VOI AVETE VINTO TUTTI I PREMI

VOI AVETE VINTO TUTTI I PREMI

Raccolta di poesie buddiste o quasi

Iannozzi Giuseppe

buddha

I.

Voi avete vinto tutti i premi,
avete preso tutto a piene mani
Con spirito spazzo via le briciole
rimaste davanti all’uscio di casa
Non m’interessa la grandezza,
solo tendo alla grassezza:
come Buddha

II.

Schegge di specchi
e altre cose così
La grande bocca del Panico
inghiotte il passero e il drago
Prego per la mia anima
perché sia più leggera d’una piuma

III.

Il Maestro mi ha consigliato
di lasciare libero il pianto
Gli ho risposto:
“Buddha sorride a ogni primavera,
resisterò nella posizione del loto”

IV.

Non venire a casa mia adesso
Lo Spavento ha fischiato
attraverso le finestre aperte,
e io non aspiro alla sanità
né alla santità

V.

Ho dimenticata la felicità
perché non fosse catena e piombo
ai piedi legata; all’orizzonte
mille liberi uccelli senza nome:
a questo anelo

VI.

Non teme il giovane stambecco
il cacciatore e il suo fucile;
impavido salta al di là dei dirupi
convinto che non c’è perfezione
che tenga

VII.

Alle spalle hai gettato
l’inquietudine
Ne convengo,
hai fatto bene il bene
Hai però dimenticato
di darmi indietro il ramo d’ulivo,
la croce e la bellezza,
così adesso rimango ramingo
per il mondo cercando Buddha,
l’eternità dorata
e l’addio dell’arcobaleno

VIII

Riposa la coccinella
entrata chissà come
nel fumo del mio incenso;
penso (a) una poesia,
la lascio volar via
cedendo al sonno

IX.

Sull’Isola dei Morti
ubriaco ascolto Rachmaninov
Concilio il pensiero moscovita
con la musica della pioggia
che mi lava la testa

X.

Il Sole e la Luna,
due angeli in un angolo di cielo
Presto pioverà:
le nuvole hanno preso posto
Devo fare in fretta
se voglio portare i fiori
ai miei cari giù al cimitero

XI.

In pieno è stata colpita
la vecchia quercia da un fulmine
L’eco del gong dal Monastero
si diffonde giù lungo la valle:
i pellegrini della Grande Città
ancora una volta sono tornati
a rubare il sorriso di Buddha

XII.

Forte della tua bellezza
sei venuta a disarcionare
il mio riposo eterno;
ho ceduto e ai tuoi piedi
sono caduto dimenticando
di Buddha il sorriso felice;
a chi poi ha voluto sapere,
ho detto la Sacra Verità:
“Per quanto bella la preghiera,
soltanto il fascino di Lei
ha spinto il mio spirito
verso le Porte della Percezione”

XIII.

Lasciate che il cielo
cada nella bocca del lago
Grandi battaglie
hanno colmato la misura,
e i morti non trovano pace;
ogni notte il loro lamento
bussa alle porte del Tempio
e in cucina il riso manca

XIV.

Non ti cerco più
fra i girasoli e la chiesa
Cranio rasato e preghiera
col sole o la pioggia
imitando di Buddha
la santità in ombra
da tanto tanto tempo

XV.

Come cani
l’un l’altro
ci si annusa
il culo
aspettando
il miracolo
Quasi s’ignora
che domani
non è domenica
né le Palme,
e che nessuno più
qui è una signora

XVI.

Alla fine si è corpi,
fragilità di carni
che barbiere e becchino
allo stesso modo toccano
in ricchezza e povertà
Che dire dell’ingegno?
Sentimento umano
che se c’è del genio
per un attimo sfiora
la grandezza di quel Dio
che giusto l’altro ieri
abbiam noi tirato su
seminando campi e campi
di mille diverse storie…
di morte

XVII.

Se d’attorno lo sguardo getto
su i tanti a urlare a squarciagola
presto si formula una domanda:
“E’ questo che cercavamo?”
In risposta babelico frastuono
forse e più di me ignorante

XVIII.

Malamente appoggiati
a storte stampelle
stanno oggi i saggi
a terra presto rovinando
con ubriaca pesantezza;
più fragili di certe foglie
che un impietoso autunno
una a una strappa
donando loro soltanto
la loquacità del fischio del vento
e delle civette lo scherno

XIX.

Troppo a lungo giovani,
vièti brani di Crono
in balia di umani dèi
su tele e altari

Dalle altrui chiacchiere rabbuffati
sol godiamo per quei morti
sul campo di guerra lasciati
nudi e crudi

Valgon niente
le nostre piccole glorie,
ma non sia la lamentazione
il nostro pane cotidiano

XX.

Vanta ogni mortale fallimento,
nel cuore un paletto di frassino;
eppur facilmente non si muore;
la fine soltanto quando il vampiro
che siamo allo specchio in frantumi
confessa di non esser stato all’altezza
delle più semplici luciferine bassezze

XXI.

Non fate della mia dignità
una stupidità qualunque
svolazzante a destra, a sinistra
sempre oppressa e offesa
dagli anarchici capricci dei venti
Non avvolgete la mia salma
in una bandiera di mutevoli colori
da portare poi in giro
secondo la vostra dannata bisogna

XXII.

Tutti hanno preso tutto
e tutti hanno avuto
il peso e la bilancia,
così adesso tutto
nel peccato è compiuto

XXIII.

Tra l’erba voglio
da sempre
accompagnati
a pascolare,
mai il bastone
o la carota,
eccoli qui oggi
strafottenti e arroganti,
ignoranti e violenti,
buoni solamente
per il gabbio
o il manganello

XXIV.

Se non ora, quando?
Non uno in bocca
mastica risposta certa;
e però si sa che prima o poi
un giorno ci si sveglierà
avvolti in un silenzio assoluto
proprio come per tanto tempo
in un sussurro fra le labbra
abbiamo pregato.

XXV.

Avevo dodici discepoli
che i passi miei seguivano
baciando le mie orme
fossero esse sulla sabbia
o sull’acqua

Chi in me credeva
i giorni suoi passava
a me accanto
dimenticando presto
gli insegnamenti,
con in testa sempre
il solito grillo:
quello d’erigere
pietra su pietra,
schiavo dopo schiavo,
una chiesa
che nel suo ventre
di balena, senza posa,
raccogliesse fedeli
da ogni angolo del Creato

E fu forse peccato
dichiararmi dei Giudei il Re
Il tradimento però
– seppur non agognato –
dicono fosse nel piano divino,
cosicché ancor oggi
dir non so se peggiore fu
il morir mio in croce tradito
o se di Giuda il destino
all’Eternità impiccato
D’una cosa son certo:
se distratto lo sguardo butto
al mondo dabbasso
nulla è cambiato

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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3 risposte a VOI AVETE VINTO TUTTI I PREMI

  1. Lady Nadia ha detto:

    Profondi questi canti. Da ognuno se ne trae perla di saggezza e ciascuno adattabile al comune quotidiano.
    Adoro questa versatilità.
    Ciao.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Fanno sempre parte del mio repertorio, del passato seppur molto recente: 2015. Non ho mai nascosto di essere ateo-agnostico e neanche se vedessi Cristo qui e oggi crederei in lui, così come non crederei in nessun presunto profeta o guida. Accetto la saggezza, la filosofia, quella buona, che c’è nelle religioni, in tutte. Il resto, tutto il resto è imputabile a delle favole, belle o quasi, ma che sempre restano quello che sono. Prendo il buono che c’è, il resto lo lascio a chi ha bisogno di credere che ci sia un Dio, un Demiurgo. Personalmente non sento alcun bisogno di credere né potrei mai pensare di essere qualcosa di più di una scimmia con il pollice opponibile. Resto darwiniano e russelliano fin nel midollo.

    Amo spaziare in un po’ tutti gli ambiti dello scibile umano. Fossilizzarmi in un genere o in uno stile non mi garba e per mia fortuna, letterariamente parlando, sono molto versatile, senza pregiudizi di sorta.

    Grazie. Ciao e felice 2017.

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