosa più d’un’unghia
spezzata è per te

No, non lasciar sfumare la vita
sull’infausta linea al tramonto
portandomi così sulle desolate rive
dell’eterna malinconia
Non mi dare ai giochi delle nebbie
e alla confusione della notte
Sono pur sempre un bambino
che gioca a vestirsi da Adone,
e non un dèmone totale

Osa con me, osa come fanno
le aquile che al vento spiegano le ali
gittando dabbasso sull’amata preda
lo sguardo
Osa su di me, e di tutto il resto
ti prego non te ne curare

Alice ti fa sognare

Alice ti fa sognare
Ti porta dove il pericolo è in attesa
Alice è una bambina
che gioca a far la donna fatale
Ti fa capire con uno sguardo
che non hai più scampo,
perché hai visto la sua pelle bianca
Alice lo sa che ti sei innamorato
Non ti lascerà fuggire
con la coda fra le gambe
Alice occhi color di foglia
ti vuole sul suo petto bianco,
vuole che i tuoi occhi di zolfo
si perdano nei suoi così verdi

Quando conosci Alice
lo capisci in un batter di ciglia
che niente sarà mai più lo stesso:
lei ti ha rubato quel poco d’anima
che t’era rimasta dentro dopo la caduta

Alice sa tutto anche se è una bambina,
ogni cosa sa degl’uomini e dei diavoli

Donne e parole - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Leggi qui la recensione di Marco Zunino

DONNE E PAROLE. SULLE ORME DI LEONARD COHENIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – Collana: Autori Poesia Contemporanea – Edizione a tiratura limitata: novembre 2016 – Pagine: 604 – ISBN 9788876066450 – prezzo: 18 Euro

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Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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