Tutti hanno un motivo bestiale per tradire – poesie bonus per “Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen” di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario

Tutti hanno un motivo bestiale per tradire

Iannozzi Giuseppe

woman-w-gun

Scomposta nudità

non provarci e riprovarci
per dar credito
a una corda in cielo appesa;
a uno a uno piano
cadono i veli mostrando
scomposta nudità
d’un dio dal positivo
e dal negativo lontano
– verità al di là del sogno,
semplice segno di sconfitta

Sulla Luna

Sulla Luna,
sul lato buio,
là dove l’anima tua
non può immaginare
il senno mio è
ancora a riposare;
ma riposo è
d’un uomo stanco,
sconfitto:
cerco la mia Stella
e più cerco più mi perdo
Cerco te
che mai mi dai un bacio
seppur sospiri forte io
i capelli strappandomi
uno a uno
sempre facendo
il diavolo a quattro

Lassù
sul lato buio
ci son io
che alla luce anelo
Tu però non lo sai,
mia bella Stella

Come va, amico?

Tremano le mani le gambe
Trema l’anima di contrabbando
Trema la terra e gira a vuoto l’intorno
– in eterni uguali frame d’un film già visto
Stanche le ossa ma di più la mente
Sopportabile sarebbe il dolore
che nelle vene scorre,
non però il peso della notte solitaria,
il buio che l’alma mia colma

Chiedono “Come va, amico?”
Potrei rispondere loro
con un’inflazione, mah!
Giusto il tempo di pensarci su
ed è già altro buio – oscure catene
che il mio io mortificano
nella posizione d’un invalido prigioniero

E chi sei tu, tu che dici
d’esser l’unico che mi può capire?
In alto e in basso,
svoltando ora a destra ora sinistra;
e non si esce mai dall’insidia,
dall’incubo del Minotauro

Intervallo, non chiedo che questo
Una dimenticanza dello spazio,
del tempo
Dopo un’intera vita spesa qui
ad ascoltare chiacchiere e poesie;
dopo l’ennesimo telegiornale
e la fame che ammazza giovani e vecchi;
dopo sbagli e compromessi subiti
di malavoglia ingoiati
ancora chiedono…

Chiedono “Come va, amico”?
Sempre il solito jingle in bocca
a chi m’assicura d’esser fratello
Sempre parole uguali
sparate alte come in altalena

Ma tremano le mani le gambe
Trema l’anima di contrabbando
Trema la terra e gira a vuoto l’intorno

Ed allora sia sana la dimenticanza,
una presa di posizione per un intervallo

La mia e la vostra verità

Credete pur quel che volete,
resterà un discorso interrotto a metà
la mia e la vostra verità
balorda cultura raccolta in un pitale
che val che quel che vale
svuotata o no addosso a tutti o a nessuno

Tra maniaci e assassini, Giuda e mezze tacche
tutti hanno un motivo bestiale per tradire
immaginando la terra piatta
secondo bastardo metro di convenienza
scendendo più in basso di certi caproni;
è che ce li hanno accanto al cuore i coglioni,
e se natura li ha voluti ignoranti
adatti a masticare e a scopare in ogni dove
quasi mai hanno colpe o menzogne da confessare!

Credete pur quel che volete,
a me dei topi di fogna non cale la confusione
né mi prende male se ai sonetti del Belli
preferite il volo pindarico d’un parolaio
o il pettegolo favellare d’un ciabattino

Tra puttane e terroristi, cazzari e radical chic
nei canali di scolo la vostra merda in brick
che val che quel che vale, rigurgito di sangue
per una peste che vittima dopo vittima
avrà forse domani sua giusta conclusione

La mia Heidi

E cerco, in alto e in basso cerco,
sempre cerco tenerezza in rosa,
la mia Heidi (*), nonostante abbia io
scarpe bucate e lacci rotti
Cerco e cerco e sempre mi spingo
in fondo ai mari e in cielo lassù
fino a toccare con un dito le nuvole
alla faccia delle cicale
che di me dicono un gran male
Cerco perché non posso farne a meno
Non posso davvero vivere
senza la mia Heidi che per me piange
quando sono lontano, perso chissà dove

Come il Poeta cantò
“sono un vecchiaccio
ma alle donne ancora piaccio” (**)
Sarà forse perché anch’io
a modo mio fama ho d’esser
un tipo a posto dai modi spicci
Sarà forse perché Dio
o chi per esso lassù
ha ben pensato brutto ma buono,
o forse perché bene scrivo
e la penna nel calamaio affondo
facendo piangere e arrossire
chi l’umanità ha dimenticato

Bontà mia, non può che esser così,
non può che esser così!

Mai son stato generale
in un diavolo di labirinto,
e seppur non francescano eletto
mai agnello o lucertola
ho passato per il filo
E se dicono che un maiale sono
sorrido e non rispondo
ché è vero che mi piace…
che mi piace fare all’amore
senza pensarci troppo su
Ma poi fedele non mi stacco più

Bontà mia, non può che esser così,
non può che esser così!

Fratello, fratello, puoi capire
perché mi tormento fra mari e monti?
Non potrei mai, davvero non potrei
andar avanti senza la mia Heidi
Alla faccia delle vecchie cicale
che il femminismo vestono come scudo,
non vado io cercando preghiere o scuse
per non dare amore

Fratello, fratello, puoi capire
perché fischietto Tchaikovsky?
perché di Heidi la freschezza cerco
sotto la neve a Natale,
sopra i fiori e i colori a Pasqua?

Cerco, in alto e in basso cerco,
sempre cerco bellezza di rosa,
la mia Heidi, nonostante poi tutte
schiaffi in faccia e calci in culo

(*) Heidi, personaggio creato dalla scrittrice Johanna Spyri.

(**) Citazione da una canzone di Bruno Lauzi, “Il vecchiaccio” (1981, Numero Uno)

Lode al Fauno

prendere le distanze
da quel nudo femminile,
magro e osceno,
che si dice “per protesta”
lasciando il fauno
a morire nella foresta;
suonare invece il flauto,
divina melodia in testa
danzando di campagna
in campagna
con corna e piedi caprini
perché sia tra Marte
e la morte il primo dì
di tiepida pioggia
negl’occhi del Giusto

e lasciare
che in solitudine muoia
cercando rifugio
nel clangore della tempesta
chi con violenza peccando
le bionde messi
ha falciato prima
che maturo fosse il giorno,
il Giorno della Festa

Come aquila

… e dare e ancora dare
giorno dopo giorno
come fosse l’ultimo
le impronte digitali cancellando
dalle pagine inchiostrate;
e alla fine scoprire
che non una parola
è rimasta
nel significato intatta;
sanno bene Loro
il danno comandato,
ma non gli sta a cuore
lo sforzo e quanto
alla mano è costato,
e nemmeno
la sopraggiunta pazzia
in un universo confuso
ai più recluso

per l’avanzo d’un niente
l’identità e la preda perdere
come aquila che il sonno
non conosce
negl’infiniti alti suoi voli

Gettare la spugna

gettare la spugna
pria che sia morte,
emorragia cerebrale,
eterno crepuscolo
affacciato sull’abisso
dell’oblio

tentar di far fuori
volo di mosche
a pugni chiusi,
barcollante ubriaco,
scimmiesco persino
all’ombra sul ring
schiacciata

gettare la spugna
e morire comunque

Numero infinito

Non sono bastati diamanti e perle
per distrarti dalle tue sante bugie,
sei ancora all’albero degl’impiccati
ad attendere la venuta di Giuda

C’erano tanti uomini sulla via per Damasco
e un numero uguale su quella opposta;
e ancora, ancora non hai capito
che la tua chiamata è rimasta appesa a un filo
A mani giunte Marx attende sempre
che un dio gli lecchi la figa barbuta

Giù al fiume un altro corpo affiora,
e tu pensi soltanto a moltiplicare pani e pesci;
sotto il ponte il giudice aspetta la sua dose,
e tu credi che una croce valga quanto un’altra

Ti dirò la verità anche se fa male
Te lo dico papale papale, non mi sta bene
che ti fai venire sempre più lungo il naso
per somigliare a quel duro di Charles Manson
che batte le strade travestito da Gesù

Chet Baker è volato giù a capofitto nel 1988
e Amsterdam non è cambiata d’una virgola;
il Muro di Berlino è caduto a colpi di piccone,
ma mattone su mattone agli schiavi invisibili
è stato comandato di tirarne su uno più grande

Quando mi iscrissero al Partito
mi strapparono le unghie di mani e piedi,
è per questo che oggi non credo;
è per questo che con una mano regalo rose rosse
e nell’altra tengo nascosti coltello e pistola

Siamo un numero infinito a non credere
Ci puoi vedere sulla linea del tramonto,
lungo la spiaggia a bruciare libretti rossi
Siamo un numero infinito a non credere
Ci puoi vedere sotto il sole del primo mattino
a tagliare i fili che ci hanno resi burattini
Siamo un numero infinito a non credere
che gli errori di ieri non si possono seppellire

Agnello e colomba

E vedrai, vedrai un uomo e una donna
Vedrai la stanchezza nei loro occhi
Vedrai la loro rabbia farsi carne e sangue
mentre un Gesù moltiplica pani e pesci
Vedrai le loro ombre lontane,
lontane dalla folla, questo però
non ti impedirà di riconoscere
chi vent’anni fa nel mondo ti scaraventò
perché fossi agnello e colomba

Ti unirai a loro o prenderai l’elemosina?

Vedrai e capirai
che non hanno cattive intenzioni
Vedrai che sono lì a Tabga
per la curiosità del momento
e non per altro, e non per altro

Credo nel blues

Proteggimi, credo nel blues,
nel diavolo che porta le anime via
agli incroci delle vie
Proteggimi dalla tentazione,
dalle tue gambe di miele e fiele
Tanti i peccati sulle spalle
e uno a uno vengono a galla

Proteggimi perché non è servito
pregare né suonare l’armonica
Presto s’è fatta arida la bocca
in questo deserto di santi e serpenti
Tutti han suonato i loro sonagli
per convincermi sulla strada maestra;
quando poi s’è trattato di scegliere
se prendere la sinistra o la destra
in ginocchio son caduto
per non rialzarmi più dal blues

Proteggimi perché sono un uomo solo,
solo un uomo che crede nel blues,
nell’amore comprato per pochi spicci
che di sé nell’anima non lascia traccia
ma profonde ferite, mio dio, sì

Proteggimi dalla bionda carezza
dei tuoi capelli dal vento molestati
Proteggimi adesso o mai più
perché quando uno cade nel blues,
perché quando uno non vede più
il sole o la luna lungo il suo cammino
sicuro è che sarà un bastardo
senza casa e riposo
sino al giorno del giudizio e di più

Proteggimi tu anche se non servirà
baciarmi le labbra di fumo e crack
Proteggimi tu anche se non servirà
baciarmi la mano forte di cordite
che a mezzogiorno resse la pistola
Proteggimi tu anche se non servirà
baciare il martello del cuore in petto

Perduta innocenza

Il sole giallo, la luna argento,
e la primavera ci premeva accanto
Bastava questo poco per l’incanto
Siam poi diventati assassini
e più non c’è stato tempo
per correre liberi nei campi
mano nella mano
fra le alte spighe di grano
d’innocenza mature

Di tanto amore

Di tanto amore,
di tanta beltà
sol la pazzia della candela
regge il peso
ora che i petali ha perso la rosa
Eppure era sol ieri
che le affamate nostre bocche
per mangiarsi nei baci,
quasi con dispetto,
mai stanche si cercavano
E di tutti i giorni il più bello
quando posasti
il primo tuo bacio
sulla cruda mia voce
che scatenata e senza posa
continuava a dannarsi
or per Dio or per Orazio

Menzognero fu il sogno
di Cadmo e Armonia,
porco boia!

Dov’è, dov’è la tanto bramata
tua beltà, quella femminilità
che m’indusse in tentazione
rifiutando del potere lo squallore?

Dicono che per ogni uomo
che in dono reca una rosa
sempre dimentica qualcosa;
e forse dimenticai io il rossore
sicché colpa è mia e solo mia,
mia Armonia

Come un’estasi

Come un’estasi
Come il sole che langue
fra le ultime lingue di fuoco
Come vergine al sacrificio votata
cercherai ancora Gerusalemme,
il mistero che in seno cova?

Cadono in frantumi i segreti
in fondo al pericolo del mare
a Saint-Michel, a Saint-Michel

Siamo sempre stati a un passo dalla verità
Siamo sempre stati così lontani
sfiorando in punta di dita il guanto e la sfida
Siamo sempre stati a un tiro di piuma
dall’essere angeli, spada e argento

Cercherai ancora la croce latina,
o abbraccerai il povero e l’assassino
e il sale delle loro lacrime?

Come in un’estasi che sfuma
Come in una fine che inizia
Come in un diario di milioni di anni
senza pagine e poesie
Come il domani?
Come il più povero gioiello
il più semplice bacio da Tiffany
a NY sotto la pioggia incessante

Sotto la pioggia incessante
semplicemente


Tutte le “poesie bonus” per DONNE E PAROLE (Sulle orme di Leonard Cohen) di Iannozzi Giuseppe, Il Foglio letterario (direttore editoriale Gordiano Lupi) qui:

https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/category/donne-e-parole-sulle-orme-di-leonard-cohen/

Qui la scheda editoriale per acquistare il libro dall’editore:

http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Poesia_Donne_e_parole.htm

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterarioDonne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario
Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario
Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterarioIannozzi Giuseppe

Su Facebook la pagina ufficiale del libro Donne e parole:

https://www.facebook.com/donneparole

Perché leggere DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen

Al di là del fatto che questo volume, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, accoglie poesie mie, penso sia davvero un gran bel regalo da fare e da farsi, soprattutto oggi che la nostra società è sempre più avvezza al cinismo e alla cattiveria.
C’è tutto in DONNE E PAROLE: amore platonico, amore pensato, amore fatto con il corpo ma sempre con l’anima in gola, amore cavalleresco, amore sofferto, amore idealizzato, amore disperato, amore perduto, amore pianto e sofferto, amore come religione, piccole delusioni affettive, sogni d’amore, etc. etc.

Le poesie, scelte fra le migliaia che ho scritto nel corso degli anni (15 o giù di lì), sono state tutte riviste e corrette nel corso di un anno. La cifra poetica non la so, non spetta a me dire: posso però dire qual è stato il mio intento… quello di portare, a lettrici e lettori, della poesia di sostanza, di emozioni non riciclate.

DONNE E PAROLE è dedicato alle donne, a Tutte le donne che, nel corso degli anni, mi hanno seguito leggendomi ed emozionandosi. Ed è dedicato al Sommo Maestro, Leonard Cohen, cui tutto devo. 

Inutile negare che da sempre sono stato influenzato dalla poetica di Leonard Cohen, Francesco Guccini, Pasquale Panella, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Claudio Lolli, Cesare Pavese, Dino Campana, Gabriele D’Annunzio, Guido Gozzano, Federico Garcia Lorca, Hermann Hesse, William Blake, George Gordon Byron, John Keats, Edgar Allan Poe, William B. Yeats, Walt Whtiman, Jacques Prévert, Pablo Neruda, etc. etc. Chiunque avrà modo di leggere DONNE E PAROLE, credo non potrà non rendersene conto.
Al di là delle influenze poetiche masticate e digerite, in DONNE E PAROLE è evidente uno stile particolare, uno stile pienamente mio e originale che fa di me un autore lontano da un po’ tutti gli stilemi attualmente in voga.

Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Quarta di copertina – DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen nasce dall’esigenza dell’autore, Giuseppe Iannozzi, di portare, per la prima volta, a quanti amano la poesia, una antologia della sua migliore produzione poetica.
L’autore ha quasi sempre rifiutato il titolo di “poeta”, nonostante sia stato detto tale in più di una occasione. DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen si prefigge lo scopo di accontentare lettori e lettrici che, nel corso degli anni, gli hanno chiesto di pubblicare un libro di poesie.
In questa antologia, che raccoglie testi scritti nel corso di quindici anni, senza mai dirsi poeta a tutto tondo, l’autore parla della grandezza, della bellezza e della stupidità che sono nell’amore.
Perché mai parlare e scrivere d’amore?
Forse perché, oggi più di ieri, l’amore non esiste se non nel cuore di pochi ingenui ribelli, che non si sono rassegnati all’idea che i sentimenti siano stati sostituiti, in via definitiva, da stravaganti surrogati ad ore, o da velenose inflazioni che dir si voglia.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.

Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e La lebbra (Il Foglio letterario), mentre nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (http://goo.gl/7fiaLo). Nel 2016 ha tradotto e curato Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario). Ha inoltre curato l’editing di parecchi libri di narrativa e di saggistica per svariate case editrici. Attualmente si occupa dell’Ufficio Stampa de Il Foglio letterario (facebook.com/ilfoglioletterario/) e scrive per diverse testate online e la free press.

DONNE E PAROLE. SULLE ORME DI LEONARD COHENIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – Collana: Autori Poesia Contemporanea – Edizione a tiratura limitata: novembre 2016 – Pagine: 604 – ISBN 9788876066450 – prezzo: 18 Euro

Il Foglio letterario

http://www.ilfoglioletterario.it

Iannozzi Giuseppe come Babbo Natale?

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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