PECCATI ORIGINALI

PECCATI ORIGINALI

Iannozzi Giuseppe

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Fui ai tuoi piedi

Fui ai tuoi piedi vergogna menzogna gogna,
e sempre su altre porte le porte franano;
ma ghiacciati oggi tutti gli specchi d’acqua,
e di vita freddi sono nei giardini i tulipani

Ti camminavo ieri accanto, tu no:
non c’era nella tua mano la chiave,
han così perso ogni valore le parole
e non ha più violentato fogli e sogni
la stilografica mia blu

Fui e non fui poesia da cestinare,
così a me adesso il prezzo da pagare:
in qualche modo trovare il modo,
il bastardo modo di oliare il cuore,
di buttar fuori la ruggine e le croci
dall’odiata morta mia passione

Non la meritavi questa crudeltà,
questa postuma ferita mia poesia:
nell’abbandonata sua semplicità…
mai la leggerai

Il buio dentro voi

Sono il piccolo Ebreo che a mano ricopia i libri proibiti,
sono il ladro che entra nella casa del suo miglior amico,
la mano che taglia la gola al bue e all’asinello
Sono il piccolo poeta che della Bibbia nulla ha compreso,
l’Ebreo Errante che bussa alle porte della fortezza Bastiani,
il vecchio usuraio che al mercato compra una fanciulla

Quando mi avete incontrato sulla vostra strada
l’ho detto chiaro e tondo,
“so bene chi sono, voi invece non sapete, ecco la differenza”,
così oggi mi accusate d’essere il nemico, l’uomo che bestemmia
e quello che china il capo sulla croce
Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri

Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri,
“non schieratevi dalla mia parte, santi e diavoli non tessono bandiere”
Non avete compreso, dubito capirete oggi la drammaticità della verità:
non basta una lampadina a illuminare la grandezza del mistero di Dio,
se c’è o non c’è

Ho distrutto una dopo l’altra le vostre immagini sacre,
e senza riguardo ho calpestato i fiori dei vostri giardini;
quando poi siete venuti da me piangendo per chiedere il mio perdono
ho fatto la mia scelta,
ho fatto la mia scelta e vi ho dato le spalle ridendo di gusto

Ho dato al fuoco le poesie mie più belle e non ho chiesto soldi
Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri,
“vengo in pace, vengo in pace, non scrivete sul vostro il mio nome”
Non avete compreso, non avete compreso,
dubito capirete un giorno quanto profonda la severità di Dio

Quando mi avete incontrato sulla vostra strada
l’ho detto chiaro e tondo,
“disegno il cerchio, voi invece il quadrato, ecco la differenza”,
così oggi gridate ai quattro venti che ho mentito,
cercando invano di invertire il senso della corrente del fiume

Non avete capito, non capirete mai: il pentimento non si compra
sbattendo la testa contro i muri o elemosinando pietà dal vicino

Cristina

Il Piccolo Buddha m’invitò
a toccargli la mano;
diedi così inizio al piano
di spogliarmi dei capelli
Il Piccolo Buddha disse
che ero nato per amare
Gli risposi che ero a secco,
che le mie possibilità
non condividevano la verità

Ho lavato via la sporcizia
dal cranio, ma non è stato
come avevo immaginato;
per questo adesso vado in giro
bussando di porta in porta
chiedendo di restituirmi
la forza che ho perduto
– prigioniero d’un sogno

Ho preso una droga
Ho preso una daga
Ho preso una pugnalata
Ho preso tutto con foga
per arrivare a questo punto

Tutte le notti prego
con il cappello poggiato di sbieco
sul cranio rasato;
e a ogni nuova alba rossa di passione
mi rendo conto che mai più giocherò
con i tuoi lunghi capelli, Cristina

Egoista

Giacché m’avete insegnato
ho imparato
a essere egoista
A chi domanda speranza
contesto non c’è del vero;
tutti gli altri
li mando a fare in culo
perché ho un coltello
in mano
e uno scarafaggio che aspetta
d’esser sezionato e mangiato
prima della fine dell’anno

Peccatore

Dovrei parlar di loro
a ruota libera
dicendo niente ma bene
perché sia il nome loro
in cima alla lista di San Pietro;
ed invece taccio
riconoscendo del silenzio
la grande saggezza
Per questo colpevole,
adorato però
come santo colato
in un bagno di peccato

Stanco il sorriso

Stanco
Sorride il Buddha
Sorride sempre il Santo

Prendo tempo
Stanco ripeto
Buddha dice di sì
Si gratta poi
la pancia
Stanco anch’io
ammette infine,
e sputa di bocca
il Sacro Nome

Divina

Tu, Divina,
come cocaina
affonda
nel mio respiro
un bacio
che sia di vita
o morte.
D’eterna
assuefazione.

L’Autunno di Selene

E nella notte
che si fa d’appresso,
Selene nel suo argento
bagna Amore dabbasso.

Come cuore di violino spezzato,
alto si leva del Bardo il canto,
canto che presto gli torna indietro:
troppa è la melanconia che sa,
che lo bagna
ma mai tanto profondamente
da riuscire a portargli conforto.

Come foglia d’autunno
il cuore si perde
nel vento e nelle note,
che seco trascina via
sulle strade della notte.

Sempre Selene però,
in un bagno d’argento,
protegge Amore
col suo muto sguardo
impossibile
da raggiungere.

Fior di Loto

Fior di Loto, a chi,
a chi ora dirai che,
che l’ombelico
ha un suo centro
ma non la perfezione?

E nella posizione
che sapevi perfetta,
sempre un po’
si viene
per morire,
e rinascere.

Fior di Loto, quanto,
quanto ancora
resta di noi?
Un volere
Tutto e Niente,
o la polvere
di Babilonia.

Alla Corte

Sette anni
o sette sogni,
o sette code di gatto,
ma sempre è la tua Corte
che si fa nuova
quando la porta s’apre
al mondo.

Bugia

Questa convinzione
d’amor di dolore
che dici verità,
io la so bugia:
è un bacio,
il sacrificio di Giuda
e non la guida.

Risorgi grande

Il sorriso, il vostro sorriso
tenetelo per voi
Ho così tanto da fare
e sopra di me nubi,
meravigliose nuvole nere
mi invitano a lasciare a sé
il sole che se ne muore
Sotto il peso della luna alta
laghi e fiumi raccolgono riflessi
La caduta così vicina
La risalita così vicina

Non siete riusciti
a spegnere il fuoco nel bosco
Fuggono gli animali,
non gli uomini intrappolati
che mai stanchi gridano
“si danno perle ai porci, ai porci”
Non avete mai compreso
In lungo e in largo l’Errore Supremo
ha sbiadito il poco
ch’era rimasto in voi

Sotto il peso di nuvole meravigliose
uno a uno cadete in ginocchio,
ma in bocca la solita frase nota
che stona

Che storia, l’avreste mai detto?
Il ragazzino che fingeva stupidità
ha imparato l’uso della fionda,
ai suoi piedi ammira la strage
di nani e giganti, di talenti e santi
Che storia, l’avreste mai detto?

Raccogliete la Cultura in briciole
che a torto vi siete intascata
e pregate, pregate forte:
Re e Dèi tengono alla loro quiete,
tengono l’orecchio duro
Raccogliete ora la cenere
che i vostri compagni han lasciato
in memoria di sé, e attendete,
attendete la Fine

E’ così facile risorgere
quando tutti quelli che conoscevi
stonano nel vento prima d’esser niente
E’ così facile, l’avreste mai detto?

Cenere

In alto, in basso
Fissa il cielo, chiedi alle stelle
Nessuno sa, nessun dio ha niente
da perdere, nessuna fantasia piove giù
per segnarti

Voi avete riso, io ho pianto
Voi avete pianto, io no
Voi avete dato le spalle al futuro,
io invece ho guardato dritto,
dritto in faccia ognuno di voi
e vi ho comunicato la sentenza
“nessuna speranza all’orizzonte”
Così adesso più non vi spingete
a un palmo dal vostro naso,
temete che l’Occhio della Mente
possa evidenziare le mancanze
che hanno condotto la vostra vita
nelle catacombe del Non Ritorno

In alto, in basso
Fisso il cielo, fisso il vuoto,
ammiro la profondità del buio:
sorrido bene a denti stretti,
ripeto a me stesso
“cenere eravamo, torneremo a essere
per non essere nel vuoto dell’eternità”

In alto, in basso,
dovunque abbia posato lo sguardo
non ho ingannato te o me,
non ho sbagliato

Profezia

Lasciati indietro,
è l’unico modo per essere avanti
La Profezia non ha sbagliato
quando Atlantide ha cessato
di essere per essere leggenda
senza capo né coda

Lasciati indietro,
hai visto quello di cui sono capaci,
non hai bisogno dei loro consigli

Cadono a colpi di scure le foreste,
non toccano più l’azzurro dei cieli,
non torneranno più a occupare lo spazio
Il deserto che voi avete creato
accoglie adesso milioni di uomini voraci

Lasciati indietro,
non condividere la tua bellezza così semplice
con la bruttezza dei tanti che si moltiplicano,
deserto dopo deserto, divorando sé stessi

Non ha mai sbagliato,
non sbagliare proprio adesso,
lasciati indietro
per essere al di là della leggenda
Ha sempre avuto il suo perché,
sempre il suo perché la Profezia

Ha sempre segnato l’età delle stagioni
la Profezia

Il Gattopardo

Come insostenibile
turbamento,
il tuo sguardo;
come indefinibile
smarrimento,
il manto al vento
del Bardo.

Se vogliamo
che tutto rimanga com’è,
bisogna che tutto cambi. *
In questo frammento
che è inutile poesia,
la vita in un momento.
O la rovina del Gattopardo
e il tramonto d’ogni gioia.

* Riadattamento d’una celebre frase pronunciata da Tancredi ne “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Tutte le “poesie bonus” per DONNE E PAROLE (Sulle orme di Leonard Cohen) di Iannozzi Giuseppe, Il Foglio letterario (direttore editoriale Gordiano Lupi) qui:

https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/category/donne-e-parole-sulle-orme-di-leonard-cohen/

Qui la scheda editoriale per acquistare il libro dall’editore:

http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Poesia_Donne_e_parole.htm

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterarioDonne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario
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Su Facebook la pagina ufficiale del libro Donne e parole:

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Perché leggere DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen

Al di là del fatto che questo volume, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, accoglie poesie mie, penso sia davvero un gran bel regalo da fare e da farsi, soprattutto oggi che la nostra società è sempre più avvezza al cinismo e alla cattiveria.
C’è tutto in DONNE E PAROLE: amore platonico, amore pensato, amore fatto con il corpo ma sempre con l’anima in gola, amore cavalleresco, amore sofferto, amore idealizzato, amore disperato, amore perduto, amore pianto e sofferto, amore come religione, piccole delusioni affettive, sogni d’amore, etc. etc.

Le poesie, scelte fra le migliaia che ho scritto nel corso degli anni (15 o giù di lì), sono state tutte riviste e corrette nel corso di un anno. La cifra poetica non la so, non spetta a me dire: posso però dire qual è stato il mio intento… quello di portare, a lettrici e lettori, della poesia di sostanza, di emozioni non riciclate.

DONNE E PAROLE è dedicato alle donne, a Tutte le donne che, nel corso degli anni, mi hanno seguito leggendomi ed emozionandosi. Ed è dedicato al Sommo Maestro, Leonard Cohen, cui tutto devo. 

Inutile negare che da sempre sono stato influenzato dalla poetica di Leonard Cohen, Francesco Guccini, Pasquale Panella, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Claudio Lolli, Cesare Pavese, Dino Campana, Gabriele D’Annunzio, Guido Gozzano, Federico Garcia Lorca, Hermann Hesse, William Blake, George Gordon Byron, John Keats, Edgar Allan Poe, William B. Yeats, Walt Whitman, Jacques Prévert, Pablo Neruda, etc. etc. Chiunque avrà modo di leggere DONNE E PAROLE, credo non potrà non rendersene conto.
Al di là delle influenze poetiche masticate e digerite, in DONNE E PAROLE è evidente uno stile particolare, uno stile pienamente mio e originale che fa di me un autore lontano da un po’ tutti gli stilemi attualmente in voga.

Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Quarta di copertina – DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen nasce dall’esigenza dell’autore, Giuseppe Iannozzi, di portare, per la prima volta, a quanti amano la poesia, una antologia della sua migliore produzione poetica.
L’autore ha quasi sempre rifiutato il titolo di “poeta”, nonostante sia stato detto tale in più di una occasione. DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen si prefigge lo scopo di accontentare lettori e lettrici che, nel corso degli anni, gli hanno chiesto di pubblicare un libro di poesie.
In questa antologia, che raccoglie testi scritti nel corso di quindici anni, senza mai dirsi poeta a tutto tondo, l’autore parla della grandezza, della bellezza e della stupidità che sono nell’amore.
Perché mai parlare e scrivere d’amore?
Forse perché, oggi più di ieri, l’amore non esiste se non nel cuore di pochi ingenui ribelli, che non si sono rassegnati all’idea che i sentimenti siano stati sostituiti, in via definitiva, da stravaganti surrogati ad ore, o da velenose inflazioni che dir si voglia.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.

Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e La lebbra (Il Foglio letterario), mentre nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (http://goo.gl/7fiaLo). Nel 2016 ha tradotto e curato Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario). Ha inoltre curato l’editing di parecchi libri di narrativa e di saggistica per svariate case editrici. Attualmente si occupa dell’Ufficio Stampa de Il Foglio letterario (facebook.com/ilfoglioletterario/) e scrive per diverse testate online e la free press.

DONNE E PAROLE. SULLE ORME DI LEONARD COHENIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – Collana: Autori Poesia Contemporanea – Edizione a tiratura limitata: novembre 2016 – Pagine: 604 – ISBN 9788876066450 – prezzo: 18 Euro

Il Foglio letterario

http://www.ilfoglioletterario.it

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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