Almeno il pane, Fidel! Cuba quotidiana, il periodo speciale, il potere a Raúl – Intervista a Gordiano Lupi

Almeno il pane, Fidel! – Gordiano Lupi

Cuba quotidiana, il periodo speciale, il potere a Raúl

Intervista all’autore

di Iannozzi Giuseppe

Almeno il pane, Fidel - Gordiano Lupi - Historica edizioni

Almeno il pane, Fidel – Gordiano Lupi – Historica edizioni

1. Per anni e anni la maggior parte dei giornali ha dipinto Cuba come un paradiso. Cuba è (stato) l’ultimo paese comunista, non è però un paradiso e c’è da sospettare che mai lo sarà: “Sfatiamo anche i soliti luoghi comuni che dipingono Cuba come un posto dove sanità e istruzione sono ai massimi livelli. La scuola insegna soprattutto obbedienza al regime e retorica da Stato dittatoriale, mentre i libri sui quali studiano i ragazzi ricordano i testi approvati dal Minculpop di fascista memoria.” Dopo la dipartita di Fidel Castro (L’Avana, 25 novembre 2016), il potere è adesso nelle mani di suo fratello, Raúl Castro. Forse sbaglio, ma temo che il castrismo non sia affatto morto con Fidel. Quanto è cambiata Cuba in questi ultimi dieci anni? E’ ancora la Cuba del periodo speciale

Nessun paese diventerà mai un paradiso, credo. Quel che si chiedeva a Cuba non era di diventare un paradiso, ma di non tradire attese e aspettative. La Rivoluzione, invece, si è trasformata in una dittatura oligarchica dove una gerontocrazia al potere ha imposto le sue regole, in barba a ogni principio democratico. La morte di Fidel non cambia le carte in tavola, ben disposte in favore del Partito Comunista, la sola speranza resta nei giovani, nella lungimiranza degli eredi dei vecchi rivoluzionari. Per Cuba ci sarà ancora molto da soffrire, purtroppo, nonostante i presunti cambiamenti. Ricordi Il gattopardo? Che tutto cambi perché niente cambi…

2. “Almeno il pane, Fidel!” fu pubblicato dieci anni or sono da Marcello Baraghini (fondatore della casa editrice Stampa Alternativa). Oggi, finalmente, torna in libreria in una versione aggiornata e rivista. La nuova edizione di “Almeno il pane, Fidel!” esce oggi, nel 2016, in libreria per Historica Edizioni di Francesco Giubilei nella collana Cahier di viaggio (direzione editoriale di Francesca Mazzucato). Nella tua introduzione ad “Almeno il pane, Fidel!”, tu, Gordiano Lupi, scrivi: “Per me è importante dire cosa non ho voluto fare. Di certo non una guida turistica per italiani in vacanza e neanche un viaggio nella Cuba del sesso o dei villaggi per famiglie. E neppure mi interessava la solita immagine dell’isola caraibica fatta di stereotipi e luoghi comuni. Ce ne sono già troppi in circolazione di lavori simili e quasi tutti prendono in esame aspetti conosciuti e inflazionati della storia di Cuba.” Siamo dunque di fronte a un libro fondamentale per comprendere la realtà cubana, non è forse così?

Se lo dicessi io sarebbe immodesto, ma l’hai detto tu, quindi… A parte le battute, siamo di fronte a un libro onesto, soprattutto, che cerca di analizzare la realtà da un punto di vista obiettivo, senza padroni da omaggiare e senza partiti politici cui rendere conto. Spero di aver saputo tenere la stessa debita distanza sia da un potere dittatoriale che affama la popolazione, quanto da una dissidenza non credibile, foraggiata da oscuri gruppi di potere. Non è facile, credimi…

Raul Castro3. “Le prospettive politiche del dopo Castro non sono positive perché con Raúl restiamo nell’ambito della continuità e della restaurazione più conservatrice. Il fratello del Comandante ha meno carisma e poca personalità da statista, oltre a non garantire niente sul piano dei diritti umani. Mariela Castro, figlia di Raúl, lavora molto nel campo dei diritti legati alla comunità gay e ai transessuali, ma il padre non pare portatore di simili idee progressiste. L’unica via di salvezza per Cuba sembra quella segnata dal Progetto Varela (la dissidenza cattolica interna): apertura democratica, libere elezioni, attenzione verso i diritti civili, il tutto accompagnato da uno sviluppo economico che favorisca la libera iniziativa privata.” Dopo Raúl Castro, quale sarà il futuro di Cuba e dei cubani? A mio avviso, con Raúl al potere Cuba non è cambiata granché per i cubani nonostante alcune aperture di facciata. Bisognerà attendere la morte di Raúl perché Cuba e i cubani vadano incontro a un cambiamento?

I cubani attendevano da anni la morte di Fidel per festeggiare il cambiamento. Ora che è accaduto e che le feste (squallide e inopportune) sono state celebrate, sarebbe assurdo che si attendesse la morte di Raúl come un’altra data da festeggiare. In fondo Raúl – il vero comunista di questa storia – ha fatto sin troppo per migliorare Cuba, vista l’età e le idee politiche, di sicuro ha fatto più lui in pochi anni al potere di quanto non abbia fatto il fratello in tutta la sua vita. Almeno da un punto di vista economico, Cuba sta cambiando e si sta aprendo al libero mercato. Certo, per parlare di diritti umani e di democrazia forse dovremo attendere il prossimo secolo…

4. “La presidenza di Raúl Castro fa registrare timidi segnali di cambiamento. La libertà è ancora limitata, i dissidenti restano in galera e il rispetto dei diritti umani è un miraggio. Yoani Sánchez vince il Premio di giornalismo Ortega y Gasset organizzato dal quotidiano spagnolo El País per aver inventato (a suo rischio e pericolo) un blog dove racconta la vita quotidiana dei cubani. A Cuba l’uso di internet è soggetto a controlli, esistono filtri che impediscono l’accesso a determinati siti ed è possibile collegarsi solo dagli internet point degli alberghi”. Oggi Yoani Sánchez, senz’ombra di dubbio almeno per me, è al soldo degli Stati Uniti d’America. Tu, Gordiano Lupi, sei stato il suo traduttore per diversi anni tranne poi scoprire, a tue spese, che Yoani in realtà stava tradendo i cubani. Oggi come oggi, che cosa rimane di Yoani, del suo lavoro?

Non so davvero a chi risponda Yoani. Non so quali siano i suoi mandanti. So solo che non voglio più avere niente a che fare con lei. Non si dovrebbe collaborare con persone che non si conoscono se non virtualmente o telefonicamente. Mi è bastato vivere con lei tre giorni per rendermi conto di chi fosse e della lontananza morale e ideologica che corre tra di noi. Ho commesso un errore a sprecare sette anni della mia vita traducendo i suoi scritti. E non l’ho fatto per denaro, credimi. Altrimenti per denaro sarei potuto restare. Yoani è del tutto ininfluente a Cuba, ma non lo è a Miami e nel resto del mondo ispanico, non lo è per chi ha costruito il personaggio e per chi la sta usando per oscuri scopi. Ma tutto ciò non mi riguarda perché il mio mondo adesso è lontano da lei…

5. Ieri come oggi i cubani non hanno niente, si arrangiano come possono rischiando sempre la galera o peggio. Sopravvivono e questo è quanto.  “Tornare a Cuba alla fine del 2005, dopo averla vista per la prima volta dieci anni fa, mi ha messo una gran tristezza per come l’ho vista cambiata. L’Avana non è più la stessa capitale cadente dove non si trova niente e dove circolano poche auto scassate. Oggi L’Avana è una capitale caotica piena di centri commerciali e auto di grossa cilindrata, prostitute con cellulare, protettori arroganti e mendicanti che chiedono l’elemosina all’angolo delle strade. Pare quasi d’essere tornati ai tempi di Batista.” Sembrerebbe proprio che Cuba non sia cambiata, mai! Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara hanno rovesciato il totalitarismo di Batista, ma ha fatto presto Fidel a instaurarne un altro. Il castrismo è poi, a ben guardare, una formula vecchia, soltanto una vecchia formula di dittatura che concentra in sé i peggiori viziosi errori e del comunismo e dello stalinismo. E se è vero che “il cubano cambia di pari passo ai cambiamenti della società”, Cuba però non cambia perché, ad oggi, nessuno può davvero fare qualcosa di concreto per dare a Cuba la speranza di una possibilità di cambiamento. Puoi contraddirmi, Gordiano Lupi?

No, non posso contraddirti perché dici cose che penso. Sono gli stessi cubani a non voler cambiare. Come Che Guevara sbagliò pensando di portare la rivoluzione in Bolivia a chi non voleva farla (i comunisti boliviani), sbaglieremmo noi a pensare di cambiare le cose a Cuba operando dall’esterno. Un popolo deve autodeterminarsi, cercare da solo il cambiamento. Fino a quando per i cubani la parola d’ordine sarà fuggire oppure adeguarsi e sopravvivere nella menzogna, la vedo dura…

Fidel Castro6. Nutro il sospetto che la Rivoluzione cubana (M 26-7) sia stata un’illusione che ha avuto una durata minima. Nella nuova edizione di “Almeno il pane, Fidel!”, Domenico Vecchioni, già diplomatico di carriera (che ha ricoperto numerosi incarichi alla Farnesina e all’estero), scrive: “[…] in effetti, ha chiesto di recente ai cubani, in un discorso davanti al cosiddetto parlamento nel dicembre scorso, di prepararsi a stringere la cinta (ma i cubani lo fanno da cinquant’anni, fino a quando dovranno farlo?) a causa di previste turbolenze sull’economia che non decolla e, dall’altra, ha aumentato l’attività repressiva, sia pure con mezzi più sofisticati (questi sì) rispetto a quelli usati dal fratello maggiore.” Fidel Castro ha tradito gli ideali marxisti o li ha invece applicati in maniera fin troppo radicale? Oggi sorge il dubbio che il Comunismo sia un ideale ma null’altro che questo; sorge il dubbio che il marxismo non sia conveniente per il bene della società; e sorge anche il dubbio che mai una democrazia reale priva di ismi potrà attecchire in un paese, in un qualsiasi paese.

Il vero marxista della Rivoluzione Cubana era Raúl ed è il solo che ha fatto qualcosa per cambiare -almeno in campo economico – le cose che non funzionavano. Fidel non è mai stato marxista, neppure quando diceva di esserlo, lui è sempre stato un caudillo, un capo carismatico, la sua unica fede era in se stesso. Il suo marxismo di comodo consisteva nell’aver bisogno di una solida protezione politico – economica da parte dell’Unione Sovietica. Una volta venuta meno la potenza russa, Fidel si è rivolto al Venezuela, ma oggi per sopravvivere la sola speranza sono gli americani…

7.  Il 12 febbraio 2016 Papa Francesco si è recato a Cuba ed ha abbracciato il patriarca Kirill. Un incontro storico, così è stato definito dalla stampa. Secondo alcuni il disgelo fra Cuba e Usa sarebbe stato avviato. Papa Bergoglio ha dichiarato: “Se continua così, Cuba sarà la capitale dell’unità.” Che tu sappia, Gordiano Lupi, la visita del Papa a Cuba a che cosa è realmente servita?

La Chiesa Cattolica è stata importantissima nel portare avanti il cambiamento economico, perché è riuscita a impostare un dialogo con Raúl e il suo governo, cosa che non era mai riuscita in passato, quando i preti venivano perseguitati e rinchiusi nelle UMAP. Cuba è stata visitata da ben tre papi, che hanno contribuito alla distensione e a un miglioramento dei rapporti con il mondo esterno, ma voglio sottolineare che molto hanno fatto i preti militanti, gente come il mio amico Padre Conrado, che da anni lottano in una Cuba piena di problemi e contraddizioni per affermare idee di tolleranza e di uguaglianza.

8. A Cuba, nel 2016, ancora mancano, per periodi più o meno lunghi, l’elettricità e il gas, ma non per chi tiene le redini del potere. Un cubano fa la fame sempre, e il peso cubano è moneta che serve a poco e niente. La domanda potrà forse sembrare retorica, ma a chi torna utile che il popolo non abbia possibilità alcuna di migliorare le proprie condizioni di vita?

Un popolo in difficoltà si governa e si comanda meglio. Il sistema cubano è molto complesso ed è composto da un meccanismo a base di menzogne e finzioni che scandiscono la vita quotidiana. In pratica, chi non si ribella, chi finge di accettare il gioco del potere riesce in qualche modo a sopravvivere.

Roberto Saviano9.  In “Almeno il pane, Fidel!”, tu, Gordiano Lupi, citi diversi poeti. In questi giorni, dopo che Roberto Saviano ha citato alcuni autori cubani da te tradotti senza però citare mai la fonte, ti sei giustamente inalberato; va da sé che Roberto ha fatto orecchi da mercante. Parrebbe che Roberto non sia nuovo a prendere a piene mani da altri giornalisti e intellettuali senza citare la fonte. Roberto perde i capelli ma non il vizio, nonostante sia stato condannato in Cassazione a pagare seimila Euro alla casa editrice Libra. Sulle colonne del quotidiano La Repubblica dice di aver vinto la sua battaglia perché sarebbero diversi anni che viene perseguitato per plagio (su Wikipedia la questione “plagio” è qui sommariamente approfondita: https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Saviano#Questione_plagio).
Qual è la tua opinione su Roberto che continua a prendere da altri autori senza citare la fonte? Evidentemente se lo può permettere!

Roberto Saviano è talmente famoso e importante che in questo periodo storico si può permettere di tutto, con il sostegno di quotidiani come Repubblica e di conduttori televisivi come Fabio Fazio. Non vorrei fare la figura del personaggio inventato da Crozza, quindi mi fermo, anche perché non ho intentato alcuna azione giudiziaria nei confronti di Saviano. Dico solo che quando parla di Cuba lo fa per sentito dire e non fa una grande figura. Sarebbe come se io mi mettessi a discettare di camorra usando le sue parole.

10. Checché se ne dica, Saviano è colpevole di plagio, inutile dunque girarci intorno: la sentenza è definitiva e parla chiaro, anche se Roberto è stato condannato a rifondere una cifra davvero esigua. E in ogni caso la sentenza della Cassazione, che ha condannato Saviano per plagio, è un’arma a doppio taglio, perché adesso chiunque potrebbe prendere dagli scritti di Roberto, riadattare e mettere nei suoi lavori senza citarlo. O no? Dura lex sed lex.

Non vorrei addentrarmi in una questione che non mi appassiona. Posso dire che Saviano è uno scrittore sopravvalutato, ma resta il mio modesto parere di piccolo scrittore di provincia. Il suo Gomorra è un testo davvero poco letterario, inoltre ne hanno fatto un film che non ha niente di cinematografico. A me interessano letteratura e buon cinema, ergo le cose che scrive Saviano mi interessano poco.

11. Con la dipartita di Fidel Castro abbondano oggi in libreria (e non solo) diverse pubblicazioni che parlano dell’Avana, del Líder Máximo, del castrismo, e, a dire il vero, sono fin troppe, e inutili per di più. Dieci anni fa, la prima edizione di “Almeno il pane, Fidel!” fu un vero successo editoriale. Gordiano Lupi, chi dovrebbe oggi leggere “Almeno il pane, Fidel!”? Che cosa c’è di più nel tuo saggio che in altri lavori oggi pubblicati in fretta e furia non è possibile trovare?

Ho scritto pure una biografia di Fidel, pubblicata da ACAR di Milano alcuni anni fa, un libro che non ha riscosso grande attenzione, ma d’altra parte non sono Saviano… Almeno il pane, Fidel! è stato già letto da circa 5.000 persone e non è poco per i miei parametri. Sai cosa mi sono sempre chiesto da quando il libro è esaurito? Perché un editore che vende tutta la tiratura non ristampa il libro. La risposta in realtà me la sono data, ma non te la dico perché non ho le prove…

12. Se oggi tu, Gordiano, decidessi di tornare all’Avana, come saresti accolto dal regime di Raúl Castro?

Prima di tornare all’Avana dovrei chiedere il permesso al governo cubano, perché oggi come oggi sono nell’elenco delle persone non gradite. Senza una mia richiesta esplicita non mi concederebbero il visto.

comunismo13. Gordiano Lupi, secondo te che cosa rimane del Comunismo, dei suoi ideali, a Cuba ma anche qui in Italia? Storicamente parlando, tutti i paesi che sono finiti sotto la morsa del Capitalismo o del Comunismo hanno sempre e solo incontrato la ferocia della dittatura. George Orwell in “1984”, romanzo oggi più che mai attuale e che mai passerà di moda, aveva previsto tutto, aveva già detto che né il Comunismo né il Capitalismo sono la soluzione per un paese che desideri vivere sotto la bandiera della libertà.

Sono abbastanza vecchio per dirti che in passato ho votato PCI. Non solo, mio padre fu espulso dall’Arma dei Carabinieri perché aveva la tessera del PCI, ai tempi delle persecuzioni democristiane. Non credo di cadere nel solito luogo comune se affermo che essere stati comunisti in Italia non può essere considerato un peccato, come dice Gaber eravamo comunisti per tanti motivi… consiglierei di andare a riascoltare quella canzone.

14. E adesso che Donald Trump, nuovo presidente eletto degli Stati Uniti, prenderà presto il potere insediandosi alla Casa Bianca dettando forse legge in buona parte del mondo, che cosa potrà mai accadere a Cuba?

Niente di buono, purtroppo. Soprattutto in tema di embargo. Ma un Donald Trump alla guida della nazione più potete del mondo non è una buona notizia per nessuno. Spero di essere smentito da fatti, comunque…

NB: Il testo virgolettato all’interno delle domande poste è frutto del lavoro intellettuale di Gordiano Lupi contenuto in “Almeno il pane, Fidel!” (Historica Edizioni, seconda edizione 2016).

Gordiano Lupi

Gordiano Lupi

Gordiano Lupi: http://www.infol.it/lupi/

Almeno il pane, Fidel!Gordiano LupiHistorica edizioni – collana:  Cahier di viaggio (direzione editoriale di Francesca Mazzucato) – Isbn: 978-8899241988 – seconda edizione: 2016 – pagine: 246 – prezzo: 14 Euro

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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