Relazioni quasi mai d’amore a San Valentino

Relazioni quasi mai d’amore a San Valentino

Iannozzi Giuseppe

liaisons

In una camicia di relazioni pericolose
(inedita)

Hai visto, hai visto anche tu?
L’attore che amavamo di più,
senza pensarci su,
ha puntato la 45 della pazzia alla tempia
per riuscire finalmente a recitare
la commedia d’una disumana esistenza
in un manicomio di finestre di piombo
Sfoga adesso i suoi sorrisi assassini
addosso a certi camici bianchi
che malamente lo imitano
addormentandosi a tarda sera
in una camicia di relazioni pericolose

Hai visto, hai visto anche tu
di cosa è capace un uomo
che il bagaglio della vita
tutto l’ha impegnato
per toccare gli estremi gemelli
dell’apice e del fondo;
e vogliamo forse noi imitarlo
per essere come lui delle scimmie
senza un minimo di decadentismo wildiano,
ma con una grassa gobba nel cervello?

Lungo i fianchi lascia cadere le mani,
e con un silenzio d’oro metti a tacere
il pubblico che più non sta nella pelle,
che come serpente tentatore sibila
e dalle poltrone scivola con il culo basso

Con un silenzio di peccati d’oro
metti a tacere chi non ha capito
e chi mai capirà
come sul palco del mondo si sta

Non sia di poesia
(inedita)

Non sia di poesia il giorno,
sia invece di passioni,
di passioni vuote di barocchismi
che le verità una a una le scardina;
e sarà bello vivere e godere,
anche sotto l’occhio mai stanco
della macchina da presa

La fama e la fame

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterarioE c’è che forse mi son rotto,
andare, andare e continuare
sempre l’ago nel pagliaio cercando
Cambiano delle strade i nomi,
non la fama e la fame
che in fondo ai tombini scivola

C’è che forse mi son rotto
di tenere un faccia a faccia
con il solito zuzzurellone impiccato
che dal mazzo le carte le sceglie
e all’orizzonte il destino mi profila

C’è che forse mi sono venuto a noia…
scrivere, scrivere e tutto dimenticare
nell’eco delle parole, nell’assurdità
che il giorno lo spogliano
per il solito girone infernale
fra Dante e un Buddha adorante

Cambiano le persone i nomi
che li hanno conosciuti un po’
in un labirinto borgesiano perdendosi
Cambiano come cambiano,
ma mai l’identità che li forma e li sforma
in un venire di sdentate finzioni

C’è che bella o brutta che sia
m’affascina di più la realtà,
la realtà con il cuore in gola,
quella realtà veloce e lenta
che la vita di botto te la schianta
quando meno te lo aspetti

Ricorderai il sorriso

Ricorderai il sorriso
che ti amava tanto,
che t’imbarazzava tanto

Troverai che,
che adesso c’è
quel che più non è

Scoprirai che,
che fra sole e luna
davvero poi non c’è
tutta quella differenza,
tutta quella diffidenza
che gli amici dicevano a te,
che i gatti, cinici,
insegnavano ieri a te

E scoprirai da te,
da te,
che male davvero non c’è
sotto la neve bianca,
sotto la cenere ancor calda

E ti chiederai perché,
(perché?)
ogni cosa ha fatto male a te.
soltanto a te,
a te più che a me

E, fra le lacrime
con o senza un perché,
puntini di sospensione…

Perché nero e non bianco

Sol perché nero e non bianco
come gl’altri agnelli,
m’hai subito rinnegato
– dimenticato nell’inferno
della mia negra solitudine
Eppur anch’io vivo,
la tua stessa aria respiro
e commosso rimango
di fronte alla fragilità
della vita, di passione rossa,
di ferma tenerezza
in una rosa per dispetto
cresciuta fra cardi
e maligni sguardi di preti
incatenati a pesanti croci

Sol perché nero e non bianco,
m’hai subito rinnegato
e con un unico maligno sguardo
dal gregge allontanato,
manco il mio belato
fosse il più ferale ululato;
il lupo però te lo tieni dappresso
e carezze gli doni ogni dì
E’ perché son agnello nero,
solamente per questa mia natura
che è mia, alfine ho acquistato
colla Fantasia – che è sol mia –
un Vuoto dove pascolare l’anima
fino a che morte non coglierà
del mio fiato il più tiepido
innocente sogno mai avverato

Così facile è stato
dirmi nero, allontanarmi dai fratelli
Avevi un buon motivo, per Dio!
Nero, lo dicono tutti che non porta bene
Ma lascia che ti dica una cosa, una sola,
la più bella tromba la sentii
grazie alle labbra di Satchmo
e le più gentili parole le ascoltai
per bocca di Martin Luther King
Per questo appena nato subito compresi
che gl’angeli non son poi così tanto bianchi
come qualcuno qui dabbasso li ha disegnati

Vedi, sono nel mio Vuoto,
povero in canna e più solo ancora,
però la poesia la so capire
al primo sguardo; i miei occhi
si posano là dove tu non osi
per tema d’incontrare la Bestia
mentre è sol vero che ci sono io,
nero sì, ma incapace di far del male
Se solo tu immaginassi quanti sputi
e quale vergogna m’è stata gettata in pasto
perché nato come natura m’ha creato;
se solo immaginassi veramente
oltre gli steccati del Pregiudizio,
forse capiresti come mi sento io
Forse sì, capiresti che il mio cuore
è fragile come quello di chiunque,
che batte per amore e per paura
allo stesso modo

Accarezza pure il lupo nero,
donagli tutto il tuo amore
e lascia che io qui muoia presto,
non dovrai così più sopportare
il fastidio di sapermi vivo
– vergogna del tuo immacolato pascolo –
seppur con l’anima dai bianchi lontano
E sappi in ultimo che già da tempo
me ne sto nel mio Vuoto immaginato
a pascolare l’anima pregando Dio,
sognando quella bellezza
che son sicuro da qualche parte
deve pur esistere

Nel tuo cielo

Sei ancora lì
come allora
che mi aspetti
Sei ancora lì,
piccola
uguale a un uccellino
che le ali ha perso
volando

Ti ho lasciata ieri
che eri già donna
E ti ritrovo oggi
bambina
uguale a un uccellino
che aspetta
a bocca aperta
il cielo, il suo destino

Ti ho cercata tanto
Per molto poco
sono caduto
Non te lo nascondo,
mi sono ferito
a un ginocchio
e ho pianto tanto;
non per il male
né per la caduta,
ma per quel tuo bacio
mai arrivato
a curar l’egoismo
d’averti a me accanto

Sei ancora che aspetti
Io mi lecco come posso,
fingo amori a più non posso
poi a sera mi chiudo in me
stanco – accendo l’illusione
che per un po’ sei stata mia,
che per un giorno almeno
hai amato il mio volto
e non il nome che porto
e non sopporto

Sono ancora qui,
solo più vecchio
uguale a un povero diavolo
che le ali ha perso
cercando il cielo
per arrivare da te

Un poeta

Il poeta illude – e s’illude -,
uguale a un giocoliere
più spesso a un prestigiatore
che con la bibbia in mano
crede di poter far miracoli
e altre stramberie così.

Gli vengono presto gl’anni
a reclamare il pesante dazio
per gl’istanti di gioia portati
in illusione a un po’ tutti,
quasi non avesse mai avuta
coscienza et esperienza
che dar per dare inutile è,
inutile vanteria. Così il capo
infine china, più piccolo
d’un clown, e in solitudine
attende egli che la falce
gli porti via dalle pupille
le lacrime gentili.

Anch’io scrivevo poesie

Quand’ero giovane scrivevo
sempre appeso a un filo,
inventando greve Fato per desio
di morte, insegnando all’alma
che all’Amore non è lecito
chiedere alcunché, mentre giusta
è l’attesa che la morte avvenga
in foggia né lieta né coraggiosa
Così trascorsi i giorni migliori
morendo a ogni tramonto
dentro fiumi d’inchiostro,
incontrando in sogno donne
che con volto cinereo mi segnavano
nel nome del Padre e del Figlio
Poi al mattino sveglio scoprivo
che l’età matura aveva colti i frutti,
sia i migliori sia quelli ancor acerbi
e che nulla m’era più rimasto
se non il calamaio vuoto di china
e un solo occhio, solitario e cieco

Un giorno mi vedrai

Un giorno mi vedrai
All’alba i miei occhi
ti diranno che ho pianto
Al tramonto saprai
che non ti ho mentito
Durante la notte
avrai la certezza
che ho perso tutto
perché ho perso te

Un giorno mi vedrai
in ginocchio, sporco,
con la barba troppo lunga
E allora sì, capirai
che ho continuato a piangere
anche quando distraevi
lo sguardo dalla mia figura

Un giorno sì,
mi seppellirai nel ricordo
di pochi giorni felici,
ormai troppo lontani
per avere ancora valore

Oltre la Bellezza

Hai ragione
Tu sei bella
Io invece no
Hai ragione
Tu metti le scarpe,
quelle con il tacco;
io vado scalzo
e l’eskimo non l’inchino
né alle signore all’Opera
né ai loro buffi partner

Hai ragione
Procedo io deragliato
sotto questo cielo bigio,
senza mai pensare
di farmi una doccia,
e dormo in stazione
quando butta bene;
tu invece riposi
fra lenzuola di seta
e origlieri imbottiti
di piume d’oca

Hai ragione, hai ragione,
tu sei bella, tu sei bella
Io sono solo quel che sono

Sogni al mattino

Niente hanno di umano
quei sogni che al mattino
ci svegliano
con le loro gelide dita
sulla fronte calda

Quanto più naturale
sarebbe aprire gli occhi
e incontrare una puttana
invece della solita Morte
truccata da scimmia

Io ti amo

Il Gesù di quaggiù ha un sorriso a lutto
Non c’è pace fra gli ulivi, e Giuda aspetta
Ma chi tra i due sia il più spaventato
per la cronaca davvero non saprei dire

Così fredda la mano della morte! Non il Padre
né altro dio la può arrestare per un giorno
o anche solo per un momento, quello esatto
di sussurrare a fior di labbra, “Sì, io ti amo”

1 Gennaio

Ed ora dove lo porti il cuore,
così chiuso in valigia non batte di gioia
Il mio piange in un petto di lacrime
che le tue pupille non hanno voluto vedere
Eppur ti sono sempre stato accanto,
con un fiore o una poesia, altre ancora
con una droga leggera e un cielo di poesie

Ti sei portata via da qui
proprio il giorno di Capodanno
Non hai lasciato neanche l’orologio
al suo posto accanto al crocefisso

Portami via

Portami a casa
Toglimi da questo manicomio
di neve, di bianche regine
Se sei venuta fin qui
ci sarà ben un motivo
Portami via, portami in un bacio
Non lasciarmi ancora qui
dove ogni parete è chiusa
e un raggio di sole non arriva mai

Se sei riuscita a trovarmi,
non lasciarmi adesso che sai
Se un po’ conosci i labirinti
della mia mente portami lontano
Non la reggo più la pesante eternità
che si respira qui
– che spacca i polmoni
Portami via con una scusa
Dì loro che sono morto
e nascondimi in te,
dì loro che sono andato,
che il respiro mi si è arrestato in corpo
Ti prego, non lasciare le mie mani
anche se le vedi così tanto pallide
da non sembrare quelle d’un uomo

Portami via, portami in un bacio
Disegna una rosa di sangue
con l’indice dove mi batte il cuore
Portami via così, portami via da qui

La Fine del Tempo

Queste pesanti campane di piombo
che da mane a sera
l’una contro l’altra battono
dell’uomo segnano
il destino la fortuna e la caduta
Non dire che non le senti
La frusta di Satana piega e piaga le schiene,
si tingono di rosso i fiumi e straripano i mari
Spezza gli scogli la bianca schiuma,
alta si leva sino a incontrare
dei cieli la furia

Era da così tanto tempo
che si raccontava la Fine
e adesso che è arrivata
non uno che si tenga in piedi,
tutti in ginocchio
con il coraggio nelle mutande
a pregare per la piccola loro vita
vissuta fra cotidiani razzismi
e immani soprusi

Ha esposto il ciabattino bene in vista
il cartello in bottega: “Il meglio in saldo
molto prima del previsto”
A titolo gratuito
l’azzeccagarbugli di turno dispensa consigli,
mentre i predicatori giù in strada urlano
che non ce la farà nessuno
Lo scrittore alla moda invano cerca
la sua copia della Bibbia
fra mille volumi martirizzati
nell’indifferenza per una vita intera
E come un diavolo
Hendrix suona la sua Fender Stratocaster,
e quasi ce la fa a coprire del piombo il suono

Non dire,
non dire che non capisci
I giochi sono a un punto morto
E’ solo questione di tempo
e tutto finirà com’è stato predicato
sin dalla notte dei tempi

Allergici all’incenso,
alle candele per sempre
Domani il giorno non sarà di Luce
Son già di neri corvi i cieli
per inumane urla
La chitarra di Jimi brucia,
per l’ultima volta brucia
Nessuno ha un riparo sicuro
dove riparare le chiappe
Esultano i sette mari
mentre si ritirano le terre
Non c’è una sola spiaggia sicura
dove in santa pace poter morire

E’ il tempo dei Tempi,
cadono i templi in frantumi,
al centro si spezzano le clessidre,
perdono le ore gli orologi
e il nostro amore, Amore mio,
finisce così presto, così presto
Quanto vorrei saper piangere
una lacrima, quanto lo vorrei!

E’ il tempo dei Tempi,
predicono la morte le campane
e il nostro amore, Amore mio,
vien seppellito
Niente rimane,
non una briciola,
non una mosca
o una più colorata farfalla
– il cervello se ne va in pappa

Non mi dire
che anche tu vuoi pregare
insieme al gregge,
non mi dire che stai per cadere
in ginocchio! Restami accanto
fino alla fine, fino alla Fine
Oramai non c’è altro
che possiamo fare
Godiamoci la Fine
perché non ci sarà un’alba da vedere
Domani saremo diversi,
domani saremo molto diversi

Luce

Perché mi guardi
con quegl’occhi,
con quegl’occhi che ho amato
e che fulminano la luce,
la poca che arde dentro ai miei?

Mi guardi
come per chiedermi se t’amo,
se ancora sono dalla tua parte:
ti reggi fra le mani la testa,
tenti un sorriso, lo spazzi via
quasi a significare che niente è
e niente è stato
Perché quegl’occhi mi accecano
fino alla verità?

Sei sempre la solita bambina
Gli anni son riusciti a passare avanti
ma tu sei rimasta uguale
quasi felice di credere che il mondo
non potesse esser cattivo più di me
E ora mi guardi così, mi fissi
e lo so che cadrò in pazzia
ai tuoi piedi
cercando di capire
dov’è che ho sbagliato

Ti ho amata dal primo giorno,
e l’ultimo me lo darai tu
con quegl’occhi che mi guardano così,
nell’intimo che mai t’ho svelato

Roulette russa

L’ho già prenotata la roulette russa
Un unico colpo che aspetta
Non puoi prenderti tutto di me
Non puoi lasciarmi nel niente fiorire
Sei la solita egoista, prendi ogni numero
e tenti la fortuna
Non te lo lascerò fare questa volta
Questa volta dormirò prima di te
e sognerò in eterno la luna
più alta della mia inutile anima

che in solitudine quaggiù se ne sta
a macerarsi nel ricordo d’un amore
d’un deserto
d’una clessidra di sabbia
senza pace

Orgasmi

Ci son giorni
che vorrei
sprofondare
in quell’Eterno
che in Chiesa
predicano bene
Solo cadere
fino all’Inferno
e poi scoprire
che più eterna
la battaglia
d’ogni giorno
qui su la Terra
dove si muore
a ogni secondo
nell’anima
– che perduta è
per sempre
dal primo vagito
all’ultimo urlo
nel letto vuoto
di orgasmi

Ritratto di donna

oramai non ho più paura, sai
non ho pause né baci in sottofondo
oramai dormo poco e sogno tanto
oramai nasco sulla bocca
come un fiore partorito da una tomba
riportata alla luce del sole
oramai non ho più parole
da darti in pasto per farne concime,
per sbriciolarle in quel che fu l’epitaffio
del nostro amore

oramai mi sembra tutto così normale
che sia finita così, con il mio dolore
e la tua completa indifferenza

metto su quel vecchio disco di bob dylan
che ti piaceva tanto e canto
non sento più niente, non sento più niente
da quando ho imparato che il sogno è tutto
e tutto il resto è destinato a marcire

l’uomo della pioggia non si stanca mai
domani bel tempo, dopodomani lacrime e sudore
il telegiornale mi sveglia al mattino puntuale
c’è una guerra in corso e c’è un uomo in fuga
un altro l’hanno accoltellato alle spalle in un vicolo
perché sapeva troppo sul conto di quel parrucchiere
questo mondo non cambia mai nonostante gli anni

quando conosci l’inferno non sai dov’è la luce
né la desideri per un’ipotesi di futuro alla boia d’un giuda
quando capisci che non hai più paura non ce l’hai più
e tutto passa, e non t’importa come, se veloce o lento

oramai mi sembra tutto così normale
che sia finita così, con il mio dolore
e la tua completa indifferenza
ma berrò alla tua salute un goccio di vino rosso
l’ebreo errante è ancora in pista col suo tormento
non aspetta l’inverno o un’altra stagione
l’uomo della pioggia gl’ha spiegato tutto da un pezzo

oramai non ho più paura, sai
non ho pause né baci in sottofondo
oramai dormo poco e sogno tanto

donneparole-orme-cohen-iannozzigiuseppe

Leggi qui la recensione di Marco Zunino

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Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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